lunedì 22 aprile 2019

Procura di battesimo del 1805 di don Antonio Grondona cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro




a cura di Giuseppe Ruiu


Un interessante documento presente nei registri parrocchiali di Cargeghe, i Quinque libri custoditi presso l'Archivio Storico Diocesano di Sassari, è costituito dalla procura di battesimo del 16 febbraio 1805 del cavaliere don Antonio Grondona Lopez (cagliaritano di origine iberico-genovese), per il battesimo della neonata cargeghese donna Efisia Nurra Flores, di nobile famiglia thiesina ma nata e residente a Cargeghe (andrà in moglie al nobile banarese residente a Cargeghe don Giovanni Battista Solinas). Il generale Grondona è figura ben nota per la storiografia sarda, poiché fu al centro delle vicende di fine settecento e primi dell'ottocento, che passarono alla storia come la “Sarda rivoluzione”, i moti angioyani antifeudali che infiammarono l'isola a cavallo dei due secoli. Egli fu il comandante delle regie truppe che, su mandato del conte di Moriana, governatore di Sassari, il 6 ottobre del 1800 assediarono il paese di Thiesi, epicentro della resistenza antigovernativa, e repressero con la forza il tentativo di difesa dei thiesini, per ristabilire le prerogative feudali del duca dell'Asinara don Antonio Manca, feudatario del paese.


Anni dopo, il nipote del Grondona: il generale don Vincenzo Grondona Flores e la moglie, la nobile donna Antonia Solinas Nurra, si ritireranno a vivere a Cargeghe (come descritto nel libro di Enrico Costa: Giovanni Tolu storia di un bandito sardo narrata da lui medesimo), dimorando nell'antica casa Nurra: così denominata dal canonico Giovanni Spano nel suo: Memorie sopra i nuraghi di Sardegna, del 1867: “(...) A man sinistra dentro il villaggio di Cargeghe si ha per tradizione che n'esistessero tre [nuraghi - ndc], i quali furono demoliti per costrurre il monte granatico, la Parrocchia e la casa Nurra.”. La casa nobiliare (già dimora dei nobili cargeghesi Manca Deriu-Larca - gli stemmi gentilizi dipinti all'interno dell'edificio ne fanno fede - ramo cadetto dei più celebri Manca di Thiesi) in seguito divenne la casa parrocchiale del paese, forse, congetturando, grazie al lascito alla chiesa degli ultimi rappresentanti dei Nurra cargeghesi: don Luigi Nurra (1), già sindaco di Cargeghe nella metà del XIX° secolo, coniugato proprio con una Grondona, la nobile sassarese donna Caterina Grondona Solinas figlia dei suddetti don Vincenzo e donna Antonia, già benefattrice della chiesa cargeghese.


 
Monumento funebre, ad opera del celebre scultore 
Giuseppe Sartorio, nel Cimitero monumentale di Sassari, 
di donna Caterina Grondona Solinas, vedova di don Lugi 
Nurra Flores, magistrato e sindaco di Cargeghe nella metà 
del XIX° secolo. 


Quinque libri Parrocchia SS. Martiri Quirico e Giulitta di Cargeghe, libro ottavo dei battezzati

