venerdì 23 novembre 2018

Gavinu Contene nella sua unica visita a Cargeghe



di Giuseppe Ruiu


Nel corso della probabile apertura di una gara poetica svoltasi a Cargeghe tra la fine dell'ottocento e i primi del novecento, il celebre Gavinu Còntene (all'anagrafe Gavino Contini), dedicò l'ottava di apertura al paese che lo ospitava in quella occasione.
A detta degli esperti il Còntene, originario di Siligo, fu il maggiore, e artisticamente dotato, rappresentante della poesia estemporanea sarda a cavallo tra i due secoli.



Come recita nell'ottava, egli si scusa, pur senza averne grande responsabilità, per la sua tardiva visita nel paese.
Cargeghe, a differenza di altri centri del circondario, non ebbe poeti improvvisatori di acclarata fama, ma la passione per la poesia era viva così come la partecipazione alle dispute poetiche.
La pubblicistica menziona un solo poeta locale, tale Giommaria Ruju (probabilmente trattasi di Giommaria Ruju Biosa, Cargeghe 1818-1878), noto per essere avverso a “Sa Moda”, un particolare componimento poetico: «Io conobbi e sentii improvvisare un certo Gio Maria Ruju di Cargeghe; ebbene, egli aveva questa fìsima: guai a lanciargli contro una Moda, lasciava in asso l'avversario e si allontanava.»*.



Versione dell'ottava pubblicata in una raccolta di poesie sul Còntene**:
In disizu nde fia tantos annos
de fàghere una visita a Carzeghe
Ma iscusade, ca no nd'hapo neghe,
prite mi nd'hana brivu sos affannos.
Su poveru si faghet contos mannos,
e dae chentu nde resessin deghe.
Ma su dicciu antigu narat gai:
"Mezus cumprire a tardu, chi non mai".

L'ottava come viene rammentata dal signor Gavino Loriga di Cargeghe:
Nde fia in disizu medas annos
De fàghere una visita a Carzeghe,
A mie non mi nd'etedas mancu neghe
Ca chie mi nd'at privu sos afannos,
Su pòveru si faghet contos mannos
Ma dae chentu nde resultan deghe,
Ma su dìciu antigu narat gai:
"Mezus cumprire tardu chi non mai”.


* Dott. Andrea Mulas, Poesie Dialettali Tissesi, Sassari 1902, pag. 462.
** Non si è riusciti, al momento, a risalire all'autore della raccolta di poesie, per la doverosa menzione.

giovedì 8 novembre 2018

L'orientamento astronomico della chiesa parrocchiale di Cargeghe




di Giuseppe Ruiu


È tradizione antica quella di orientare gli edifici sacri già prima dell'affacciarsi della religione cristiana. L'orientarsi, dal latino oriri “sorgere”, etimologicamente significa: volgersi verso oriente, il luogo in cui nasce il sole. Anticamente l’erezione di un edificio di culto cristiano doveva conformarsi a determinati canoni simbolici poiché nella tradizione cristiana, il templum è il luogo che ripropone in terra la concezione mistica dell’universo religioso. Nel corso del medioevo la costruzione di una chiesa rispondeva a chiare regole sia in merito all'orientamento del suo asse principale (ingresso-abside) che al periodo in cui il rito fondativo doveva essere celebrato.

Matematica, geometria e astronomia erano le discipline che il mastro costruttore, il magister, doveva utilizzare - attraverso una serie di calcoli, osservazioni e modelli geometrici - per rendere tangibili, tramite l'orientazione più opportuna, le specifiche simboliche dei committenti dell'edificio di culto. 

Per tradizione la croce di Cristo fu eretta sul monte Calvario in modo da essere rivolta verso ovest, dunque i fedeli in adorazione dovevano rivolgersi a est, Versus Solem Orientem, la zona della luce e del bene: la pars familiaris, in contrapposizione con l'occidentale pars hostilis.

Le chiese erette prima del XVI° secolo sono caratterizzate da un orientamento molto accurato (le nostre chiese romaniche ad esempio), mentre dal XVI° fino al XVIII° secolo, l'orientazione diviene meno precisa, per poi da tale secolo in avanti i luoghi di culto tenderanno ad essere orientati in maniera, possiamo dire, casuale. La spiegazione di questo fenomeno è relativamente semplice: prima del 1500 non essendo diffuso l'uso della bussola in architettura era necessario utilizzare le osservazioni astronomiche per determinare le linee equinoziale e meridiana. Successivamente l'uso della bussola produsse chiese orientate secondo la direzione del punto cardinale est magnetico che differiva in maniera variabile nel tempo dall'est astronomico a causa della declinazione magnetica locale e della sua variazione. 

