sabato 1 aprile 2017

Divisione dei beni del fu reverendo Luigi Pinna di Cargeghe




a cura di Giuseppe Ruiu

Archivio Parrocchiale di Cargeghe


22 febbraio 1823 – Cargeghe

Divisione dei beni giurata e sottoscritta dall'illustrissimo signor Avvocato Francesco Pinna Flores, signor Ignazio Pinna, donna Francesca Pinna e suo marito l'illustrissimo don Antonio Corda tutti di Cargieghe e rispettive [?] [?] giurata e sottoscritta dall'illustrissimo Reverendo Teologo Rettore [?] Giovanni Scarpa in favore dei sullodati Pinna. Come infra.

L'anno del Signore mille ottocento ventitré alli ventidue del mese di Febbraio, Cargieghe

Sia nel nome del Signore Iddio a tutti noto, qualmente l'illustrissimo signor Avvocato Francesco Pinna Flores dimorante nella città di Sassari, e li sanguinei suo fratello signor Ignazio Pinna Alisadimorante nel villaggio di Padria, e sua sorella germana donna Francesca Pinna Alisa residente in quello di Borutta, con espresso consenso del di lei marito il Nobile don Antonio Corda di quella medesima, tutti di questo villaggio di Cargieghe; come altresì l'illustrissimo [?] Reverendo Teologo Giovanni Scarpa Rettore di questa medesima, e costituitisi tutti personalmente nanti gli infrascritti Notaio e testi che pienamente li conosciamo, dicono, che col decesso del fu Reverendo signor Luigi Pinna fratello germano dei sunnominati Pinna Alisa e sanguineo del memorato Avvocato Pinna Flores, dovettero succedere al dominio dei beni da lui lasciati, come i da vedere nell'ultimo suo testamento rogato al Notaio Flores Salis nelli 27 9bre ultimo scorso anno 1822, avendone dall'asse ereditaria prelevata la quarta dei beni per il Legato perpetuo fondato da esso Testatore e che fu consegnata al Parroco attuale il detto Teologo e Rettore Scarpa che fa parte del presente stromento, in cui intende giurare [?] de recepto in quella debita, e più valida forma.

Prevalsi quindi del dritto che hanno dal [?] Testamento, si accinsero ad una commoda, e concorde divisione, detratta che ne fu dall'asse la quarta parte a mente del prelodato Testatore, e venne la medesima consegnata al comparente Rettore Teologo Giovanni Scarpa, quale fu dagli eredi sullodati constituito padrone nella qualità che presenta di legitimo amministratore dei fondi di questa Parochiale Chiesa, sotto l'invocazione dei S.S. Quirico e Giulita, sotto il cui patrocinio li governa e sostiene: quali beni consistono in due predi rustici denominati Sos Pisones uno e l'altro Su Lischeddu siti in questi territori col peso però il primo di scudi cinquanta di proprietà, cui è ipotecato, e penzione annua scudi tre sulla ragione del sei per cento dovuta a questa suddetta Parochiale Chiesa; altro predio urbano sito entro questo popolato, e vicinato detto Sa Piatta Mazore denominato il magazino del grano, attiguo a case del fu Pietro Paolo Tolu Tumbarinu, e per un lato a case del Nobile don Francesco Maria Nurra, e per l'altro a quelle del fu don Francesco Giuseppe Nurra, tutti liberi, e franchi da ogni qualunque altro peso, e servitù, eccetuatone il primo, che torvasi ipotecato al suddetto livello. Fatta che fu l'estratta della memorata quarta, ed altresì la sua rispettiva consegna in potere del memorato signor Rettore, con cui viene eseguita la volontà del Testatore sul Legato perpetuo, hanno anche li comparenti eredi prelevato dall'asse ereditario la piccola vigna che il testatore possedea nei territori di Borutta regione appellata Frida, e la consegnano ai memorati coniugi don Antonio Corda, e donna Francesca Pinna, quali accettando detta vigna obbligansi dare li due Legati ordinati in detto Testamento, che sono di scudi quindici caduno, e che si devono uno alla Chiesa del memorato villaggio di Borutta, e l'altro alla Parochiale del villaggio di Muros, restando tutti gli altri coeredi esonerati da tal peso, come così in virtù della soprafatta cessione di vigna,e speciale giuramento d'ammissione, ed obbligo di corrisponsione, come al presente stromento.

Devenuti pertanto alla divisione di detta eredità, poi che furono prelevati li prelodati predi, hanno eletto ciascuno la sua porzione rispettiva; qual divisione seguita, e consecutiva elezione, intendono ratificarla coll'opportuno stromento ascanso di future discordie, ed a cautela e sicurezza delle presenti circostanze, perché così venga ognuno di essi ad [?] quell'atto di assoluto dominio, e padronanza, intendendosi, come padroni assoluti, come in cosa propria.

Pertanto spontaneamente e nella miglior forma legale che in dritto possa aver luogo, sapendo bene quel che si fanno per se stessi loro eredi, e successori quali si vogliano perpetuamente, confessano e per ragioni d'indubitata verità dicono avere diviso l'annunciata eredità inseguito al disposto nel sopra calendato Testamento del fu Reverendo Luigi Pinna, con aver consegnato quei fondi, che costituir devono il Legato perpetuo in sufraggio dell'anima sua, e dei suoi predecessori, come altresì per le spese delli oneri lugubri del di lui obito; e con aver ceduto la vigna nei terretori di Borutta, coll'obbligo di corrispondere li cessionari giugali Nobili Pinna, e Corda, le due lascite alle prefatte Parochie di Borutta e Muros, che jure legati lasciò la mente del prefatto Testatore. Siché trovandosi tutti li sullodati comparenti concordemente uniti, e constituiti nanti l'infrascritto Notaio e testi dicono che si danno per pienamente contenti, e soddisfatti della porzione che ciascun di loro percevuto nella divisione dei mobili, e utensili di casa, come sono argenteria, rame, e stagno, ferro, legname, grano, orzo, legumi, e robe di lingerie, avendosi ognuno rispettivamente ritirato la sua porzione, che perciò non se ne fà merito né menzione. In seguito a tale divisione passarono a quella degli stabili, e ricevettero pro eguali ognuno li rispettivi fondi, che si calendano nel modo seguente.