Procura per tenere un’infante a battesimo giurata dall’Ill[ustrissi]mo Signor D[o]n Antonio Grondona Cavaliere dell’Ordine Militare dei SS. Maurizio e Lazzaro, Luogotenente Colonello nelle Regie Truppe, e Maggiore della Piazza di Cagliari, in Capo dell’Ill[ustrissi]mo D[o]n Leonardo de Bruner Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, Capitano nel Corpo dei Cacciatori, e Direttore del Regio Museo.
L’anno del Signore mille ottocento cinque ed alli sedici del mese di Febb[rai]o nella Città di Cagliari Capitale della Sardegna avanti me Not[ar]o Pubblico, ed alla presenza dei Signori testimoni sotto segnati.
Ad ognuno sia manifesto, che non potendo portarsi nel Villaggio di Cargeghe l’Ill[ustrissi]mo Signor Cavaliere D[o]n Antonio Grondona Maggiore di Piazza di questa città, per ivi attendere alle inf[rascrit]te cose, ha stimato necessario deputarsi un (?) un Pro[curato]re che lo rappresenti. Quindi è che personalmente costituito avanti me Not[ar]o Pubblico, e dei Signori testimoni sottosegnati l’Ill[ustrissi]mo Signor D[o]n Antonio Grondona Cavaliere dell’Ordine Militare dei SS. Maurizio e Lazzaro, Luogotenente Colonello nelle Regie Truppe, e Maggiore della Piazza di questa Città, pienamente conosciuto in vigore del p[rese]nte mandato speciale elegge per suo legittimo speciale Pro[curato]re e per le inf[rascrit]te cose generali l’Ill[ustrissi]mo D[o]n Leonardo de Bruner Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, Capitano nel Corpo dei Cacciatori, e Direttore del Regio Museo, acciocché a nome, e per parte di detto Signor Costituente, e la stessissima di lui persona rappresentando possa, e debba comparire nella Parrocchiale Chiesa del Villaggio di Cargeghe, od in qualsiasi altra Parrocchia, avanti qualunque Parroco per tenere a battesimo, secondo il rito di Chiesa Santa il figlio, che nascerà dall’imminente parto dell’Ill[ustrissi]ma Signora D[onn]a Anatolia Flores moglie dell’Ill[ustrissi]mo Signor D[o]n Francesco Giuseppe Nurra Comandante Provisionale del battaglione di Fanteria Miliziana di Ploaghe, e fare quelle confessioni di fede in tutt’atto necessarie, ed opportune e debite rinunciazioni, e quanto farebbe il Signor Costituente, se personalmente intervenisse, ed in questa guisa lo ha affermato, e promesso suo giuramento mediante, che ha prestato toccando colla mandritta la Croce, di cui è (?) come sogliono giurare simili Cavalieri, e si sottoscrive. P[rese]nti per testimoni li Sig[no]ri G[iuse]ppe Bazan di q[ues]ta Città, e Gaetano Incontri di Mantova e dimorante in detta Città che si sottoscrivono (?).
Ant[oni]o Grondona = G[iuse]ppe Bazan = Gaetano Incontri
Pasquale Angelo Podda Not[ar]o Pubb[lic]o e di (?).
Estratta dal suo orig[ina]le con cui fedelm[en]te (?) concorda, ed altra simile copia è stata inv[ia]ta nel giorno d’oggi presso il Not[ar]o Sig[no]r Lorenzo Monni (…) e reg[istra]ta nel vol. 2 pag. 56 fol. 2167 Del che si fa fede dall’Inf[rascrit]to Not[ar]o. Cagliari li 16 Febb[rai]o 1805.
Intestimonio di fedeltà [timbro] Pasquale Podda Not[ar]o Pubb[lic]o e di (?)

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Anno del Signore 1805, 25 marzo - Cargeghe.
Io infrascritto Rettore di questa chiesa parrocchiale SS. Martiri Quirico e Giulitta, battezzai una bambina nata dopo l’ora quinta del mattino, dai Nobili coniugi Don Francesco Giuseppe Nurra di Thiesi, e a Cargeghe domiciliato, e Donna Anatolia Flores di questo paese e Parrocchia, il cui nome imposto è Efisia Maria Francesca Giuseppa. Padrini furono Nobile D[o]n Antonio Grondona Cagliaritano, celibe, Cavaliere SS. Maurizio e Lazzaro (Eques SS. Mauritii et Lazari), figlio del fu Nobile Don Agostino e fu Donna Giuseppa Lopez, cui procuratore e l’Augusto Imperiale Don Leonardo de Bruner Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro e Capitano del Corpo dei Cacciatori (Dux Cohortis Venatori Esterom) coniugato, con lettera di procura allegata in questo libro dei battesimi; e Nobile Donna Rosalia Delitala coniugata, della città di Sartena (Sartè) dell’isola di Corsica (Insula Cyrnes) e domiciliata nella chiesa metropolitana di San Nicola della città di Sassari, figlia del fu Don Francesco Delitala, ploaghese e vedova Donna Maria Colombo della detta città di Sartena (?). In quorum fidem. Teologo Collegiale Don Francesco Cossu Rettore.

