venerdì 28 aprile 2017

Monsignor Salvatore Tolu di Cargeghe, arcivescovo arborense: 1899-1914



a cura di Giuseppe Ruiu


Si riportano gli articoli giornalistici della Nuova Sardegna, tra fine ottocento e primi novecento, che tratteggiano la vicenda terrena di mons. Salvatore Tolu (Cargeghe, 24.05.1848 – Sassari, 30.01.1914), una delle personalità più eminenti della storia cargeghese. Arcivescovo di Oristano dal 19 giugno 1899 al 30 gennaio 1914, anno della sua morte.
Articoli estratti da: Giuseppe Ruiu (a cura di), Cargeghe nelle cronache dell'Otto-Novecento. Sotto l'egida di Inedita - Centro di documentazione culturale, Magnum-Edizioni, Sassari 2004.


Articoli

La Nuova Sardegna, 20 giugno 1899
Per l'Arcivescovo di Oristano

CARGEGHE, 17. - La nomina del nostro esimio compaesano canonico Tolu ad arcivescovo di Oristano, fu appresa con vivo compiacimento da tutta la popolazione.
Il consiglio comunale si è fatto interprete dei sentimenti di questa, votando, su proposta del sindaco, un indirizzo di felicitazione al nuovo arcivescovo.

*
La Nuova Sardegna, 06 dicembre 1899
Il nuovo Arcivescovo di Oristano

La Sardegna Cattolica pubblica cenni biografici su monsignor Salvatore Tolu, nato a Cargeghe nel 1848. appresi i rudimenti della grammatica e delle belle lettere presso dei Padri Scolopi, di Sassari, auspice il tanto benemerito della pubblica istruzione padre Tommaso Carta, ed ammesso come alunno in questo seminario tredentino, frequentava poi nel liceo e nella R. università i corsi di filosofia e di sacra teologia, nella quale conseguì la laurea dottorale, fra le ultime conseguite (l'ultima - ndc) nella facoltà, prima che ne avvenisse la soppressione.
Il dottor Diego Marongio lo chiamò come segretario appena assunto al seggio arcipescopale.
La Sardegna aggiunge:
Elevato a sua insaputa, anzi quasi riluttante alla mitra dell'archidiocesi di Arborea, oltre al largo corredo delle proprie virtù e di molta dottrina, frutto di uno studio indefesso, vi porta quel tatto aquisito e quello spirito di sana moderazione non disgiunta da energica fermezza, che ebbe campo di acquistare nella diutura convivenza col Marongio.
L'archidiocesi di Oristano ebbe altri tre arcivescovi provenienti dal Capitolo Turritano cioè: nel 1578 Francesco Figo, nel 1588 Antonio Canopolo, nel 1641 Pietro Vico tutti tre Sassaresi.

*
La Nuova Sardegna, 24 dicembre 1899
Il nuovo arcivescovo di Oristano
(Nostro telegr. Part.)

Roma, 23, ore 12, (Sm.) - L'altro ieri il cardinale Parrocchi consacrò monsignor Tolu, arcivescovo di Oristano.
Alla cerimonia, che ebbe luogo nella chiesa della Missione, assistevano molti sardi.
Dopo aver presenziato l'apertura della porta santa, ripartirà per Sassari, quindi si recherà ad Oristano per prender possesso dell'archidiocesi.

*
La Nuova Sardegna, 28 dicembre 1899
L'arcivescovo di Oristano
(Nostro telegr. Part.)

Roma, 27, ore 13,55 (Sm.) - L'arcivescovo Tolu, salutato da parecchi sardi, è partito per Sassari, donde proseguirà per Oristano.

*
La Nuova Sardegna, 2 gennaio 1900
L'arcivescovo d'Oristano a Cargeghe

CARGEGHE, 31. - Oggi abbiamo avuto la visita dell'arcivescovo d'Oristano monsignor Tolu. Il paese nativo come era dovere gli ha fatto lietissime accoglienze. L'inaugurazione fu assolutamente trionfale alle funzioni religiose nella parrocchia.
Le parole di circostanza, dette dal parroco dott. Pilo, furono accolte con entusiasmo. L'arcivescovo ne restò commosso. Tutte le autorità gli hanno reso visita.

Porzione di via Brigata Sassari a Cargeghe 
un tempo via Arcivescovo Tolu

 Mappa dell'abitato di Cargeghe nel 1901 dove 
si evidenzia la via dedicata all'arcivescovo


La Nuova Sardegna, 5 gennaio 1900
L'arcivescovo di Oristano

ORISTANO, 3. - Il nuovo arcivescovo monsignor Tolu arriverà qui il giorno sette del corrente mese.

*
La Nuova Sardegna, 12 gennaio 1900
Vita paesana

CARGEGHE, 7. - L'egregio arcivescovo d'Oristano mons. Tolu, partì da Cargeghe diretto per Banari, patria dell'illustre arcivescovo Marongiu. È superfluo il dire che come fu cordialmente ricevuto nella sua diletta patria con segni straordinari di simpatia e d'affetto, così venne accompagnato all'atto della sua partenza fino a Florinas, ove fece brevissima sosta tra gli evviva della popolazione, la quale unì, con grande scorta di cavalli e cavalieri, le proprie bandiere alle sventolanti di Cargeghe.
Auguriamo all'arcivescovo Tolu, il viaggio alla sua sede d'Arborea la quale sarà memore delle sue illustre tradizioni in simili ricorrenze.


 Attestato delle reliquie dei SS Martiri Quirico e Giulitta 
patroni di Cargeghe, che mons. Tolu riuscì ad ottenere dal 
Vaticano nel 1900 per farne dono al paese natio 
(Archivio parrocchiale)


La Nuova Sardegna, 19 gennaio 1900
L'arrivo dell'arcivescovo

ORISTANO, 5, - Sabato venti l'arcivescovo Tolu verrà ad occupare il seggio arborense dopo che domenica scorsa ha preso possesso per procuratore nella cattedrale insolitamente gremita di popolo. L'avvenimento interrompe l'uggia dei giorni invernali.
L'arrivo del nuovo arcivescovo è qui vivamente atteso, ed aggiungo, da imparziale cronista, che in generale ha prodotto buona impressione il suo contegno nelle diverse circostanze verificatesi dalla elezione ad oggi, avendo spiegato carattere dignitoso, indipendente e franco, di un governo giusto e senza favoritismi e nepotismi, da molto desiderato in questa archidiocesi. Egli si è solo limitato nello scegliere il personale mobile sia del seminario sia della curia arcivescovile ad eleggere, se male non sono informato, il solo vicario generale, confermando il vicario capitolare cessante; circa il resto se nulla ha innovato niente neppure ha confermato, dal che deducesi che sia informato di molti malumori, di molte cose da riformare. Ed io da fedele cronista, dirò se la sua sarà un'opera veramente risanatrice.
Nello stemma gentilizio portato in testa alla pastorale latina, pubblicata la sera della presa di possesso, osservasi una serie di torri, alcuni alberi vicini ad un colle ed un piccolo golfo col sole. Che simboleggia questo simpatico panorama? Forse che Arborea troverà nel nuovo arcivescovo una grande fortezza, alla luce del sole? Sia così, ma l'illustre prelato veda che questo sole rimanga sempre limpido, ed eviti che qualche astro tramontante – se non già tramontato – lo oscuri.
Dalla detta pastorale, si è appreso con piacere di un certo «prestigio» che costì gode questo capitolo. Noi veramente non ci eravamo accorti ancora di questa aureola di gloria che circonda i nostri canonici. Bello il ricordo del fu arcivescovo Sotgiu, vero modello di eccellenti virtù e tutti lo ricordano con venerazione, come eloquente il silenzio per qualche altro arcivescovo, un solo accenno al quale avrebbe portato una nota stridente sensibilissima.
E chiudo dicendo che Oristano ha sempre accolto con entusiasmo i nuovi ospiti e neanche questa volta rimarrà indifferente al proprio avvenimento, a meno che il tempo piovoso non continui a congiurare contro di esso. - UN LETTORE