1. Primieramente ha eletto [?] porzione, chi è pervenuta con beneplacito dei suoi coeredi fratelli, alla Nobile donna Francesca Pinna e di lei marito don Antonio Corda la metà della vigna de Su Monte comprata col gius dell'entrata nel Portone; L'Ischia del Nurache su Suerzu; Nuraghe Curzu di Margarita Sogos; Su Runaghe Curzu de Cherchi; Su Runaghe desa Mandra; S'Adde desa Nughe; S'Attiga de Segnor Cherchi; Su Pezzu de Maria Solinas; la metà del censo che paga Francesco Pittalis; la stanza di sopra del dominario; ed un tratto di terra denominato Su Mamoneddu.

2. Secondariamente ha eletto per sua porzione, e li è pervenuta con ammenzadogli [?] coeredi fratello, e sorella al signor Ignazio Pinna la porzione della vigna desu Monte, che prima teneva il testatore col gius del Portone, della fonte, del [?], della casa, come nella prima divisione, la casa della piazza; la casa che abbita Giovanna Manca colla quarta parte della stanza di Valentino; tutte le terre di Giorrè, compresa la terra incolta, come la possedea il detto Testatore, Su Crastu Biancu in Montes; Monte Iscoba, Sas Mandras de su Marrarzu Mannu, Sa Pala de Santa Rughe de Pedru e Paulu Oganu; Percia comprata da Margarita Sogos; Palas de Marrarzu comprate da detta Sogos; S'Ena comprata da Valentino Marrarzu; S'Ena comprata da Margarita Grana Tanca; li due tratti desu Uturisinu; il censo che corrisponde Chiara Luigia [?] Oggianu; il tratto de Serra Tilippu; e Palu Ebbas.

3. Terzo finalmente è pervenuto, coll'ammenzandegli coeredi fratello, e sorella all'Avvocato Francesco Pinna Flores la metà di Contra, come la possedeva il detto Testatore prima di comprare Su Lischeddu; il magazzino detto desu Inu; Su Pantanu de Andria Oganu, Sa Pala Desos Ruos; Sa Pala desa Fae; Pentumas di Maria Francesca Sechi, Pentumas di Nicolò Madau, Iscorza Corrias cun Sa Pala Umbrina; Su Curadore de signor Cherchi, Baddiju Longu di Francesco Manca; Sa Serra comprata da Girolamo Tanca; Sa Serra comprata da Valentino Marrargiu; Ziu Pedreddu; le terre di Pedras Serradas, come le possedea il Testatore, compresa la terra incolta; il censo che corrisponde Sebastiano Nieddu.

Questi sono i beni divisi tra i comparenti eredi instituiti nel sucalendato testamento quali seli consegnano scambievolmente, e reciprocamente seli danno e donano, constituendosi in essi padroni assoluti, come in cosa propria; mentre da oggi in avanti, ed in perpetuo, vogliono che detti beni stabili passino, e siano presso, ed in potere dei rispettivi divisionari loro eredi, e successori quali si vogliano perpetuamente, colla facoltà di poter di essi ciascuno liberamente disporre come di cosa propria si per atto tra vivi, che d'ultima volontà; ponendosi ognuno nel rispettivo luogo del Testatore, grado, e privileggio, colle stesse prerogative, dritti, e preminenze senzachè si riserivno cosa alcuna sulle porzioni che si consegnano reciprocamente; anzi si obbligano scambievolmente all'Evizione e legittima difesa contra [?] personas. E come così ognuno di loro l'afferma, e giura a mie mani e si soscrivono ad ecezione della prefatta donna Francesca per aserirsi illeterata, che [?] in parte il disposto del Portatore, devesi eseguire in tutto, e per tutto la [?] fondazione del Legato perpetuo, per cui è da dichiararsi, che il legatario, sia il Parroco attuale; che li successivi pro tempore, sarà, e saranno sempre tenuti alla celebrazione di tante messe, quanto sarà il prodotto dei fondi a patti, e condizioni espresse in detto testamento, cioè, che lasciando, od omettendo d'adempiere asi rigoroso precetto, abbiamo gli eredi l'azione di proclamare, con impossessarsi dei fondi legati; e frane loro celebrare i [?]; quali fondi consistenti come sopra in Su Lischeddu, Sos Pisones, e magazzino, si consegnano dai comparenti Pinna Flores, ed Alisa al memorato; illustrissimo [?] Reverendo Teologo Collegiato Emerito Giovanni Scarpa Rettore di questo villaggio di Cargeghe, spiegandosi che detto Lischeddu tiene il suo limite come scorre il ruscelletto, il letto del quale si dirigge verso il laco [laccu. Vasche scolpite nella viva roccia per la vinificazione - ndc] vechio di spremer uve, e forma il suo dovuto limite divisorio col possesso della prelodata donna Francesca Pinna, e come tale lo annetta detto Legatario, e per tale ne giura [?] de recepto nella più ampia, valida forma, con patto permissivo de ulterius [?]. E per cui nella qualità che presenta, sottopone li detti fondi, come così l'afferma, e giura a mano in petto al costume sacerdotale, essendone stato autorizato dal suo giudice ordinario con decretto delli 30 gennaio 1823 che originalmente s'inserisce al presente stromento, e si soscrive, [?] ben inteso ancora che li detti fondi li ammette col peso livellario spora spiegato di scudi tre annui a questa Parochiale Chiesa, e li sottopone ancora al Regio donativo, giusto l'atto sottomissorio dice averne giurato.

Dichiarasi finalmente che resta indiviso un branco di pecore, che pastura Francesco Bazzoni, quali si divideranno nel mese di giugno primo venturo corrente anno; come altresì si rimangono indivisi i frutti dell'attuale seminario, la di cui ricotta sarà a spese comuni, et pro eguali, come pro eguali saranno divisi i frutti; restano similmente indivisi tutti i censi che gli corrispondono nel villaggio d' Uri, giusto gli stromenti di creazione, che presso loro riposano; dei quali censi ne vengono assegnati espressamente scudi sedici, reali otto, e nove cagliaresi di proprietà del prelodato avvocato Pinna Flores, restando tutti gli altri a conto del prelodato signor Ignazio Pinna Alisa, e sua germana donna Francesca Pinna Alisa, assistita dal marito don Antonio Corda; come pure restano indivisi tutti gli altri beni siano stabili, che mobili, e che finora non si hanno dai comparenti in cognizione, e che col tempo potrebbonsi sapere, e che mediatamente, od immediatamente potrebbe loro spettare per l'accennata eredità.