(1) "Sono stati autorizzati: il parroco di Cargeghe ad accettare i legati di alcuni stabili e di quattro quadri, disposti dal fu nob. cav. Luigi Nurra-Flores di Tiesi;" Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana. Parte prima. Istituto poligrafico dello stato, 1903

Leggi anche: La casa parrocchiale di Cargeghe, foto-inchiesta

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giovedì 21 marzo 2019

La più antica rappresentazione su mappa dell'abitato di Cargeghe



a cura di Giuseppe Ruiu


Attraverso il motore di ricerca Carstos: acronimo di Cartografica Storica della Sardegna, del sito istituzionale dell'Archivio di Stato di Cagliari è possibile consultare le unità cartografiche del fondo archivistico del Cessato Catasto. 

Le tavolette di rilievo, come spiegato nella loro descrizione, denominate De Candia, dal nome del «(...) capitano Carlo De Candia, ufficiale del Real Corpo di Stato Maggiore Generale, a cui il re Carlo Alberto nel 1840 affidò l'incarico di procedere alla triangolazione e poligonazione di tutto il territorio della Sardegna. I lavori avevano lo scopo di individuare i confini del territorio demaniale, comunale e privato per arrivare alla formazione di catasti particolari per ogni comune.»

Tra le tante consultabili ve ne sono alcune relative al territorio comunale di Cargeghe e del suo centro abitato. L'analisi cartografica orientata allo studio delle evoluzioni territoriali e urbane del paese assume, sotto questo punto di vista, particolare interesse. Esse si rivelano una preziosa fonte di informazione storico-geografica, toponomastica e antroponimica.
Pagina dell'Archivio di Stato di Cagliari dove è possibile consultare le mappe storiche su Cargeghe 

Tra quelle relative a Cargeghe se ne trova una in particolare del 1843, che a buon diritto, può considerarsi come la prima rappresentazione su mappa, seppur alquanto stilizzata, del centro abitato del paese.
Pagina dell'Archivio di Stato di Cagliari con la descrizione della mappa

Stralcio Catasto "De Candia", scala 1:5.000
Comune di Cargeghe (1843)

Ad un attento osservatore non sfuggiranno alcuni interessanti dettagli urbanistici del centro abitato ottocentesco, come ad esempio la periferia nord del paese rappresentata dall'oratorio di Santa Croce, chiesa odiernamente inclusa nel centro abitato, che faceva da contraltare alla periferia sud rappresentata dalla chiesa parrocchiale. I quattro accessi al paese costituti da sentieri disposti quasi simmetricamente sui quattro punti cardinali: il nord verso Muros, l'ovest verso Ossi, l'est verso Codrongianos e il sud in direzione di Florinas.

Il viottolo, denominato: "Sa Mandra de Corte", oggi non più esistente poiché inglobato in abitazione privata, che dall'odierna piazza Nazario Sauro (già Largo Cavalier Satta e anticamente Carrela de sa Murighessa) conduceva a Mandra.