*
La Nuova Sardegna, 23 gennaio 1900
Ingresso del nuovo arcivescovo

ORISTANO, 21. - Una folla straordinaria ieri si accalcava nei pressi e dentro la stazione, ad attendere il nuovo arcivescovo mons. Tolu.
Alle 14 tutte le autorità, il vicario generale can. Cherchi, il sindaco senatore Parpaglia e vari consiglieri, il sottoprefetto Pabis, il capitano dei carabinieri sig. Peyron, il capitano di fanteria sig. Deidda, il procuratore del re avv. Dore, molti rappresentanti dei sodalizi religiosi e società locali, con uno stuolo immenso di cittadini, trovavansi nell'atrio della stazione. Alle 14,10 monsignor Tolu accompagnato da vari prelati scendeva dal treno e strinse calorosamente la mano e baciò con effusione il sindaco Parpaglia. Passati alla sala d'aspetto di prima classe gli furono presentate le autorità predette.
Molti applausi di quei che si trovavano fuori la stazione salutarono l'arcivescovo al suo uscire da questa per recarsi alla chiesa di Santa Caterina, la qual gita avvenne in carrozza. Facevano ala le guardie comunali, mentre i carabinieri vegliavano a mantenere l'ordine pubblico che non fu mai menomamente turbato.
Giunto alla chiesa anzidetta dove l'attendevano il capitolo coll'alto clero ed i chierici conforme il rito, l'arcivescovo inginocchiatosi sull'altare maggiore baciò il crocifisso presentatogli da un canonico, e vestiti gli indumenti episcopali mosse processionalmente alla metropolitana gremita di popolo come nei giorni più solenni. Nella piazza Mercato, via Dritta, piazza Eleonora e via cattedrale la folla era straordinaria. Spettacolo immensamente pittoresco. Dai balconi e dalle finestre, nelle vie percorse dal corteo pendevano drappi, damaschi ed arazzi richissimi. Giunti nella cattedrale l'arcivescovo si assise sulla cattedra interna del coro.
Quindi uscito dal coro e salito sul pulpito rivolse la sua parola, molto commosso, ai fedeli, poi tornò al soglio; tutti i canonici, cappellani e parroci andarono a baciargli la destra, mentre l'organo maggiore suonava.
E qui ebbero termine le funzioni di rito.
Il nuovo arcivescovo dispose perché a sue spese siano distribuite ai poveri mille ministre dalle cucine economiche.
La distribuzione incominciò ieri, male minestre, oltre avere sofferto una notevolissima diminuzione, erano assolutamente immangiabili.
Così si amministra da noi la carità da chi ogni momento fa sfoggio di filantropia. - Termidoro.

*
La Nuova Sardegna, 27 gennaio 1900
La pastorale dell'arcivescovo di Oristano

ORISTANO, 25. - È stata pubblicata nella lingua del Lazio una bella pastorale dell'arcivescovo mons. Salvatore Tolu nella quale con stile veramente classico sono espresse alte e sante idee.
Il Tolu, dopo aver rivolto il suo saluto al venerando arcivescovo monsignor Marongio, all'arciprete Nurra, ai canonici della nostra cattedrale, ecc., dice:
«Vale, sassaris alma, dulcis altera patria nostra, quae animun moribus, religione atque doctrina informasti, quae in nostra electione cumulatissime dilectionis testimonia praebuisti».
E più innanzi:
«Salve itaque inclyta Arborea. Vinea Domini sabaoth, electa quam nec aper de sylva ausus est exterminare, aut singularis ferus depascere, nec vulpes quidem demoliri.
Etenim filii tui qua sardoa animi fortitudine nativam libertatem invadentibus, ita ut. Tu sola in Sardinia fieres nationalis regiminis propugnaculum, eadem ipsa hostibus restiterunt fidei, cui amplectendae quo dificiliores inventi sunt, ed tenaciores in servanda evaserunt, inque eo firmi sicut rupes tui Genargentu et mori potius quam foedari tui invicti Archelai et invincibiles Iustae».
La pastorale, che finisce ricordando l'anno santo, è datata da Roma.

*
La Nuova Sardegna,1 febbraio 1900
Vita paesana

CARGEGHE, 30. - La notte del 26 corrente cessava di vivere ad Oristano la signora Francesca Demartis, di Cargeghe, di anni 74, madre all'insigne monsignor Tolu, arcivescovo d'Oristano. Fu una donna donna attiva e laboriosa; educò una famiglia virtuosa ed il paese natio la chiamava madre dei poveri.
Lascia un vuoto non solo nella famiglia, ma nell'intiera popolazione, che all'apprendere l'infausta notizia, ne lacrimò l'irreparabile perdita. Godette un'effimera consolazione per l'elezione del figlio all'episcopato; si era recata ad Oristano per assistere all'ingresso trionfale del figlio nell'illustre città.
I funerali furono imponentissimi. Tutta la città, senza distinzione, vi prese parte.
I parenti della buona estinta, commossi, mandano i più vivi e sentiti ringraziamenti al capitolo, alle autorità tutte ed alla buona cittadinanza d'Oristano, la quale ebbe slancio di sentito affetto nella dolorosa circostanza. Specialmente i due prelati, il vicario generale ed il canonico Zunnui, interpreti del voto del capitolo arborense, stettero al lato dell'inferma, e la assistettero fino all'ultimo. - X.

*
La Nuova Sardegna,30 gennaio 1914
La morte improvvisa di mons. Tolu
arcivescovo di Oristano

Stamane quasi improvvisamente, è morto nella sua abitazione, in piazza d'armi n. 3, l'arcivescovo di Oristano, monsignor Giovanni (Salvatore – ndc) Tolu.
Il venerando uomo da cinque o sei giorni era infermo per un attacco d'influenza. Le sue condizioni erano però migliorate, tanto che per oggi il medico curante, il dott. Giovanni Fiori, gli aveva dato il permesso d'alzarsi, ciò che faceva verso le 13.
improvvisamente cadde riverso fra le braccia del nipote. Chiamato subito il dott. Fiori, questi constatò trattarsi di paralisi cardiaca. Ogni cura fu inutile e poco dopo mons. Tolu spirava.
Il parroco di S. Giuseppe, che accorse per prestare i conforti religiosi al morente, lo trovò già cadavere.
*
*   *

Monsignor Tolu era nato a Cargeghe nel 1848 da Nicolò Tolu, modesto proprietario, e da Francesca Demartis. Studiò teologia a Sassari, e conseguì la laurea nella nostra università. Quindi fu segretario dell'arcivescovo di Sassari, mons. Diego Marongiu Delrio, ed in tali qualità, nell'aprile del 1899, accompagnò l'arcivescovo di Sassari nella visita ad Umberto I, allora venuto a Sassari.
Era pure professore emerito di diritto nella facoltà pontifica turritana. Fu quindi creato canonico, e poi canonico primaziale a Sassari.
Nel 1899 venne nominato arcivescovo di Oristano, acquistando anche i titoli di vescovo di S. Giusta e barone di Orcai, inerenti alla sua carica. Da cinque anni si trovava in tristi condizioni di salute e da qualche tempo si era trasferito a Sassari, dove, circondato dai famigliari e dagli intimi, è oggi morto.
Era buon oratore sacro e colto teologo; e tale si rivelò fin dalle prime lettere pastorali rivolte ai fedeli dell'archidiocesi; fra gli studiosi la notizia della sua morte verrà appresa con rimpianto.
I solenni funerali non avranno luogo prima di domenica.

 La probabile abitazione sassarese di mons. Tolu 
posta in Piazza d'Armi n. 3, oggi civico 13


La Nuova Sardegna, 31 gennaio 1914
La salma di monsignor Tolu
esposta nella camera ardente

La salma del compianto arcivescovo Tolu, vestita dei paramenti sacri, verso le 15 d'ieri fu trasportata nella cappella della sua abitazione e deposta su un tavolo di fronte all'altare.
L'addobbo è severo e semplicissimo.
Ai quattro angoli del tavolo sono quattro grossi ceri. Alcune suore domenicane si danno il turno.
Il pubblico, ammesso a visitare la salma, circola nella stanzetta vivamente commosso.
Il viso del defunto arcivescovo appare sereno e composto nella calma della morte.
Dalle prime ore di stamane varii sacerdoti e canonici del Duomo si alternano ininterrottamente nell'altare celebrando messe.
Ieri sera, appena conosciutasi la notizia, vennero da Cargeghe e da Florinas, numerosi parenti ed amici del compianto arcivescovo.
Monsignor Piovella amministratore apostolico dell'archidiocesi di Oristano di cui il Tolu era titolare, telegrafò vivissime condoglianze a nome del clero e della popolazione d Oristano, annunziando che stasera arriverà a Sassari insieme con vari canonici per prender parte ai funerali. Questi avranno luogo in forma solenne domattina alle 10,30. Vi interverranno il capitolo turritano al completo e tutte le confraternite ed associazioni religiose.
Continuano a pervenire da tutta l'isola numerosi telegrammi di condoglianze.