Ultimatasi pertanto la presente divisione, e fatta la consegna dei fondi legati, di cui vien giurata [?] con quelle condizioni espresse nel presente stromento, con cui venne ceduta la vigna di Borutta per le due lascite alle menzionate due Parochie di scudi quindici caduna, e quindi nato l'obbligo ai giugali Corda e Pinna; intendono tutti uniti ratificare detta divisione, volendo che il presente stromento sortisca il suo giusto integro effetto, per cui cedono alla lesione enorme, od enormissima, e la prefatta donna Francesca rinunzia al [?] dall'importanza dei quali furono da infrascritto Notaio pienamente informati. Anzi detta donna Francesca rinunzia ancora autorizata essendo al giuramento della presente divisione, a qualunque clausola dalla Legge permessa, con decretto dell'Illustrissimo Signor Governatore dato col favore dell'Illustrissimo Signor Reggente la Reale Governazione che presenta per inserirvi in copia legale, e da qualunque altro beneficio a favore dalle [?] introdotto; e tutti uniti confermano il contenuto nel presente stromento, in di cui maggior sicurezza ed osservanza, sottopongono rispettivamente tutti i loro beni avuti, e per avere, come così l'affermano, e giurano a mie mani, e si soscrivono tutti ad eccezione della prelodata Nobile donna Francesca Pinna per asserirsi illeterata di [?].

[?] si dichiara, che nella porzione di Contra, verso la parte superiore, che fu pertocata alla prelodata donna Francesca, si obbliga la medesima di dare il passo al memorato avvocato Pinna Flores suo fratello, suoi uomini, buoi, e cavalli che per il transito che fa alla porzione inferiore del predio di Contra, che venne al detto signor avvocato in divisione; con ciò però di non esserli permesso il potervi transitare con [?], né potervi pascolare sosta alcuna di bestiame sotto pena della multa da incorrere ogni qualvolta che [?] simili atti, giusta il sancito della legge si convenzionale, che prescritta dai Reggi Editti; qual porzione inferiore giusta i limiti prescritti, principia dal canale, o roscello d'acqua che vi scola andando a terminare verso le pietre appostevi da Pietro Luigi Porcheddu, ed in seguito transversalmente fino al muro di sopra detto de Cherchizzos; ben inteso però, che il passo di detta porzione, che sarà in quella della detta Nobile donna Francesca sarà in un sito il più commodo, e meno dannoso alla medesima, [?] = Teologo Collegiato Giovanni Scarpa Rettore di Cargieghe = Avvocato Collegiato Francesco Pinna Flores = Ignazio Pinna Alisa, = don Antonio Corda = Testi presenti, che si soscrivono sono i seguenti cogniti = Sacerdote Gian Maria Fogu teste = Nicolò Virdis Tavera teste = Antonio Vincenzo Tanchis Notaio.
[…]
Antonio Vincenzo Tanchis pubblico notaio.

* Padre dell'autorevole economista Giovanni Pinna Ferrà (Padria, 1838 - Sassari, 1904)

giovedì 30 marzo 2017

A sa usansa sardisca. Memoriali settecenteschi di donazione in contemplazione di matrimonio



Trascrizione e traduzione a cura di Giuseppe Ruiu

Archivio Parrocchiale di Cargeghe





9 dicembre 1718 – Cargeghe

Memoriale qui nos faguimus nois atteros Lucas de Sogos et Luguia Sanna congiuges ambos de sa presente villa de sas cosas qui damus et donamus inter vivos et in contemplacione de matrimoniu a Anguelu de Martis figiu de sos dittos congiuges, et sun sas siguentes

Primmu - Unu yu domadu, qustu es su matessi que ditu figiu nostru portat laurende.
Pius unu pudedru o pudedra que ditu figiu nostru quergiat domada o domadu cun sedda, brilla et alias.
Pius - Noe somas de trigu et una de orgiu.
Pius - Sa meidade de su peçu de su Marrargiu mannu, qustu peçu terminat a unu costadu o lacana a terras de su Reverendu Juan Antoni Manforte, et de Nicolau Carta.
Pius - Sa meidade de su peçu vulgarmente yamada Su Iscobalidorgiu, qusta terminat a costadu a terra de Jua Franciscu de Martis, et a su Adu de Ispecianu.
Pius - Una domo rutta in custa presente villa in su quirriu de Santa Rugue, qusta domo terminat a unu costadu a domo de Franciscu Mula Madau, et a su ateru costadu a atera domo que Hioditta Sanna tingio allogada a su presente a Luca Guixu, et custa domo bi la do cun sa iurisdissione que dae segus det pertocare a ditta domo.
Pius – Unu arquibusu, qustu solet portare sempre.
Pius – Unu cabbanu nou, unu [frozzette?] nou, et su de pius vestire nou.
Pius – una cuba usada de cabencia degue barrios et inquixchada a linna.
Pius – Si declarat que in casu no isterat fini a su nou a si faguer totu a cumplimentu que ditu figiu nostru no nos apat a forçare ne obligare sença venner ditu tempus in dareli sos noes raseris de su trigu et unu de orgiu cun su puddedru fini a qui cungiat ditu tempus de ditta incungia.
Pius – Una banquita, et tres cadreas totu noas.
Pius – Sa meidade de sa vingia de pramadas et bi la depo dare fina a pustis morte de me ditta Sanna.
Pius – In casu que qustu coyuados que sian, no si cuntenten de istare cun sa sogra et querfenen bessire a atera domo pro istare nois a gustu de ambos, li demus dare sa domo que istat Luca Guixu francu pexone fini a qui det esser gustu nostru lassarelos in ditta domo.
Tottu sas quales cosas bi las damus, et donamus nois atteros dittos congiuges a dittu figiu nostru pro sa parte paterna et materna que li podet pertocare fini a pustis morte nostra, et dae pustis morte nostra totu a iguales partes, et custu impero, casu que su dittu istadu et Deus lu haveret ispiradu qui siat pro magiore gloria et honra de Deus.
In nomine Patris et Filis et Ispiritu Sancto Amen.

