lunedì 27 febbraio 2017

Iconografia della Sacra Famiglia con San Giovannino: Cargeghe, Baccio Gorini e i Gesuiti



di Giuseppe Ruiu

(Si ringrazia sentitamente il prof. Alessandro Nesi per le preziose delucidazioni sul tema - la Sacra Famiglia - trattato in questo articolo).


«Nel Vangelo non troviamo discorsi sulla famiglia, ma un avvenimento che vale più di ogni parola: Dio ha voluto nascere e crescere in una famiglia umana.» Benedetto XVI


In ambito artistico il tema iconografico della Sacra Famiglia, con San Giuseppe e sovente altri Santi tra cui Santa Elisabetta, Sant'Anna o San Giovannino, ha ispirato gli artisti rinascimentali fin dagli albori del XVI secolo. Fu però al tempo della Controriforma che il soggetto sacro assunse un posto di rilievo quale rappresentazione artistica, avendo grande diffusione, allorquando i Gesuiti ne fecero un potente manifesto simbolico della famiglia cristiana, modello di vita domestica e di virtù, parallelo tra Trinità terrena e celeste.

Maria giovane madre premurosa e melanconica, Gesù bambino, dolce e ricciuto, e San Giuseppe, un po' in disparte e già avanti con gli anni, ma comunque protettivo... un tema classico dunque, ma singolarmente complesso.

A tali figure spesso si aggiunge quella di San Giovannino, che in alcune rappresentazioni si porta l'indice sulle labbra nell'emblematico signum harpocraticum, ad intimare il religioso e sacrale silenzio verso il sonno del giusto: il bambinello dormiente, o forse, anche allusione artistica ad ermetiche conoscenze che l'iniziato deve mantenere celate.

La Sacra Famiglia con San Giovannino di Cargeghe, del manierista fiorentino Baccio Gorini, opera del primo seicento, possiede questo bagaglio storico-artistico e simbolico, che offre interessanti chiavi di lettura circa la sua genesi, la competenza culturale dell'artista, e la sua committenza.

La Sacra Famiglia di Cargeghe, inizi XVII sec.

La prima storica rappresentazione della Sacra Famiglia con San Giovannino, dalla quale l'opera in oggetto - e molte altre - ha tratto ispirazione, potrebbe derivare da un disegno-prototipo a sanguigna eseguito da Michelangelo Buonarroti (Caprese, 1475-Roma, 1564) probabilmente per Vittoria Colonna: “La Madonna del silenzio”, c. 1538-40.
Di tale opera non rimane traccia, oppure fu un'incompiuta dell'artista. La prima traduzione a bulino del disegno michelangiolesco fu del pittore e intagliatore bolognese Giulio Bonasone (c.1488 – dopo 1574), nel 1561. Altra incisione del soggetto la ritroviamo ad esempio nel 1566 ad opera di Philippe de Soye (1538 - Roma, 1572).

Madonna del silenzio, incisione, 
Giulio Bonasone, c.1561

Madonna del silenzio, incisione, 
Philippe de Soye, 1566

Madonna con bambino, acquaforte, Francesco Vanni, 
XVI sec. "Ego dormio et cor meum vigilat"

Ulteriori incisioni, originalmente rivisitate, le abbiamo ad opera delle prolifiche famiglie di incisori dell'Europa settentrionale: i fiamminghi Galle (Philip, Theodoor e Cornelis) e Wierix (Anton, Jan e Hyeronimus) che operarono tra la metà del XVI e la metà del XVII secolo.

Incisione, Hieronymus Wierix, XVII sec.

Dettaglio, similitudini tra l'incisione 
del Wierix e l'opera del Gorini

Incisione, Hieronymus Wierix, XVII sec.

Incisione, Hieronymus Wierix, XVII sec.
  
Incisione, Theodoor Galle, XVII sec.

Il tema originario della Sacra Famiglia viene così idealmente ripreso dai fiamminghi spesso su committenza della Compagnia di Gesù che in epoca di evangelizzazione delle popolazioni amerindie dell'America latina: Perù e Messico, e asiatiche del Giappone, di Macao e delle Filippine, ne fece, come detto, un modello simbolico valido anche per i nuovi cristiani delle indie orientali e occidentali.

Lo ritroviamo infatti in questi luoghi grazie alle opere realizzate da alcuni artisti Gesuiti quali Giovanni Niccolò o Nicolao o Nicolao da Nola (Nola, 1560-Macao, 1626), missionario in Giappone e a Macao. Il quale realizzò degli altarini-icone devozionali riconducibili all'arte cristiano-giapponese definita Nanban bijutsu o Namban, di epoca momoyama (1573-1615). Così come lo ritroviamo a Cuzco in Perù sempre per tramite dei Gesuiti.

Altarino-icona, missione dei gesuiti 
portoghesi in Giappone, XVI sec.

Altarino-icona, anonimo fiammingo, missione 
dei gesuiti portoghesi in Giappone, XVI sec.

Altarino-icona, Giovanni Nicolò, Giappone, XVI sec.

Sagrada Familia, Andres de Concha, Messico, XVI sec.

La Virgen el niño y san Juanito, olio su rame, 
scuola spagnola, XVII sec.

Sagrada Familia y san Juanito, olio su rame,
scuola spagnola, XVII sec.

El sueño del niño, Cuzco, Perù, XVIII sec.

