di Giuseppe
Ruiu
La
casa parrocchiale di Cargeghe - della quale ci si era già occupati in
questo precedente articolo
La casa parrocchiale di Cargeghe, foto-inchiesta - a causa delle condizioni architettoniche in cui versava soprattutto
negli ambienti interni, particolarmente evidenti nelle sue pitture
murarie e stucchi di probabile origine sette-ottocentesca, è
l'edificio storico più grande dell'abitato del paese.
Il
corpo centrale a un solo piano terreno, suddiviso in numerose camere
comunicanti tra loro è ciò che rimane di un complesso più grande
costituito da una palazzina a due piani abbattuta nella seconda metà
del XX secolo insieme a una torretta e da un vasto giardino con
vigna. Nella parte retrostante altri due ambienti sottostanti
fungevano da magazzino e altri ancora non più accessibili poiché
murati.
Registrata in Catasto al n. 60, in Via della Chiesa Parrocchiale ai numeri civici 6, 4, 8. Quantità dei piani/vani: 2/20. Territorio, Mappa, Sezione o rilevamento: H. Numeri o marche di mappa o di sezione principali o di appezzamento: 560. Data o numero della voltura o variazione di carico e causa ed atto per cui si fa luogo: 1882 - 22 luglio, numero 136 per successione...
Ricostruzione della Planimetria dell'intera struttura
Parte
di questo vasto complesso è ancora visibile in una foto degli anni
'50 del 1900, separato dalla chiesa parrocchiale da un cortile
interno che può essere riconosciuto nel cinquecentesco “cimitòriu
de Santu Chirigu” menzionato già dal XVI secolo nei registri
parrocchiali quale antico cimitero del villaggio di Cargeghe. La
scarna documentazione d'archivio ha impedito fino a ora di comprendere appieno
quale fosse l'origine e la funzione di questa struttura nei secoli
precedenti alla sua donazione alla parrocchia del paese.
La casa parrocchiale così come appare in una fotografia del 1957.
Si ringrazia la famiglia Marras-Sotgia e l'Editoriale Documenta.
A
chi appartenne tale proprietà e chi furono i suoi possessori?
Una
certa tradizione, di cui non si conosce l'origine, ne attribuisce il
possesso al famigerato Duca dell'Asinara don Antonio Manca Amat
Marchese di Mores, tra i più potenti e temuti feudatari del nord
Sardegna. La Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici,
Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le provincie di Sassari e
Nuoro, nel suo Catalogo Generale dei Beni Culturali
(Catalogo generale dei Beni Culturali, casa parrocchiale, Cargeghe),
in relazione alle notizie storiche all'interno della scheda
descrittiva sulla casa parrocchiale,
Scheda
ne attribuisce la proprietà ai duchi dell'Asinara senza fornire però
alcun riferimento documentario relativo a tale notizia:
«L'edificio,
risalente alla seconda metà del '700, realizzato probabilmente in
fasi successive con ampliamento dei vari corpi di fabbrica, versa
oggi (ante 2001) in pessimo stato di conservazione. Appartenuto
originariamente alla famiglia Manca, duchi dell'Asinara, feudatari,
nel XVIII secolo anche di Cargeghe, la casa era la residenza estiva
della famiglia, che la utilizzava per il periodo necessario alla
riscossione dei tributi e in altre occasioni, come casino di caccia.
All'interno sono ancora conservati dei dipinti rappresentanti gli
stemmi nobiliari dei proprietari. Nella seconda metà del secolo, non
sappiamo se per donazione o altro tipo di alienazione, l'edificio
viene a far parte dei possedimenti parrocchiali e adibito a
canonica.» In tali notizie storiche viene specificato che tali duchi
furono i feudatari di Cargeghe.
