sabato 12 ottobre 2019

I Solinas di Cargeghe: genealogia di una nobile casata logudorese




di Giuseppe Ruiu



Il lavoro di ricerca sulla genealogia delle famiglie nobili di Cargeghe, iniziato con i Cavalieri Satta, prosegue con la ricostruzione familiare della casata dei Solinas, nobili rurali logudoresi presenti a Cargeghe già dalla seconda metà del XVI secolo (1569), poiché è in tale data che compaiono nei registri parrocchiali (i Qunque libri di Cargeghe ascendono a tale periodo), dove viene per altro attribuito loro il titolo di donnu e donna.

Il ramo dei Solinas cargeghesi preso in esame in questo lavoro è però di estrazione banarese, in quanto il capostipite: Don Giovanni Battista Solinas Isolero era nativo del paese di Banari ma contrasse matrimonio e dimora in Cargeghe nel 1825.

È lecito pensare che i Solinas logudoresi (presenti a Cargeghe, Codrongianos, Banari, Florinas e in altri villaggi limitrofi) facciano comunque parte della medesima grande famiglia originatosi probabilmente in epoca giudicale. Appartenenti forse alla casta dei majorales (i possidenti) del Logu de Ore o Giudicato di Torres, che in seguito, così come per altre famiglie di maggiorenti di etnia sarda, cercherà di affermarsi dal punto di vista economico e sociale, anche con i nuovi dominatori iberici.

Testimonianza materiale, non solo documentaria, della presenza dei Solinas è costituita da un altare ligneo settecentesco (oratorio) all'interno della parrocchiale dei Santi Martiri Quirico e Giulitta di Cargeghe, in una cappella laterale di epoca tardogotica, il quale alla sua base riporta l'iscrizione a caratteri dorati in lingua castigliana: “Este oratorio lo han fundado los no[biles] D[on] Leonardo Solinas et D[onna] Theresa Nurra anno 1759” (Questo oratorio è stato fondato dai nobili Don Leonardo Solinas e Donna Teresa Nurra anno 1759).

Altare ligneo settecentesco che raffigura San 
Francesco nell'atto di ricevere le stimmate

 
Dettaglio iscrizione


Don Leonardo Solinas, morto a Banari nel 1779 secondo le fonti, e Donna Teresa Nurra di Thiesi (anche la famiglia Nurra ebbe un importante ramo cargeghese) furono i genitori del carmelitano Alberto Maria - al secolo Giuseppe Andrea Luigi -, vescovo di Nuoro dal 17 gennaio 1803 al 17 luglio 1817 giorno del suo decesso (nota 1).  

Don Alberto Maria Solinas vescovo di Nuoro

Altro figlio fu Don Leonardo Solinas Nurra definito dalle fonti banarese ma dimorante nella città di Cagliari e successivamente ad Alghero. Egli è figura, in un certo qual modo, nota alla letteratura sarda poiché considerato autore di poesie e coautore di poemi e opuscoli in varie lingue (sarda, castigliana, catalana, italiana e francese), firmandosi sovente con il nome arcadico di Penteo Alcidomenziaco (nota 2).
Ulteriore figlio fu Don Gavino Solinas Nurra nonno di don Giovanni Battista Isolero capostipite del ramo cargeghese.

Al primo Don Leonardo Solinas dovrebbe discendere la concessione del cavalierato da parte del sovrano nell'anno 1729, e il diritto a partecipare alle sedute parlamentari delle Cortes del Regno di Sardegna nel braccio Militare (nota 3).

L'arma dei Solinas logudoresi è presente nell'Enciclopedia storico-nobiliare italiana e viene così descritta: D'azzurro a cinque alberi di cui alcuni nodriti sulla campagna montuosa, altri sradicati, con un sole in mezzo a un gruppo di nuvole nel punto destro del capo, il tutto al naturale.



Altro ramo della famiglia, probabilmente quello florinese, comprò nel 1736 per tramite del Canonico Don Francesco Solinas Pira residente a Cagliari, il feudo, costituito in marchesato, di Sedilo e Canales, che in seguito ad alcune cause legali all'interno della famiglia, passò ai Delitala Solinas (nota 4).

Tornando al ramo cargeghese, Don Giovanni Battista ebbe a Cargeghe numerosa prole, ben dieci figli di cui sette sopravvissuti. Gli eredi maschi furono don Antonio Maria, don Francesco (entrambi laureati in ambe leggi all'Università di Sassari) e don Leonardo, da cui discesero i rami codrongianese e sassarese della famiglia. Don Antonio Maria e Don Francesco furono anche consiglieri comunali a Cargeghe nella seconda metà del XIX secolo.

La famiglia risiedette a Cargeghe probabilmente dove oggi sorgono gli edifici compresi tra via Roma (un tempo Largo Olmo) e via Garibaldi (anticamente via Porticale). Furono inoltre proprietari di vaste estensioni di terreno agricolo nel territorio cargeghese.  

Abitato di Cargeghe, porzione di mappa tratta da Google Maps

Secondo consuetudine, e fino al 1852 quando venne consacrato il nuovo cimitero, i nobili all'atto del decesso venivano inumati all'interno della chiesa parrocchiale. Precisamente nella cappella patronata de Sa Regina o Auxilium Christianorum, cappella del transetto sul lato destro dell'altare maggiore.

Note
2 - «Estudis de llengua i literaturas catalanes /XXXVIII», homenatge a Arthur Terry, 2, Publicacions de l'Abadia de Montserrat, 1999.
«Tesori in Sardegna», Joan Armangué i Herrero, Luca Scala, Arxiu de Tradicions de l'Alguer, Editore Grafica del Parteolla, 2001.