Su quale matrimoniu si faguet a sa usança sardisca que est totu a mesu a pare instantes et [?] apidos et pro haver sa veridade et clarissia de sas partes si faguet su presente firmadu de testes
in Cargegue et xbre a 9 de 1718
Pedru Paulu Manca
Juanne Antoni Satta
Pedru Quessa

*

Memoriale qui fatto heo Juanna de Sogos de sas cosas qui do in contemplacione de matrimoniu a Francina Budrone figia mia, in contu de parte Paterna et Materna, et sun cosas siguentes =
Primmu - Duas tramatas; duas paija de lentolos, unu payu sutiles, et unu rusos.
Pius - Unu pabillone cun totu abator pechos, rugiu de tela de sette infrungiadu.
Pius - Bator cabidales bestidos rugios de tela de butega, una fresada noa, unu sacone rugiu, duos abamanos rugios de tela de noe hirrandados ambos, duas tiagias, una ruda, et sa atera sutile.
Pius - Otto frobiucas, bator rusos, et bator sutiles rugios, bator tiagias rugias, bator belos de [?], et duos belos dopios rugios, ses liagabos de tela de butega totu hirrandados.
Pius - Duos mucadores de tela de butega, unu hirrandadu, et su atteru pianu, duos pañedos, unu de tela de butega, et unu de pobidda.
Pius - Bator camisas, una bunedda de saya, una bunedda de codissu, unu imbustu de damascu, unu de saia francesa, sensa su qui portat, unu coritu de saia, et sensa su qui iuget.
Pius - Li appo a faguer unu cipone de saia, o unu coritu, o veru su qui a dita figia mia det gustare.
Pius - Una cassa, una banquita noa, una cadrea, et sa parte de Su Monte, cuddu qui li det petocare, dividada in tota tre sorres, cun su carrigu, qui bi at de su sensale, qui si pagat iunu iscudu inter totu, boguende su fundamentu qui restat pro me, fina a sa morte mia.
Pius - [?] tripides, et taulas, et istergiu de terra, comente si acostumat dare a sas figias incoiuancia.

Su quale Matrimoniu si faguet assa usansa sardisca, qui est totu a mesu apare istantes et [?] apidos, et pro haver, et pro sa veridade, et clarisia de sas partes si faguet su presente firmadu de testes in Cargegue et xbre a 9 de 1718.
Pedru Paulu Manca
Juanne Antoni Satta
Pedru Quessa

*

Notta de sas cosas que do a Juanna Budrone sorre mia sas quales cosas las las lassesit pro pencione de ditta Juanna quondam Caderina Tolu, a su tempus qui coyuesit a Luguia Budrone atera figia sua, et sun sas cosas siguentes.
Primmu - Sa meidade de sa vingia de Su Monte qui confinat a unu costadu a vingia de su quondam Januari Manca et a ateru a vingia de su quondam Andria Oganu.
Pius - Una domo terrena cun sa arçada in ditta domo que confinat cun corte de Chichu Airaldu et quergio qui pro esser qui ditta sorre at apidu duas domos pustis morte mia ditta Juanna a figios suos tengian sa domo et camara de josso qui confinat carrera mediante a de segnor Franciscu Pinna, et sa ditta domo de sa arçada cun sa camara qui heo presentemente dormo, posta a parte de subra de dittas domos josso si las apan a dividire inter ambas sorres.
Pius - Unu peççu de terra postu in Burellu dae caminu in subra, qui confinat cun terras de segnora Juanna Satta et de cabencia octo istarellos.
Pius - Ateru peççu de terra in Bangiargiu de cabencia quimbe istarellos qui confinat cun terras de segnor Antoni Querqui.
Pius sa meidade de su peççu de sa terra posta in Serra Mamone de cabencia tres mesanas qui confinat cun terras de Salvador Virde de Ossi.
Pius - Ateru peççu de terra in sa vidatone de Montes in su logu naradu Sa ischa qui confinat cun terras de sa Parroquiale Ecclesia de Santu Quirigu de cabencia de tres mesanas.
Pius - Una cuba inquinchada a ferru de cabencia noe barrios.
Pius Unu forçeri mannu usadu cun frischu et chae.
Pius - Unu caxone minore pagu usadu cun frischu et chae.
Pius - Bator [?] tripides et degue taulas, duos sacones, tres tramatas, duas rugias, et una usada pienas de lana, duas pagia de lentolos sutiles, una pagia rugios, et atera [?], duos pabillones, unu sutile nou obradu cun totos bator peçços, et ateru russu usadu.
Pius - Dua pagia de lentolos russos, et duas [?], totu pagu usadu.
Pius - Una fressada noa sardisca de sa Santa mazore.
Pius Duas tiagias de iscacu sutiles, duos abbamanos de sa matessi manera, octo frobibucas de iscacu tres sutiles, et duos russos. Ses camijas rugias sutiles, bator mucadores de tela de butega noso, bator cabidales pienos de lana cun [?] indigu et de butega noso.
Pius - Unu bestire nou pro quexa de saya lilla, [?] veladas e bunnedadas, una cutilla de damascu nou, et unu mantu de nobeltà.
Pius - Una bunnedda de calamandra usada, et atera de istofa de lana a [?] noa, atera cutilla de damascu usada, et atera velada usada.

Custas sun sas cosas qui ditta Tolu mama sua li reservesit cando coyuesit a Luguia Budrone figia sua et eo li dono sas cosas siguentes.
Primmu - Unu pabillone obradu sutile cun totos bator peçços, et ateru de raxula usadu irrandadu, et una paya de lentolos sutiles rugios et atera russos usados.
Pius - Tres aneddos de oro, et lorigas et ficas de oro, una paya cun una collana cun quimbe padennostes de oro et duas [?] de plata, bator cadreas de fogu, bator torcibucas de iscacu sutiles, bator raseris de trigu. 
Reverendo Juanne Budrone.