Lo slargo presente nell'odierna via Brigata Sassari (già Carrela de sas Funtanas) all'altezza del muraglione del belvedere, che discendeva ripido verso l'attuale ubicazione di Funtana. Assetto urbanistico precedente al passaggio nel sito, nel 1867, della strada consortile: Florinas-Cargeghe-Muros. Ultimo residuo di tale slargo fu probabilmente il sentiero in forte pendenza che fino agli anni '80 del XX° secolo conduceva sempre verso Funtana, la cui antica ubicazione potrebbe essere stata in prossimità di tale slargo proprio al di sotto del nuraghe - che le fonti indicano ubicato nel sito della vecchia casa municipale -, cosa che ben spiegherebbe l'antica denominazione di: "Funtana de runache", come già congetturato in altro lavoro:
L'antica denominazione della principale fonte di Cargeghe: Sa Funtana de Runache.


venerdì 23 novembre 2018

Gavinu Contene nella sua unica visita a Cargeghe



di Giuseppe Ruiu


Nel corso della probabile apertura di una gara poetica svoltasi a Cargeghe tra la fine dell'ottocento e i primi del novecento, il celebre Gavinu Còntene (all'anagrafe Gavino Contini), dedicò l'ottava di apertura al paese che lo ospitava in quella occasione.
A detta degli esperti il Còntene, originario di Siligo, fu il maggiore, e artisticamente dotato, rappresentante della poesia estemporanea sarda a cavallo tra i due secoli.



Come recita nell'ottava, egli si scusa, pur senza averne grande responsabilità, per la sua tardiva visita nel paese.
Cargeghe, a differenza di altri centri del circondario, non ebbe poeti improvvisatori di acclarata fama, ma la passione per la poesia era viva così come la partecipazione alle dispute poetiche.
La pubblicistica menziona un solo poeta locale, tale Giommaria Ruju (probabilmente trattasi di Giommaria Ruju Biosa, Cargeghe 1818-1878, sindaco del paese nella seconda metà del XIX° secolo), noto per essere avverso a “Sa Moda”, un particolare componimento poetico: «Io conobbi e sentii improvvisare un certo Gio Maria Ruju di Cargeghe; ebbene, egli aveva questa fìsima: guai a lanciargli contro una Moda, lasciava in asso l'avversario e si allontanava.» (1).



Versione dell'ottava pubblicata in una raccolta di poesie sul Còntene (2):
In disizu nde fia tantos annos
de fàghere una visita a Carzeghe
Ma iscusade, ca no nd'hapo neghe,
prite mi nd'hana brivu sos affannos.
Su poveru si faghet contos mannos,
e dae chentu nde resessin deghe.
Ma su dicciu antigu narat gai:
"Mezus cumprire a tardu, chi non mai".

L'ottava come viene rammentata dal signor Gavino Loriga di Cargeghe:
Nde fia in disizu medas annos
De fàghere una visita a Carzeghe,
A mie non mi nd'etedas mancu neghe
Ca chie mi nd'at privu sos afannos,
Su pòveru si faghet contos mannos
Ma dae chentu nde resultan deghe,
Ma su dìciu antigu narat gai:
"Mezus cumprire tardu chi non mai”.


1. Dott. Andrea Mulas, Poesie Dialettali Tissesi, Sassari 1902, pag. 462.
2. Non è stato possibile, al momento, risalire all'autore della raccolta di poesie per la doverosa menzione.

giovedì 8 novembre 2018

L'orientamento astronomico della chiesa parrocchiale di Cargeghe




di Giuseppe Ruiu


È tradizione antica quella di orientare gli edifici sacri già prima dell'affacciarsi della religione cristiana. L'orientarsi, dal latino oriri “sorgere”, etimologicamente significa: volgersi verso oriente, il luogo in cui nasce il sole. Anticamente l’erezione di un edificio di culto cristiano doveva conformarsi a determinati canoni simbolici poiché nella tradizione cristiana, il templum è il luogo che ripropone in terra la concezione mistica dell’universo religioso. Nel corso del medioevo la costruzione di una chiesa rispondeva a chiare regole sia in merito all'orientamento del suo asse principale (ingresso-abside) che al periodo in cui il rito fondativo doveva essere celebrato.