 Necrologio sul quotidiano La Nuova Sardegna 
del 31 gennaio 1914


La Nuova Sardegna, 1 febbraio 1914
Cronaca di Sassari
I funerali dell'arcivescovo Tolu

Stamane alle ore 10 e mezza ebbero luogo i funerali di monsignor Tolu, arcivescovo di Oristano, spirato quasi improvvisamente venerdì mattina.
Fin dalle 9 la folla cominciò a radunarsi nella piazza D'Armi, dove era l'abitazione del defunto, e dove giungevano man mano le confraternite e gli istituti pii della città, e sempre nuova folla di fedeli, di popolani e di curiosi.
Verso le 10,30 il lungo corteo comincia a ordinarsi ed a svolgersi per la piazza D'Armi.
È aperto dalle bambine abbandonate, dalle sordomute, dalle orfane, dall'asilo maschile e femminile, dalle suore domenicane. Seguono le confraternite di Santa Maria, del rosario e la confraternita maschile femminile del Sacro Cuore.
Viene quindi a breve distanza il clero delle varie parrocchie di Sassari, con le grandi croci parrocchiali. E precedute dal seminario locale.
Seguono poi il capitolato turritano e tutto il clero della città con l'arciprete Cherchi. Essi precedono di poco monsignor Piovella, vescovo d'Alghero e amministratore apostolico di Oristano. Egli ha ai fianchi il provicario di Sassari e il vicario generale di Oristano. Immediatamente vengono dietro il vicario generale di Alghero, i parroci di Ossi e di molti altri paesi vicini.
Dopo questo lungo corteo viene la bara coperta da un panno violetto che è portata a braccio dalla confraternita del rosario ed i cui cordoni sono tenuti da vari preti.
Né sulla bara, né dietro vi sono dei fiori.
Chiudono il corteo il sindaco di Cargeghe con vari consiglieri comunali e moltissimi fedeli che seguono il corteo recitando preghiere.
Il corteo si muove alle 11 e facendo il giro della piazza D'Armi, si reca nella chiesa di San Giuseppe, dove mons. Piovella celebrò solennemente nella chiesa stipata di gente, la messa funebre pontificale.
Prima dell'assoluzione il canonico teologale della Cattedrale di Oristano mons. Litarra fa l'elogio funebre dell'estinto.
Indi l'interminabile corteo riprese l'itinerario muovendo dalla chiesa alle 12,30, e attraversando le vie principali della città si recò al cimitero.


 Il Sepolcrum Archiepiscoporum dove si trova la tomba 
dell'arcivescovo, all'interno del cimitero di Sassari

La tomba, con il ricordo per l'amato maestro mons. Marongio-Delrio 
arcivescovo Turritano, del quale mons. Tolu fu segretario

Lo stemma arcivescovile, oggi consunto dal tempo

 Nel medesimo sepolcrum si trova anche la tomba del nipote prediletto: 
mons. Nicolò Tolu, canonico teologale della primaziale di Sassari


La Nuova Sardegna, 2 marzo 1914
In memoria di monsignor Tolu

ORISTANO, 1. - Domani, nel nostro duomo, si faranno solenni esequie di trigesima, in suffragio dell'anima di mons. Salvatore Tolu, arcivescovo arborense.
Reciterà l'elogio funebre mons. Luca Canepa, vescovo di Nuoro.


Appendice

Registrazione di battesimo di mons. Tolu: Quinque libri di Cargeghe, libro dei battesimi n. 8, pp. 160-161, Archivio Storico Diocesano di Sassari.

Anno Domini Millesimo octigentesimo quadragesimo octavo. Die vigesima sexta maii. Cargeghe.
Ego subscriptus huyus Parochialis Ecclesia Sanctorum Martyrum Quirici, et Julitae Parochus baptizavi infantem natum die quarto vigesima quarta dicti mensis hora undecima nocturna ex legitimis conjugibus Nicolao Tolu, et Francisca Demartis hujus oppidi, cui nomen imposui Salvator Patrini fuere Nobilis Antonius Corda oppidi de Boruta, filius quondam Michaelis Banarensis, et viventis Josephae Corda, et Nobilis Nicoletta Solinas hujus loci, filia viventium Joannis Baptistae, et Ephisia Nurra hujus oppidi In quorum fidem.
Laurentius Nurra Rector

(Anno del Signore milleottocentoquarantotto. Giorno ventisei maggio. Cargeghe.
Io soprascritto parroco di questa chiesa parrocchiale Santi Martiri Quirico e Giulitta battezzavo infante nato il giorno ventiquattro di detto mese all'ora undicesima notturna dai legittimi coniugi Nicolò Tolu e Francesca Demartis di questo luogo, cui nome imposi Salvatore. Padrini furono il nobile Antonio Corda di Borutta figlio del fu Michele banarese e vivente Giuseppa Corda, e nobile Nicoletta Solinas di questo luogo, figlia del vivente Giovanni Battista e Efisia Nurra di questo luogo. In quorum fidem. Lorenzo Nurra rettore.)

 Stilizzazione della mitra arcivescovile a lato della 
registrazione di battesimo di mons. Tolu, fatta da don 
Sechi parroco di Cargeghe, alla metà del XX° secolo


Mons. Salvatore Tolu fu l'ultimo laureato¹ – l'11 agosto 1873 - della facoltà Teologica dell'Università di Sassari prima della sua soppressione nel 1873.

¹ Giuseppe Zichi, Gli studi teologici, pag. 200, in: Antonello Mattone (a cura di), Storia dell'Università di Sassari, volume primo, Ilisso Edizioni, Nuoro 2010.



* * *

sabato 1 aprile 2017

Divisione dei beni del fu reverendo Luigi Pinna di Cargeghe




a cura di Giuseppe Ruiu

Archivio Parrocchiale di Cargeghe


22 febbraio 1823 – Cargeghe

Divisione dei beni giurata e sottoscritta dall'illustrissimo signor Avvocato Francesco Pinna Flores, signor Ignazio Pinna, donna Francesca Pinna e suo marito l'illustrissimo don Antonio Corda tutti di Cargieghe e rispettive [?] [?] giurata e sottoscritta dall'illustrissimo Reverendo Teologo Rettore [?] Giovanni Scarpa in favore dei sullodati Pinna. Come infra.

L'anno del Signore mille ottocento ventitré alli ventidue del mese di Febbraio, Cargieghe

Sia nel nome del Signore Iddio a tutti noto, qualmente l'illustrissimo signor Avvocato Francesco Pinna Flores dimorante nella città di Sassari, e li sanguinei suo fratello signor Ignazio Pinna Alisadimorante nel villaggio di Padria, e sua sorella germana donna Francesca Pinna Alisa residente in quello di Borutta, con espresso consenso del di lei marito il Nobile don Antonio Corda di quella medesima, tutti di questo villaggio di Cargieghe; come altresì l'illustrissimo [?] Reverendo Teologo Giovanni Scarpa Rettore di questa medesima, e costituitisi tutti personalmente nanti gli infrascritti Notaio e testi che pienamente li conosciamo, dicono, che col decesso del fu Reverendo signor Luigi Pinna fratello germano dei sunnominati Pinna Alisa e sanguineo del memorato Avvocato Pinna Flores, dovettero succedere al dominio dei beni da lui lasciati, come i da vedere nell'ultimo suo testamento rogato al Notaio Flores Salis nelli 27 9bre ultimo scorso anno 1822, avendone dall'asse ereditaria prelevata la quarta dei beni per il Legato perpetuo fondato da esso Testatore e che fu consegnata al Parroco attuale il detto Teologo e Rettore Scarpa che fa parte del presente stromento, in cui intende giurare [?] de recepto in quella debita, e più valida forma.