Albero dei Solinas di Cargeghe dal XIX secolo

Don Giovanni Battista Solinas Isolero (Banari, 23/07/1797 – Cargeghe, 21/12/1875)
Figlio di Don Antonio di Banari e Donna Nicoletta Isolero Delogu.
Matrimonio a Cargeghe il 09/10/1825 con
Donna Efisia Maria Francesca Giuseppa Nurra Flores (Cargeghe, 25/03/1805-23/08/1863)
Figlia di Don Francesco Giuseppe Nurra Delogu di Thiesi, comandante battaglione fanteria miliziana di Ploaghe, e Donna Anatolia Flores Pinna di Cargeghe.

Figli:
- Donna Anatolia Maria Anna Raffaella Antonia Geronima Solinas Nurra (Cargeghe, 03/11/1826-24/07/1828)
- Donna Maria Nicoletta Anna Raffaella Raimonda Efisia Antonia Solinas Nurra (Cargeghe, 15/01/1828)
- Don Antonio Maria Raffaele Raimondo Gaetano Lorenzo Alberto Solinas Nurra (Cargeghe, 07/08/1829-Sassari, c.04/06/1905)
- Don Leonardo Maria Antonio Alberto Raimondo Lorenzo Valentino Solinas Nurra (Cargeghe, 24/02/1832-29/08/1834)
- Don Francesco Giuseppe Salvatore Maria Antonio Giovanni Solinas Nurra (Cargeghe, 23/12/1833)
- Don Leonardo Salvatore Maria Antonio Francesco Giuseppe Solinas Nurra (Cargeghe, 10/04/1836–14/04/1836)
- Don Leonardo Maria Martino Antonio Lorenzo Quirico Solinas Nurra (Cargeghe, 11/11//1837)
- Donna Maria Raimonda Anna Anatolia Filomena Solinas Nurra (Cargeghe, 17/12/1840-Sassari, 21/12/1920)
- Donna Chiara Maria Sebastiana Solinas Nurra (Cargeghe, 20/01/1844)
- Donna Maria Anna Alberta Giuseppa Gioacchina Solinas Nurra (Cargeghe, 27/06/1846-Sassari, 18/08/1899)

Nota
- Donna Nicoletta sposa a Cargeghe il 28/06/1846 Don Antonio Corda di Borutta, figlio di Don Michele Corda di Banari. Figli: Don Giommaria Corda Solinas (Borutta, 1859-1938), morto celibe (committente degli altari in marmo novecenteschi delle cappelle della chiesa parrocchiale di Cargeghe); Don Michele Corda Solinas (Borutta), morto celibe; Don Giovanni Battista Corda Solinas (Borutta), che ebbe discendenza; Donna Efisia Corda Solinas (Borutta), morta nubile; Donna Francesca Corda Solinas (Borutta), morta nubile.
- Donna Maria Raimonda sposa l'avvocato sassarese Don Alberto Cugia.
- Donna Maria sposa a Sassari Don Giovanni Antonio Pitzolo (Selargius, 1841-Sassari 1904). Figli: Donna Giuseppina Pitzolo Solinas (Sassari, (?) - 31/01/1964) e
Don Riccardo Pitzolo Solinas (Sassari), sindaco di Banari nel primo novecento. Donna Giuseppina Pitzolo Solinas (Sassari), sposa a Sassari il 29/09/1904 il cugino Don Silvio Pitzolo Cambilargio, (Sassari, (?) - 03/04/1956), avvocato e tenente della Milizia territoriale.

Discendenza a Codrongianos
Don Antonio Solinas Nurra, (Cargeghe, 07/08/1829-Sassari, c.04/06/1905)
Matrimonio a Codrongianus con Donna Anna Solinas di Codrongianus
Figli:
Don Gavino Solinas Solinas (Codrongianus, c.1868-Cargeghe, 13/03/1873)
Donna Efisia Solinas Solinas (Codrongianus)
Donna Maria Solinas Solinas (Codrongianus)
Donna Ester Solinas Solinas (Codrongianus)
Donna Amalia Solinas Solinas (Codrongianus)

Discendenza a Sassari
Don Leonardo Solinas Nurra (Cargeghe, 11/11//1837-Sassari, 01/02/1917)
Matrimonio a Banari c.1881 con
Donna Maria Grazia Delogu di Banari, di Don Ignazio e donna Margherita Delrio
Figli:
Donna Margherita Solinas Delogu
Don Giuseppe Emanuele Solinas Delogu (Sassari, 15/12/1883-01/06/1939)
Donna Efisia Solinas Delogu
Don Ignazio Solinas Delogu (Sassari, 22/07/1887-26/12/1949)
Don Giovanni Battista Solinas Delogu
Don Luigi Solinas Delogu, deceduto nel giugno del 1916 a 25 anni, nel corso della prima guerra mondiale.

Nota
Don Leonardo Solinas Nurra precedentemente domiciliato ad Alghero forse per altro matrimonio.
Contratto del secondo matrimonio presente tra i rogiti del notaio Gavino Me-Fois, anno 1881 (Archivio di Stato di Sassari).

Albero famiglia Solinas di Cargeghe





venerdì 5 luglio 2019

Il significato del toponimo "Sa Piedade" a Cargeghe


di Giuseppe Ruiu


"Sa Piedade" è l’originale denominazione della parte alta di via Roma all’altezza del vecchio Municipio a Cargeghe. Tale evocativo toponimo ha da sempre attratto una certa curiosità, e sovente si è favoleggiato sulle reali motivazioni che hanno indotto a denominare in maniera così simbolica quel tratto di via.