In
base alla documentazione storica in possesso, come chiarito in un
altro precedente articolo, i duchi dell'Asinara non risultano essere
mai stati feudatari di Cargeghe:
Il gonfalone comunale di Cargeghe: cronotassi dei baroni di Ploaghe e altre considerazioni
Il
centro logudorese dopo la dissoluzione del Giudicato di Torres –
era incluso nella curatoria di Figulinas - passò alla signoria dei
marchesi Malaspina (Baronia d'Osilo) e successivamente, in seguito
alla devoluzione dei bei sardi dei Malaspina al re d'Aragona,
Cargeghe, dopo alcuni passaggi nominali a feudatari
catalano-aragonesi o comunque fedeli alla Corona, venne acquistato
dal magnate sassarese Serafino di Montañans (Montanyans, Montagnano)
e incluso nella Baronia di Ploaghe, parte del Regno di Sardegna,
concessa in feudo proprio al Montañans che divenne signore feudale
di Ploaghe. Successivamente la Baronia passò per legami matrimoniali
ai Castelvì marchesi di Laconi e ancora in seguito agli Aymerich per
essere alla fine devoluta al fisco regio con il riscatto dei feudi
nel 1839 dall'ultimo possessore don Ignazio Aymerich Ripoll marchese di Laconi, Barone di Ploaghe e senatore del Regno.

La
prima menzione di quella che ancora non era la casa parrocchiale (già
resa nota in questo blog) è presente all'interno di un documento
presente nei registri parrocchiali di Cargeghe (Registro dei
battesimi 1, 1569-1633, f.85/r.), copia notarile di un legato
testamentario del fu Juanne Anguelu de Serra et Manca, dell'anno
1632, che in logudorese seicentesco recita: «et
subra su istallu sou de pianu de queya (q[ue] constat de 19 aposentos
ej su palateddu).»
Pare di comprendere che su “istallu” (antico termine logudorese
per indicare una casa a un piano terreno con più stanze) nel piano
della chiesa “pianu de queia” costituito da 19 camere “aposentos”
e la palazzina “ su palateddu”, altro non fosse che l'attuale
casa parrocchiale che presente già in quell'anno apparteneva al suo primo
proprietario a noi noto il cargeghese Juanne Anguelu de Serra et
Manca (i figli in seguito assunsero il solo cognome Manca). Il
documento menziona inoltre il bisnipote del proprietario “bisnepote
de su testadore”, il reverendo cargeghese Pedru Paulu Manca Virdis,
che nel 1736 per tramite del notaio Larentu Fadda di Florinas fece
copia di tale legato poiché all'epoca proprietario a sua volta di
parte della struttura. I Manca cargeghesi, forse appartenenti alla
piccola nobiltà rurale logudorese per quanto se ne sappia non
avevano legami parentali diretti con la blasonata famiglia feudale
sassarese dei Manca.
Da
tale legato del 1632, grazie a un attento e appassionante lavoro di
ricerca, condotto insieme al sindaco di Cargeghe Antonio Ruiu, presso l'Archivio di Stato di Sassari - per il quale si
ringrazia per l'estrema disponibilità e cortesia la direttrice
dott.ssa Federica Puglisi e tutto il personale - si è partiti con
l'intento di ricostruire parte dei passaggi di proprietà (non è
stato possibile reperire tutti gli atti notarili ricercati) del complesso
conosciuto oggi come “casa parrocchiale” per giungere fino al suo
ultimo trasferimento alla parrocchia di Cargeghe nel 1902.
La
proprietà della struttura dal 1632 rimase in capo alla famiglia de
Serra et Manca (poi solo Manca) per circa 140 anni, passando da
Juanne Anguelu de Serra et Manca al figlio Antoni Manca Sanna, citato
in un documento del 1669 quale proprietario di un “istallu", una
casa terrena a più stanze nella via della chiesa: «(…)
In su logu naradu carrugiu de quexia, custu terminat de una parte cun
domo de Nadolia Manca et de atera parte terminat a
parte de nantis cun su istallu de Antoni Manca carrera mediante
et de atera parte cun a parte de segus terminat cun vingia de nois
dictos coniuges.» (Archivio
parrocchiale di Cargeghe. Copia di atto di vendita di una vigna, Cargeghe, 13
settembre 1669).
Alla
morte di Antoni Manca Sanna la moglie Anguela de Riu y Larca di Mores
continuò a occuparsi del legato pio del 1632 sul bene, dopodiché il
bene passò al figlio Diegu Manca de Riu, coniugato con Dominiga
Virde et Seque di Ossi, per giungere poi a due dei suoi numerosi
figli: il reverendo Pedru Paulu Manca Virdis, in seguito rettore del
paese, e Gavinu Ignaciu Manca Virdis.
