mercoledì 20 novembre 2019

Serafino de Montanyans: primo Signore feudale di Cargeghe. Genealogia della famiglia sassarese dei Montanyans




di Giuseppe Ruiu


La vicenda politico amministrativa della villa di Cargeghe (Carieke in epoca giudicale, Cargegue in quella spagnola) è storicamente ben  documentata fin dal basso medioevo.
Essa fu ricompresa nel Giudicato di Torres (il Logu de Ore dei primi documenti) all'interno della ripartizione amministrativo-territoriale della Curatoria di Figulinas, dal nome della villa capoluogo: Figulina, odierno Florinas.



Con la dissoluzione dell'entità governativa autoctona, il villaggio passò sotto la diretta amministrazione dei marchesi Malaspina originari della Lunigiana, che per via di una serie di legami matrimoniali con la famiglia giudicale regnante, i Lacon-Gunale, un po' alla volta costituirono un proprio feudo nel nord Sardegna che alla dissoluzione del Giudicato Turritano, divenne la principale entità amministrativa del territorio insieme a quella costituita dall'altra grande famiglia allogena dei Doria di Genova e al Comune di Sassari.



Tale situazione perdurò, più o meno stabilmente, fino alla comparsa sulla scena sarda dei catalano-aragonesi, giunti nel 1323 per prendere possesso militarmente del Regno di Sardegna e Corsica creato nel 1297 da Papa Bonifacio VIII infeudandolo, con licentia invadendi, a Giacomo II d'Aragona.



Da tale data e per circa cento anni (centocinquanta se si considera la disfatta di Macomer del marchese di Oristano Leonardo Alagon) si protrasse nell'isola di Sardegna uno stato di guerra permanente, principalmente tra l'autoctono e antico Giudicato d'Arborea e la Corona d'Aragona, in un primo momento alleati contro i Pisani e cacciati questi, contro le altre minori forze in campo: i Doria e i Malaspina, i cui territori vennero alternativamente occupati dagli arborensi e dai catalani, per essere poi, quelli malaspiniani, definitivamente devoluti per lascito testamentario, dopo alternanza di trattative e contese belliche, al re catalano dal rappresentante della famiglia marchionale Giovanni Malaspina di Villanfranca, lascito ovviamente contestato dai fratelli Azzone e Federico che ripresero le armi con l'appoggio dei Doria, ma nonostante ciò verso la metà del trecento uscirono definitivamente di scena (nota 1).

Narra la leggenda popolare (di fatto nessun documento storico riporta tale vicenda) che fu proprio in questo periodo di contese belliche, pestilenze e carestie, verso la metà del XIV secolo, che il villaggio di Cargeghe mutò di ubicazione. Dalla piana del Campo Mela (località Santu Pedru) a ridosso della principale arteria stradale, l'antica a Karalis Turrem, e dunque da dove giungevano gli eserciti e per questa ragione il sito forse era indifendibile poiché non consentiva una pronta reazione, o fuga, degli abitanti - o anche perché soggetto a numerosi allagamenti stagionali e dunque malsano -, si arroccò in cima a una collina soprastante la piana, in sito dove la vista spazia libera per chilometri consentendo un efficace controllo del territorio circostante.

La Sardegna dopo un'epica e strenua resistenza degli ultimi Arborea: Mariano IV, Ugone III e Eleonora d'Arobrea con il coniuge Brancaleone Doria e i figli, divenne completamente catalano-aragonese, dopodiché castigliana, senza soluzione di continuità (non considerando la breve parentesi austriaca) fino ad epoca Sabauda.


Nel corso di tale epoca turbolenta Cargeghe venne concessa ad alcuni feudatari di origine catalano -aragonese. Nel 1358 il maestro Johan Metge ne venne in possesso per donazione reale, ma probabilmente solo nominalmente poiché il villaggio era in mano dei sardo-arborensi. Nel 1361 venne concessa a Berengario Fillel e in seguito a Berengario Centelles. Nel 1442, l'otto di gennaio, Serafino de Montanyans (Muntanyans, Montañans, Montagnans) magnate sassarese di origine catalana (secondo altri: corsa) che viene indicato come notaio e mercante, venne fatto dal sovrano catalano-aragonese, per i servizi resi alla Corona (leggi prestiti di denaro), Signore feudale di Cargeghe, che egli aveva acquistato poco prima come bene allodiale dal nobile Raimondo di Rivosecco alias Francesco Gilaberto de Centelles per il prezzo di 1200 ducati. Egli dunque fu il primo Signore feudale di Cargeghe sotto il Regno di Sardegna.