Traduzione

Memoriale che facciamo noi altri Lucas de Sogos e Luguia (Lughia, Lucia - ndc) Sanna coniugi entrambi del presente villaggio, delle cose che diamo e doniamo tra vivi e in contemplazione di matrimonio a Anguelu (Ànghelu - ndc) de Martis figlio dei seguenti coniugi, e sono:

Primo un giogo di buoi domato, questo è lo stesso che nostro figlio utilizza per arare.
Più un puledro o puledra che nostro figlio voglia domato o domata con sella, briglia e [?].
Più nove some di grano e una di orzo.
Più la metà della porzione di terreno di Su Marrargiu mannu, che termina da un lato o confine con i terreni del reverendo Juan Antoni Manforte e di Nicolau Carta.
Più la metà della porzione di terreno volgarmente chiamata Su Iscobalidorgiu, la quale confina da un lato con il terreno di Jua (Juanne, Giovanni - ndc) Franciscu de Martis e al guado di Ispecianu.
Più una casa diroccata in questo villaggio nella parte periferica (su chìrriu) di Santa Croce, che confina da un lato alla casa di Franciscu Mula Madau, e dall'altro lato ad altra casa di Giuditta Sanna affittata al presente a Luca Guixu, e questa casa gliela doniamo con la giurisdizione che precedentemente deve riguardare detta casa.
Più un archibugio, che nostro figlio è solito portare sempre.
Più un gabbano nuovo, un [?] nuovo, e i vestiti dei più nuovi. 
Più una botte usata di capienza di dieci ettolitri (bàrrios) e foderata di legno. 
Più si dichiara che nel caso nostro figlio non aspetti fino al tempo opportuno, che si faccia invece tutto a compimento, che egli non abbia a forzare ne obbligare senza che venga detto tempo per dargli i nove rasieri (antica unità di misura sarda - ndc) del grano e uno di orzo con il puledro, fino a che finisca detto tempo della raccolta (incameramento). 
Più una piccola tavola e tre sedie tutte nuove. 
Più la metà della vigna di Pramadas e gliela devo dare dopo la mia morte, detta Sanna. 
Più in caso che una volta sposati, non si accontentino di stare con la suocera e vogliano stare in un'altra casa, per volere noi rispettare i loro gusti, le daremo la casa dove vive Luca Guixu [salvo affitto?] fino a che sarà nostro intendimento lasciarli in detta casa. 
Tutte le tali cose gliele diamo e doniamo noi detti coniugi a nostro figlio per la parte paterna e materna che gli possa spettare dopo la nostra morte, tutto in parti uguali, e questo impero, nel caso che detto stato e Dio lo abbia ispirato che sia a maggiore gloria e onore di Dio. 
In nome del Padre e Figlio e Spirito Santo Amen. 

Il quale matrimonio si celebra secondo l'usanza sarda dove tutto è diviso a metà tra le parti [?] e per avere verità e chiarezza delle parti si stila il presente memoriale firmato da testi
a Cargeghe il 9 dicembre 1718
Pedru Pàulu Manca 
Juanne Antoni Satta 
Pedru Quessa

*

Memoriale che faccio io Juanna de Sogos delle cose che dono in contemplazione di matrimonio a mia figlia Francina (Francischina, Franceschina - ndc) Budrone, per conto della parte paterna e materna, e sono le seguenti:
Primo due materassi; due paia di lenzuola, un paio sottili e uno grosso.
Più un baldacchino (pabiglione) con tutti e quattro i pezzi, di tela rossa con sette frange.
Più quattro cuscini rivestiti di rosso di tela di bottega, una [?] nuova, un giaciglio (sacone) rosso, due asciugamani (abbamanos) nuovi di tela di nove entrambi ricamati (irrandados), due tovaglie, una grossolana e l'altra sottile.
Più otto tovaglioli, quattro rossi, e quattro sottili rossi, quattro tovaglie rosse, quattro veli di [?] e due veli doppi rossi, sei bende (liagabos: lunga benda di tela per avvolgere il capo delle donne allo stesso modo del soggolo delle monache - ndc) di tela di bottega tutti ricamati.
Più due scialli (mucadores) di tela di bottega, uno ricamato e l'altro piano (non ricamato - ndc), due grembiuli (panneddos), uno di bottega e uno da [moglie?] (pobidda)
Più quattro camice, una gonna di saia (tessuto intrecciato - ndc), una gonna di [?], un corpetto-busto (imbustu) di damasco, uno di saia francese, senza quello che indossa, un corpetto di saia e senza quello che indossa.
Più le farò una giacca (gippone) di saia o un corpetto, o quello che mia figlia preferirà.
Più una cassa, una piccola tavola nuova, una sedia, e la porzione di Su Monte, quella che le toccherà, divisa fra tutte le tre sorelle, con il carico del sensale che si paga uno scudo fra tutte togliendo il fondamento che rimane per me fino alla mia morte. 
Più [?] treppiedi, e tavole e stoviglie di terracotta, com'è consuetudine dare alle figlie che si sposano. Il quale matrimonio si celebra con l'usanza sarda, dove tutto viene diviso a metà tra le parti [?] e per avere la verità e chiarezza delle parti si stila il presente memoriale firmato da testi 
a Cargeghe il 9 dicembre 1718 
Pedru Pàulu Manca 
Juanne Antoni Satta 
Pedru Quessa