Nella
prima metà del XVIII secolo abbiamo dunque due proprietari: i
fratelli Manca Virdis, mentre una porzione centrale di tale struttura
risulta appartenere a una terza proprietaria la vedova cargeghese
Mathia Biddau che probabilmente ne venne in possesso nel corso dei
vari passaggi di proprietà all'interno della famiglia Manca.
Nel
testamento di tale Mathia Biddau si parla della sua casa confinante
con quella del reverendo Pedru Paulu Manca Virdis sulla quale viene
costituito un legato pio in favore sempre del reverendo
Manca suo curatore, il quale insieme al fratello diventeranno gli
unici proprietari dell'intera struttura. Il
documento recita in sardo logudorese settecentesco: «Item fatto
mencione heo dicta testante que subra sa
domo que habito situada in sa carrela de Parroquiale Ecclesia
de custa dicta villa questa
cunfrontat cun domos de su reverende Pedru Paulu Manca
et cun alijis costumo pagare doñi annu unu sensale de proprietade
(37#10?) et pencione annua tres liras, pro rexione de unu ligadu piu
subra sa dicta domo fundadu. Quergio et cumando qui siguida siat sa
morte mia si apat a avalorare dicta domo totu cuddu de subra et pius
qui bi querat de sa referida cantitdade de (37#10?). Lu ligo et lasso
a favore Reverende Pedru Paulu Manca sacerdote de custa dicta villa a
su quale nomeno curadore de sa anima mia et de custu presente
testamentu meu executore (...)» (Archivio di Stato di Sassari, notaio Lorenzo Fadda, anno 1738)
La
porzione del fratello del reverendo: Gavinu Ignaciu Manca Virdis,
viene invece indicata precisamente all'interno dell'abitato del paese
in un altro documento notarile: «Ittem si hat
(?) pactadu, firmadu et juradu que dictu Gavinu Ignaciu Manca (?) et
sustentu de su presente matrimoniu et in contemplacione de custu
cussos (?) vinculos et condiciones subra (?) si aportat et consituit
totu sas cosa siguentes = Primu duas domos terrenas contiguas
situadas intro custa presente villa que cunfinan de una parte a su
portale de sa Parroquiale Ecclesia de custa dicta villa et de atera
parte a domo de Mathia Biddau, a parte de segus cun corte de su
Reverende Pedru Paulu Manca cun alijis (...)» (Archivio di Stato di Sassari, memoriale di donazione in contemplazione di matrimonio, notaio Lorenzo Fadda, anno 1743)
Il
menzionato portale della chiesa parrocchiale che confina con le due
case, fa riferimento al portale che dava accesso al cimitero in
quanto viene meglio specificato nella registrazione di morte, in
lingua castigliana, della Biddau presente all'interno dei registri
parrocchiali di Cargeghe dove viene
ricordato il legato pio del suo testamento: «(...) hijò testamento
en poder del discreto nottaro Lorenço Fadda de Florinas el dia 28 de
julio del año cerca 1738. (?) a favor de su alma una casa terrena
que habitava questa en la plaça de la Parroquial Iglesia serca del
portal del cemiterio que alinda por essa parte a casa de
Gavino Manca Virdis, y por otro lado y tambien por las espaldas a
casas y cortijo del Rector Pedro Pablo Manca Virdis, y por delante
calle principal mediante a la ultima casa de la hilera (…)» (Quinque Libri, Registro dei battesimi 6, f.73/r, anno 1739)
Viene
chiaramente specificato che la casa della Biddau si trovava vicino al
portale del cimitero e da quella parte confinava con la casa di
Gavino Ignazio Manca mentre dalla parte opposta e alle spalle
confinava con la casa e cortile del rettore Pietro Paolo Manca,
mentre nella via davanti stava di fronte all'ultima casa della
schiera, oggi via Roma n. 3/5.
Ricostruzione della parte alta dell'attuale via Roma come descritta negli atti notarili del XVIII sec.
Alla
morte dei fratelli Manca Virdis tutta la struttura passerà agli
ultimi eredi Manca.