La Sacra Famiglia di Cargeghe - la Sardegna spagnola del XVI secolo era considerata terra incognita non meno delle indie, e dunque la funzione evangelizzatrice della Sacra Famiglia aveva le sue motivazioni religiose nonostante in realtà nell'isola il cristianesimo si diffuse da epoche remote - è ipotizzabile venisse dunque eseguita dal Gorini rifacendosi idealmente all'opera michelangiolesca o ad altra versione successiva ma difficilmente individuabile con precisione ma che comunque la diffusione della stampa permise che le incisioni potessero circolare tra gli artisti i quali possedevano svariate copie da cui attingere sempre nuovi soggetti sacri, e il Gorini stesso non fu di certo immune da questo stratagemma.


Sacra Famiglia, Mariotto Albertinelli 
(attribuito), XVI sec.

Sacra Famiglia, Lavinia Fontana, 
Escorial, XVI sec.

Madonna col bambino e san Giovannino, 
Giovanni maria Butteri, XVII sec.

Sagrada Famìlia y san Juanito, 
anonimo italiano, XVII sec.

La committenza dell'opera potrebbe essere quella di un religioso vicino ai Gesuiti - tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo alcuni rettori della parrocchiale di Cargeghe, tra cui Andrea de Aquena e Giovanni Maria del Olmo (Olmo o Desulumu) furono in rapporti con i Gesuiti da poco installatisi a Sassari - forse per una iniziale devozione privata, viste le non grandi dimensioni dell'opera, oppure per impreziosire da subito una cappella della chiesa parrocchiale (forse luogo di riunione della nascente confraternita di Santa Croce prima dell'erezione dell'oratorio nel 1630) dove dal punto vista artistico-architettonico i richiami alla Compagnia di Gesù di sicuro non mancano.

martedì 24 gennaio 2017

La più antica testimonianza scritta del nome di Cargeghe in una mappa cartografica del 1753




di Giuseppe Ruiu



Quando compare per la prima volta il nome del villaggio di Cargeghe sulle antiche mappe cartografiche dell'isola di Sardegna? Partendo da questo interrogativo si sviluppa la selettiva consultazione di tutte le mappe edite dell'isola dal XVI al XIX secolo.

La ricerca del nome di Cargeghe non ha dato risultati nelle mappe del XVI e XVII secolo, se non per la presenza dei nomi dei vicini centri di Codrongianos e Florinas, con varie grafie, che sono ben attestati in alcune mappe già a partire dalla metà del XVII secolo. Dopo una ulteriore e più attenta consultazione, il nome di Cargeghe compare in successive mappe di epoca sabauda, quando le carte geografiche della Sardegna si fanno più minuziose ad opera degli ingegneri militari piemontesi.
Nell'originale e francesizzante forma di: Caraigne, abbiamo la prima attestazione di Cargeghe, e del vicino villaggio di Muros (Muris).

La mappa cartografica: "Le Royaume de Sardaigne", dell'anno 1753, una carta a stampa a colori con incisione in rame, ad opera di George Luis Le Rouge, cartografo e ingegnere del re di Francia Luigi XV. «Assemblando carte parziali rilevate nell'isola - come detto - dagli ingegneri militari piemontesi, costruirà un'immagine altrettanto certa e sicura, destinata al successo perché basata sull'informazione assunta “sul luogo del luogo”, espressione abitualmente usata dagli ingegneri sabaudi per sottintendere il processo diretto di ricognizione territoriale, del colpo d'occhio sul territorio.» 
Così specifica la dott.ssa Isabella Zedda Macciò, dalla cui opera, "Sardinia: Carte geografiche della Sardegna dal XV al XVIII Secolo" (vedi bibliografia), sono estratte le mappe, successivamente digitalizzate da "Sardegna Cultura", nella sezione Cartografia.

«La carta del Le Rouge, meglio nota come "degli Ingegneri Piemontesi", è considerata il miglior documento cartografico della Sardegna del Settecento, sebbene non manchino numerose imprecisioni relative al profilo costiero ed alla toponomastica. La rappresentazione documenta un notevole progresso rispetto alle precedenti, in particolare per l'alto numero dei nomi sub-regionali citati, per la presenza delle suddivisioni feudali e per la segnalazione delle strade. È inoltre presente un'ampia legenda esplicativa dei simboli utilizzati per l'individuazione delle miniere, distinguendo tra vari minerali estratti. Al centro a destra è una scritta che riassume brevemente la storia dell'isola. Sono presenti anche altre didascalie, come quella in direzione dell'isola di San Pietro che ricorda l'origine genovese dei suoi abitanti. La carta ebbe grande successo e venne largamente imitata, nonostante il Padre Tommaso Napoli l'abbia a suo tempo definita "la più scorretta potesse mai darsi alla luce".».

Dettaglio della mappa con il nome di
 Cargeghe [Caraigne] e Muros [Muris]


Cargeghe, sempre nella sua originale forma di Caraigne, compare in altre mappe della fine del XVIII secolo, che con tutta probabilità traggono ispirazione da quella del Le Rouge.

"Le Royaume de Sardaigne", mappa del 1784, del cartografo P. Santini.

Dettaglio della mappa con il nome di
 Cargeghe [Caraigne] e Muros [Muris]


Altra mappa: "L'isola di Sardegna divisa né suoi distretti", del 1785, attribuita al cartografo Antonio Zatta, riporta sempre il nome di Cargeghe-Caraigne.