In virtù di tali valutazioni, si è proceduto all'analisi dell'orientamento astronomico della chiesa parrocchiale di Cargeghe, intitolata ai martiri Quirico e Giulitta, la cui commemorazione ricade il giorno 15 luglio. L'analisi, condotta per mezzo di misurazioni-osservazioni in situ e con il supporto di programmi di misurazioni astronomiche reperibili in rete, non ha i crismi della “scientificità” - si auspica che chi in possesso di maggiori competenze e strumentazioni possa effettuare in futuro misurazioni più accurate – ma, nonostante ciò, è possibile avanzare alcune considerazioni in merito.


L'edificio di culto, pur in mancanza di documentazione storica, venne presumibilmente edificato agli inizi del XVI° secolo forse su iniziativa dei feudatari del paese i nobili Montanyans-Castelvì, e la sua prima menzione è quella dei registri parrocchiali di Cargeghe nell'anno 1568. Il suo interno, dal punto di vista architettonico, nonostante le posteriori ed evidenti opere di rimaneggiamento, denota uno stile tardo-gotico (reso evidente nelle sue quattro cappelle del lato destro), con alcuni influssi rinascimentali (nelle cappelle del transetto), con un'abside di certo rimaneggiata tra XVII° e XVIII° secolo, e una facciata della medesima epoca, con oculo reniforme del quale si hanno rari esempi nel nord Sardegna.

Declinazione magnetica

La chiesa si trova in quella che, fin quasi alla fine del secolo scorso, era la parte più elevata dell'abitato del paese; un ciglione che guarda verso la piana di Campomela e l'odierna strada statale 131, dove la vista spazia libera fino ai rilievi posti tra Osilo e Ploaghe, dunque senza apparenti ostacoli di natura topografica e visiva al suo orizzonte. Le coordinate geografiche rilevate per la seguente misurazione sono quelle dell'intersezione dell'asse principale della parrocchiale con l'asse della facciata:latitudine 40° 40' 2.428" N - longitudine 8° 36' 53.011 E. L'orientamento della parrocchiale è a est-nord-est, e misura un azimut, l'angolo compreso tra il nord geografico e l'asse ingresso-abside, di 70°.

Asse principale della chiesa (ingresso-abside)
con azimut di 70°

Planimetria chiesa e asse principale

Non essendo la chiesa orientata precisamente a est, ma ne differisce sensibilmente, non vi è dunque un orientamento verso il Sol Aequinoctialis, il punto di levata dell'astro diurno quando la sua declinazione è pari a zero, che avviene solo agli equinozi, e che conformava le chiese medievali: esempio ne sia la chiesetta romanica di Santa Maria de Contra, ubicata a valle del paese sopra una collinetta (Contra che è termine caduto in disuso, in lingua sarda aveva significato di collina, piccolo rilievo). Si è cercato allora di calcolare in quale giorno dell'anno il sole sorge sull'asse della chiesa per comprendere se possa sussistere qualche originario legame simbolico-religioso.

Orientamento chiesa Santa Maria de Contra 

Il 4 ottobre del 1582 Papa Gregorio XIII fu l'artefice della riforma del calendario, per mantenere la data dell'equinozio al 21 marzo si passò direttamente dal giorno 4 ottobre al giorno 15, sempre di ottobre. Attualmente la differenza tra calendario Giuliano e calendario Gregoriano - dal nome del Papa - è di 13 giorni. Dunque in base al vecchio calendario Giuliano, da prendere in considerazione per tale ricerca essendo la chiesa anteriore al 1582, l'allineamento dell'asse della chiesa si verificherà all'alba del giorno 1 agosto (14 agosto per l'odierno Gregoriano) alle 06:34 ora legale, con azimut di 70.13°.

 Allineamento asse chiesa parrocchiale 
con alba 1 agosto (calendario Giuliano)
Sun Earth Tools

Alba del 1° agosto (calendario Giuliano)
sull'orizzonte visivo della chiesa
Lumos: Sun and Moon Tracker

In tale data pare non sussistano particolari ricorrenze religiose che possano legarla liturgicamente alla chiesa di Cargeghe... sempre che non sussistessero in antico. Si è provato a valutare anche la data della festività patronale dei martiri Quirico e Giulitta, che con il paese hanno un profondissimo legame storico e sociale. L'alba del 15 luglio (alle 06:18 ora legale) sempre del calendario Giuliano (28 luglio del Gregoriano) non vi è un allineamento con l'asse della chiesa, si ha solo un a transito del sole sull'asse della chiesa alle ore 06:58 (azimut 70.12°).

Al momento rimane dunque sconosciuto (sempre che non si tratti di pura casualità o degli effetti della declinazione magnetica) il motivo per il quale il magister e la committenza, abbiano voluto edificare la chiesa eseguendo calcoli e misurazioni in virtù dell'alba del 1 agosto.