Gavinu
Ignaciu, coniugato con la cargeghese Juanna Satta Usai, alla sua morte
nel 1748 lascerà tutti i suoi beni all'unica figlia Maria Dominica
Manca Satta. Mentre alla morte del rettore nel 1750 verrà lasciato
gran parte del suo patrimonio alla nipote, sempre Maria Dominica
Manca Satta e alla sorella Angela Manca Virdis, andata in sposa a Luciano
Bagiella di Sorso.
Il
testamento del rettore Manca nella parte di interesse recita sempre in sardo logudorese: «(...)
Item declarat chi su patrimoniu sou lu apesit vinculadu dae su babu,
foras sa terza parte, sa quale bi la lasesit senza vinculu in
testamentu; et gasi queret qui sas duas partes vinculadas si las apan
a dividire sos frades et sorres suos comente cumandat su quondam babu
sou. Item
declarat qui cando cojuesit a su quondam frate sou Gavinu Ignaciu
Manca li promitesit sa sa meidade de sa legitima qui li podiat
pertocare de sos benes qui si lin constituesin in patrimoniu, et gasi
queret qui si apat a dare a sa figia de dictu quondam frade sou
chamada Maria Dominica Manca. Item
declarat qui cojuesit a sa sorre sua Anguela Manca Virdis cun
Lucianu Bagiella de sa villa de Sorso asa quale li promitesit
totu sas cosa contenidas in su memoriale qui reposat in podere de
dictu Bagiella. De sas quale cosas, parte ni at recidu, segundu
constat per recivos firmados de dictu Bagiella, et parte no at
recidu, et gasi queret si li apat a dare a cumplimentu totu. (...)» (Archivio di Stato di Sassari, notaio Lorenzo Fadda, anno 1750)
Da
questo momento la mancata reperibilità della documentazione notarile
non permette di accertare precisamente gli ulteriori passaggi di
proprietà della struttura fino al suo ultimo possessore, come
vedremo: il nobile thiesino, ma con radici cargeghesi, don Luigi
Nurra Flores, ultimo rappresentante dei Nurra a Cargeghe.
Quello
che pare di comprendere è che beneficiaria dell'intero grande
edifico con giardino e vigna fu Maria Dominica Manca Satta che
ereditò, come detto, dal padre Gavino Ignazio le due case e la restante parte la
ebbe dallo zio rettore Pietro Paolo come erede del fratello.
Andrà in sposa diciannovenne nel 1759 al cavaliere cargeghese Francisco Satta
y Flores, personaggio di spicco della Cargeghe settecentesca, il cui
antenato un "donzel" appartenente alla famiglia Satta y Grixoni che nel 1680 arrivò da una Ozieri
lacerata da faide tra due opposti schieramenti conosciuti
come “la Plaça y la Viñaça”.
Erede
della coppia fu il cavaliere Andreas Satta Manca nato nel 1768 e
morto a ventisette anni nel 1795. Insieme al padre furono due dei
quattro nobili rappresentanti cargeghesi nello Stamento Militare del
Regno di Sardegna in quei turbolenti anni di fine XVIII secolo che
vide il propagarsi della “Sarda rivoluzione” guidata
dall'Alternos Giomaria Angioy. Gli altri due furono don Francesco
Giuseppe Flores Serra (Thiesi, c.1730-Cargeghe, 1803) e il genero don
Francesco Giuseppe Nurra Delogu (Thiesi, c.1762-Cargeghe, 1809).
La
proprietà dell'intera “casa parrocchiale” rimarrà in capo alle famiglie
Satta-Flores-Nurra fino al suo ultimo proprietario.
Sul filo
della supposizione (dato che non è stato possibile reperire il testamento di don Andreas Satta Manca) l'edificio finì proprio nelle disponibilità del
thiesino don Francesco Giuseppe Flores Serra, padrino di cresima del
cav. Andreas e coniugato a Cargeghe nel 1762 con donna Maria Pasqua
Pinna di origini ittiresi, i quali ebbero
una sola figlia: donna Anatolia Flores Pinna nata a Cargeghe nel 1764, nonna paterna dell'ultimo proprietario che la citerà nel suo
testamento: «(...) ed inoltre di altre
cinque messe cantate dal Capitolo nella Chiesa di San Nicolò (…)
la quinta a suffragio dell'anima di mia avola paterna Donna Anatolia
Flores, di cui ne tenni e ne terrò sempre carissima memoria» (Archivio di Stato di Sassari, notaio Gavino Me Fois, anno 1881).