Dettaglio della mappa con il nome di
 Cargeghe [Caraigne] e Muros [Muris]

Ultima mappa del XVIII secolo dove ricompare Cargeghe è la carta denominata: "Parte dell'Isola di Sardegna Divisa n'e suoi Distretti", anno 1792, del cartografo Giovanni Maria Cassini.

Dettaglio della mappa con il nome di
 Cargeghe [Caraigne] e Muros [Muris]

Solo a partire dal XIX secolo il nome di Cargeghe comparirà nelle mappe dell'epoca con il suo nome corretto. Per prima la carta inglese: “Corsica and Sardinia”, del 1829-37, della Society for the diffusion of useful knowledge.

«La Society for the diffusion of useful knowledge (SDUK) operò a Londra tra il 1829 e il 1876 circa. Negli anni 1829-43 realizzò circa 200 carte geografiche che vennero poi pubblicate da Baldwin e Cradock tra il 1829-37. Questa carta, scritta da John e Charles Walker, entrambi attivi a Londra nel primo trentennio dell'Ottocento, è stata pubblicata presso il Cradoch, come è dichiarato sulla carta stessa, a Londra, 47 Paternoster Row. Il disegno della Sardegna si presenta assai preciso, sia nel dettagliato profilo costiero, sia nei particolari dell'interno, con l'orografia rappresentata con la moderna tecnica del tratteggio a lumeggiamento zenitale, i fiumi segnati da un tratto sottile. Sono tracciate anche le strade principali. Le scale grafiche sono collocate esternamente alla cornice, lungo il lato destro. Il foglio è tagliato lungo il lato sinistro, dove era forse presente un'altra carta.»

Dettaglio della mappa con il nome di Cargeghe

Pochi anni dopo, nel 1844, è un'altra mappa: "Carta della Sardegna, in Atlante Geografico degli Stati Italiani", a riportare correttamente il nome di Cargeghe.

Dettaglio della mappa con il
nome di Cargeghe e Muros


Si arriva così all'anno 1845, quando venne pubblicata dal conte Alberto Ferrero della Marmora in collaborazione con il Maggiore Carlo de Candia, la celebre “Carta dell'Isola e Regno di Sardegna”.
Nella quale compaiono con maggiori dettagli Cargeghe, Muros e il Campo Mela.

«La grande carta in scala 1: 250.000 del La Marmora, realizzata in collaborazione col Maggiore Carlo de Candia, è qui nella versione da viaggio. Essa si costituisce infatti di 4 fogli in formato tascabile, ciascuno a sua volta diviso in 10 rettangolini cartacei montati su tela. Nella carta non manca il ricordo dei "lavori trigonometrici, e geodetici di questa carta, incominciati nel 1824, e proseguiti quasi senza interruzione sino al 1838", per i quali l'autore rimanda alla notice inserita nel 1 vol. 2.da Ediz. (1839) del Voyage en Sardaigne. Nell'angolo in alto a sinistra c'è l'indice delle posizioni geografiche dei principali punti della triangolazione eseguita. Più in basso, sullo stesso lato, all'interno di un riquadro è la Carta dimostrativa della riunione dei triangoli della Sardegna con quelli del Continente passando per quelli di Corsica. Nella carta sono inserite anche varie tavole di riduzione per i diversi sistemi di misure adottati, oltre a numerose didascalie con le notizie più disparate. L'orografia è resa col tratteggio a lumeggiamento obliquo accompagnata dall'indicazione delle altitudini dei vari rilievi. L'idrografia assai dettagliata rappresenta i fiumi con una linea sottile che ne traccia l'effettivo percorso. I centri abitati, segnati con un cerchietto, sono assai numerosi. È segnalata anche la presenza di chiese campestri, fortezze, castelli antichi, nuraghi e torri litoranee.»

Dettaglio della mappa con il nome 
di Cargeghe, Muros e Campo Mela


Bibliografia essenziale

Isabella Zedda Macciò, Sardinia: Carte geografiche della Sardegna dal XV al XVIII Secolo, Nuoro, Ilisso, 2004.


*




domenica 11 dicembre 2016

Due gesuiti cargeghesi in terra di missione nelle Filippine spagnole tra '600 e '700


a cura di Giuseppe Ruiu


«Fu a partire dalla fine del Quattrocento e soprattutto dagli inizi del Cinquecento che, per la prima volta dopo secoli, alcuni gruppi appartenenti a congregazioni religiose operanti nella Spagna dei Reyes católicos (soprattutto Francescani, Domenicani e Agostiniani, ai quali nella seconda metà del Cinquecento si sarebbero aggiunti anche i Gesuiti), fino ad allora ben radicati nelle loro regioni di origine, non si contentarono più di svolgere le loro specifiche attività in quegli stessi luoghi, ma furono spinti da varie circostanze a guardare al di là dei loro confini, come se queste rendessero più impellente il comando di Cristo di annunciare il Vangelo (Marco 16, 15) ad un mondo che era d’improvviso cresciuto a dismisura ed era diventato più esteso e più popolato di quanto, prima di allora, non fosse stato possibile neanche immaginare. Si trattava comunque di piccoli drappelli che si mescolarono a quell’inarrestabile flusso di uomini – marinai, soldati, artigiani, mercanti, cadetti e avventurieri, una varia umanità alla ricerca di fortuna – che veniva irresistibilmente attratto verso le nuove terre rese finalmente accessibili dalle recenti scoperte geografiche. Un fenomeno che, a partire dalla seconda metà dello stesso secolo e relativamente alle congregazioni religiose, fu percepito anche in tutte le regioni della cattolicità postridentina. Queste ultime, ciascuna a suo modo, avrebbero partecipato a una straordinaria spinta missionaria che, dopo circa mezzo millennio di stasi, avrebbe rapidamente dilatato i confini mondiali della Cristianità.» [1]