*

Nota delle cose che dono a mia sorella Juanna Budrone, le quali cose le lasciai per pensione di detta Juanna fu Caderina Tolu, al tempo che contrasse matrimonio Luguia Budrone sua altra figlia, e sono le seguenti cose:
Primo la metà della vigna di Su Monte che confina da un lato alla vigna del fu Januari (Gianuario - ndc) Manca e ad altro lato alla vigna del fu Andria Oganu.
Più una casa a pian terreno con il sopraelevamento (piano superiore?) che confina con il cortile di Chichu (Cìciu, Ciccio - ndc) Airaldu e voglio che per essere che detta sorella abbia avuto due case dopo la mia morte, detta Juanna ai suoi figli abbiano la casa e camera del piano di sotto che da sulla via davanti (mediante) a quella del signor Franciscu Pinna, e la detta casa del sopraelevamento (arsada) con la camera dove io al presente dormo, posta nella parte superiore di dette case di giù, se le divideranno entrambe le sorelle. 
Più una porzione di terreno posto a Burellu dal sentiero a salire, che confina con i terreni di signora Juanna Satta e di capienza di otto starelli (antica unità di misura sarda - ndc). 
Più un'altra porzione di terreno posta a Bangiargiu di capienza di cinque starelli che confina con i terreni di signor Antoni Querqui. 
Più la metà della porzione di terreno posto a Serra Mamone di capienza di tre mezzane (antica unità di misura sarda - ndc) che confina con i terreni di Salvador Virdis di Ossi. Più altra porzione di terreno nella Vidazzone (antico sistema agricolo sardo che prevedeva l'obbligo di rotazione annuale nell'utilizzazione dei terreni - ndc) di Montes e nel luogo denominato Sa Ischa che confina con i terreni della chiesa parrocchiale di San Quirico di capienza di tre mezzane (mesanas).
Più una damigiana foderata di ferro di capienza di nove carichi (bàrrios).
Più un grande forziere usato con serratura e chiave.
Più una piccola cassa poco usata con serratura e chiave.
Più quattro [?] treppiedi e dieci tavole, due giacigli, tre materassi, due rossi e una usata imbottita di lana, due paia di lenzuola sottili, un paio rosse e altra [?], due baldacchini, uno nuovo sottile ricamato (obradu) con tutti e quattro i pezzi, ed altro grosso usato.
Più due paia di lenzuola grosse, e due [?] tutte poco usate.
Più un tappeto (fressada) nuovo sardo della Santa maggiore. 
Più due tovaglie di tela (iscacu) sottile, due asciugamani della stessa fattura, otto tovaglioli (frobiucas) di tela, tre sottili e due grossi. Sei camicie rosse sottili, quattro scialli nuovi di tela di bottega, quattro cuscini imbottiti di lana con [?] indaco e di bottega nuovi.
Più un vestito nuovo per la chiesa di saia lilla [?] velata e gonne, un corsetto (cutilla) nuovo di damasco, e un manto di panno. Più una gonna usata di lana e altra di stoffa di lana a [?] nuova, altro corsetto usato di damasco, e altra [?] usata.
Queste sono cose che detta Tolu, sua madre, le riservò quando si sposerà Luguia Budrone sua figlia, e io le dono le cose seguenti.
Primo un baldacchino ricamato sottile con tutti e quattro i pezzi, e un altro di (raso?) (raxula) ornato usato, e un paio di lenzuola rosse sottili e altro paio grosse usate.
Più tre anello d'oro, e anelli intrecciati e amuleti (ficas) d'oro, un paio con una collana con cinque Padrenostro d'oro e due [?] d'argento, quattro sedie da camino, quattro [tovaglioli?] (torcibucas) di tela sottile, quattro rasieri di grano.
Reverendo Juanne Budrone

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sabato 25 marzo 2017

Scrittura privata dei fratelli Briante, organari napoletani residenti a Sassari, per la costruzione di un organo a otto registri per la parrocchiale di Cargeghe



a cura di Giuseppe Ruiu

Archivio parrocchiale di Cargeghe

Cargeghe, 5 ottobre 1800 - 14 aprile 1802

Con la presente scrittura privata, quale vogliono le parti abbia il suo effetto come stromento pubblico,si obbligano d'una parte i fratelli Salvatore, e Giuseppe Briante maestri organari della città di Nappoli, e nella città di Sassari in Sardegna domiciliati, ed in questo villaggio di Cargieghe personalmente ritrovati, di fare a loro spese un organo di otto registri cioe a dire sei di ripieno, flauta e voce umana, col suo tremulo, uccelli e trombetta, e darlo organizato per tutto quindici luglio mille ottocento e uno per la festa dei S[an]ti Martiri Quirico e Giullita della chiesa Parrocchiale di detto villaggio, senza più dilazione, e di altra parte il M. R[everen]do R[etor]e, e Operaijo di detta Chiesa dare per paga e soddisfazione di dett'organo ai medesimi cento quaranta scudi, trenta quatro ora di presente, e cento sei scudi mezzo, ed acordato in detta Chiesa il su acennato organo, con altri dieci scudi, che il detto M. R. R[etor]e darà del suo per buona mano ed acio consti fermano la pre[sen]te scrittura obbligandosi ambe le parti adempiere quanto sovra, ed alla restituzione delle spese, e caparre al doppio in caso di non adempiere per avvere cosi [pattuito?]. ed in fede

Cargieghe li cinque 8bre mille ottocento R[eto]re Raimondo Fadda
Salvatore Briante organaro
Giuseppe Briante organaro
R[everen]do Gio Budrony Operayo

Cargeche li 14 aprile 180due
Noi sotto scritti abbiamo ricevuto per mani dell'operajo e Rettore di questa parrocchia la sopra detta somma a complimento del contratto sopra accennato, ed in fede ci sottoscriviamo, qual somma e cento cinquanta scudi sardi ecc.
Salvatore Briante organaro
Giuseppe Briante organaro

lunedì 27 febbraio 2017

Iconografia della Sacra Famiglia con San Giovannino: Cargeghe, Baccio Gorini e i Gesuiti



di Giuseppe Ruiu

(Si ringrazia sentitamente il prof. Alessandro Nesi per le preziose delucidazioni sul tema - la Sacra Famiglia - trattato in questo articolo).


«Nel Vangelo non troviamo discorsi sulla famiglia, ma un avvenimento che vale più di ogni parola: Dio ha voluto nascere e crescere in una famiglia umana.» Benedetto XVI


In ambito artistico il tema iconografico della Sacra Famiglia, con San Giuseppe e sovente altri Santi tra cui Santa Elisabetta, Sant'Anna o San Giovannino, ha ispirato gli artisti rinascimentali fin dagli albori del XVI secolo. Fu però al tempo della Controriforma che il soggetto sacro assunse un posto di rilievo quale rappresentazione artistica, avendo grande diffusione, allorquando i Gesuiti ne fecero un potente manifesto simbolico della famiglia cristiana, modello di vita domestica e di virtù, parallelo tra Trinità terrena e celeste.

Maria giovane madre premurosa e melanconica, Gesù bambino, dolce e ricciuto, e San Giuseppe, un po' in disparte e già avanti con gli anni, ma comunque protettivo... un tema classico dunque, ma singolarmente complesso.

A tali figure spesso si aggiunge quella di San Giovannino, che in alcune rappresentazioni si porta l'indice sulle labbra nell'emblematico signum harpocraticum, ad intimare il religioso e sacrale silenzio verso il sonno del giusto: il bambinello dormiente, o forse, anche allusione artistica ad ermetiche conoscenze che l'iniziato deve mantenere celate.

La Sacra Famiglia con San Giovannino di Cargeghe, del manierista fiorentino Baccio Gorini, opera del primo seicento, possiede questo bagaglio storico-artistico e simbolico, che offre interessanti chiavi di lettura circa la sua genesi, la competenza culturale dell'artista, e la sua committenza.

La Sacra Famiglia di Cargeghe, inizi XVII sec.