Via Roma nel tratto di "Sa Piedade" e sulla
sinistra l'edificio del vecchio Municipio

Targa toponomastica comunale

Il toponimo, con la dicitura in lingua sarda "Carrela Cheja e Sa Pietate", compare in una mappa alquanto stilizzata poiché redatta a mano libera su un foglio sparso, forse della seconda metà del XIX secolo, presente presso l'archivio parrocchiale:


Dettaglio della mappa ottocentesca

Secondo alcuni tale denominazione sarebbe legata ai riti della Settimana Santa, in quanto a Cargeghe anticamente officiava la Confraternita di Santa Croce - della quale si è già scritto in alcuni articoli presenti sul blog - e proprio nel corso di tale periodo vi era l’apice della propria attività religiosa con il suggestivo rito de S’Iscravamentu. Il sito era un passaggio obbligato nel percorso processionale che conduceva dall’Oratorio di Santa Croce alla parrocchiale del paese. "Sa Piedade", la Pietà della Vergine dunque, sarebbe l’interpretazione religiosa del toponimo eternato dalla devozione popolare. Pietà la cui iconografia è stata celebrata dall’artista Michelangelo Buonarroti nella sua mirabile scultura “La pietà vaticana” della fine del XV secolo.


Secondo un'altra lettura che potremmo definire a tinte fosche (che nel paese ha diversi adepti) il toponimo deriverebbe la sua origine dalla presenza in epoca feudale del patibolo per le esecuzioni capitali: "Sa furca", come viene ancora indicata in lingua sarda. La pietà, nello specifico, sarebbe la clemenza chiesta dai congiunti del condannato ai funzionari feudali per la commutazione della condanna all’impiccagione.

Il cortile esterno dell’attuale casa Sanna che costeggia la via Roma in quel tratto, si congettura fosse il luogo deputato a tali “celebrazioni”. Va però fatto rilevare, per quanto se ne sappia, che le esecuzioni dei rei appartenenti alla Baronia di Ploaghe, sotto la cui giurisdizione ricadeva il paese di Cargeghe e i suoi abitanti, venivano eseguite presso il palazzotto della curia baronale a Ploaghe, dove erano presenti le prigioni e la forca. Solo di rado, e per fatti riguardanti gravi reati, quali la lesa maestà ad esempio o omicidi di una certa efferatezza, venivano poste in essere esecuzioni pubbliche sovente ammantante di una solenne e teatrale ritualità, che non si confacevano di certo al tranquillo borgo di Cargeghe.



Tali letture popolari pur suggestive nella loro evocazione di riti laici e religiosi di un passato più o meno remoto, ma prive di riscontri documentari a supporto, non soddisfano pienamente la comprensione del toponimo, lasciando dunque spazio alla ricerca di una spiegazione forse più logica e diciamo meno "romantica". 
Per l'interpretazione toponomastica, avanzata in questo articolo, è necessario partire da un atto storico concreto: l'istituzione in Sardegna da parte del governo sabaudo, con un pregone del viceré del 1767, dei Monti Granatici (o Frumentari), per incoraggiare l'agricoltura attraverso la concessione di grano e orzo ai contadini in modo da sottrarli al sistema usuraio praticato dalla nobiltà agraria e dai printzipales. L'evoluzione successiva, nel 1780 in pieno riformismo sabaudo, si ebbe con i Monti Nummari (dal latino nummus: moneta) che consentivano, oltre alla concessione di semenze effettuata dai Monti Granatici, anche di sopperire alla cronica carenza di liquidità monetaria attraverso il finanziamento necessario per l'acquisto degli attrezzi da lavoro, buoi e in generale di tutto ciò che era necessario per l'ammodernamento dell'agricoltura sarda rimasta ancorata ad arcaici schemi e retaggi del passato e sottoposta ciclicamente a spaventose carestie. Ciò detto, va tenuto presente che istituzioni non dissimili a sostegno degli agricoltori erano presenti anche in epoca spagnola.

I Monti erano amministrati da giunte locali con la supervisione del parroco sotto la tutela di una giunta diocesana presieduta dal vescovo, fino ai più alti livelli dell'amministrazione vice-regia che sovrintendeva, con una giunta cagliaritana, al sistema generale dei Monti. Nel corso del tempo i Monti Nummari assunsero la funzione di veri e propri Monti di Soccorso, o Monti di Pietà, in latino Montis Pietatis, e in lingua sarda “Monte de Piedade” o semplicemente “Sa Piedade” ("Monte Granàticu o siat de Piedade"). Ogni centro abitato dell'isola venne dotato di una struttura edilizia, spesso di pregio architettonico, destinata a tale funzione. Emblematico è il caso di Borore dove ancora oggi nel suo centro storico sussiste l'ex Monte Granatico, oggi casa Delogu, costruito interamente in pietra, e tutelato come bene storico-architettonico, detto “Sa Piedade”. Tale sistema giunse amministrativamente inalterato, svolgendo la proficua funzione creditizia in agricoltura, fino alla metà del 1800 (tra il 1845 e il 1851) quando tutto il sistema amministrativo, con la necessità del riordinamento, venne svuotato di funzioni operative. 

Anche Cargeghe ebbe il suo Monte Granatico, proprio dove oggi sorge l'edificio del vecchio Municipio a "Sa Piedade". La struttura venne edificata probabilmente a cavallo tra i secoli XVIII e XIX. In una cronaca presente nei Quinque libri parrocchiali del 24 settembre 1893 redatta dal parroco cargeghese, teologo Pietro Pilo “Babbai Pilo”, si narra che: «Esistono attualmente le vestigia di tre famosi runachi (sic), uno inerente al Monte di Pietà, ove oggi trovasi la casa del Comune (...)». 