Matematica, geometria e astronomia erano le discipline che il mastro costruttore, il magister, doveva utilizzare - attraverso una serie di calcoli, osservazioni e modelli geometrici - per rendere tangibili, tramite l'orientazione più opportuna, le specifiche simboliche dei committenti dell'edificio di culto. 

Per tradizione la croce di Cristo fu eretta sul monte Calvario in modo da essere rivolta verso ovest, dunque i fedeli in adorazione dovevano rivolgersi a est, Versus Solem Orientem, la zona della luce e del bene: la pars familiaris, in contrapposizione con l'occidentale pars hostilis.

Le chiese erette prima del XVI° secolo sono caratterizzate da un orientamento molto accurato (le nostre chiese romaniche ad esempio), mentre dal XVI° fino al XVIII° secolo, l'orientazione diviene meno precisa, per poi da tale secolo in avanti i luoghi di culto tenderanno ad essere orientati in maniera, possiamo dire, casuale. La spiegazione di questo fenomeno è relativamente semplice: prima del 1500 non essendo diffuso l'uso della bussola in architettura era necessario utilizzare le osservazioni astronomiche per determinare le linee equinoziale e meridiana. Successivamente l'uso della bussola produsse chiese orientate secondo la direzione del punto cardinale est magnetico che differiva in maniera variabile nel tempo dall'est astronomico a causa della declinazione magnetica locale e della sua variazione. 

In virtù di tali valutazioni, si è proceduto all'analisi dell'orientamento astronomico della chiesa parrocchiale di Cargeghe, intitolata ai martiri Quirico e Giulitta, la cui commemorazione ricade il giorno 15 luglio. L'analisi, condotta per mezzo di misurazioni-osservazioni in situ e con il supporto di programmi di misurazioni astronomiche reperibili in rete, non ha i crismi della “scientificità” - si auspica che chi in possesso di maggiori competenze e strumentazioni possa effettuare in futuro misurazioni più accurate – ma, nonostante ciò, è possibile avanzare alcune considerazioni in merito.


L'edificio di culto, pur in mancanza di documentazione storica, venne presumibilmente edificato agli inizi del XVI° secolo forse su iniziativa dei feudatari del paese i nobili Montanyans-Castelvì, e la sua prima menzione è quella dei registri parrocchiali di Cargeghe nell'anno 1568. Il suo interno, dal punto di vista architettonico, nonostante le posteriori ed evidenti opere di rimaneggiamento, denota uno stile tardo-gotico (reso evidente nelle sue quattro cappelle del lato destro), con alcuni influssi rinascimentali (nelle cappelle del transetto), con un'abside di certo rimaneggiata tra XVII° e XVIII° secolo, e una facciata della medesima epoca, con oculo reniforme del quale si hanno rari esempi nel nord Sardegna.

Declinazione magnetica

La chiesa si trova in quella che, fin quasi alla fine del secolo scorso, era la parte più elevata dell'abitato del paese; un ciglione che guarda verso la piana di Campomela e l'odierna strada statale 131, dove la vista spazia libera fino ai rilievi posti tra Osilo e Ploaghe, dunque senza apparenti ostacoli di natura topografica e visiva al suo orizzonte. Le coordinate geografiche rilevate per la seguente misurazione sono quelle dell'intersezione dell'asse principale della parrocchiale con l'asse della facciata:latitudine 40° 40' 2.428" N - longitudine 8° 36' 53.011 E. L'orientamento della parrocchiale è a est-nord-est, e misura un azimut, l'angolo compreso tra il nord geografico e l'asse ingresso-abside, di 70°.

Asse principale della chiesa (ingresso-abside)
con azimut di 70°

Planimetria chiesa e asse principale

Non essendo la chiesa orientata precisamente a est, ma ne differisce sensibilmente, non vi è dunque un orientamento verso il Sol Aequinoctialis, il punto di levata dell'astro diurno quando la sua declinazione è pari a zero, che avviene solo agli equinozi, e che conformava le chiese medievali: esempio ne sia la chiesetta romanica di Santa Maria de Contra, ubicata a valle del paese sopra una collinetta (Contra che è termine caduto in disuso, in lingua sarda aveva significato di collina, piccolo rilievo). Si è cercato allora di calcolare in quale giorno dell'anno il sole sorge sull'asse della chiesa per comprendere se possa sussistere qualche originario legame simbolico-religioso.