Per quanto riguarda invece la seconda chiesa del centro abitato di Cargeghe, l'oratorio di Santa Croce, è possibile rilevare che sussiste un perfetto allineamento del suo asse (azimut 98°, orientato con l'alba del 28 settembre del calendario Giuliano) con il nuraghe Cherchizos, a circa 500 metri a valle del paese, oggi visibile solo a livello di base nel suo primo anello di pietre, con un notevole diametro di circa 15 metri. Forse nel 1630, anno di probabile fondazione dell'oratorio, il nuraghe (probabilmente non ancora un rudere) venne preso come punto di riferimento visivo, a est, per tracciare l'asse della chiesa. 

Oratorio di Santa Croce con asse orientato all'alba 
del 28 settembre del calendario Giuliano
Sun Earth Tools

Allineamento asse oratorio di Santa Croce
con il centro del nuraghe Cherchizos


Nuraghe Cherchizos, accesso.

*




venerdì 12 ottobre 2018

Cariche feudali a Cargeghe, tra gli anni 1571 e 1707



a cura di Giuseppe Ruiu


In base alle registrazioni dei Quinque libri, è possibile risalire a parte dei nominativi di coloro che ricoprirono incarichi feudali nella villa di Cargeghe tra gli anni 1571 e 1707.
In varie registrazioni, per lo più quelle di morte, si fa menzione dei funzionari locali dell'amministrazione feudale. La villa di Cargeghe era ricompresa nella Baronia di Ploaghe - insieme a Ploaghe, Codrongianos, Florinas ed altri villaggi limitrofi oggi estinti - feudo dei Castelvì marchesi di Làconi e visconti di Sanluri, avuto per via matrimoniale dai sassaresi Montanians, e infine passato, sempre per matrimonio, agli Aymerich. 
Solitamente tali incarichi erano appannaggio della vecchia classe dirigente locale di epoca giudicale: i majorales o donnos, funzionari della vecchia cerchia del Giudice, o più spesso suoi parenti diretti, a cui era demandata l'amministrazione delle curadorias in cui era ripartito il regno giudicale, e che in tal modo cercavano di rimanere ancorati al nuovo sistema amministrativo del Regno di Sardegna iberico.
Principalmente tali funzioni riguardavano la figura del majore-mayor: non propriamente un sindaco come l'intenderemmo oggi ma una figura di rappresentanza, nella villa, della curia baronale, e quella di iscrianu o scrianu, lo scrivano abilitato alla trascrizione degli atti pubblici.
Essi venivano scelti direttamente dal feudatario, spesso per tramite del suo podatario e luogotenente in Sardegna - poiché buona parte dei feudatari risiedeva nella penisola iberica - all'interno di una ristretta cerchia di bonos homines, probi uomini espressione delle classi sociali del villaggio.

Anno 1571
Majore: Antoni de Querqui Marceddu (Marcedu, Marcelu);
Iscrianu: Luzianu Pinna.

1573
Majore: mastru Salvadore Pittale (Pitale).

1574
Majore: donnu Antoni de Querqui Marceddu;
Iscrianu: Luzianu Pinna;
Oberaju de Santu Quirigu: Lucha Solinas;
Missu de sa Corte: Larentu Corria.

1575
Majore: mastru Salvadore Pittale.

1586
Majore: donnu Salvadore Pittale;
Iscrianu: Austinu de Martis (Demartis).

1588
Iscrianu: donnu Pedru de Fiumen (Flumen, Fiume).

1592
Iscrianu: donnu Austinu de Martis.

1594
Iscrianu: donnu Pedru de Fiumen.

1601
Iscrianu: mossen Pedru de Fiumen.

1624
Iscrianu: donnu Andria de Querqui (Dequerqui, Querqui).

1625
Iscrianu desa Baronia: Anguelu Pinna.

1647
Iscrianu: Nicolau de Querqui.

1664
Iscrianu: Antoni Manca.

1672
Iscrianu: Luisi Salaris (natural dela isla de Corsega).

1683
Iscrianu: Antoni Manca.

1688
Mayor e oberaju de Santu Quirigu: Thomas de Querqui.

1705
Iscrianu: Antoni Manca.

1707
Mayor: Bernardo Virdis.




lunedì 27 agosto 2018

L'inaugurazione del vecchio cimitero di Cargeghe: su campusantu 'ezzu.