Il monogramma simbolo della Compagnia di Gesù presente 
nella cappella a cornu evangelii della parrocchiale di Cargeghe

Dalle fonti gesuitiche si apprende che due gesuiti originari di Cargeghe, furono missionari nelle Filippine, dominio spagnolo nel sud-est asiatico. [2]
Gavino Solinas nato a Cargeghe nel 1616, entrato nella Compagnia di Gesù il 24 gennaio del 1637, ebbe la qualifica di coadiutore temporale. Destinato nella missione delle Filippine, arrivato (o prima attestazione) nel 1643; dopodiché di lui non si hanno più notizie.


Agli inizi del secolo successivo un altro cargeghese: Juan Antonio Quesa (Chessa) fu missionario nell'arcipelago asiatico. Nato a Cargeghe il 10 dicembre 1682, entrato nella Compagnia il 26/27 luglio del 1706, nel 1723 ebbe la qualifica di coadiutore temporale formato. Arrivato (o prima attestazione) nelle Filippine nel 1707, svolgendo attività agricole e domestiche, e in seguito socio procuratore provinciale. Morto a Manila il 17 maggio del 1753.


Carta idrografica e corografica spagnola delle isole Filippine
del gesuita Pedro Murillo Velarde, 1734

Nei registri parrocchiali di Cargeghe non si trova traccia della registrazione di battesimo di Gavino Solinas per l'anno 1616, mentre si trova quella di un Juan Antonio Quessa dove si recita in lingua sarda:
Die 10 de 8bre 1682 Cargiegue.
Juan Antoni figiu legitimu et naturale de Baingiu Quessa et Luguia Tolu coniugus. Padrinos Burgadoriu de Querqui et Maria de Querqui est istadu batizadu p[ro]me su R[ecto]re Juan Gavinu de Nurqui Rectore de sas parrochiales de Cargegue et Muros die et ano ut supra.
(10 ottobre 1682 Cargeghe.
Juan Antonio figlio legittimo e naturale di Baingiu Quessa e Luguia Tolu coniugi. Padrini Burgadoriu de Querqui e Maria de Querqui è stato battezzato da me rettore Juan Gavino de Nurqui rettore delle parrocchiali di Cargeghe e Muros giorno e anno come sopra).

Sempre in altra pubblicazione del Turtas [3] si ha testimonianza di altri due cargeghesi presenti nella Compagnia di Gesù nel fatidico, e pestifero, anno 1652. Deceduti a Sassari in servitio infectorum, ossia in seguito all'assistenza prestata ai contagiati dalla peste barocca che sconvolse in quell'anno gran parte della Sardegna. Di essi, unitamente ad altri confratelli, vengono fornite le schede dettagliate della loro presenza nella Compagnia:

(7) Fratello Quessa Salvatore,
posto nella Compagnia: coadiutore temporale non formato (fratello non ancora ammesso definitivamente nell'ordine),
luogo e data del decesso: Sassari casa professa, il 5 giugno (in HS 48, 125v: 7 giugno),
luogo d'origine: Cargeghe,
età: 29 anni,
vitalità fisica: robusta,
ingresso in Compagnia: 1639,
voti religiosi emessi e data: consueta vota, 1641.

(47) Fratello Manunta Pietro,
posto nella Compagnia: coadiutore temporale formato (fratello coadiutore laico ammesso definitivamente nell'ordine),
luogo e data del decesso: Sassari collegio, 13 agosto 1652 (e in HS 48, 111v);
luogo d'origine: Cargeghe,
età: 34 anni,
vitalità fisica: integra,
ingresso in compagnia: 1637,
voti religiosi emessi e data: consueta vota, 1639.

In base a questi ulteriori dati e ad altri precedentemente individuati, si riscontrano, almeno dalla seconda metà del XVI secolo, interessanti relazioni (da approfondire ulteriormente) tra Cargeghe e la Compagnia di Gesù.

*

Note
[1] Tratto da: Raimondo Turtas, Gesuiti sardi in terra di missione tra ‘600 e ‘700, In “Bollettino di Studi Sardi” 2-2009. Leggi on-line: http://www.accademiasarda.it/2010/01/gesuiti-sardi-in-terra-di-missione-tra-seicento-e-settecento-di-raimondo-turtas/

[2] Horacio de la Costa, Jesuits in the Philippines: From Mission to Province (1581-1768)
https://www.phjesuits.org/portal/the-jesuits/jesuits-in-the-philippines/

[3] Tratto da: Raimondo Turtas, Gesuiti durante la peste del 1652
leggi on-line: Gesuiti durante la peste del 1652


mercoledì 30 novembre 2016

Nuove acquisizioni sulla denominazione delle antiche vie di Cargeghe


di Giuseppe Ruiu


*Articolo aggiornato in data 14.12.2016 dopo la consultazione di una mappa dell'abitato di Cargeghe - presente nell'Archivio Parrocchiale - risalente presumibilmente alla seconda metà del XIX secolo, la quale riporta la denominazione di parte delle vie dell'abitato esclusivamente in lingua sarda.