Estratto del documento

Che quella fosse l'area del paese dove sorgeva l'edificio deputato all'ammasso del grano, lo si evince anche da altre fonti edite di metà ottocento, riportate dal canonico Giovanni Spano. Sempre in merito alla presenza di tre nuraghi presenti nel centro abitato di Cargeghe: «A man sinistra dentro il villaggio di Cargeghe si ha per tradizione che n'esistessero tre (nuraghi - nda), i quali furono demoliti per costrurre il monte granatico, la parrocchia e la casa Nurra.». («Memoria sopra i nuraghi di Sardegna», di Giovanni Spano, 1867).

Si è addirittura in grado di stabilire i fondi granatici e nummari del monte di soccorso cargeghese nell'anno 1793, grazie ai dati raccolti nello studio: «I monti nummari in Sardegna nella prima metà dell'ottocento (1780-1851)» di Daniele Casanova, in «La Sardegna nel Risorgimento», Convegno di Studi, Cagliari, 2011.


Tabella estratta dallo studio

In virtù di tali documentazione è possibile avanzare la teoria che il toponimo cargeghese trasse la sua origine dalla presenza in situ del Monte Granatico, "Sa Piedade" (con tutta probabilità ne sorse un altro agli inizi del XX secolo, come lasciano intuire alcuni articoli di cronaca locale, la cui ubicazione è però incerta). L'edificio del primo Monte di Pietà circa un secolo dopo venne adibito a casa municipale (oltre che caserma provvisoria dei Reali carabinieri e prigione: "Su tzippu"), e nel corso del tempo subì ulteriori rimaneggiamenti e sopraelevazioni fino allo stato attuale, che non lo rendono più riconoscibile dal punto di vista architettonico per quanto concerne la sua primigenia funzione, perdendosi così anche il ricordo nella memoria popolare se non per il toponimo che caratterizza quella determinata area.








lunedì 22 aprile 2019

Procura di battesimo del 1805 di don Antonio Grondona cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro




a cura di Giuseppe Ruiu


Un interessante documento presente nei registri parrocchiali di Cargeghe, i Quinque libri custoditi presso l'Archivio Storico Diocesano di Sassari, è costituito dalla procura di battesimo del 16 febbraio 1805 del cavaliere don Antonio Grondona Lopez (cagliaritano di origine iberico-genovese), per il battesimo della neonata cargeghese donna Efisia Nurra Flores, di nobile famiglia thiesina ma nata e residente a Cargeghe (andrà in moglie al nobile banarese residente a Cargeghe don Giovanni Battista Solinas). Il generale Grondona è figura ben nota per la storiografia sarda, poiché fu al centro delle vicende di fine settecento e primi dell'ottocento, che passarono alla storia come la “Sarda rivoluzione”, i moti angioyani antifeudali che infiammarono l'isola a cavallo dei due secoli. Egli fu il comandante delle regie truppe che, su mandato del conte di Moriana, governatore di Sassari, il 6 ottobre del 1800 assediarono il paese di Thiesi, epicentro della resistenza antigovernativa, e repressero con la forza il tentativo di difesa dei thiesini, per ristabilire le prerogative feudali del duca dell'Asinara don Antonio Manca, feudatario del paese.


Anni dopo, il nipote del Grondona: il generale don Vincenzo Grondona Flores e la moglie, la nobile donna Antonia Solinas Nurra, si ritireranno a vivere a Cargeghe (come descritto nel libro di Enrico Costa: Giovanni Tolu storia di un bandito sardo narrata da lui medesimo), dimorando nell'antica casa Nurra: così denominata dal canonico Giovanni Spano nel suo: Memorie sopra i nuraghi di Sardegna, del 1867: “(...) A man sinistra dentro il villaggio di Cargeghe si ha per tradizione che n'esistessero tre [nuraghi - ndc], i quali furono demoliti per costrurre il monte granatico, la Parrocchia e la casa Nurra.”. La casa nobiliare (già dimora dei nobili cargeghesi Manca Deriu-Larca - gli stemmi gentilizi dipinti all'interno dell'edificio ne fanno fede - ramo cadetto dei più celebri Manca di Thiesi) in seguito divenne la casa parrocchiale del paese, forse, congetturando, grazie al lascito alla chiesa degli ultimi rappresentanti dei Nurra cargeghesi: don Luigi Nurra (1), già sindaco di Cargeghe nella metà del XIX secolo, coniugato proprio con una Grondona, la nobile sassarese donna Caterina Grondona Solinas figlia dei suddetti don Vincenzo e donna Antonia, già benefattrice della chiesa cargeghese.


 
Monumento funebre, ad opera del celebre scultore 
Giuseppe Sartorio, nel Cimitero monumentale di Sassari, 
di donna Caterina Grondona Solinas, vedova di don Lugi 
Nurra Flores, magistrato e sindaco di Cargeghe nella metà 
del XIX secolo. 


Quinque libri Parrocchia SS. Martiri Quirico e Giulitta di Cargeghe, libro ottavo dei battezzati