Prevalsi quindi del dritto che hanno dal [?] Testamento, si accinsero ad una commoda, e concorde divisione, detratta che ne fu dall'asse la quarta parte a mente del prelodato Testatore, e venne la medesima consegnata al comparente Rettore Teologo Giovanni Scarpa, quale fu dagli eredi sullodati constituito padrone nella qualità che presenta di legitimo amministratore dei fondi di questa Parochiale Chiesa, sotto l'invocazione dei S.S. Quirico e Giulita, sotto il cui patrocinio li governa e sostiene: quali beni consistono in due predi rustici denominati Sos Pisones uno e l'altro Su Lischeddu siti in questi territori col peso però il primo di scudi cinquanta di proprietà, cui è ipotecato, e penzione annua scudi tre sulla ragione del sei per cento dovuta a questa suddetta Parochiale Chiesa; altro predio urbano sito entro questo popolato, e vicinato detto Sa Piatta Mazore denominato il magazino del grano, attiguo a case del fu Pietro Paolo Tolu Tumbarinu, e per un lato a case del Nobile don Francesco Maria Nurra, e per l'altro a quelle del fu don Francesco Giuseppe Nurra, tutti liberi, e franchi da ogni qualunque altro peso, e servitù, eccetuatone il primo, che torvasi ipotecato al suddetto livello. Fatta che fu l'estratta della memorata quarta, ed altresì la sua rispettiva consegna in potere del memorato signor Rettore, con cui viene eseguita la volontà del Testatore sul Legato perpetuo, hanno anche li comparenti eredi prelevato dall'asse ereditario la piccola vigna che il testatore possedea nei territori di Borutta regione appellata Frida, e la consegnano ai memorati coniugi don Antonio Corda, e donna Francesca Pinna, quali accettando detta vigna obbligansi dare li due Legati ordinati in detto Testamento, che sono di scudi quindici caduno, e che si devono uno alla Chiesa del memorato villaggio di Borutta, e l'altro alla Parochiale del villaggio di Muros, restando tutti gli altri coeredi esonerati da tal peso, come così in virtù della soprafatta cessione di vigna,e speciale giuramento d'ammissione, ed obbligo di corrisponsione, come al presente stromento.

Devenuti pertanto alla divisione di detta eredità, poi che furono prelevati li prelodati predi, hanno eletto ciascuno la sua porzione rispettiva; qual divisione seguita, e consecutiva elezione, intendono ratificarla coll'opportuno stromento ascanso di future discordie, ed a cautela e sicurezza delle presenti circostanze, perché così venga ognuno di essi ad [?] quell'atto di assoluto dominio, e padronanza, intendendosi, come padroni assoluti, come in cosa propria.

Pertanto spontaneamente e nella miglior forma legale che in dritto possa aver luogo, sapendo bene quel che si fanno per se stessi loro eredi, e successori quali si vogliano perpetuamente, confessano e per ragioni d'indubitata verità dicono avere diviso l'annunciata eredità inseguito al disposto nel sopra calendato Testamento del fu Reverendo Luigi Pinna, con aver consegnato quei fondi, che costituir devono il Legato perpetuo in sufraggio dell'anima sua, e dei suoi predecessori, come altresì per le spese delli oneri lugubri del di lui obito; e con aver ceduto la vigna nei terretori di Borutta, coll'obbligo di corrispondere li cessionari giugali Nobili Pinna, e Corda, le due lascite alle prefatte Parochie di Borutta e Muros, che jure legati lasciò la mente del prefatto Testatore. Siché trovandosi tutti li sullodati comparenti concordemente uniti, e constituiti nanti l'infrascritto Notaio e testi dicono che si danno per pienamente contenti, e soddisfatti della porzione che ciascun di loro percevuto nella divisione dei mobili, e utensili di casa, come sono argenteria, rame, e stagno, ferro, legname, grano, orzo, legumi, e robe di lingerie, avendosi ognuno rispettivamente ritirato la sua porzione, che perciò non se ne fà merito né menzione. In seguito a tale divisione passarono a quella degli stabili, e ricevettero pro eguali ognuno li rispettivi fondi, che si calendano nel modo seguente.

1. Primieramente ha eletto [?] porzione, chi è pervenuta con beneplacito dei suoi coeredi fratelli, alla Nobile donna Francesca Pinna e di lei marito don Antonio Corda la metà della vigna de Su Monte comprata col gius dell'entrata nel Portone; L'Ischia del Nurache su Suerzu; Nuraghe Curzu di Margarita Sogos; Su Runaghe Curzu de Cherchi; Su Runaghe desa Mandra; S'Adde desa Nughe; S'Attiga de Segnor Cherchi; Su Pezzu de Maria Solinas; la metà del censo che paga Francesco Pittalis; la stanza di sopra del dominario; ed un tratto di terra denominato Su Mamoneddu.

2. Secondariamente ha eletto per sua porzione, e li è pervenuta con ammenzadogli [?] coeredi fratello, e sorella al signor Ignazio Pinna la porzione della vigna desu Monte, che prima teneva il testatore col gius del Portone, della fonte, del [?], della casa, come nella prima divisione, la casa della piazza; la casa che abbita Giovanna Manca colla quarta parte della stanza di Valentino; tutte le terre di Giorrè, compresa la terra incolta, come la possedea il detto Testatore, Su Crastu Biancu in Montes; Monte Iscoba, Sas Mandras de su Marrarzu Mannu, Sa Pala de Santa Rughe de Pedru e Paulu Oganu; Percia comprata da Margarita Sogos; Palas de Marrarzu comprate da detta Sogos; S'Ena comprata da Valentino Marrarzu; S'Ena comprata da Margarita Grana Tanca; li due tratti desu Uturisinu; il censo che corrisponde Chiara Luigia [?] Oggianu; il tratto de Serra Tilippu; e Palu Ebbas.

3. Terzo finalmente è pervenuto, coll'ammenzandegli coeredi fratello, e sorella all'Avvocato Francesco Pinna Flores la metà di Contra, come la possedeva il detto Testatore prima di comprare Su Lischeddu; il magazzino detto desu Inu; Su Pantanu de Andria Oganu, Sa Pala Desos Ruos; Sa Pala desa Fae; Pentumas di Maria Francesca Sechi, Pentumas di Nicolò Madau, Iscorza Corrias cun Sa Pala Umbrina; Su Curadore de signor Cherchi, Baddiju Longu di Francesco Manca; Sa Serra comprata da Girolamo Tanca; Sa Serra comprata da Valentino Marrargiu; Ziu Pedreddu; le terre di Pedras Serradas, come le possedea il Testatore, compresa la terra incolta; il censo che corrisponde Sebastiano Nieddu.