Orientamento chiesa Santa Maria de Contra 

Il 4 ottobre del 1582 Papa Gregorio XIII fu l'artefice della riforma del calendario, per mantenere la data dell'equinozio al 21 marzo si passò direttamente dal giorno 4 ottobre al giorno 15, sempre di ottobre. Attualmente la differenza tra calendario Giuliano e calendario Gregoriano - dal nome del Papa - è di 13 giorni. Dunque in base al vecchio calendario Giuliano, da prendere in considerazione per tale ricerca essendo la chiesa anteriore al 1582, l'allineamento dell'asse della chiesa si verificherà all'alba del giorno 1 agosto (14 agosto per l'odierno Gregoriano) alle 06:34 ora legale, con azimut di 70.13°.

 Allineamento asse chiesa parrocchiale 
con alba 1 agosto (calendario Giuliano)
Sun Earth Tools

Alba del 1° agosto (calendario Giuliano)
sull'orizzonte visivo della chiesa
Lumos: Sun and Moon Tracker

In tale data pare non sussistano particolari ricorrenze religiose che possano legarla liturgicamente alla chiesa di Cargeghe... sempre che non sussistessero in antico. Si è provato a valutare anche la data della festività patronale dei martiri Quirico e Giulitta, che con il paese hanno un profondissimo legame storico e sociale. L'alba del 15 luglio (alle 06:18 ora legale) sempre del calendario Giuliano (28 luglio del Gregoriano) non vi è un allineamento con l'asse della chiesa, si ha solo un a transito del sole sull'asse della chiesa alle ore 06:58 (azimut 70.12°).

Al momento rimane dunque sconosciuto (sempre che non si tratti di pura casualità o degli effetti della declinazione magnetica) il motivo per il quale il magister e la committenza, abbiano voluto edificare la chiesa eseguendo calcoli e misurazioni in virtù dell'alba del 1 agosto.

Per quanto riguarda invece la seconda chiesa del centro abitato di Cargeghe, l'oratorio di Santa Croce, è possibile rilevare che sussiste un perfetto allineamento del suo asse (azimut 98°, orientato con l'alba del 28 settembre del calendario Giuliano) con il nuraghe Cherchizos, a circa 500 metri a valle del paese, oggi visibile solo a livello di base nel suo primo anello di pietre, con un notevole diametro di circa 15 metri. Forse nel 1630, anno di probabile fondazione dell'oratorio, il nuraghe (probabilmente non ancora un rudere) venne preso come punto di riferimento visivo, a est, per tracciare l'asse della chiesa. 

Oratorio di Santa Croce con asse orientato all'alba 
del 28 settembre del calendario Giuliano
Sun Earth Tools

Allineamento asse oratorio di Santa Croce
con il centro del nuraghe Cherchizos


Nuraghe Cherchizos, accesso.