di Giuseppe Ruiu


In una nota presente all'interno dei registri parrocchiali di Cargeghe, viene riportata da parte del rettore dell'epoca, il teologo osilese Filippo Felice Serra, la breve descrizione dell'inaugurazione - il giorno 25 aprile dell'anno 1858 - del nuovo cimitero, quello che in seguito verrà denominato dai cargeghesi come: Su Campusantu 'ezzu (il vecchio cimitero).
Precedentemente a tale data i corpi dei defunti venivano inumati in altri due cimiteri presenti all'interno dell'abitato del paese, e denominati: su cimitoriu, o più precisamente: su cimitoriu de Santu Chìrigu (Santu Quìrigu), già menzionato nei registri a partire dal XVI° secolo e attiguo alla chiesa parrocchiale, e il cemeterio Sancte Crucis, di epoca posteriore e attiguo all'oratorio di Santa Croce, nato probabilmente come luogo di sepoltura dei confratelli della locale confraternita. I nobili del luogo invece venivano inumati all'interno della chiesa parrocchiale, ai piedi delle cappelle patronate.
Fino ai precetti di epoca napoleonica - riguardanti esigenze igienico-sanitarie - i quali richiedevano la sepoltura dei cadaveri in luoghi al di fuori dei centri abitati, i deceduti venivano sepolti in luoghi consacrati adiacenti agli edifici di culto o al loro interno, nessuno desiderava - e temeva - di essere sepolto lontano da una chiesa, pena riservata questa a chi era considerato impuro e non degno di essere sepolto in terra consacrata. I precetti napoleonici giunsero dunque a Cargeghe, solo con qualche decennio di ritardo.
Nel XX° secolo infine – su progetto avviato nel 1923 dal cav. ing. Gavino Canalis¹ - venne edificato quello che è l'attuale cimitero di Cargeghe, popolarmente detto: Baiolu mannu, dalla località su cui insiste, in condivisione con il vicino paese di Muros.

L'antico portale del vecchio cimitero. 

Quinque libri parrocchia SS. MM. Quirico e Giulitta di Cargeghe, Libro primo dei defunti, pag. 292 (306).
Anno Domini octigentesimo quinquagesimo octavo, die vigesima quinta Aprilis, Cargeghe. De mandato Rev[erendiss]imi D[o]mini Archiepiscopi Turritani D[omi]ni Alexandri Dominici Varesini, benedictum fuit a me infrascripto huyus Ecclesie Parocho pubblicum Cemeterium novum vulgo Camposanto, extra oppidi menia, centum fere passus a Parrochiali Ecclesia in meridionali plaga constructum. Presentibus Viceparochis Aloysio Tolu et Salvatore Simula, et Archiconfraternitate Sancte Crucis processionaliter induta, nec non majori populi parte. Et ut in posterum memorie demandetur, hec notavi et supscripsi.
Theol[ogus] Philippus Felix Serra Parochus

(Anno del Signore 1858, giorno 25 aprile, Cargeghe. Con mandato del Reverendissimo Signor Arcivescovo Turritano Signor Alessandro Domenico Varesini, fu benedetto, da me sottoscritto Parroco di questa Chiesa, il nuovo Cimitero pubblico generalmente detto Camposanto, fuori dal paese, costruito nella parte meridionale a un centinaio di passi dalla Chiesa Parrocchiale. Presenti i Viceparroci Luigi Tolu e Salvatore Simula, e l'Arciconfraternita di Santa Croce in processione, oltre alla maggior parte della popolazione. A futura memoria affidiamo queste note.
Teologo Filippo Felice Serra Parroco.)

Il primo inumato all'interno del nuovo cimitero fu, nel medesimo giorno dell'inaugurazione, il cargeghese Paolo Tolu di Filippo e Lucia Carta, così come riportato nella registrazione parrocchiale.

Quinque libri parrocchia SS. MM. Quirico e Giulitta di Cargeghe, Libro primo dei defunti, pag. 292 (306).
Anno Domini millesimo quinquagesimo octavo, die vigesima quinta Aprilis: Cargeghe. Paulus Tolu filius q[uonda] Philippi et viventis Lucia Carta, et conjugatus cum Maria Hieronyma Lai de Mores, (?) autem hujus loci, animam Deo reddit in Comunione Sancte Matris Ecclesie anno quadragesimo quinto etatis sue: Extrema Unctione roboratus a Viceparocho Salvatore Simula, non vere confessus nec viatis refectus nam cerebro laborabat: eius corpus humatum est in pubblico Cemeterio. Infidem.
Doctor Philippus Felix Serra Parochus

L'interno del vecchio cimitero, da alcuni anni
adibito a teatro all'aperto.