La prima storica rappresentazione della Sacra Famiglia con San Giovannino, dalla quale l'opera in oggetto - e molte altre - ha tratto ispirazione, potrebbe derivare da un disegno-prototipo a sanguigna eseguito da Michelangelo Buonarroti (Caprese, 1475-Roma, 1564) probabilmente per Vittoria Colonna: “La Madonna del silenzio”, c. 1538-40.
Di tale opera non rimane traccia, oppure fu un'incompiuta dell'artista. La prima traduzione a bulino del disegno michelangiolesco fu del pittore e intagliatore bolognese Giulio Bonasone (c.1488 – dopo 1574), nel 1561. Altra incisione del soggetto la ritroviamo ad esempio nel 1566 ad opera di Philippe de Soye (1538 - Roma, 1572).

Madonna del silenzio, incisione, 
Giulio Bonasone, c.1561

Madonna del silenzio, incisione, 
Philippe de Soye, 1566

Madonna con bambino, acquaforte, Francesco Vanni, 
XVI sec. "Ego dormio et cor meum vigilat"

Ulteriori incisioni, originalmente rivisitate, le abbiamo ad opera delle prolifiche famiglie di incisori dell'Europa settentrionale: i fiamminghi Galle (Philip, Theodoor e Cornelis) e Wierix (Anton, Jan e Hyeronimus) che operarono tra la metà del XVI e la metà del XVII secolo.

Incisione, Hieronymus Wierix, XVII sec.

Dettaglio, similitudini tra l'incisione 
del Wierix e l'opera del Gorini

Incisione, Hieronymus Wierix, XVII sec.

Incisione, Hieronymus Wierix, XVII sec.
  
Incisione, Theodoor Galle, XVII sec.

Il tema originario della Sacra Famiglia viene così idealmente ripreso dai fiamminghi spesso su committenza della Compagnia di Gesù che in epoca di evangelizzazione delle popolazioni amerindie dell'America latina: Perù e Messico, e asiatiche del Giappone, di Macao e delle Filippine, ne fece, come detto, un modello simbolico valido anche per i nuovi cristiani delle indie orientali e occidentali.

Lo ritroviamo infatti in questi luoghi grazie alle opere realizzate da alcuni artisti Gesuiti quali Giovanni Niccolò o Nicolao o Nicolao da Nola (Nola, 1560-Macao, 1626), missionario in Giappone e a Macao. Il quale realizzò degli altarini-icone devozionali riconducibili all'arte cristiano-giapponese definita Nanban bijutsu o Namban, di epoca momoyama (1573-1615). Così come lo ritroviamo a Cuzco in Perù sempre per tramite dei Gesuiti.

Altarino-icona, missione dei gesuiti 
portoghesi in Giappone, XVI sec.

Altarino-icona, anonimo fiammingo, missione 
dei gesuiti portoghesi in Giappone, XVI sec.

Altarino-icona, Giovanni Nicolò, Giappone, XVI sec.

Sagrada Familia, Andres de Concha, Messico, XVI sec.

La Virgen el niño y san Juanito, olio su rame, 
scuola spagnola, XVII sec.

Sagrada Familia y san Juanito, olio su rame,
scuola spagnola, XVII sec.

El sueño del niño, Cuzco, Perù, XVIII sec.

La Sacra Famiglia di Cargeghe - la Sardegna spagnola del XVI secolo era considerata terra incognita non meno delle indie, e dunque la funzione evangelizzatrice della Sacra Famiglia aveva le sue motivazioni religiose nonostante in realtà nell'isola il cristianesimo si diffuse da epoche remote - è ipotizzabile venisse dunque eseguita dal Gorini rifacendosi idealmente all'opera michelangiolesca o ad altra versione successiva ma difficilmente individuabile con precisione ma che comunque la diffusione della stampa permise che le incisioni potessero circolare tra gli artisti i quali possedevano svariate copie da cui attingere sempre nuovi soggetti sacri, e il Gorini stesso non fu di certo immune da questo stratagemma.


Sacra Famiglia, Mariotto Albertinelli 
(attribuito), XVI sec.

Sacra Famiglia, Lavinia Fontana, 
Escorial, XVI sec.

Madonna col bambino e san Giovannino, 
Giovanni maria Butteri, XVII sec.

Sagrada Famìlia y san Juanito, 
anonimo italiano, XVII sec.

La committenza dell'opera potrebbe essere quella di un religioso vicino ai Gesuiti - tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo alcuni rettori della parrocchiale di Cargeghe, tra cui Andrea de Aquena e Giovanni Maria del Olmo (Olmo o Desulumu) furono in rapporti con i Gesuiti da poco installatisi a Sassari - forse per una iniziale devozione privata, viste le non grandi dimensioni dell'opera, oppure per impreziosire da subito una cappella della chiesa parrocchiale (forse luogo di riunione della nascente confraternita di Santa Croce prima dell'erezione dell'oratorio nel 1630) dove dal punto vista artistico-architettonico i richiami alla Compagnia di Gesù di sicuro non mancano.

martedì 24 gennaio 2017

La più antica testimonianza scritta del nome di Cargeghe in una mappa cartografica del 1753




di Giuseppe Ruiu



Quando compare per la prima volta il nome del villaggio di Cargeghe sulle antiche mappe cartografiche dell'isola di Sardegna? Partendo da questo interrogativo si sviluppa la selettiva consultazione di tutte le mappe edite dell'isola dal XVI al XIX secolo.

La ricerca del nome di Cargeghe non ha dato risultati nelle mappe del XVI e XVII secolo, se non per la presenza dei nomi dei vicini centri di Codrongianos e Florinas, con varie grafie, che sono ben attestati in alcune mappe già a partire dalla metà del XVII secolo. Dopo una ulteriore e più attenta consultazione, il nome di Cargeghe compare in successive mappe di epoca sabauda, quando le carte geografiche della Sardegna si fanno più minuziose ad opera degli ingegneri militari piemontesi.
Nell'originale e francesizzante forma di: Caraigne, abbiamo la prima attestazione di Cargeghe, e del vicino villaggio di Muros (Muris).