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venerdì 12 ottobre 2018

Cariche feudali a Cargeghe, tra gli anni 1571 e 1707



a cura di Giuseppe Ruiu


In base alle registrazioni dei Quinque libri, è possibile risalire a parte dei nominativi di coloro che ricoprirono incarichi feudali nella villa di Cargeghe tra gli anni 1571 e 1707.
In varie registrazioni, per lo più quelle di morte, si fa menzione dei funzionari locali dell'amministrazione feudale. La villa di Cargeghe era ricompresa nella Baronia di Ploaghe - insieme a Ploaghe, Codrongianos, Florinas ed altri villaggi limitrofi oggi estinti - feudo dei Castelvì marchesi di Làconi e visconti di Sanluri, avuto per via matrimoniale dai sassaresi Montanians, e infine passato, sempre per matrimonio, agli Aymerich. 
Solitamente tali incarichi erano appannaggio della vecchia classe dirigente locale di epoca giudicale: i majorales o donnos, funzionari della vecchia cerchia del Giudice, o più spesso suoi parenti diretti, a cui era demandata l'amministrazione delle curadorias in cui era ripartito il regno giudicale, e che in tal modo cercavano di rimanere ancorati al nuovo sistema amministrativo del Regno di Sardegna iberico.
Principalmente tali funzioni riguardavano la figura del majore-mayor: non propriamente un sindaco come l'intenderemmo oggi ma una figura di rappresentanza, nella villa, della curia baronale, e quella di iscrianu o scrianu, lo scrivano abilitato alla trascrizione degli atti pubblici.
Essi venivano scelti direttamente dal feudatario, spesso per tramite del suo podatario e luogotenente in Sardegna - poiché buona parte dei feudatari risiedeva nella penisola iberica - all'interno di una ristretta cerchia di bonos homines, probi uomini espressione delle classi sociali del villaggio.

Anno 1571
Majore: Antoni de Querqui Marceddu (Marcedu, Marcelu);
Iscrianu: Luzianu Pinna.

1573
Majore: mastru Salvadore Pittale (Pitale).

1574
Majore: donnu Antoni de Querqui Marceddu;
Iscrianu: Luzianu Pinna;
Oberaju de Santu Quirigu: Lucha Solinas;
Missu de sa Corte: Larentu Corria.

1575
Majore: mastru Salvadore Pittale.

1586
Majore: donnu Salvadore Pittale;
Iscrianu: Austinu de Martis (Demartis).

1588
Iscrianu: donnu Pedru de Fiumen (Flumen, Fiume).

1592
Iscrianu: donnu Austinu de Martis.

1594
Iscrianu: donnu Pedru de Fiumen.

1601
Iscrianu: mossen Pedru de Fiumen.

1624
Iscrianu: donnu Andria de Querqui (Dequerqui, Querqui).

1625
Iscrianu desa Baronia: Anguelu Pinna.

1647
Iscrianu: Nicolau de Querqui.

1664
Iscrianu: Antoni Manca.

1672
Iscrianu: Luisi Salaris (natural dela isla de Corsega).

1683
Iscrianu: Antoni Manca.

1688
Mayor e oberaju de Santu Quirigu: Thomas de Querqui.

1705
Iscrianu: Antoni Manca.

1707
Mayor: Bernardo Virdis.




lunedì 27 agosto 2018

L'inaugurazione del vecchio cimitero di Cargeghe: su campusantu 'ezzu.



di Giuseppe Ruiu


In una nota presente all'interno dei registri parrocchiali di Cargeghe, viene riportata da parte del rettore dell'epoca, il teologo osilese Filippo Felice Serra, la breve descrizione dell'inaugurazione - il giorno 25 aprile dell'anno 1858 - del nuovo cimitero, quello che in seguito verrà denominato dai cargeghesi come: Su Campusantu 'ezzu (il vecchio cimitero).
Precedentemente a tale data i corpi dei defunti venivano inumati in altri due cimiteri presenti all'interno dell'abitato del paese, e denominati: su cimitoriu, o più precisamente: su cimitoriu de Santu Chìrigu (Santu Quìrigu), già menzionato nei registri a partire dal XVI° secolo e attiguo alla chiesa parrocchiale, e il cemeterio Sancte Crucis, di epoca posteriore e attiguo all'oratorio di Santa Croce, nato probabilmente come luogo di sepoltura dei confratelli della locale confraternita. I nobili del luogo invece venivano inumati all'interno della chiesa parrocchiale, ai piedi delle cappelle patronate.
Fino ai precetti di epoca napoleonica - riguardanti esigenze igienico-sanitarie - i quali richiedevano la sepoltura dei cadaveri in luoghi al di fuori dei centri abitati, i deceduti venivano sepolti in luoghi consacrati adiacenti agli edifici di culto o al loro interno, nessuno desiderava - e temeva - di essere sepolto lontano da una chiesa, pena riservata questa a chi era considerato impuro e non degno di essere sepolto in terra consacrata. I precetti napoleonici giunsero dunque a Cargeghe, solo con qualche decennio di ritardo.
Nel XX° secolo infine – su progetto avviato nel 1923 dal cav. ing. Gavino Canalis¹ - venne edificato quello che è l'attuale cimitero di Cargeghe, popolarmente detto: Baiolu mannu, dalla località su cui insiste, in condivisione con il vicino paese di Muros.