Procura per tenere un’infante a battesimo giurata dall’Ill[ustrissi]mo Signor D[o]n Antonio Grondona Cavaliere dell’Ordine Militare dei SS. Maurizio e Lazzaro, Luogotenente Colonello nelle Regie Truppe, e Maggiore della Piazza di Cagliari, in Capo dell’Ill[ustrissi]mo D[o]n Leonardo de Bruner Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, Capitano nel Corpo dei Cacciatori, e Direttore del Regio Museo.
L’anno del Signore mille ottocento cinque ed alli sedici del mese di Febb[rai]o nella Città di Cagliari Capitale della Sardegna avanti me Not[ar]o Pubblico, ed alla presenza dei Signori testimoni sotto segnati.
Ad ognuno sia manifesto, che non potendo portarsi nel Villaggio di Cargeghe l’Ill[ustrissi]mo Signor Cavaliere D[o]n Antonio Grondona Maggiore di Piazza di questa città, per ivi attendere alle inf[rascrit]te cose, ha stimato necessario deputarsi un (?) un Pro[curato]re che lo rappresenti. Quindi è che personalmente costituito avanti me Not[ar]o Pubblico, e dei Signori testimoni sottosegnati l’Ill[ustrissi]mo Signor D[o]n Antonio Grondona Cavaliere dell’Ordine Militare dei SS. Maurizio e Lazzaro, Luogotenente Colonello nelle Regie Truppe, e Maggiore della Piazza di questa Città, pienamente conosciuto in vigore del p[rese]nte mandato speciale elegge per suo legittimo speciale Pro[curato]re e per le inf[rascrit]te cose generali l’Ill[ustrissi]mo D[o]n Leonardo de Bruner Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, Capitano nel Corpo dei Cacciatori, e Direttore del Regio Museo, acciocché a nome, e per parte di detto Signor Costituente, e la stessissima di lui persona rappresentando possa, e debba comparire nella Parrocchiale Chiesa del Villaggio di Cargeghe, od in qualsiasi altra Parrocchia, avanti qualunque Parroco per tenere a battesimo, secondo il rito di Chiesa Santa il figlio, che nascerà dall’imminente parto dell’Ill[ustrissi]ma Signora D[onn]a Anatolia Flores moglie dell’Ill[ustrissi]mo Signor D[o]n Francesco Giuseppe Nurra Comandante Provisionale del battaglione di Fanteria Miliziana di Ploaghe, e fare quelle confessioni di fede in tutt’atto necessarie, ed opportune e debite rinunciazioni, e quanto farebbe il Signor Costituente, se personalmente intervenisse, ed in questa guisa lo ha affermato, e promesso suo giuramento mediante, che ha prestato toccando colla mandritta la Croce, di cui è (?) come sogliono giurare simili Cavalieri, e si sottoscrive. P[rese]nti per testimoni li Sig[no]ri G[iuse]ppe Bazan di q[ues]ta Città, e Gaetano Incontri di Mantova e dimorante in detta Città che si sottoscrivono (?).
Ant[oni]o Grondona = G[iuse]ppe Bazan = Gaetano Incontri
Pasquale Angelo Podda Not[ar]o Pubb[lic]o e di (?).
Estratta dal suo orig[ina]le con cui fedelm[en]te (?) concorda, ed altra simile copia è stata inv[ia]ta nel giorno d’oggi presso il Not[ar]o Sig[no]r Lorenzo Monni (…) e reg[istra]ta nel vol. 2 pag. 56 fol. 2167 Del che si fa fede dall’Inf[rascrit]to Not[ar]o. Cagliari li 16 Febb[rai]o 1805.
Intestimonio di fedeltà [timbro] Pasquale Podda Not[ar]o Pubb[lic]o e di (?)

*
Anno del Signore 1805, 25 marzo - Cargeghe.
Io infrascritto Rettore di questa chiesa parrocchiale SS. Martiri Quirico e Giulitta, battezzai una bambina nata dopo l’ora quinta del mattino, dai Nobili coniugi Don Francesco Giuseppe Nurra di Thiesi, e a Cargeghe domiciliato, e Donna Anatolia Flores di questo paese e Parrocchia, il cui nome imposto è Efisia Maria Francesca Giuseppa. Padrini furono Nobile D[o]n Antonio Grondona Cagliaritano, celibe, Cavaliere SS. Maurizio e Lazzaro (Eques SS. Mauritii et Lazari), figlio del fu Nobile Don Agostino e fu Donna Giuseppa Lopez, cui procuratore e l’Augusto Imperiale Don Leonardo de Bruner Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro e Capitano del Corpo dei Cacciatori (Dux Cohortis Venatori Esterom) coniugato, con lettera di procura allegata in questo libro dei battesimi; e Nobile Donna Rosalia Delitala coniugata, della città di Sartena (Sartè) dell’isola di Corsica (Insula Cyrnes) e domiciliata nella chiesa metropolitana di San Nicola della città di Sassari, figlia del fu Don Francesco Delitala, ploaghese e vedova Donna Maria Colombo della detta città di Sartena (?). In quorum fidem. Teologo Collegiale Don Francesco Cossu Rettore.

(1) "Sono stati autorizzati: il parroco di Cargeghe ad accettare i legati di alcuni stabili e di quattro quadri, disposti dal fu nob. cav. Luigi Nurra-Flores di Tiesi;" Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana. Parte prima. Istituto poligrafico dello stato, 1903

Leggi anche: La casa parrocchiale di Cargeghe, foto-inchiesta

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giovedì 21 marzo 2019

La più antica rappresentazione su mappa dell'abitato di Cargeghe



a cura di Giuseppe Ruiu


Attraverso il motore di ricerca Carstos: acronimo di Cartografica Storica della Sardegna, del sito istituzionale dell'Archivio di Stato di Cagliari è possibile consultare le unità cartografiche del fondo archivistico del Cessato Catasto. 

Le tavolette di rilievo, come spiegato nella loro descrizione, denominate De Candia, dal nome del «(...) capitano Carlo De Candia, ufficiale del Real Corpo di Stato Maggiore Generale, a cui il re Carlo Alberto nel 1840 affidò l'incarico di procedere alla triangolazione e poligonazione di tutto il territorio della Sardegna. I lavori avevano lo scopo di individuare i confini del territorio demaniale, comunale e privato per arrivare alla formazione di catasti particolari per ogni comune.»