Nota
¹ Notizia tratta dal sito istituzionale del Comune di Muros

lunedì 18 giugno 2018

«Sogni un'estate fantastica? Leggi un libro»



Questo blog aderisce alla campagna sociale, della Biblioteca di Sardegna, per incentivare i giovani alla lettura.
In condivisione presso canali social regionali e nazionali, è stata realizzata dai popolari maestri dell'illustrazione Dan & Dav.
Secondo gli ultimi dati Istat, meno di 1 studente su 2 legge almeno un libro all'anno.



martedì 8 maggio 2018

I laureati cargeghesi all'Università di Sassari tra XVIII° e XX° secolo






a cura di Giuseppe Ruiu


Cargeghe tra il 1784 e il 1944 ebbe nove laureati presso l'Università degli studi di Sassari.
Sei in Giurisprudenza, due in Medicina e Chirurgia, uno in Teologia.
Del primo laureato in Leggi di cui si ha conoscenza, l'avvocato don Giovanni Maria Satta, e di quello laureato in Teologia, l'Arcivescovo di Oristano mons. Salvatore Tolu, si è già ampiamente tratteggiato in precedenti lavori le loro vicende personali. 
I figli di Luigi Manconi - nipoti dell'arcivescovo Tolu - dopo la morte del padre nel primo conflitto mondiale, si trasferirono in giovane età da Cargeghe a Sassari con la loro madre.
Degli altri laureati è possibile risalire solo a poche note anagrafiche ricavate dai Quinque libri del paese.


Giurisprudenza, 1766 - 1945

99 - Giovanni Maria Satta Budroni
Cargeghe
Laurea: 14/07/1784
Registro Esami Priv. e Pubbl. 27/1
-
(Le sue disposizioni testamentarie e la sua genealogia familiare).
*
153 - Francesco Giuseppe Pinna Flores
Cargeghe
Laurea 29/01/1791
Registro Esami Priv. e Pubbl. 27/1
-
Nonostante non sia stato possibile risalire alla sua registrazione anagrafica, egli appartenne alla nobile famiglia cargeghese, di ascendenze ittiresi e thiesine, dei Pinna Flores.
*
639 - Antonio Solinas Nurra
Cargeghe, 07/08/1829
Laurea: 13/08/1852
Esami Giurisp. 37/III
Rassegna stud. 84/1
-
Figlio dei coniugi don Giovanni Battista Solinas di Banari - ma domiciliato a Cargeghe - e donna Maria Efisia Nurra di Cargeghe.
Il nobile Antonio Solinas Nurra di Cargeghe per la sua laurea in ambe leggi nella R. Università di Sassari. Anno 1852, addì 14 agosto ore sei antim. Sassari, tip. A. Ciceri, 1852; 10 p., 23 cm.

*
674 - Francesco Solinas di Giovanni Battista
Cargeghe, 13/12/1833
Laurea 07/08/1854
Esami pubblici 29
-
Anch'egli figlio di don Giovanni Battista Solinas di Banari e donna Maria Efisia Nurra di Cargeghe.
*
1109 - Diego Manconi Tolu di Salvatore
Cargeghe, 12/08/1870
Laurea: 10/7/1898
Tesi: s. t. (ms.)
Fasc. stud Giurisprud. 18/299
-
Figlio dei coniugi cargeghesi Salvatore Manconi Marongiu e Maria Gavina Tolu Demartis (sorella dell'arcivescovo Tolu).
*
1854 - Antonio Tolu di Michele
Cargeghe, 09/01/1905
Laurea: 05/11/1933
Tesi: L’eredità giacente nel Diritto civile italiano (ds.)
Fasc. stud. Giurisprud. 120/1267
-
Figlio dei coniugi cargeghesi Michele Tolu e Giovanna Lai.

Teologia, 1766-1873

499 - Salvatore Tolu Sini (Demartis – ndc) di Nicolò
Cargeghe, 26/05/1848
Laurea: 11/08/1873
Esami pubblici 29
Carte d'iscrizione: 22/III
-
Egli fu l'ultimo laureato in Teologia prima della soppressione di tale facoltà.
Leggi anche: Monsignor Salvatore Tolu di Cargeghe, arcivescovo arborense: 1899-1914

Medicina e chirurgia, 1766 – 1945

908Giovanni Giacomo Manconi di Luigi
Cargeghe, 26/06/1913
Laurea: 12/11/1937
Tesi: Le prove di carico con acido lattico nei malarici cronici. (ds.)
Fasc. stud. Medicina e chir. 92/921.
-
Figlio del cargeghese Luigi Manconi, caduto nel 1916 nel corso del Primo conflitto mondiale, e di Maria Antonia Marche.
*
968Salvatore Manconi di Luigi
Cargeghe, 29/06/1915
Laurea: 30/06/1941
Tesi: L'andamento epidemiologico della malattia di Heine in prov. di Sassari (ds.)
Fasc. stud. Medicina e chir. 104/1031.
-
Padre del senatore Luigi Manconi e anch'egli figlio, secondogenito, di Luigi Manconi e Maria Antonia Marche.