L'antico portale del vecchio cimitero. 

Quinque libri parrocchia SS. MM. Quirico e Giulitta di Cargeghe, Libro primo dei defunti, pag. 292 (306).
Anno Domini octigentesimo quinquagesimo octavo, die vigesima quinta Aprilis, Cargeghe. De mandato Rev[erendiss]imi D[o]mini Archiepiscopi Turritani D[omi]ni Alexandri Dominici Varesini, benedictum fuit a me infrascripto huyus Ecclesie Parocho pubblicum Cemeterium novum vulgo Camposanto, extra oppidi menia, centum fere passus a Parrochiali Ecclesia in meridionali plaga constructum. Presentibus Viceparochis Aloysio Tolu et Salvatore Simula, et Archiconfraternitate Sancte Crucis processionaliter induta, nec non majori populi parte. Et ut in posterum memorie demandetur, hec notavi et supscripsi.
Theol[ogus] Philippus Felix Serra Parochus

(Anno del Signore 1858, giorno 25 aprile, Cargeghe. Con mandato del Reverendissimo Signor Arcivescovo Turritano Signor Alessandro Domenico Varesini, fu benedetto, da me sottoscritto Parroco di questa Chiesa, il nuovo Cimitero pubblico generalmente detto Camposanto, fuori dal paese, costruito nella parte meridionale a un centinaio di passi dalla Chiesa Parrocchiale. Presenti i Viceparroci Luigi Tolu e Salvatore Simula, e l'Arciconfraternita di Santa Croce in processione, oltre alla maggior parte della popolazione. A futura memoria affidiamo queste note.
Teologo Filippo Felice Serra Parroco.)

Il primo inumato all'interno del nuovo cimitero fu, nel medesimo giorno dell'inaugurazione, il cargeghese Paolo Tolu fu Filippo e Lucia Carta, così come riportato nella registrazione parrocchiale.

Quinque libri parrocchia SS. MM. Quirico e Giulitta di Cargeghe, Libro primo dei defunti, pag. 292 (306).
Anno Domini millesimo quinquagesimo octavo, die vigesima quinta Aprilis: Cargeghe. Paulus Tolu filius q[uonda] Philippi et viventis Lucia Carta, et conjugatus cum Maria Hieronyma Lai de Mores, (?) autem hujus loci, animam Deo reddit in Comunione Sancte Matris Ecclesie anno quadragesimo quinto etatis sue: Extrema Unctione roboratus a Viceparocho Salvatore Simula, non vere confessus nec viatis refectus nam cerebro laborabat: eius corpus humatum est in pubblico Cemeterio. Infidem.
Doctor Philippus Felix Serra Parochus

L'interno del vecchio cimitero, da alcuni anni
adibito a teatro all'aperto.

Nota
¹ Notizia tratta dal sito istituzionale del Comune di Muros

lunedì 18 giugno 2018

«Sogni un'estate fantastica? Leggi un libro»



Questo blog aderisce alla campagna sociale, della Biblioteca di Sardegna, per incentivare i giovani alla lettura.
In condivisione presso canali social regionali e nazionali, è stata realizzata dai popolari maestri dell'illustrazione Dan & Dav.
Secondo gli ultimi dati Istat, meno di 1 studente su 2 legge almeno un libro all'anno.