Tra le tante consultabili ve ne sono alcune relative al territorio comunale di Cargeghe e del suo centro abitato. L'analisi cartografica orientata allo studio delle evoluzioni territoriali e urbane del paese assume, sotto questo punto di vista, particolare interesse. Esse si rivelano una preziosa fonte di informazione storico-geografica, toponomastica e antroponimica.
Pagina dell'Archivio di Stato di Cagliari dove è possibile consultare le mappe storiche su Cargeghe 

Tra quelle relative a Cargeghe se ne trova una in particolare del 1843, che a buon diritto, può considerarsi come la prima rappresentazione su mappa, seppur alquanto stilizzata, del centro abitato del paese.
Pagina dell'Archivio di Stato di Cagliari con la descrizione della mappa

Stralcio Catasto "De Candia", scala 1:5.000
Comune di Cargeghe (1843)

Ad un attento osservatore non sfuggiranno alcuni interessanti dettagli urbanistici del centro abitato ottocentesco, come ad esempio la periferia nord del paese rappresentata dall'oratorio di Santa Croce, chiesa odiernamente inclusa nel centro abitato, che faceva da contraltare alla periferia sud rappresentata dalla chiesa parrocchiale. I quattro accessi al paese costituti da sentieri disposti quasi simmetricamente sui quattro punti cardinali: il nord verso Muros, l'ovest verso Ossi, l'est verso Codrongianos e il sud in direzione di Florinas.

Il viottolo, denominato: "Sa Mandra de Corte", oggi non più esistente poiché inglobato in abitazione privata, che dall'odierna piazza Nazario Sauro (già Largo Cavalier Satta e anticamente Carrela de sa Murighessa) conduceva a Mandra.

Lo slargo presente nell'odierna via Brigata Sassari (già Carrela de sas Funtanas) all'altezza del muraglione del belvedere, che discendeva ripido verso l'attuale ubicazione di Funtana. Assetto urbanistico precedente al passaggio nel sito, nel 1867, della strada consortile: Florinas-Cargeghe-Muros. Ultimo residuo di tale slargo fu probabilmente il sentiero in forte pendenza che fino agli anni '80 del XX secolo conduceva sempre verso Funtana, la cui antica ubicazione potrebbe essere stata in prossimità di tale slargo proprio al di sotto del nuraghe - che le fonti indicano ubicato nel sito della vecchia casa municipale -, cosa che ben spiegherebbe l'antica denominazione di: "Funtana de runache", come già congetturato in altro lavoro:
L'antica denominazione della principale fonte di Cargeghe: Sa Funtana de Runache.


venerdì 23 novembre 2018

Gavinu Contene nella sua unica visita a Cargeghe



di Giuseppe Ruiu


Nel corso della probabile apertura di una gara poetica svoltasi a Cargeghe tra la fine dell'ottocento e i primi del novecento, il celebre Gavinu Còntene (all'anagrafe Gavino Contini), dedicò l'ottava di apertura al paese che lo ospitava in quella occasione.
A detta degli esperti il Còntene, originario di Siligo, fu il maggiore, e artisticamente dotato, rappresentante della poesia estemporanea sarda a cavallo tra i due secoli.



Come recita nell'ottava, egli si scusa, pur senza averne grande responsabilità, per la sua tardiva visita nel paese.
Cargeghe, a differenza di altri centri del circondario, non ebbe poeti improvvisatori di acclarata fama, ma la passione per la poesia era viva così come la partecipazione alle dispute poetiche.
La pubblicistica menziona un solo poeta locale, tale Giommaria Ruju (probabilmente trattasi di Giommaria Ruju Biosa, Cargeghe 1818-1878, sindaco del paese nella seconda metà del XIX secolo), noto per essere avverso a “Sa Moda”, un particolare componimento poetico: «Io conobbi e sentii improvvisare un certo Gio Maria Ruju di Cargeghe; ebbene, egli aveva questa fìsima: guai a lanciargli contro una Moda, lasciava in asso l'avversario e si allontanava.» (1).



Versione dell'ottava pubblicata in una raccolta di poesie sul Còntene (2):
In disizu nde fia tantos annos
de fàghere una visita a Carzeghe
Ma iscusade, ca no nd'hapo neghe,
prite mi nd'hana brivu sos affannos.
Su poveru si faghet contos mannos,
e dae chentu nde resessin deghe.
Ma su dicciu antigu narat gai:
"Mezus cumprire a tardu, chi non mai".

L'ottava come viene rammentata dal signor Gavino Loriga di Cargeghe:
Nde fia in disizu medas annos
De fàghere una visita a Carzeghe,
A mie non mi nd'etedas mancu neghe
Ca chie mi nd'at privu sos afannos,
Su pòveru si faghet contos mannos
Ma dae chentu nde resultan deghe,
Ma su dìciu antigu narat gai:
"Mezus cumprire tardu chi non mai”.


1. Dott. Andrea Mulas, Poesie Dialettali Tissesi, Sassari 1902, pag. 462.
2. Non è stato possibile, al momento, risalire all'autore della raccolta di poesie per la doverosa menzione.

giovedì 8 novembre 2018

L'orientamento astronomico della chiesa parrocchiale di Cargeghe




di Giuseppe Ruiu


È tradizione antica quella di orientare gli edifici sacri già prima dell'affacciarsi della religione cristiana. L'orientarsi, dal latino oriri “sorgere”, etimologicamente significa: volgersi verso oriente, il luogo in cui nasce il sole. Anticamente l’erezione di un edificio di culto cristiano doveva conformarsi a determinati canoni simbolici poiché nella tradizione cristiana, il templum è il luogo che ripropone in terra la concezione mistica dell’universo religioso. Nel corso del medioevo la costruzione di una chiesa rispondeva a chiare regole sia in merito all'orientamento del suo asse principale (ingresso-abside) che al periodo in cui il rito fondativo doveva essere celebrato.