Andrà in
sposa nel 1783 al comandante del battaglione di fanteria miliziana di
Ploaghe don Francesco Giuseppe Nurra Delogu, generando molta
discendenza, ben tredici figli ma di questi solo una piccola parte
sopravvisse fino all'età adulta. Anche la
famiglia Nurra apparteneva alla piccola nobiltà rurale che acquisì
tra la fine XVII secolo e gli inizi del XVIII: Genealogia della famiglia nobile Nurra Flores di Cargeghe
Una
figlia della coppia: donna Efisia, nel 1805 ebbe come padrino di
battesimo, seppur per procura, il famigerato generale Antonio
Grondona Lopez comandante delle truppe regie che nei primi di ottobre del 1800 represse nel sangue l'insurrezione degli abitanti di Thiesi in
“Sa die de s'atacu”. Gli eredi delle due famiglie, come vedremo,
si unirono in matrimonio anni dopo.
All'interno della struttura nella parte più nobile, decorata con stucchi e pitture murarie compaiono alcuni blasoni araldici (ogni famiglia nobile seppur piccola ne possedeva uno) e tra questi, con buona dose di fantasia, pare di scorgere quello dei Nurra con la torre-nuraghe ardente, così come quello a motivi floreali dei Flores, quello dei De L'Arca e ultimo potrebbe riferirsi a quello dei Solinas che rappresenterebbero le antiche famiglie proprietarie.
a realizzare gli stucchi e le pitture murarie delle volte?
Fu
probabilmente quest'ultimo nucleo familiare dei Nurra Flores a
ereditare l'intera “casa parrocchiale” e da tale periodo a essere
conosciuta come “casa Nurra”, così come ci venne descritta dal
canonico ploaghese e studioso di antichità Giovanni Spano «(...) A man
sinistra dentro il villaggio di Cargeghe si ha per tradizione che
n'esistessero tre [nuraghi-nda], i quali furono demoliti per
costrurre il monte granatico, la Parrocchia e la casa Nurra.» “Memorie sopra i nuraghi di Sardegna”, 1867.
Primogenito
maschio della famiglia fu don Francesco Maria Lorenzo Raimondo
Antonio Nurra Flores nato a Cargeghe nel 1789. Egli si trasferirà a Thiesi dove sposerà la cugina donna
Maria Francesca Flores Serra. Erede dei
beni paterni cargeghesi fu il figlio della coppia l'avvocato don Luigi Nurra
Flores, nato a Thiesi verso il 1812. Sposerà a Cagliari il 30 gennaio del 1844 la thiesina donna Caterina
Angela Grondona Solinas (Thiesi, c.1822-Sassari, 1902) Figlia del cavalier don Vincenzo Grondona Flores di Cagliari e di donna Antonia
Solinas di Banari, i quali in vecchiaia soggiorneranno spesso a Cargeghe.
La coppia Nurra-Grondona non ebbe figli e dimorerà a Sassari nella via Canopolo al civico 14
mentre nel periodo estivo, per sfuggire alla calura della città, a
Cargeghe in casa Nurra. Don Luigi, come detto nipote di donna Anatolia Flores, fu sindaco del paese verso la metà del XIX secolo, tra il 1850 e il 1855. Curiosamente
venne citato nel libro di Enrico Costa: “Giovanni
Tolu. Storia di un bandito narrata da lui medesimo”, 1897:
Il passaggio del libro nel quale viene menzionato
Donna
Caterinangela, conosciuta a Sassari come nobildonna pia e benefattrice anch'essa proprietaria, per parte materna dai Solinas, di alcuni
beni a Cargeghe (una casa e una vigna) che lascerà in eredità ai nipoti Garau-Grondona
figli della sorella (A.d.S. di Sassari, notaio Pietro Tanchis, anno 1902).
Al centro seduta donna Caterinangela Grondona Solinas.
Alla sinistra donna Antonina Garau Grondona don
Raimondo Garau Grondona figli di don Enrico Garau Boy
e Maria Teresa Grondona Solinas; all'estrema destra,
donna Isabella Dettori Dettori di Padria sposata
con Raimondo Garau Grondona. Si ringrazia la Signora
Teresa Garau per la sua fotografia e le notizie a corredo.