Questi sono i beni divisi tra i comparenti eredi instituiti nel sucalendato testamento quali seli consegnano scambievolmente, e reciprocamente seli danno e donano, constituendosi in essi padroni assoluti, come in cosa propria; mentre da oggi in avanti, ed in perpetuo, vogliono che detti beni stabili passino, e siano presso, ed in potere dei rispettivi divisionari loro eredi, e successori quali si vogliano perpetuamente, colla facoltà di poter di essi ciascuno liberamente disporre come di cosa propria si per atto tra vivi, che d'ultima volontà; ponendosi ognuno nel rispettivo luogo del Testatore, grado, e privileggio, colle stesse prerogative, dritti, e preminenze senzachè si riserivno cosa alcuna sulle porzioni che si consegnano reciprocamente; anzi si obbligano scambievolmente all'Evizione e legittima difesa contra [?] personas. E come così ognuno di loro l'afferma, e giura a mie mani e si soscrivono ad ecezione della prefatta donna Francesca per aserirsi illeterata, che [?] in parte il disposto del Portatore, devesi eseguire in tutto, e per tutto la [?] fondazione del Legato perpetuo, per cui è da dichiararsi, che il legatario, sia il Parroco attuale; che li successivi pro tempore, sarà, e saranno sempre tenuti alla celebrazione di tante messe, quanto sarà il prodotto dei fondi a patti, e condizioni espresse in detto testamento, cioè, che lasciando, od omettendo d'adempiere asi rigoroso precetto, abbiamo gli eredi l'azione di proclamare, con impossessarsi dei fondi legati; e frane loro celebrare i [?]; quali fondi consistenti come sopra in Su Lischeddu, Sos Pisones, e magazzino, si consegnano dai comparenti Pinna Flores, ed Alisa al memorato; illustrissimo [?] Reverendo Teologo Collegiato Emerito Giovanni Scarpa Rettore di questo villaggio di Cargeghe, spiegandosi che detto Lischeddu tiene il suo limite come scorre il ruscelletto, il letto del quale si dirigge verso il laco [laccu. Vasche scolpite nella viva roccia per la vinificazione - ndc] vechio di spremer uve, e forma il suo dovuto limite divisorio col possesso della prelodata donna Francesca Pinna, e come tale lo annetta detto Legatario, e per tale ne giura [?] de recepto nella più ampia, valida forma, con patto permissivo de ulterius [?]. E per cui nella qualità che presenta, sottopone li detti fondi, come così l'afferma, e giura a mano in petto al costume sacerdotale, essendone stato autorizato dal suo giudice ordinario con decretto delli 30 gennaio 1823 che originalmente s'inserisce al presente stromento, e si soscrive, [?] ben inteso ancora che li detti fondi li ammette col peso livellario spora spiegato di scudi tre annui a questa Parochiale Chiesa, e li sottopone ancora al Regio donativo, giusto l'atto sottomissorio dice averne giurato.

Dichiarasi finalmente che resta indiviso un branco di pecore, che pastura Francesco Bazzoni, quali si divideranno nel mese di giugno primo venturo corrente anno; come altresì si rimangono indivisi i frutti dell'attuale seminario, la di cui ricotta sarà a spese comuni, et pro eguali, come pro eguali saranno divisi i frutti; restano similmente indivisi tutti i censi che gli corrispondono nel villaggio d' Uri, giusto gli stromenti di creazione, che presso loro riposano; dei quali censi ne vengono assegnati espressamente scudi sedici, reali otto, e nove cagliaresi di proprietà del prelodato avvocato Pinna Flores, restando tutti gli altri a conto del prelodato signor Ignazio Pinna Alisa, e sua germana donna Francesca Pinna Alisa, assistita dal marito don Antonio Corda; come pure restano indivisi tutti gli altri beni siano stabili, che mobili, e che finora non si hanno dai comparenti in cognizione, e che col tempo potrebbonsi sapere, e che mediatamente, od immediatamente potrebbe loro spettare per l'accennata eredità.

Ultimatasi pertanto la presente divisione, e fatta la consegna dei fondi legati, di cui vien giurata [?] con quelle condizioni espresse nel presente stromento, con cui venne ceduta la vigna di Borutta per le due lascite alle menzionate due Parochie di scudi quindici caduna, e quindi nato l'obbligo ai giugali Corda e Pinna; intendono tutti uniti ratificare detta divisione, volendo che il presente stromento sortisca il suo giusto integro effetto, per cui cedono alla lesione enorme, od enormissima, e la prefatta donna Francesca rinunzia al [?] dall'importanza dei quali furono da infrascritto Notaio pienamente informati. Anzi detta donna Francesca rinunzia ancora autorizata essendo al giuramento della presente divisione, a qualunque clausola dalla Legge permessa, con decretto dell'Illustrissimo Signor Governatore dato col favore dell'Illustrissimo Signor Reggente la Reale Governazione che presenta per inserirvi in copia legale, e da qualunque altro beneficio a favore dalle [?] introdotto; e tutti uniti confermano il contenuto nel presente stromento, in di cui maggior sicurezza ed osservanza, sottopongono rispettivamente tutti i loro beni avuti, e per avere, come così l'affermano, e giurano a mie mani, e si soscrivono tutti ad eccezione della prelodata Nobile donna Francesca Pinna per asserirsi illeterata di [?].

[?] si dichiara, che nella porzione di Contra, verso la parte superiore, che fu pertocata alla prelodata donna Francesca, si obbliga la medesima di dare il passo al memorato avvocato Pinna Flores suo fratello, suoi uomini, buoi, e cavalli che per il transito che fa alla porzione inferiore del predio di Contra, che venne al detto signor avvocato in divisione; con ciò però di non esserli permesso il potervi transitare con [?], né potervi pascolare sosta alcuna di bestiame sotto pena della multa da incorrere ogni qualvolta che [?] simili atti, giusta il sancito della legge si convenzionale, che prescritta dai Reggi Editti; qual porzione inferiore giusta i limiti prescritti, principia dal canale, o roscello d'acqua che vi scola andando a terminare verso le pietre appostevi da Pietro Luigi Porcheddu, ed in seguito transversalmente fino al muro di sopra detto de Cherchizzos; ben inteso però, che il passo di detta porzione, che sarà in quella della detta Nobile donna Francesca sarà in un sito il più commodo, e meno dannoso alla medesima, [?] = Teologo Collegiato Giovanni Scarpa Rettore di Cargieghe = Avvocato Collegiato Francesco Pinna Flores = Ignazio Pinna Alisa, = don Antonio Corda = Testi presenti, che si soscrivono sono i seguenti cogniti = Sacerdote Gian Maria Fogu teste = Nicolò Virdis Tavera teste = Antonio Vincenzo Tanchis Notaio.
[…]
Antonio Vincenzo Tanchis pubblico notaio.

* Padre dell'autorevole economista Giovanni Pinna Ferrà (Padria, 1838 - Sassari, 1904)

giovedì 30 marzo 2017

A sa usansa sardisca. Memoriali settecenteschi di donazione in contemplazione di matrimonio



Trascrizione e traduzione a cura di Giuseppe Ruiu

Archivio Parrocchiale di Cargeghe





9 dicembre 1718 – Cargeghe

Memoriale qui nos faguimus nois atteros Lucas de Sogos et Luguia Sanna congiuges ambos de sa presente villa de sas cosas qui damus et donamus inter vivos et in contemplacione de matrimoniu a Anguelu de Martis figiu de sos dittos congiuges, et sun sas siguentes

Primmu - Unu yu domadu, qustu es su matessi que ditu figiu nostru portat laurende.
Pius unu pudedru o pudedra que ditu figiu nostru quergiat domada o domadu cun sedda, brilla et alias.
Pius - Noe somas de trigu et una de orgiu.
Pius - Sa meidade de su peçu de su Marrargiu mannu, qustu peçu terminat a unu costadu o lacana a terras de su Reverendu Juan Antoni Manforte, et de Nicolau Carta.
Pius - Sa meidade de su peçu vulgarmente yamada Su Iscobalidorgiu, qusta terminat a costadu a terra de Jua Franciscu de Martis, et a su Adu de Ispecianu.
Pius - Una domo rutta in custa presente villa in su quirriu de Santa Rugue, qusta domo terminat a unu costadu a domo de Franciscu Mula Madau, et a su ateru costadu a atera domo que Hioditta Sanna tingio allogada a su presente a Luca Guixu, et custa domo bi la do cun sa iurisdissione que dae segus det pertocare a ditta domo.
Pius – Unu arquibusu, qustu solet portare sempre.
Pius – Unu cabbanu nou, unu [frozzette?] nou, et su de pius vestire nou.
Pius – una cuba usada de cabencia degue barrios et inquixchada a linna.
Pius – Si declarat que in casu no isterat fini a su nou a si faguer totu a cumplimentu que ditu figiu nostru no nos apat a forçare ne obligare sença venner ditu tempus in dareli sos noes raseris de su trigu et unu de orgiu cun su puddedru fini a qui cungiat ditu tempus de ditta incungia.
Pius – Una banquita, et tres cadreas totu noas.
Pius – Sa meidade de sa vingia de pramadas et bi la depo dare fina a pustis morte de me ditta Sanna.
Pius – In casu que qustu coyuados que sian, no si cuntenten de istare cun sa sogra et querfenen bessire a atera domo pro istare nois a gustu de ambos, li demus dare sa domo que istat Luca Guixu francu pexone fini a qui det esser gustu nostru lassarelos in ditta domo.
Tottu sas quales cosas bi las damus, et donamus nois atteros dittos congiuges a dittu figiu nostru pro sa parte paterna et materna que li podet pertocare fini a pustis morte nostra, et dae pustis morte nostra totu a iguales partes, et custu impero, casu que su dittu istadu et Deus lu haveret ispiradu qui siat pro magiore gloria et honra de Deus.
In nomine Patris et Filis et Ispiritu Sancto Amen.