Proseguendo con la ricerca sulla denominazione delle antiche vie dell'abitato di Cargeghe, resa pubblica qualche tempo fa - leggi qui -, è possibile, in seguito a una recente consultazione da parte dello scrivente di alcune copie di atti notarili presenti nell'Archivio parrocchiale risalenti al XVII, XVIII e XIX secolo, risalire al nome di alcune delle suddette vie in tali secoli, molte delle quali conservavano la loro denominazione in lingua sarda ed anche in quella castigliana.

Il presente studio ritengo possa essere utile per un futuro lavoro di ricostruzione degli antichi toponimi del paese da parte dell'Amministrazione Civica, e mantenere così inalterata la memoria storica dei luoghi e delle personalità (i cargeghesi ai quali, per avere dato lustro al paese, venne intitolata una via) della nostra comunità.

Via Roma:
Via Grande*, via Municipale e via della Chiesa, 1939
Via Grande, via Municipale e via Parrocchia**, 1901
*Carela su bola d'orzo [su boladorzu] (mappa archivio parrocchiale, circa 1850)
**Carela Cheja e sa Pietate (mappa archivio par. c.1850)
**Carrugiu de Quexia (carruggio della Chiesa), 1669


                                     Carrugiu de quexia, 1669 (Archivio parrocchiale)


Via Roma (slargo):
Piazza Manzoni, 1939
Largo Olmo, 1901
Carela S'umulu, fino al municipio vecchio (mappa archivio par. c.1850) 
Carrela de s'Ulimu, 1827

                                     Sa Carrela de S'Ulimu, 1827 (Archivio p.)


Via Nazario Sauro:
Via Canneddos, 1939
Via Canneddas, 1901

Via Nazario Sauro (slargo):
Via e piazza Cavalier Satta, 1939
Largo Satta, 1901
Carela de sa murighessa (mappa archivio par. c.1850)

Via Trieste:
Via Umberto I, 1939/1901
Carela de Santa Rughe (mappa archivio par. c.1850)

Via Brigata Sassari:
Via Grande e via Fontana, 1939
Via Arcivescovo Tolu e Piazza del Popolo*, 1901
Carela de sas Funtanas (mappa archivio par. c.1850)
Piatta Mazore, 1823 (forse la stessa Piazza del Popolo, all'altezza dell'antico slargo posto al di sopra dell'attuale sito di "Funtana".)

Via Vittorio Emanuele:
Via Vittorio Emanuele, 1939/1901
Carela Mesu idda* (mappa archivio par. c.1850)
*congiunta con l'attuale via Battisti esterna.

Via Monte Grappa:
Traversa Fontana, 1939
Via Vittorio Emanuele, 1901

Via Cesare Battisti (parte interna):
Via dei Corsi, 1939/1901
Carrera de sos corsos (calle de sos corsos), 1818

                                     Sa carrera de sos corsos, 1818 (Archivio p.)


Santa Croce:
Chirriu de Santa Rughe (quirriu de Santa Rugue), 1718

                                     Su quirriu de Sta Rugue, 1718 (Archivio p.)

Via Cavour:
Via Ossi, 1939/1901
Carela Matta e canna (mappa archivio par. c.1850)
Caminu de Ossi (proseguendo: Sa iscala, oggi: Sos baiolos), 1787

Carela de sa mandra de corte* (mappa archivio par. c.1850)
*Via oggi non più esistente.

Altri toponimi, a ridosso dell'abitato, riscontrati nel corso della ricerca:

Piata de Cheja;
Funtana Runache;
Mandra;
Caminu de su Chercu Mannu.

*
*    *

giovedì 8 settembre 2016

Sos Mannos: i cargeghesi più anziani tra ottocento e novecento



a cura di Giuseppe Ruiu


- 99 anni -
Antonio Secchi, 1845* - 1944

- 98 anni -
Francesco Dettori, 1829 - 1927
Maria Bazzoni, 1885 - 1983

- 97 anni -
Maria Geronima Soletta, 1871 - 1968

- 95 anni -
Giovanni Maria Manconi, 1854 - 1949
Maria Grazia Pittalis, 1885 - 1980
Maria Vittoria Ruiu, 1893 - 1988

- 94 anni -
Domenico Oggianu, 1858 - 1952
Caterina Brandino, 1863 - 1957
Giovanni Luigi Saba, 1874 - 1968
Speranza Falchi, 1879 - 1973
Giuseppina Corona, 1892 - 1986

- 93 anni -
Quirica Uda, 1839 - 1932

- 92 anni -
Antonio Pietro Manus, 1865 - 1957
Teresa Deriu, 1877 - 1969
Quirico Sanna, 1880 - 1972
Agostina Maria Angela, 1885 - 1977

- 91 anni -
Antonio Francesco Manca, 1877 - 1968
Angela Mesina, 1879 - 1970

- 90 anni -
Raimonda Marras, 1811 - 1901
Giuseppe Oggiano, 1829 - 1919
Maurizio Ara, 1832 - 1922
Giovanna Maria Gavina Dore, 1849 - 1939
Maria Gavina Dore, 1855 - 1945
Maria Baingia Ledda, 1894 - 1984