Stemma dei Montanyans

Il Montanyans "Al magnifich amat del senyor Rey mossen Seraphi de Montanyans", come era amabilmente definito dal sovrano, cavaliere ereditario dal 1420 (nota 2). Divenuto Barone di Ploaghe nel 1439 (la nuova Baronia nella quale venne fatto ricadere Cargeghe dopo essere appartenuto a quella del borgo di Osilo) fu figura eminente della casta magnatizia sassarese - ricoprì dal 1429 anche la carica di Podestà del Comune - insieme alle altre storiche famiglie dei Melone, Càriga, Gambella, Manca, Marongio, Cano, Saba, Manno (le quali parteggiarono per gli aragonesi contro il Visconte di Narbona, ultimo Giudice d'Arborea).

Suocero del Viceré Giovanni de Flors (o Flos) (nota 3), dopo una vita dedicata all'attività politico-diplomatica e militare, arti nelle quali, secondo i contemporanei, era abilmente versato: si pensi al ruolo prestigioso di arbitro assegnatogli dal sovrano nel 1472 per ricomporre, senza successo, la frattura fra il marchese di Oristano e il viceré di Sardegna Nicolò Carroz, e l'impresa di Monteleone, dove da comandante delle milizie sassaresi, tolse il castello a Nicolò Doria, ricevendo in feudo dal sovrano i villaggi di Giave e Cossoine. 

Ebbe almeno due fratelli, un Giuseppe e il maggiore Gugliemo, il quale venne nominato viceré di Sicilia verso il 1430. Serafino si spense invece verso il 1478: «Persino il Re d’Aragona si degnò di inviare alla Città e Comune di Sassari un’elegia in memoria dell’ “Onorato e fedele nostro Barone Serafino di Montañans». Lasciò parte del suo vasto e ingente patrimonio al suo erede, il non più giovane figlio anch'egli di nome Serafino. Ebbe almeno un'altra figlia di nome Maria che andò in moglie al sassarese mossen Andrea de Biure, Governatore di Sassari e Logudoro (nota 4).

Ancora oggi è possibile vedere la casa dove dimorò Serafino de Montanyans (nota 5). Di epoca quattrocentesca, edificata in stile gotico aragonese (seppur rimaneggiata nel corso dei secoli), ubicata a Sassari nel Corso Vittorio Emanuele, un tempo la Plata de Cothinas (Codinas), via principale della città lungo la quale fiorivano i commerci, dove i portici colonnati del piano terra delle dimore davano accesso agli empori dei mercanti. La casa Guarino - già Defraia - nome avuto dall'ultimo proprietario, un tempo erroneamente nota come “Palazzo di Re Enzo”, riferimento questo a Enzo di Hohenstaufen, o di Svevia, figli naturale legittimato dell'imperatore Federico II, marito dell'ultima rappresentante del Giudicato Turritano, la sfortunata Adelasia di Torres. Essendo re Enzo vissuto nel XIII secolo mentre la casa è di epoca quattrocentesca, non poteva dunque essergli attribuita.


Sassari: casa Guarino, già palazzo Montanynas (XV sec.)

Un attento osservatore potrà invece notare, nei capitelli scolpiti delle colonne che danno accesso al porticato, le probabili effigi di Serafino padre (barbuto), il figlio Serafino II, il loro stemma araldico costituito tre montagnette sovrapposte, e alcuni angeli serafini che farebbero riferimento al nome dei proprietari (nota 6). Riferimento questo osservabile anche in alcuni edifici religiosi fatti edificare dalla famiglia.

Capitello con probabile effigie di Serafino I 

 Capitello con probabile effigie di Serafino II

 Capitello con effigiato stemma dei Montanyans

Serafino II dal 1480 e per un ventennio amministrò i beni paterni, ma come feudatario non venne ricordato per le abilità del più celebre, e celebrato, genitore. A differenza del primo parteggiò per il marchese di Oristano nella battaglia di Macomer (dove prese parte, e vi perse la vita, anche il figlio Nicola, o Nicolò, il quale venne ricordato come un temibile brigante dalla folta chioma e dal bell'aspetto) ed in seguito beneficiò del perdono reale. Posto ingiustamente agli arresti domiciliari per un'accusa di omicidio della quale non è dato sapere l'origine, sposò nel 1447 Nicoletta d'Arborea (probabilmente della casata degli Alagon y Arborea, e ciò spigherebbe la sua fedeltà, e quella del figlio, al Marchese di Oristano), e in seconde nozze tra il 1468 e il 1470, la nobile Isabella de Sena dei Visconti di Sanluri.