Su quale matrimoniu si faguet a sa usança sardisca que est totu a mesu a pare instantes et [?] apidos et pro haver sa veridade et clarissia de sas partes si faguet su presente firmadu de testes
in Cargegue et xbre a 9 de 1718
Pedru Paulu Manca
Juanne Antoni Satta
Pedru Quessa

*

Memoriale qui fatto heo Juanna de Sogos de sas cosas qui do in contemplacione de matrimoniu a Francina Budrone figia mia, in contu de parte Paterna et Materna, et sun cosas siguentes =
Primmu - Duas tramatas; duas paija de lentolos, unu payu sutiles, et unu rusos.
Pius - Unu pabillone cun totu abator pechos, rugiu de tela de sette infrungiadu.
Pius - Bator cabidales bestidos rugios de tela de butega, una fresada noa, unu sacone rugiu, duos abamanos rugios de tela de noe hirrandados ambos, duas tiagias, una ruda, et sa atera sutile.
Pius - Otto frobiucas, bator rusos, et bator sutiles rugios, bator tiagias rugias, bator belos de [?], et duos belos dopios rugios, ses liagabos de tela de butega totu hirrandados.
Pius - Duos mucadores de tela de butega, unu hirrandadu, et su atteru pianu, duos pañedos, unu de tela de butega, et unu de pobidda.
Pius - Bator camisas, una bunedda de saya, una bunedda de codissu, unu imbustu de damascu, unu de saia francesa, sensa su qui portat, unu coritu de saia, et sensa su qui iuget.
Pius - Li appo a faguer unu cipone de saia, o unu coritu, o veru su qui a dita figia mia det gustare.
Pius - Una cassa, una banquita noa, una cadrea, et sa parte de Su Monte, cuddu qui li det petocare, dividada in tota tre sorres, cun su carrigu, qui bi at de su sensale, qui si pagat iunu iscudu inter totu, boguende su fundamentu qui restat pro me, fina a sa morte mia.
Pius - [?] tripides, et taulas, et istergiu de terra, comente si acostumat dare a sas figias incoiuancia.

Su quale Matrimoniu si faguet assa usansa sardisca, qui est totu a mesu apare istantes et [?] apidos, et pro haver, et pro sa veridade, et clarisia de sas partes si faguet su presente firmadu de testes in Cargegue et xbre a 9 de 1718.
Pedru Paulu Manca
Juanne Antoni Satta
Pedru Quessa

*

Notta de sas cosas que do a Juanna Budrone sorre mia sas quales cosas las las lassesit pro pencione de ditta Juanna quondam Caderina Tolu, a su tempus qui coyuesit a Luguia Budrone atera figia sua, et sun sas cosas siguentes.
Primmu - Sa meidade de sa vingia de Su Monte qui confinat a unu costadu a vingia de su quondam Januari Manca et a ateru a vingia de su quondam Andria Oganu.
Pius - Una domo terrena cun sa arçada in ditta domo que confinat cun corte de Chichu Airaldu et quergio qui pro esser qui ditta sorre at apidu duas domos pustis morte mia ditta Juanna a figios suos tengian sa domo et camara de josso qui confinat carrera mediante a de segnor Franciscu Pinna, et sa ditta domo de sa arçada cun sa camara qui heo presentemente dormo, posta a parte de subra de dittas domos josso si las apan a dividire inter ambas sorres.
Pius - Unu peççu de terra postu in Burellu dae caminu in subra, qui confinat cun terras de segnora Juanna Satta et de cabencia octo istarellos.
Pius - Ateru peççu de terra in Bangiargiu de cabencia quimbe istarellos qui confinat cun terras de segnor Antoni Querqui.
Pius sa meidade de su peççu de sa terra posta in Serra Mamone de cabencia tres mesanas qui confinat cun terras de Salvador Virde de Ossi.
Pius - Ateru peççu de terra in sa vidatone de Montes in su logu naradu Sa ischa qui confinat cun terras de sa Parroquiale Ecclesia de Santu Quirigu de cabencia de tres mesanas.
Pius - Una cuba inquinchada a ferru de cabencia noe barrios.
Pius Unu forçeri mannu usadu cun frischu et chae.
Pius - Unu caxone minore pagu usadu cun frischu et chae.
Pius - Bator [?] tripides et degue taulas, duos sacones, tres tramatas, duas rugias, et una usada pienas de lana, duas pagia de lentolos sutiles, una pagia rugios, et atera [?], duos pabillones, unu sutile nou obradu cun totos bator peçços, et ateru russu usadu.
Pius - Dua pagia de lentolos russos, et duas [?], totu pagu usadu.
Pius - Una fressada noa sardisca de sa Santa mazore.
Pius Duas tiagias de iscacu sutiles, duos abbamanos de sa matessi manera, octo frobibucas de iscacu tres sutiles, et duos russos. Ses camijas rugias sutiles, bator mucadores de tela de butega noso, bator cabidales pienos de lana cun [?] indigu et de butega noso.
Pius - Unu bestire nou pro quexa de saya lilla, [?] veladas e bunnedadas, una cutilla de damascu nou, et unu mantu de nobeltà.
Pius - Una bunnedda de calamandra usada, et atera de istofa de lana a [?] noa, atera cutilla de damascu usada, et atera velada usada.

Custas sun sas cosas qui ditta Tolu mama sua li reservesit cando coyuesit a Luguia Budrone figia sua et eo li dono sas cosas siguentes.
Primmu - Unu pabillone obradu sutile cun totos bator peçços, et ateru de raxula usadu irrandadu, et una paya de lentolos sutiles rugios et atera russos usados.
Pius - Tres aneddos de oro, et lorigas et ficas de oro, una paya cun una collana cun quimbe padennostes de oro et duas [?] de plata, bator cadreas de fogu, bator torcibucas de iscacu sutiles, bator raseris de trigu. 
Reverendo Juanne Budrone.





Traduzione

Memoriale che facciamo noi altri Lucas de Sogos e Luguia (Lughia, Lucia - ndc) Sanna coniugi entrambi del presente villaggio, delle cose che diamo e doniamo tra vivi e in contemplazione di matrimonio a Anguelu (Ànghelu - ndc) de Martis figlio dei seguenti coniugi, e sono:

Primo un giogo di buoi domato, questo è lo stesso che nostro figlio utilizza per arare.
Più un puledro o puledra che nostro figlio voglia domato o domata con sella, briglia e [?].
Più nove some di grano e una di orzo.
Più la metà della porzione di terreno di Su Marrargiu mannu, che termina da un lato o confine con i terreni del reverendo Juan Antoni Manforte e di Nicolau Carta.
Più la metà della porzione di terreno volgarmente chiamata Su Iscobalidorgiu, la quale confina da un lato con il terreno di Jua (Juanne, Giovanni - ndc) Franciscu de Martis e al guado di Ispecianu.
Più una casa diroccata in questo villaggio nella parte periferica (su chìrriu) di Santa Croce, che confina da un lato alla casa di Franciscu Mula Madau, e dall'altro lato ad altra casa di Giuditta Sanna affittata al presente a Luca Guixu, e questa casa gliela doniamo con la giurisdizione che precedentemente deve riguardare detta casa.
Più un archibugio, che nostro figlio è solito portare sempre.
Più un gabbano nuovo, un [?] nuovo, e i vestiti dei più nuovi. 
Più una botte usata di capienza di dieci ettolitri (bàrrios) e foderata di legno. 
Più si dichiara che nel caso nostro figlio non aspetti fino al tempo opportuno, che si faccia invece tutto a compimento, che egli non abbia a forzare ne obbligare senza che venga detto tempo per dargli i nove rasieri (antica unità di misura sarda - ndc) del grano e uno di orzo con il puledro, fino a che finisca detto tempo della raccolta (incameramento). 
Più una piccola tavola e tre sedie tutte nuove. 
Più la metà della vigna di Pramadas e gliela devo dare dopo la mia morte, detta Sanna. 
Più in caso che una volta sposati, non si accontentino di stare con la suocera e vogliano stare in un'altra casa, per volere noi rispettare i loro gusti, le daremo la casa dove vive Luca Guixu [salvo affitto?] fino a che sarà nostro intendimento lasciarli in detta casa. 
Tutte le tali cose gliele diamo e doniamo noi detti coniugi a nostro figlio per la parte paterna e materna che gli possa spettare dopo la nostra morte, tutto in parti uguali, e questo impero, nel caso che detto stato e Dio lo abbia ispirato che sia a maggiore gloria e onore di Dio. 
In nome del Padre e Figlio e Spirito Santo Amen. 