- 89 anni -
Quirica Dettori, 1859 - 1948
Maria Antonia Ara, 1860 - 1949
Giuseppa Merella, 1862 - 1951
Antonio Maria Bazzoni, 1867 - 1956
Giuseppe Garaglia, 1873 - 1962
Beniamino Bazzoni, 1888 - 1977

- 88 anni -
Giovanni Maria Pinna, 1834 - 1922
Giovanni Maria Spada, 1842 - 1930
Maria Filippa Pilicchi, 1851 - 1939
Caterina Angela Soro, 1881 - 1969
Maddalena Quirica Bazzoni, 1883 - 1971
Lucia Ruiu, 1886 - 1974
Agnese Sanna, 1888 - 1976
Luigi Cherchi, 1890 - 1978
Salvatore Madau, 1892 - 1980
Pietro Filippo Marongiu, 1898 - 1986
Andrea Bazzoni, 1900 - 1988

- 87 anni -
Francesco Dore, 1860 - 1947
Giovanna Francesca Porcheddu, 1878 - 1965
Quirico Sanna, 1881 - 1968
Salvatore Tanca, 1881 - 1968
Caterina Bazzoni, 1887 - 1974
Giuseppe Maria Lobino, 1888 - 1975

- 86 anni -
Antonio Francesco Satta, 1841 - 1927
Andrea Bazzoni, 1843 - 1929
Giovanna Maria Ruju, 1853 - 1939
Maria Antonia Marche, 1855 - 1941
Maurizio Pais, 1876 - 1962
Antonio Francesco Marras, 1878 - 1964
Giovanna Maria Nuvoli, 1881 - 1967
Giuseppa Sanna, 1882 - 1968
Maria Caterina Bazzoni, 1884 - 1970
Giovanni Quirico Ruiu, 1885 - 1971
Pietrina Garau, 1895 - 1981

- 85 anni -
Giovanni Maria Manca, 1839 - 1924
Antonio Ruju, 1848 - 1933
Giovanna Pinna, 1850 - 1935
Giovanni Zara, 1851 - 1936
Antonio Ruiu, 1859 - 1944
Giovanni Antonio Spanedda, 1866 - 1951
Giovanna Maria Pinna, 1874 - 1959
Pietro Maria Billi, 1880 - 1965
Maria Vittoria Scanu, 1883 - 1968
Giovanni Antonio Sechi, 1889 - 1974
Filippa Manconi, 1889 - 1980
Antonio Maria Solinas, 1900 - 1985


* Date di nascita desunte dalle registrazioni parrocchiali di decesso.  

venerdì 8 luglio 2016

Cargeghe negli atti parlamentari del Regno di Sardegna (1626-1796)


a cura di Giuseppe Ruiu


Acta Curiarum Regni Sardiniae
CRS Consiglio Regionale della Sardegna



Il Parlamento Straordinario del Viceré Gerolamo Pimentel Marchese di Bayona (1626), Volume 16, a cura di Gianfranco Tore, 1998, pagg 220, 309.

128
1626 marzo 30, Ittiri.
Giovanni Maria Paduano e Pietro Paolo Sussarello, donnicelli di Sassari domiciliati in Ittiri, nominano loro procuratore Francesco manca de Homedes di Sassari, signore della Baronia di Usini e Tissi, perché li rappresenti davanti al Viceré e nello Stamento Militare. (…)

Testes Juan Cano de la presente villa y Juan Muno de la villa de Cargiegue. (...)

*

201
1627 settembre 1, Cagliari.
Il Marchese di Bayona, Viceré di Sardegna, informa il sovrano di avere confrontato il censimento fiscale disposto dalle Corti per il riparto del donativo con quello effettuato ai tempi del Viceré Moncada e con un altro che egli, per tutelare gli interessi di tutti i contribuenti, ha ordinato venisse effettuato in gran segreto dall'inquisizione. (…)

Fogamiento del reyno de Cerdeña
Hecho en el año 1627

(…)
Fuegos Viejos - Fuegos nuevos - Inquisiçion - Fogamento per donde se cobra

La encontrada de Monti Leo tiene tres villas
y la primera es Romana 96 - 99 - 134 - 134 
Villa de Monti Leo 52 - 55 - 72 - 72  
Villa Nova 96 - 112 - 209 - 200
La villa de Cosayne 233 - 181 - 207 - 181
La villa de Chave 254 - 204 - 241 - 241
La villa de Banari 95 - 28 - 87 - 87
La villa de Siligo 158 - 68 - 144 - 144
La villa de Monti Santo 32 - 16 - 23 - 23
La villa de Poaghe 445 - 406 - 470 - 470
La villa de Salvenero 37 - 20 - 37 - 37
La villa de Bedas 12 - 8 - / - 37
La villa de Quadrengianos 207 - 130 - 174 - 174
La villa de Florines 182 - 158 - 266 - 266
La villa de Cargiegue 120 - 73 - 146 - 146
La villa de Secargie 0 - 3 - / - 3

**

Il Parlamento del Viceré Nicola Pignatelli Duca di Monteleone (1688-89), Volume 22/II, a cura di Federico Francioni, 2015, pag. 885

Ripartimento del donativo

313
1688 giugno 24, Cagliari.
È la ripartizione del donativo di 70.000 scudi (secondo i fuochi rilevati da un'apposita commissione) la cui esazione parte dal primo gennaio 1688 e ricopre un arco di tempo di 10 anni.
(…)