Bibliografia

- F. Obinu, I laureati dell'Università di Sassari 1766-1945, Carocci, Roma 2002. (Fonte da cui sono  stati estrapolati i dati del presente articolo).
- S. L. Posadinu, I laureati all’Università di Sassari dal 1766 al 1825, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Magistero, Corso di Laurea in Materie Letterarie, a.a. 1993-94.
- M. G. Acca, I laureati all’Università di Sassari dal 1826 al 1860, Tesi di laurea, Università degli studi di Sassari, facoltà di Magistero, Corso di Laurea in Materie Letterarie, a.a. 1994-95.

martedì 17 aprile 2018

L'antica denominazione della principale fonte di Cargeghe: Sa Funtana de Runache





di Giuseppe Ruiu


A poche decine di metri dal centro storico di Cargeghe, nel sito denominato Binza 'e funtana, - dove ancora sono visibili alcuni antichi ceppi di una delle tante vigne che attorniavano il paese - sorge la storica fonte di Funtana. Posta al di sotto dell'odierno, e antiestetico, muraglione del belvedere che, in epoca moderna, ha tagliato il più antico accesso alla medesima, che dalla via Brigata Sassari vi conduceva per mezzo di un viottolo digradante fino ad essa e al suo adiacente lavatoio. Oggi è accessibile attraverso una scalinata che dal muraglione anzidetto, superando un dislivello di alcuni metri, riconduce alla parte terminale del più antico viottolo, che però di fatto pone la fonte urbanisticamente in disparte rispetto alla sua funzione primigenia – principale fonte di approvvigionamento idrico del paese - e dunque meno frequentata di un tempo... ma soprattutto in virtù delle mutate esigenze odierne di reperibilità dell'acqua potabile!
Per quanto se ne sappia è sempre stata conosciuta dai suoi frequentatori con il suo generico nome, in lingua sarda, di Funtana; poiché non vi era bisogno, tra i cargeghesi, di altre specificazioni per comprendere a quale fonte ci si riferisse.

La fontana prima del recente restauro
Foto tratta da internet

Scopo di questo lavoro è quello provare a risalire alla sua antica, e non generica, denominazione e riscoprirne il toponimo con il quale era anticamente conosciuta, che nella memoria popolare è andato dimenticato.
Ad oggi la più antica menzione in merito alle fonti di Cargeghe risulta essere contenuta in un inedito documento del XVII° secolo presente presso l'Archivio parrocchiale e visionato dallo scrivente.
In esso, una copia di un atto di vendita scritto in una suggestiva lingua sarda con influssi castigliani e genovesi, si descrivono i beni fulcro della vendita: un'abitazione (istallu de duas domos) posta nell'abitato di Cargeghe non lontano dalla chiesa parrocchiale (in su logu naradu carrugiu de quexia), con una vigna (vingia) collocata nella parte posteriore dell'abitazione (a parte de segus) nella località denominata Riuttos. La parte della vigna posta a monte confinava con Sa funtana de runaque: «(...) et parte de subra terminat cun sa funtana de runaque qui est sa funtana qui solen leare sa abba sos de ditta villa de Cargegue.» (e la parte di sopra confina con la fontana di Runache che è la fontana dove sono soliti prendere l'acqua quelli di Cargeghe).
Notizia questa di un certo interessante, poiché attesta l'utilizzo ininterrotto di una fonte nei pressi del centro abitato da parte dei cargeghesi fin dal 1669, anno di estensione dell'atto.

Il documento del 1669
Archivio parrocchiale di Cargeghe

Seppur nella difficoltà di comprendere con precisione le informazioni contenute nel documento circa l'assetto urbanistico della Cargeghe seicentesca, pare di capire che il “carruggio di chiesa” “carrugiu de quexia” (voce genovese con significato di via stretta, per lo più in pendenza; vicolo; dal lat. quadruvĭum, quadrivio) possa identificarsi, sempre con buona approssimazione, con l'attuale area che dalla sottostante via Brigata Sassari, attraverso un vicolo in discreta pendenza, conduce a Sa Piedade – via Roma.