Matematica, geometria e astronomia erano le discipline che il mastro costruttore, il magister, doveva utilizzare - attraverso una serie di calcoli, osservazioni e modelli geometrici - per rendere tangibili, tramite l'orientazione più opportuna, le specifiche simboliche dei committenti dell'edificio di culto. 

Per tradizione la croce di Cristo fu eretta sul monte Calvario in modo da essere rivolta verso ovest, dunque i fedeli in adorazione dovevano rivolgersi a est, Versus Solem Orientem, la zona della luce e del bene: la pars familiaris, in contrapposizione con l'occidentale pars hostilis.

Le chiese erette prima del XVI secolo sono caratterizzate da un orientamento molto accurato (le nostre chiese romaniche ad esempio), mentre dal XVI fino al XVIII secolo, l'orientazione diviene meno precisa, per poi da tale secolo in avanti i luoghi di culto tenderanno ad essere orientati in maniera, possiamo dire, casuale. La spiegazione di questo fenomeno è relativamente semplice: prima del 1500 non essendo diffuso l'uso della bussola in architettura era necessario utilizzare le osservazioni astronomiche per determinare le linee equinoziale e meridiana. Successivamente l'uso della bussola produsse chiese orientate secondo la direzione del punto cardinale est magnetico che differiva in maniera variabile nel tempo dall'est astronomico a causa della declinazione magnetica locale e della sua variazione. 

In virtù di tali valutazioni, si è proceduto all'analisi dell'orientamento astronomico della chiesa parrocchiale di Cargeghe, intitolata ai martiri Quirico e Giulitta, la cui commemorazione ricade il giorno 15 luglio. L'analisi, condotta per mezzo di misurazioni-osservazioni in situ e con il supporto di programmi di misurazioni astronomiche reperibili in rete, non ha i crismi della “scientificità” - si auspica che chi in possesso di maggiori competenze e strumentazioni possa effettuare in futuro misurazioni più accurate – ma, nonostante ciò, è possibile avanzare alcune considerazioni in merito.


L'edificio di culto, pur in mancanza di documentazione storica, venne presumibilmente edificato agli inizi del XVI secolo forse su iniziativa dei feudatari del paese i nobili Montanyans-Castelvì, e la sua prima menzione è quella dei registri parrocchiali di Cargeghe nell'anno 1568. Il suo interno, dal punto di vista architettonico, nonostante le posteriori ed evidenti opere di rimaneggiamento, denota uno stile tardo-gotico (reso evidente nelle sue quattro cappelle del lato destro), con alcuni influssi rinascimentali (nelle cappelle del transetto), con un'abside di certo rimaneggiata tra XVII e XVIII secolo, e una facciata della medesima epoca, con oculo reniforme del quale si hanno rari esempi nel nord Sardegna.

Declinazione magnetica

La chiesa si trova in quella che, fin quasi alla fine del secolo scorso, era la parte più elevata dell'abitato del paese; un ciglione che guarda verso la piana di Campomela e l'odierna strada statale 131, dove la vista spazia libera fino ai rilievi posti tra Osilo e Ploaghe, dunque senza apparenti ostacoli di natura topografica e visiva al suo orizzonte. Le coordinate geografiche rilevate per la seguente misurazione sono quelle dell'intersezione dell'asse principale della parrocchiale con l'asse della facciata:latitudine 40° 40' 2.428" N - longitudine 8° 36' 53.011 E. L'orientamento della parrocchiale è a est-nord-est, e misura un azimut, l'angolo compreso tra il nord geografico e l'asse ingresso-abside, di 70°.

Asse principale della chiesa (ingresso-abside)
con azimut di 70°

Planimetria chiesa e asse principale

Non essendo la chiesa orientata precisamente a est, ma ne differisce sensibilmente, non vi è dunque un orientamento verso il Sol Aequinoctialis, il punto di levata dell'astro diurno quando la sua declinazione è pari a zero, che avviene solo agli equinozi, e che conformava le chiese medievali: esempio ne sia la chiesetta romanica di Santa Maria de Contra, ubicata a valle del paese sopra una collinetta (Contra che è termine caduto in disuso, in lingua sarda aveva significato di collina, piccolo rilievo). Si è cercato allora di calcolare in quale giorno dell'anno il sole sorge sull'asse della chiesa per comprendere se possa sussistere qualche originario legame simbolico-religioso.

Orientamento chiesa Santa Maria de Contra 

Il 4 ottobre del 1582 Papa Gregorio XIII fu l'artefice della riforma del calendario, per mantenere la data dell'equinozio al 21 marzo si passò direttamente dal giorno 4 ottobre al giorno 15, sempre di ottobre. Attualmente la differenza tra calendario Giuliano e calendario Gregoriano - dal nome del Papa - è di 13 giorni. Dunque in base al vecchio calendario Giuliano, da prendere in considerazione per tale ricerca essendo la chiesa anteriore al 1582, l'allineamento dell'asse della chiesa si verificherà all'alba del giorno 1 agosto (14 agosto per l'odierno Gregoriano) alle 06:34 ora legale, con azimut di 70.13°.

 Allineamento asse chiesa parrocchiale 
con alba 1 agosto (calendario Giuliano)
Sun Earth Tools

Alba del 1° agosto (calendario Giuliano)
sull'orizzonte visivo della chiesa
Lumos: Sun and Moon Tracker

In tale data pare non sussistano particolari ricorrenze religiose che possano legarla liturgicamente alla chiesa di Cargeghe... sempre che non sussistessero in antico. Si è provato a valutare anche la data della festività patronale dei martiri Quirico e Giulitta, che con il paese hanno un profondissimo legame storico e sociale. L'alba del 15 luglio (alle 06:18 ora legale) sempre del calendario Giuliano (28 luglio del Gregoriano) non vi è un allineamento con l'asse della chiesa, si ha solo un a transito del sole sull'asse della chiesa alle ore 06:58 (azimut 70.12°).