La mappa cartografica: "Le Royaume de Sardaigne", dell'anno 1753, una carta a stampa a colori con incisione in rame, ad opera di George Luis Le Rouge, cartografo e ingegnere del re di Francia Luigi XV. «Assemblando carte parziali rilevate nell'isola - come detto - dagli ingegneri militari piemontesi, costruirà un'immagine altrettanto certa e sicura, destinata al successo perché basata sull'informazione assunta “sul luogo del luogo”, espressione abitualmente usata dagli ingegneri sabaudi per sottintendere il processo diretto di ricognizione territoriale, del colpo d'occhio sul territorio.» 
Così specifica la dott.ssa Isabella Zedda Macciò, dalla cui opera, "Sardinia: Carte geografiche della Sardegna dal XV al XVIII Secolo" (vedi bibliografia), sono estratte le mappe, successivamente digitalizzate da "Sardegna Cultura", nella sezione Cartografia.

«La carta del Le Rouge, meglio nota come "degli Ingegneri Piemontesi", è considerata il miglior documento cartografico della Sardegna del Settecento, sebbene non manchino numerose imprecisioni relative al profilo costiero ed alla toponomastica. La rappresentazione documenta un notevole progresso rispetto alle precedenti, in particolare per l'alto numero dei nomi sub-regionali citati, per la presenza delle suddivisioni feudali e per la segnalazione delle strade. È inoltre presente un'ampia legenda esplicativa dei simboli utilizzati per l'individuazione delle miniere, distinguendo tra vari minerali estratti. Al centro a destra è una scritta che riassume brevemente la storia dell'isola. Sono presenti anche altre didascalie, come quella in direzione dell'isola di San Pietro che ricorda l'origine genovese dei suoi abitanti. La carta ebbe grande successo e venne largamente imitata, nonostante il Padre Tommaso Napoli l'abbia a suo tempo definita "la più scorretta potesse mai darsi alla luce".».

Dettaglio della mappa con il nome di
 Cargeghe [Caraigne] e Muros [Muris]


Cargeghe, sempre nella sua originale forma di Caraigne, compare in altre mappe della fine del XVIII secolo, che con tutta probabilità traggono ispirazione da quella del Le Rouge.

"Le Royaume de Sardaigne", mappa del 1784, del cartografo P. Santini.

Dettaglio della mappa con il nome di
 Cargeghe [Caraigne] e Muros [Muris]


Altra mappa: "L'isola di Sardegna divisa né suoi distretti", del 1785, attribuita al cartografo Antonio Zatta, riporta sempre il nome di Cargeghe-Caraigne.

Dettaglio della mappa con il nome di
 Cargeghe [Caraigne] e Muros [Muris]

Ultima mappa del XVIII secolo dove ricompare Cargeghe è la carta denominata: "Parte dell'Isola di Sardegna Divisa n'e suoi Distretti", anno 1792, del cartografo Giovanni Maria Cassini.

Dettaglio della mappa con il nome di
 Cargeghe [Caraigne] e Muros [Muris]

Solo a partire dal XIX secolo il nome di Cargeghe comparirà nelle mappe dell'epoca con il suo nome corretto. Per prima la carta inglese: “Corsica and Sardinia”, del 1829-37, della Society for the diffusion of useful knowledge.

«La Society for the diffusion of useful knowledge (SDUK) operò a Londra tra il 1829 e il 1876 circa. Negli anni 1829-43 realizzò circa 200 carte geografiche che vennero poi pubblicate da Baldwin e Cradock tra il 1829-37. Questa carta, scritta da John e Charles Walker, entrambi attivi a Londra nel primo trentennio dell'Ottocento, è stata pubblicata presso il Cradoch, come è dichiarato sulla carta stessa, a Londra, 47 Paternoster Row. Il disegno della Sardegna si presenta assai preciso, sia nel dettagliato profilo costiero, sia nei particolari dell'interno, con l'orografia rappresentata con la moderna tecnica del tratteggio a lumeggiamento zenitale, i fiumi segnati da un tratto sottile. Sono tracciate anche le strade principali. Le scale grafiche sono collocate esternamente alla cornice, lungo il lato destro. Il foglio è tagliato lungo il lato sinistro, dove era forse presente un'altra carta.»

Dettaglio della mappa con il nome di Cargeghe

Pochi anni dopo, nel 1844, è un'altra mappa: "Carta della Sardegna, in Atlante Geografico degli Stati Italiani", a riportare correttamente il nome di Cargeghe.

Dettaglio della mappa con il
nome di Cargeghe e Muros


Si arriva così all'anno 1845, quando venne pubblicata dal conte Alberto Ferrero della Marmora in collaborazione con il Maggiore Carlo de Candia, la celebre “Carta dell'Isola e Regno di Sardegna”.
Nella quale compaiono con maggiori dettagli Cargeghe, Muros e il Campo Mela.

«La grande carta in scala 1: 250.000 del La Marmora, realizzata in collaborazione col Maggiore Carlo de Candia, è qui nella versione da viaggio. Essa si costituisce infatti di 4 fogli in formato tascabile, ciascuno a sua volta diviso in 10 rettangolini cartacei montati su tela. Nella carta non manca il ricordo dei "lavori trigonometrici, e geodetici di questa carta, incominciati nel 1824, e proseguiti quasi senza interruzione sino al 1838", per i quali l'autore rimanda alla notice inserita nel 1 vol. 2.da Ediz. (1839) del Voyage en Sardaigne. Nell'angolo in alto a sinistra c'è l'indice delle posizioni geografiche dei principali punti della triangolazione eseguita. Più in basso, sullo stesso lato, all'interno di un riquadro è la Carta dimostrativa della riunione dei triangoli della Sardegna con quelli del Continente passando per quelli di Corsica. Nella carta sono inserite anche varie tavole di riduzione per i diversi sistemi di misure adottati, oltre a numerose didascalie con le notizie più disparate. L'orografia è resa col tratteggio a lumeggiamento obliquo accompagnata dall'indicazione delle altitudini dei vari rilievi. L'idrografia assai dettagliata rappresenta i fiumi con una linea sottile che ne traccia l'effettivo percorso. I centri abitati, segnati con un cerchietto, sono assai numerosi. È segnalata anche la presenza di chiese campestri, fortezze, castelli antichi, nuraghi e torri litoranee.»

Dettaglio della mappa con il nome 
di Cargeghe, Muros e Campo Mela


Bibliografia essenziale

Isabella Zedda Macciò, Sardinia: Carte geografiche della Sardegna dal XV al XVIII Secolo, Nuoro, Ilisso, 2004.


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