Il quale matrimonio si celebra secondo l'usanza sarda dove tutto è diviso a metà tra le parti [?] e per avere verità e chiarezza delle parti si stila il presente memoriale firmato da testi
a Cargeghe il 9 dicembre 1718
Pedru Pàulu Manca 
Juanne Antoni Satta 
Pedru Quessa

*

Memoriale che faccio io Juanna de Sogos delle cose che dono in contemplazione di matrimonio a mia figlia Francina (Francischina, Franceschina - ndc) Budrone, per conto della parte paterna e materna, e sono le seguenti:
Primo due materassi; due paia di lenzuola, un paio sottili e uno grosso.
Più un baldacchino (pabiglione) con tutti e quattro i pezzi, di tela rossa con sette frange.
Più quattro cuscini rivestiti di rosso di tela di bottega, una [?] nuova, un giaciglio (sacone) rosso, due asciugamani (abbamanos) nuovi di tela di nove entrambi ricamati (irrandados), due tovaglie, una grossolana e l'altra sottile.
Più otto tovaglioli, quattro rossi, e quattro sottili rossi, quattro tovaglie rosse, quattro veli di [?] e due veli doppi rossi, sei bende (liagabos: lunga benda di tela per avvolgere il capo delle donne allo stesso modo del soggolo delle monache - ndc) di tela di bottega tutti ricamati.
Più due scialli (mucadores) di tela di bottega, uno ricamato e l'altro piano (non ricamato - ndc), due grembiuli (panneddos), uno di bottega e uno da [moglie?] (pobidda)
Più quattro camice, una gonna di saia (tessuto intrecciato - ndc), una gonna di [?], un corpetto-busto (imbustu) di damasco, uno di saia francese, senza quello che indossa, un corpetto di saia e senza quello che indossa.
Più le farò una giacca (gippone) di saia o un corpetto, o quello che mia figlia preferirà.
Più una cassa, una piccola tavola nuova, una sedia, e la porzione di Su Monte, quella che le toccherà, divisa fra tutte le tre sorelle, con il carico del sensale che si paga uno scudo fra tutte togliendo il fondamento che rimane per me fino alla mia morte. 
Più [?] treppiedi, e tavole e stoviglie di terracotta, com'è consuetudine dare alle figlie che si sposano. Il quale matrimonio si celebra con l'usanza sarda, dove tutto viene diviso a metà tra le parti [?] e per avere la verità e chiarezza delle parti si stila il presente memoriale firmato da testi 
a Cargeghe il 9 dicembre 1718 
Pedru Pàulu Manca 
Juanne Antoni Satta 
Pedru Quessa

*

Nota delle cose che dono a mia sorella Juanna Budrone, le quali cose le lasciai per pensione di detta Juanna fu Caderina Tolu, al tempo che contrasse matrimonio Luguia Budrone sua altra figlia, e sono le seguenti cose:
Primo la metà della vigna di Su Monte che confina da un lato alla vigna del fu Januari (Gianuario - ndc) Manca e ad altro lato alla vigna del fu Andria Oganu.
Più una casa a pian terreno con il sopraelevamento (piano superiore?) che confina con il cortile di Chichu (Cìciu, Ciccio - ndc) Airaldu e voglio che per essere che detta sorella abbia avuto due case dopo la mia morte, detta Juanna ai suoi figli abbiano la casa e camera del piano di sotto che da sulla via davanti (mediante) a quella del signor Franciscu Pinna, e la detta casa del sopraelevamento (arsada) con la camera dove io al presente dormo, posta nella parte superiore di dette case di giù, se le divideranno entrambe le sorelle. 
Più una porzione di terreno posto a Burellu dal sentiero a salire, che confina con i terreni di signora Juanna Satta e di capienza di otto starelli (antica unità di misura sarda - ndc). 
Più un'altra porzione di terreno posta a Bangiargiu di capienza di cinque starelli che confina con i terreni di signor Antoni Querqui. 
Più la metà della porzione di terreno posto a Serra Mamone di capienza di tre mezzane (antica unità di misura sarda - ndc) che confina con i terreni di Salvador Virdis di Ossi. Più altra porzione di terreno nella Vidazzone (antico sistema agricolo sardo che prevedeva l'obbligo di rotazione annuale nell'utilizzazione dei terreni - ndc) di Montes e nel luogo denominato Sa Ischa che confina con i terreni della chiesa parrocchiale di San Quirico di capienza di tre mezzane (mesanas).
Più una damigiana foderata di ferro di capienza di nove carichi (bàrrios).
Più un grande forziere usato con serratura e chiave.
Più una piccola cassa poco usata con serratura e chiave.
Più quattro [?] treppiedi e dieci tavole, due giacigli, tre materassi, due rossi e una usata imbottita di lana, due paia di lenzuola sottili, un paio rosse e altra [?], due baldacchini, uno nuovo sottile ricamato (obradu) con tutti e quattro i pezzi, ed altro grosso usato.
Più due paia di lenzuola grosse, e due [?] tutte poco usate.
Più un tappeto (fressada) nuovo sardo della Santa maggiore. 
Più due tovaglie di tela (iscacu) sottile, due asciugamani della stessa fattura, otto tovaglioli (frobiucas) di tela, tre sottili e due grossi. Sei camicie rosse sottili, quattro scialli nuovi di tela di bottega, quattro cuscini imbottiti di lana con [?] indaco e di bottega nuovi.
Più un vestito nuovo per la chiesa di saia lilla [?] velata e gonne, un corsetto (cutilla) nuovo di damasco, e un manto di panno. Più una gonna usata di lana e altra di stoffa di lana a [?] nuova, altro corsetto usato di damasco, e altra [?] usata.
Queste sono cose che detta Tolu, sua madre, le riservò quando si sposerà Luguia Budrone sua figlia, e io le dono le cose seguenti.
Primo un baldacchino ricamato sottile con tutti e quattro i pezzi, e un altro di (raso?) (raxula) ornato usato, e un paio di lenzuola rosse sottili e altro paio grosse usate.
Più tre anello d'oro, e anelli intrecciati e amuleti (ficas) d'oro, un paio con una collana con cinque Padrenostro d'oro e due [?] d'argento, quattro sedie da camino, quattro [tovaglioli?] (torcibucas) di tela sottile, quattro rasieri di grano.
Reverendo Juanne Budrone

*


sabato 25 marzo 2017

Scrittura privata dei fratelli Briante, organari napoletani residenti a Sassari, per la costruzione di un organo a otto registri per la parrocchiale di Cargeghe



a cura di Giuseppe Ruiu

Archivio parrocchiale di Cargeghe

Cargeghe, 5 ottobre 1800 - 14 aprile 1802

Con la presente scrittura privata, quale vogliono le parti abbia il suo effetto come stromento pubblico,si obbligano d'una parte i fratelli Salvatore, e Giuseppe Briante maestri organari della città di Nappoli, e nella città di Sassari in Sardegna domiciliati, ed in questo villaggio di Cargieghe personalmente ritrovati, di fare a loro spese un organo di otto registri cioe a dire sei di ripieno, flauta e voce umana, col suo tremulo, uccelli e trombetta, e darlo organizato per tutto quindici luglio mille ottocento e uno per la festa dei S[an]ti Martiri Quirico e Giullita della chiesa Parrocchiale di detto villaggio, senza più dilazione, e di altra parte il M. R[everen]do R[etor]e, e Operaijo di detta Chiesa dare per paga e soddisfazione di dett'organo ai medesimi cento quaranta scudi, trenta quatro ora di presente, e cento sei scudi mezzo, ed acordato in detta Chiesa il su acennato organo, con altri dieci scudi, che il detto M. R. R[etor]e darà del suo per buona mano ed acio consti fermano la pre[sen]te scrittura obbligandosi ambe le parti adempiere quanto sovra, ed alla restituzione delle spese, e caparre al doppio in caso di non adempiere per avvere cosi [pattuito?]. ed in fede