Ebbe oltre al figlio, a lui premorto, Nicola, o Nicolò, almeno altre due figlie. Serafina che andò in sposa a Giovanni de Flors, avendo in feudo dal padre i villaggi di Giave e Cossoine, e dai quali dovrebbe discendere Donna Caterina de Flors y Montanyans, la quale ai primi del XVI secolo lasciò alla municipalità sassarese i locali della residenza di famiglia affinché creasse un convento, e che divennero verso la metà del secolo la prima residenza dei Gesuiti appena giunti a Sassari.

L'altra figlia, Giovanna, il 28 di aprile del 1500 divenne Baronessa di Ploaghe con i feudi minori di Beda, Saccargia, Cargeghe e Codrongianus, con la Signoria di Cabu Abbas, unitamente al marito Don Francesco de Castelvì dei Visconti di Sanluri, maggiordomo del Re. Il Castelvì fu il vero feudatario poiché la moglie rinunciò in suo favore alla gestione feudale, che condusse fino alla propria morte avvenuta nel 1503. 

L'ultimo Montanyans, seppur da parte di madre, ad amministrare in qualità di feudatario la Baronia e i villaggi avuti dai genitori fu Don Gerolamo de Castelvì y Montanyans, figlio primogenito della coppia. Ne venne legittimamente investito il 20 aprile del 1503, e resse i feudi per trentaquattro anni. Alla sua morte le succedette la figlia primogenita avuta dalla moglie Donna Michela de Flors: Donna Anna de Castelvì y de Flors. 

Dopo quattro generazioni si estinse così la famiglia dei primi Baroni di Ploaghe e Signori di Cargeghe. Vi subentrarono i Castelvì, Marchesi di Laconi e Visconti di Sanluri, famiglia nobile di antica origine catalana che ebbe un ruolo di primo piano nella storia sarda, i quali ressero la Baronia di Ploaghe e Cargeghe, seppur non continuativamente, fino alla dissoluzione dei feudi nel XIX secolo in piena epoca sabauda.



I Montanyans fecero edificare alcuni edifici religiosi nei villaggi da loro amministrati. Un esempio è la chiesa parrocchiale di Cossoine (Sassari) (nota 7), edificata nella seconda metà del XVI secolo in stile gotico catalano e dedicata a Santa Chiara. Essa conserva alcuni stemmi gentilizi, tra cui in facciata, lo stemma dei Montanyans, con tre piccole montagne sovrapposte, sorretto da due angeli serafini; ma è presente anche quello dei de Flors, una rosetta a otto petali, e dunque la committenza potrebbe essere della feudataria Serafina de Montanyans e del coniuge Giovanni de Flors. Congetturando, i Montanyans e le loro maestranze sassaresi, potrebbero avere avuto un ruolo anche nell'edificazione della chiesa parrocchiale di Cargeghe, pur non rimanendo tracce materiali o documentarie che possano collegarla ad essi.




Note

6 - Marisa PORCU GAIAS, Sassari: storia architettonica e urbanistica dalle origini al '600, Ilisso, 1996.
7 - Sardegna da scoprire: i capitelli della chiesa di Santa Chiara in Cossoine di Tiziana Sotgiu Gassi.



Genealogia famiglia de Montanyans di Sassari



Serafino de Montanyans, notaio di origine catalana, a Sassari dal XV secolo (morto c.1478)
figli:
- Serafino II de Montanyans,
- Maria de Montanyans, sposa Andrea de Biure, Governatore di Sassari e Logudoro

Serafino II de Montanyans, (morto c.1500)
=
Nicoletta d'Arborea, in prime nozze,
Isabella De Sena, di Antonio de Sena, Visconte di Sanluri

figli:
- Nicola, o Nicolò, de Montanyans, morto nella battaglia di Macomer,
- Giovanna de Montanyans, sposa Francesco de Castelvì, dei Visconti di Sanluri,
- Serafina de Montanyans, sposa Giovanni de Flor, Vicerè del Regno di Sardegna

Giovanna de Montanyans,
=
Francesco de Castelvì, (morto 1503)

figlio:
- Gerolamo de Castelvì y Montanyans, (morto 1537)
=
Michela de Flors,

figlia:
- Anna de Castelvì y de Flors.

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