Il vicolo, sulla destra, che dalla via Brig. 
Sassari sale verso Sa Piedade, in
Francesca Santoru (a cura di), Raccontando 
storie, fatti e personaggi di Cargeghe, Sassari,
Magnum, 2004

A ridosso delle case di tale area, nella parte ad esse posteriore, sussistevano delle vigne che digradavano fino alla fonte suddetta ed oltre, nel luogo che nel documento è denominato: Riuttos.
Il toponimo - dal latino rivum, ruscello - potrebbe derivare il suo nome dal ruscello che nelle mappe ottocentesche del Cessato Catasto è denominato: Trainu cantareddu, che oggi attraversa, tombato, la zona nuova del paese e che prosegue il suo corso a valle dell'abitato scendendo lungo la piana di Campomela, qui con l'appellativo di Rio di San Pietro, che poco oltre si innesta con un altro ruscello, proveniente dai confini di Florinas, sempre denominato Rio di San Pietro (o anche Rio dei Molini) che confluisce nel Rio Mascari all'altezza della strada statale 131. Oggi invece per Riuttos si intende quell'area che si estende poco oltre la nuova casa comunale verso l'aperta campagna, e dunque non precisamente corrispondente con quanto descritto nel documento d'archivio.

Trainu Cantareddu, in una mappa
del Cessato Catasto, 

Nonostante ciò (nel documento comunque non si afferma che la fonte fosse ubicata a Riuttos) la presente teoria vuole identificare nell'attuale fonte di Funtana, Sa funtana de runache seicentesca, e a supporto della stessa vengono in soccorso documentazioni edite otto-novecentesche.

Il Dizionario Geografico-Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S. M. Re di Sardegna. Opera monumentale del 1853 di Goffredo Casalis, che per la parte riguardante i tre volumi sulla Sardegna venne coadiuvato da Vittorio Angius il quale si recò personalmente in ogni singolo paese per appurare usanze, costumi e tradizioni. Alla voce Cargieghe, tra le varie notizie sul paese riporta che: «Gli abitanti bevono alla fonte di Runache a 20 passi dal paese». La distanza indicata, 20 passi, precisa chiaramente la vicinanza della fonte al centro abitato.


Negli Emendamenti ed Aggiunte all'Itinerario dell'isola di Sardegna del Conte Alberto Della Marmora pel Comm. Giovanni Spano Senatore del Regno, opera del 1874, si apprende che: «(...). Cargeghe ha una bellissima fonte detta di Tres Nuraghes, perché nel dintorno vi esistevano tre Nuraghi, ora distrutti (N. S.).». Il ploaghese canonico Spano aggiunge l'ulteriore notizia che nei dintorni esistevano tre nuraghes oggi distrutti. Pare di comprendere che il canonico si riferisca alla medesima fonte mutandole nome da Runache in Tres Nuraghes.


Sempre lo Spano, in altra precedente pubblicazione identifica precisamente la collocazione di questi tre nuraghes posti nelle vicinanze della fonte. In Memoria sopra i nuraghi di Sardegna, dell'anno 1867, pag. 19, nota (1) egli sostiene che: «(...). A man sinistra dentro il villaggio di Carzeghe si ha per tradizione che n'esistessero tre, i quali furono demoliti per costrurre il monte granatico, la parrocchia e la casa Nurra.». Tale notizia della presenza di tre nuraghes all'interno dell'abitato del paese, è riportata anche in un altro documento del 1893 dell'Archivio parrocchiale (già riportato in altro lavoro), nel quale il rettore dell'epoca, il cargeghese Pietro Pilo, narra la leggenda di Tres Nuraghes, il nome secondo il quale – ma senza alcun riscontro storico documentale - era denominato precedentemente il paese di Cargeghe: «(...) Cargeghe (...) forse allora denominato Tres Nuraghes (esistono attualmente le vestigia di tre famosi runachi [nuraghi - ndc], uno inerente al monte di pietà, ove oggi trovasi la casa del comune, il secondo vicino alle case della fu signora Giovanna Maria Simula, oggi di Giuliano Carta, il terzo vicino alla parrocchia)».


Abbiamo la testimonianza che le vestigia di tre nuraghes ancora sussistevano alla fine del XIX° secolo. Fermiamo l'attenzione su quello anticamente ubicato dove oggi sorge il vecchio Comune di via Roma - dove anticamente era collocato il Monte di pietà - poiché potrebbe essere egli ad avere dato il nome, per estensione, alla vicina fonte. Tale nuraghe infatti distava circa 50 metri in linea d'aria dalla fonte, in posizione dominante poiché esisteva - ed esiste tutt'ora - un discreto dislivello tra la zona del vecchio Comune e la sottostante area della fonte.
Lo Spano, è lecito presumere abbia fatto un mix - passando il termine - tra l'antico nome della fonte di Runaghe e la tradizione sulla Tres Nuraghes cargeghese, il cui runaghe ne era parte integrante.
Fino agli anni '50 del XX° secolo, così era ancora denominata sui manuali la fontana cargeghese.