Cargieghe li cinque 8bre mille ottocento R[eto]re Raimondo Fadda
Salvatore Briante organaro
Giuseppe Briante organaro
R[everen]do Gio Budrony Operayo

Cargeche li 14 aprile 180due
Noi sotto scritti abbiamo ricevuto per mani dell'operajo e Rettore di questa parrocchia la sopra detta somma a complimento del contratto sopra accennato, ed in fede ci sottoscriviamo, qual somma e cento cinquanta scudi sardi ecc.
Salvatore Briante organaro
Giuseppe Briante organaro

lunedì 27 febbraio 2017

Iconografia della Sacra Famiglia con San Giovannino: Cargeghe, Baccio Gorini e i Gesuiti



di Giuseppe Ruiu

(Si ringrazia sentitamente il prof. Alessandro Nesi per le preziose delucidazioni sul tema - la Sacra Famiglia - trattato in questo articolo).


«Nel Vangelo non troviamo discorsi sulla famiglia, ma un avvenimento che vale più di ogni parola: Dio ha voluto nascere e crescere in una famiglia umana.» Benedetto XVI


In ambito artistico il tema iconografico della Sacra Famiglia, con San Giuseppe e sovente altri Santi tra cui Santa Elisabetta, Sant'Anna o San Giovannino, ha ispirato gli artisti rinascimentali fin dagli albori del XVI secolo. Fu però al tempo della Controriforma che il soggetto sacro assunse un posto di rilievo quale rappresentazione artistica, avendo grande diffusione, allorquando i Gesuiti ne fecero un potente manifesto simbolico della famiglia cristiana, modello di vita domestica e di virtù, parallelo tra Trinità terrena e celeste.

Maria giovane madre premurosa e melanconica, Gesù bambino, dolce e ricciuto, e San Giuseppe, un po' in disparte e già avanti con gli anni, ma comunque protettivo... un tema classico dunque, ma singolarmente complesso.

A tali figure spesso si aggiunge quella di San Giovannino, che in alcune rappresentazioni si porta l'indice sulle labbra nell'emblematico signum harpocraticum, ad intimare il religioso e sacrale silenzio verso il sonno del giusto: il bambinello dormiente, o forse, anche allusione artistica ad ermetiche conoscenze che l'iniziato deve mantenere celate.

La Sacra Famiglia con San Giovannino di Cargeghe, del manierista fiorentino Baccio Gorini, opera del primo seicento, possiede questo bagaglio storico-artistico e simbolico, che offre interessanti chiavi di lettura circa la sua genesi, la competenza culturale dell'artista, e la sua committenza.

La Sacra Famiglia di Cargeghe, inizi XVII sec.

La prima storica rappresentazione della Sacra Famiglia con San Giovannino, dalla quale l'opera in oggetto - e molte altre - ha tratto ispirazione, potrebbe derivare da un disegno-prototipo a sanguigna eseguito da Michelangelo Buonarroti (Caprese, 1475-Roma, 1564) probabilmente per Vittoria Colonna: “La Madonna del silenzio”, c. 1538-40.
Di tale opera non rimane traccia, oppure fu un'incompiuta dell'artista. La prima traduzione a bulino del disegno michelangiolesco fu del pittore e intagliatore bolognese Giulio Bonasone (c.1488 – dopo 1574), nel 1561. Altra incisione del soggetto la ritroviamo ad esempio nel 1566 ad opera di Philippe de Soye (1538 - Roma, 1572).

Madonna del silenzio, incisione, 
Giulio Bonasone, c.1561

Madonna del silenzio, incisione, 
Philippe de Soye, 1566

Madonna con bambino, acquaforte, Francesco Vanni, 
XVI sec. "Ego dormio et cor meum vigilat"

Ulteriori incisioni, originalmente rivisitate, le abbiamo ad opera delle prolifiche famiglie di incisori dell'Europa settentrionale: i fiamminghi Galle (Philip, Theodoor e Cornelis) e Wierix (Anton, Jan e Hyeronimus) che operarono tra la metà del XVI e la metà del XVII secolo.

Incisione, Hieronymus Wierix, XVII sec.

Dettaglio, similitudini tra l'incisione 
del Wierix e l'opera del Gorini

Incisione, Hieronymus Wierix, XVII sec.

Incisione, Hieronymus Wierix, XVII sec.
  
Incisione, Theodoor Galle, XVII sec.

Il tema originario della Sacra Famiglia viene così idealmente ripreso dai fiamminghi spesso su committenza della Compagnia di Gesù che in epoca di evangelizzazione delle popolazioni amerindie dell'America latina: Perù e Messico, e asiatiche del Giappone, di Macao e delle Filippine, ne fece, come detto, un modello simbolico valido anche per i nuovi cristiani delle indie orientali e occidentali.

Lo ritroviamo infatti in questi luoghi grazie alle opere realizzate da alcuni artisti Gesuiti quali Giovanni Niccolò o Nicolao o Nicolao da Nola (Nola, 1560-Macao, 1626), missionario in Giappone e a Macao. Il quale realizzò degli altarini-icone devozionali riconducibili all'arte cristiano-giapponese definita Nanban bijutsu o Namban, di epoca momoyama (1573-1615). Così come lo ritroviamo a Cuzco in Perù sempre per tramite dei Gesuiti.

Altarino-icona, missione dei gesuiti 
portoghesi in Giappone, XVI sec.

Altarino-icona, anonimo fiammingo, missione 
dei gesuiti portoghesi in Giappone, XVI sec.

Altarino-icona, Giovanni Nicolò, Giappone, XVI sec.

Sagrada Familia, Andres de Concha, Messico, XVI sec.

La Virgen el niño y san Juanito, olio su rame, 
scuola spagnola, XVII sec.

Sagrada Familia y san Juanito, olio su rame,
scuola spagnola, XVII sec.

El sueño del niño, Cuzco, Perù, XVIII sec.

La Sacra Famiglia di Cargeghe - la Sardegna spagnola del XVI secolo era considerata terra incognita non meno delle indie, e dunque la funzione evangelizzatrice della Sacra Famiglia aveva le sue motivazioni religiose nonostante in realtà nell'isola il cristianesimo si diffuse da epoche remote - è ipotizzabile venisse dunque eseguita dal Gorini rifacendosi idealmente all'opera michelangiolesca o ad altra versione successiva ma difficilmente individuabile con precisione ma che comunque la diffusione della stampa permise che le incisioni potessero circolare tra gli artisti i quali possedevano svariate copie da cui attingere sempre nuovi soggetti sacri, e il Gorini stesso non fu di certo immune da questo stratagemma.


Sacra Famiglia, Mariotto Albertinelli 
(attribuito), XVI sec.

Sacra Famiglia, Lavinia Fontana, 
Escorial, XVI sec.

Madonna col bambino e san Giovannino, 
Giovanni maria Butteri, XVII sec.

Sagrada Famìlia y san Juanito, 
anonimo italiano, XVII sec.

La committenza dell'opera potrebbe essere quella di un religioso vicino ai Gesuiti - tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo alcuni rettori della parrocchiale di Cargeghe, tra cui Andrea de Aquena e Giovanni Maria del Olmo (Olmo o Desulumu) furono in rapporti con i Gesuiti da poco installatisi a Sassari - forse per una iniziale devozione privata, viste le non grandi dimensioni dell'opera, oppure per impreziosire da subito una cappella della chiesa parrocchiale (forse luogo di riunione della nascente confraternita di Santa Croce prima dell'erezione dell'oratorio nel 1630) dove dal punto vista artistico-architettonico i richiami alla Compagnia di Gesù di sicuro non mancano.