Baronia de Ploague
FUEGOS - HOMBRES - MUJERES - LIBRAS

292  Ploague 465 - 594 - 512 - l. 12 s. 5
206  Florinas 289 - 359 - 361 - l. 12 s. 10
246  Codrongianos 201 - 230 - 431 - l. 17 s. 4
61   Cargiegue 77 - 87 - 107 - l. 1 s. 9
14   Santvenero 24 - 24 - 24 - l. 11  s.  6
___  ____   ____    ____   _____  __
819  1056 - 1393 - 1437 - l. 15 s. 10/


**

Il Parlamento del Viceré Giuseppe de Solís Valderrábano (1698-1699), Volume 23/I-II-IV, a cura di Giuseppina Catani e Carlo Ferrante, 2004, pagg 311-12, 325, 833, 1973

132
1697 dicembre 30, Ozieri.
Antonio Giuseppe Madao, notaio, certifica che don Geronimo Sotgiu Sini, ufficiale della villa di Ozieri e del Monte Acuto, ha consegnato le convocazioni a don Giovanni Gerolamo Ladu, (…); certifica inoltre che non sono state consegnate le convocazioni a don Antonio Soliveras, (…) perché deceduti; a don Giovanni Grixoni, Sebastiano Tola e Francesco Satta perché si trovano rispettivamente, i primi due ad Alghero e l'altro a Cargeghe; (…)

Certifico y ago fe de verdad yo Antonio Joseph Madao, nottario, de como el noble don Geronimo Sotgiu y Sini, official d.esta villa y partido de Monti Agudo, ha entregado (…) en proprias manos de don Juan Geronimo Ladu, (…) todos de la villa de Ossier, las letras convocatoria d.este presente año de 1697, en la quales ordenas y manda a todos los sobredichos que hayan de paresser en la çiudad de Caller por sy o por sus procuradores de la mesma calidad en los 26 de henero primero venidero de 1698, que es el dia que se ha de celebrar el real y general Parlamento. (…). y tambien certifico que a don Antonio Soliveras, (…) d.esta villa por estar muertos no se les ha dado convocatoria; (…) a don Juan Grixoni no se la ha dado por estar en Alguer, Francisco Satta¹ por estar en Galzegue [sic], (…), en Ossier y deciembre 30 de 1698.
(...)


*

147
1697 dicembre 27, Ploaghe
Giovanni Sole Quessa, notaio pubblico, certifica che Michele de Rieca, luogotenente della villa di Ploaghe, ha consegnato le convocazioni a don Michele Dies e a suo figlio Michele, (…) tutti della villa di Ploaghe, a Francesco Satta della villa di Cargeghe, (…).

Certifico y ago de verdad yo Juan Sole Quessa, nottario publico comorante en esta villa de Ploague, de como Miguel de Ricca, lugartiniente d.esta baronia de dicha villa, ha entregado en mi presensia (…) en propia manos, del noble don Miguel Dies (…) todos d.esta villa de Ploague. Francisco Satta, comorante en la villa de Cargiegue se.le ha entregado las convocatoria en presensia de Juan y Julian Carta de dicha villa de Cargiegue; (…).

*

235/1
Allegati ai capitoli della città di Alghero.
(...)
Marquesats baronies, encontradas y villas enfeudadas al escrutini de esta illustre y magnifica ciudad de Alguer son las seguentes:
(…)
Encontrada de Ploague
Ploague 25 rasers
Codrongiano 18 rasers
Florinas 20 rasers
Cargiegue 12 rasers
Salvenere no paga

*

926
1698 marzo 8, Cagliari (Aula dell'Arcivescovado).
La giunta prosegue nelle abilitazioni dei rappresentanti degli Stamenti e dei rispettivi procuratori.
(…).
Francisco Satta y don Joseph Solinas de Cargiegue y Ploague respective admitantur con voto y por ellos su procurador el noble don Valeriano Servent, cuya procura se habilita.
(...)

**

L'attività degli Stamenti nella “Sarda Rivoluzione”, atti dello Stamento Reale e dello Stamento Militare, anni 1796-1797-1798-1799, con un appendice per gli anni 1804-1824, Volume 24/I, II, IV, a cura di Luciano Carta, pagg 82-83, 133n, 454, 493, 1242, 1251, 2206, 2223.

2.
Le «cinque domande»: una piattaforma politica autonomista
(...)
I notai della baronia di Ploaghe, feudo appartenente alla prima voce dello Stamento don Ignazio Aymerich, comunicano il 18 maggio di aver notificato nei quattro villaggi che la costituiscono sedici convocatorie: cinque a Ploaghe, quattro a Cargeghe, quattro a Codrongianus, tre a Florinas.
(…)

*

3.
L'insurrezione cagliaritana del 28 aprile e la vittoria del partito patriottico
(...)
L'adesione all'invito della prima voce, per quanto significativa, non raggiunge, almeno a giudicare dalle procure, i livelli dell'anno precedente. Risposero infatti all'appello centoventicinque deputati che fecero pervenire settantatre deleghe (302).
(…)
(302) Cfr. ACC Fondo Aymerich, Stamento Militare, busta 6, Deleghe di voto 1794, 1796, 1804, 1827. Delle settantatre deleghe, undici sono rogate a Sassari da 18 membri dello Stamento (…), due a Cargeghe da tre (cfr. docc. 157/44, 157,74, (…).