Al momento rimane dunque sconosciuto (sempre che non si tratti di pura casualità o degli effetti della declinazione magnetica) il motivo per il quale il magister e la committenza, abbiano voluto edificare la chiesa eseguendo calcoli e misurazioni in virtù dell'alba del 1 agosto.

Per quanto riguarda invece la seconda chiesa del centro abitato di Cargeghe, l'oratorio di Santa Croce, è possibile rilevare che sussiste un perfetto allineamento del suo asse (azimut 98°, orientato con l'alba del 28 settembre del calendario Giuliano) con il nuraghe Cherchizos, a circa 500 metri a valle del paese, oggi visibile solo a livello di base nel suo primo anello di pietre, con un notevole diametro di circa 15 metri. Forse nel 1630, anno di probabile fondazione dell'oratorio, il nuraghe (probabilmente non ancora un rudere) venne preso come punto di riferimento visivo, a est, per tracciare l'asse della chiesa. 

Oratorio di Santa Croce con asse orientato all'alba 
del 28 settembre del calendario Giuliano
Sun Earth Tools

Allineamento asse oratorio di Santa Croce
con il centro del nuraghe Cherchizos


Nuraghe Cherchizos, accesso.

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Aggiornamento (2 gennaio 2022)
Successivamente alla pubblicazione dell'articolo sono state effettuate ulteriori indagini di carattere agiografico e si è appurato che nel giorno del primo di agosto ricade la festività di San Pietro in Vincoli. Il legame storico tra il culto di San Pietro e Cargeghe è costituito da una scheda del Condaghe di San Pietro di Silki, databile ante 1063-1065, nella quale si menziona l'edificio di culto di "Sanctu Petru de Carieke"(1) che una certa tradizione storica vuole presente fino a metà ottocento a valle del paese costituendo la parrocchia del villaggio medievale ivi ubicato prima del suo spostamento di sede più a monte. Non è possibile avanzare, a causa della mancanza di ulteriore documentazione storica, altre valutazioni in merito.



venerdì 12 ottobre 2018

Cariche feudali a Cargeghe, tra gli anni 1571 e 1707



a cura di Giuseppe Ruiu


In base alle registrazioni dei Quinque libri, è possibile risalire a parte dei nominativi di coloro che ricoprirono incarichi feudali nella villa di Cargeghe tra gli anni 1571 e 1707.
In varie registrazioni, per lo più quelle di morte, si fa menzione dei funzionari locali dell'amministrazione feudale. La villa di Cargeghe era ricompresa nella Baronia di Ploaghe - insieme a Ploaghe, Codrongianos, Florinas ed altri villaggi limitrofi oggi estinti - feudo dei Castelvì marchesi di Làconi e visconti di Sanluri, avuto per via matrimoniale dai sassaresi Montanians, e infine passato, sempre per matrimonio, agli Aymerich. 
Solitamente tali incarichi erano appannaggio della vecchia classe dirigente locale di epoca giudicale: i majorales o donnos, funzionari della vecchia cerchia del Giudice, o più spesso suoi parenti diretti, a cui era demandata l'amministrazione delle curadorias in cui era ripartito il regno giudicale, e che in tal modo cercavano di rimanere ancorati al nuovo sistema amministrativo del Regno di Sardegna iberico.
Principalmente tali funzioni riguardavano la figura del majore-mayor (de Justicia): non propriamente un sindaco come l'intenderemmo oggi ma una figura di rappresentanza, nella villa, della curia baronale, e quella di iscrianu o scrianu, de sa Baronia, lo scrivano abilitato alla trascrizione degli atti pubblici.
Essi venivano scelti direttamente dal feudatario, spesso per tramite del suo podatario e luogotenente in Sardegna - poiché buona parte dei feudatari risiedeva nella penisola iberica (o comunque lontano) - all'interno di una ristretta cerchia di bonos homines, probi uomini espressione delle classi sociali del villaggio a cui era demandato di amministrare la giustizia.

Anno 1571
Majore (de Justicia): Antoni de Querqui Marceddu (Marcedu, Marcelu);
Iscrianu (de sa Baronia): Luzianu Pinna.

1573
Majore: mastru Salvadore Pittale (Pitale).

1574
Majore: donnu Antoni de Querqui Marceddu;
Iscrianu: Luzianu Pinna;
Oberaju de Santu Quirigu: Lucha Solinas;
Missu de sa Corte: Larentu Corria.

1575
Majore: mastru Salvadore Pittale.

1586
Majore: donnu Salvadore Pittale;
Iscrianu: Austinu de Martis (Demartis).

1588
Iscrianu: donnu Pedru de Fiumen (Flumen, Fiume).

1592
Iscrianu: donnu Austinu de Martis.

1594
Iscrianu: donnu Pedru de Fiumen.

1601
Iscrianu: mossen Pedru de Fiumen.

1624
Iscrianu: donnu Andria de Querqui (Dequerqui, Querqui).

1625
Iscrianu desa Baronia: Anguelu Pinna.

1647
Iscrianu: Nicolau de Querqui.

1664
Iscrianu: Antoni Manca.

1672
Iscrianu: Luisi Salaris (natural dela isla de Corsega).

1683
Iscrianu: Antoni Manca.

1688
Mayor e oberaju de Santu Quirigu: Thomas de Querqui.

1705
Iscrianu: Antoni Manca.

1707
Mayor: Bernardo Virdis.

Aggiornamento:

1740

Mayore de Justicia e Juigue ordinariu: Angelu de Martis.

1787

Sindaco: Luca Raimondo Sogus.