Sulla Guida della Sardegna, del 1951, di Alberto Boscolo, Mario Pintor e Marcello Serra, in riferimento alla strada di collegamento tra Muros, Cargeghe e Florinas, la Strada Provinciale 3 (che le fonti attestano costruita nel 1867), si scrive che: «(...) La strada ora, riaccostandosi alla nazionale, incontra il piccolo borgo di Muros, situato su colline calcaree, ed il paese di Cargeghe, che ha una bellissima fontana chiamata di Tresnuraghes. Infine essa raggiunge Florinas, in vista dell'asfaltata. (...)»


Pare sussistano pochi dubbi che ci si riferisca alla fontana in oggetto che all'epoca della descrizione aveva il suo accesso diretto, attraverso il viottolo, dalla strada descritta, che nel tratto compreso nell'abitato di Cargeghe era denominata in alcune mappe precedenti alla attuale denominazione di Via Brigata Sassari: Carrela de sas funtanas, fine XIX° secolo, Stradone Piazza del Popolo nel 1901, e successivamente Via Fontana nel 1939.

Carrela de sas Funtanas, mappa, XIX° sec.

Via Fontana, mappa 1939

Sempre nelle mappe ottocentesche, seppur nella loro estrema stilizzazione, parrebbe che la fonte avesse un più antico accesso dalla soprastante strada attraverso uno slargo, circa all'altezza del vicolo in discesa che da via Brigata Sassari conduce a via Roma-Sa Piedade, e dunque direttamente all'antico nuraghe. Congetturando, man non troppo, potrebbe essere anche plausibile che prima della costruzione della strada consortile Florinas-Cargeghe-Muros, come detto, nel 1867, la fonte si trovasse più a monte dell'attuale, proprio nell'odierna via Brigata Sassari, e che per esigenze inerenti alla costruzione della strada medesima, sia stata collocata più a valle. La fattura architettonica tardo ottocentesca della fontana potrebbe essere un indizio, così come il tunnel al lato destro di essa - che sembrerebbe della medesima epoca - il quale pare discenda da sotto la via anzidetta, con la probabile funzione di convogliare dell'acqua sorgiva.

Mappa del Cessato Catasto del 1843
Forse la prima rappresentazione su mappa dell'abitato.


"Comune di Muros. Compenso per la sua quota di 
concorso nella costruzione della strada consortile
con Cargeghe e Florinas."

Del nuraghe invece rimarrebbero tutt'ora alcune tracce, dato che in un muro di contenimento posto quasi di fronte al vecchio municipio, che delimita l'accesso di casa Sanna, ritroviamo quelli che senza dubbio erano i grandi massi, punteggiati di licheni, parte integrante di un fabbricato nuragico. È probabile che in seguito al suo smantellamento siano stati riutilizzati, spostandoli dunque solo di pochi metri. Uno di essi in particolare, data la forma allungata, pare possa essere un antico architrave.

L'area del vecchio Municipio dove
anticamente era ubicato il nuraghe

Il vecchio Municipio e la fontana, in basso,
visti dalla Strada Provinciale 3

Il muro costituito in parte da massi 
asportati da un nuraghe

Architrave nuragica


Trascrizione documento Archivio parrocchiale
Florinas, 13 settembre 1669

«(…) in su logu naradu carrugiu de quexia q[us]ta terminat de una parte cun domo de Nadolia Manca et de atera parte terminat a parte denantis cun su istallu de Antoni Manca carrera mediante et de atera parte: a parte desegus terminat cun vingia de nois dittos coniugius cun [?] caminu mediante et cun olis et cuntotu juros et pertinençias de [custos?]. Et sa vingia est posta et [situada?] in sos territorios de ditta villa de Cargegue in su logu vulgarm[en]te naradu Riuttos [?] Codina quale terminat de una parte cun vingia de Fran[cisc]u Tolu et de atera parte terminat cun vingia de Baingiu Biddau et aparte de subra terminat cun sa funtana de runaque qui est sa funtana qui solen leare sa abba sos de ditta villa de Cargegue (…)».




Bibliografia

- Vittorio Angius, Geografia, storia e statistica dell’Isola di Sardegna, voll. XVIII bis, XVIII ter,      XVIII quater, in Goffredo Casalis, Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, Torino, Maspero e Marzorati, 1853.
- Giovanni Spano, Emendamenti e aggiunte all'Itinerario dell'Isola di Sardegna del conte Alberto Della. Marmora pel comm. Giovanni Spano, Cagliari, 1874, vol. III.
- Giovanni Spano, Memoria sopra i nuraghi di Sardegna, Cagliari, Tipografia arcivescovile, 1867.
- Guida della Sardegna (itinerario storico: Alberto Boscolo; itinerario artistico: Mario Pintor; itinerario turistico: Marcello Serra), Cagliari, Società Editrice Italiana, 1951.

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