*

28
1793 aprile 29, Cagliari (Chiesa del Santo Monte)
Annunciata secondo l'uso dal tocco della campana, si apre nella chiesa del Santo Monte alle otto del mattino la seduta plenaria dello Stamento militare alla presenza del giudice Giuseppe Valentino, delegato del Viceré. Vengono dichiarati presenti sessantaquattro membri dello Stamento, sebbene il verbale ne enumeri sessanta. (…)
(…) si è riconosciuto essere il numero dei comparenti di sessantaquattro: ciascuno de' quali, avendo ritirato le rispettive procure in loro capo spedite, e state nella precedente sessione consegnate agli illustrissimi signori cavalieri dottori don Francesco Mannu, e don Giambattista Serralutzu per farne l'opportuno esame, disse di accettare solamente, e consegnò al segretario infrascritto quelle de' soggetti che si trovano in seguito al nome d'ognuno di essi comparenti, come appresso descritti.
E sono gl'illustrissimi signori:
(…)
cavaliere Venceslao Armerino, e per don Luigi Flores di Codrongianus, don Francesco Giuseppe Flores, e don Francesco Giuseppe Nurra di Cargeghe (9); (…).

(9) Cfr. doc. 28/47, 28/48.

*

28/48
1793 aprile 19, Cargeghe.
I due nobili di Cargeghe don Francesco Giuseppe Flores e don Francesco Giuseppe Nurra, non potendo recarsi personalmente a Cagliari «por sus muchas occupassiones y distancia de lugar» per partecipare alle sessioni dello Stamento militare convocato con circolare in data 4 aprile, costituiscono come loro procuratore il cavaliere Venceslao Armerino. Fungono da testimoni Antonio Cherchi e Antonio Dessolis. Notaio rogante Pietro Spanu. L'atto è redatto in lingua spagnola (1).

(1) Cfr. H, cc. 112-113v.

*

157/44
1794 maggio 21, Cargeghe.
Il cavaliere Francesco Satta di Cargeghe, non potendo «por sus diarias ocupassiones en la ciudad de Caller capital de este Reyno en persona passar» al fine di intervenire alle sedute dello Stamento militare alle quali è stato convocato, costituisce come suo procuratore don Ignazio Musso di Castellamonte. Sono presenti per testimoni Luigi Tola e Giuseppe Bazoni, analfabeti, per i quali sottoscrive l'atto il notaio rogante Luigi Serra. La procura è redatta in lingua spagnola (1).

(1) Cfr. I, cc. 48-49v., 107-107v.; c. 107v. Titoletto: Procura para assistir a los congressos se haran por el ilustrissimo Estamento militar, firmada por el cavallero Francisco Satta de la villa de Cargieghe. Serra notario.

*

157/74
1794 maggio 17, Cargeghe.
I nobili di don Francesco Giuseppe Flores e don Francesco Giuseppe Nurra,entrambi di Cargeghe,
«no pudiendo personalmente passar en la ciudad de Caller por la distancia del lugar»al fine di intervenire alle sessioni dello Stamento militare, costituiscono come loro procuratore don Francesco Lostia. Sono presenti come testimoni Antonio Salvatore Branca Flores e Antonio Dessolis. Notaio rogante Pietro Spanu. La procura è redatta in lingua spagnola (3).

(3) Cfr. I, cc. 78-79v. (quest'ultima c. è bianca).

*

560/1
1796 gennaio 27, Cagliari.
I tre Stamenti in una articolata supplica a Vittorio Amedeo III, ripercorrono i momenti salienti del malgoverno del conte Galli, chiamato a sostituire il conte Avogadro nella spedizione degli affari di Sardegna nel marzo 1795; al conte Galli gli Stamenti attribuiscono tutta la responsabilità della grave situazione di instabilità dell'isola, per cui ne chiedono ancora una volta la rimozione.

(…)
All'indomani passando ne' territori di Florinas, e Cargeghe quell'esercito di volontari si rese più numeroso, e più forte concorrendo in gran numero i paesi, e dai villaggi circonvicini, e dalle parti più remote. S'imbatterono in quei luoghi col Gioachino Mundula di Sassari, che rimpatriavasi di ritorno da Cagliari, e fu trattenuto assieme ad alcuni viandanti di suo seguito. (…).

*

564/2
[1796 gennaio, Cagliari]
I due capi della sollevazione contadina contro la città di Sassari espongono in una lunga relazione indirizzata agli Stamenti le circostanze che hanno portato all'assedio e alla capitolazione di Sassari e alla traduzione a Cagliari del governatore e dell'Arcivescovo turritani.

[Relazione del notaio Francesco Cilocco e dell'avvocato Gioachino Mundula]
(…) La mattina del giorno 27 detto (Francesco Cilocco - ndc) detto fu obbligato marciare coll'istessa compagnia, e di molti altri che in confluenza concorrevano, e mentre si trovava nei contorni / dei villaggi di Florinas, e Cargeghe, viddero da lontano l'avvocato Gioachino Mundula, che di ritorno da Cagliari marciava verso la sua patria in compagnia del conciatore Antonio Maria Carta, e del viandante Cosimo Auleri, ed all'oggetto di raggiungerlo si distaccarono venticinque, o trenta uomini, da quel corpo a briglia sciolta: lo fermarono sin tanto che arrivasse detto Cilocco per unirlo alla stessa compagnia e comunicatagli l'idea, che aveva quella moltitudine de' villici, marciarono assieme verso Sassari. (…)



***