Nel testamento olografico di don Luigi redatto nel 1875 e registrato nel 1881, come detto presente presso l'A.d.S. di Sassari (notaio Gavino Me Fois, anno 1881), viene precisamente e puntigliosamente specificata l'assegnazione di ogni suo singolo bene terreno. Alla moglie quale sua esecutrice testamentaria, per quanto concerne i suoi numerosi beni cargeghesi, viene così specificato: «Parimenti le lascio in perfetta proprietà il molino idraulico che possiedo nei territori di Cargeghe colla rispettiva dotazione di terra aratoria, ed il più del circonvicino tratto di terreno detto “S'Iscia de Briattia”. (...) Inoltre lascio la medesima in perfetta proprietà tutti li mobili, argenteria, lingeria, batteria di cucina, stiva di botti e di giarre che si troveranno al tempo del mio decesso dentro le mie case di Sassari e Cargeghe, per essere stati tali effetti acquistati nella massima parte costante matrimonio.»
E ancora: «Lego finalmente a favore della ridetta mia carissima moglie l'usufrutto universale di tutti li altri miei beni, dispensandola dall'obbligo dell'inventario e di cauzione. Però durante il suo vivente resterà obbligata a soddisfare agli oneri delle sei feste e delle due novene nel modo che in appresso mi farò a specificare nel legato che riguarda il Parroco Protempore del villaggio di Cargeghe.»
Ma veniamo alla sua abitazione principale di Cargeghe, quella che diventerà la "casa parrocchiale" grazie a tale legato: «Appena lasciato l'usufrutto universale lasciato a mia moglie, oppure nel caso il medesimo non possa aver luogo, voglio che la casa di mia abitazione nel villaggio di Cargeghe, coll'annesso cortile e vigna, non ché il chiusetto attiguo detto “Binza de Funtana”, e la vigna denominata “Zia Maddalena” (b), ed attiguo chiusetto detto “S'Oliariu”, passi in perfetta proprietà del Parroco protempore di quel villaggio, ma coll'obbligo assoluto di far celebrare annualmente in quella Chiesa parrocchiale le feste coi giorni fissati dal Direttorio Diocesano del Glorioso Patriarca San Giuseppe, di Sant'Antonio di Padova, di San Francesco di Paola, di San Raffaele Arcangelo, e dei S.S. Cuori di Gesù e Maria, facendo precedere a queste due ultime feste la relativa novena con esposizione del Venerabile, onde così vi è più promuovere la divozione di quei fedeli verso questi nobilissimi cuori. (...) Lascio perciò alla stessa chiesa li quadri che tengo in casa di Sant'Antonio, di San Francesco di Paola e di San Raffaele che si terranno sempre esposti alla pubblica venerazione. Come altresì ordino che ove quella Chiesa non li avesse ancora, si comprino subito li due quadri dei S.S. Cuori di Gesù e di Maria, che prescrivo sieno dipinti in tela da discretto pennello e si tengano sempre appesi ai due lati dell'Altare Maggiore.»
In questo passaggio viene specificato ancora meglio in merito al rispetto del legato sui beni che passeranno al parroco pro tempore di Cargeghe: «Impongo per ultimo l'obbligo allo stesso Parroco di Cargeghe di tenere in ottimo stato tanto la casa, come le due vigne, e chiusetti. (...) Caso il Rettore di Cargeghe ometesse anche per una sola volta di adempiere a qualcuno degli oneri sovra indicati al presente legato, oppure di tenere in ottimo stato tanto la casa, come le vigne e chiusetti, voglio ed ordino, che dopo essersi ben appurato l'inadempimento, si faccia tosto il medesimo decadere da questo lascito, e ne assumerà immediato possesso il Parroco, o Vicario Parrocchiale del circonvicino Comune di Muros, il quale dentro il perentorio termine d'un anno computando dalla date della presa possessione sarà nello stretto obbligo col consulto e direzione dell'Ordinario Diocesano di procedere alla vendita a pubblica gara di tutti quei stabili (...) Da siffatto ricavo si dovranno comprare in appresso tante Cartelle dello Stato intestate a favore della Chiesa Parrocchiale di Cargeghe che valgano ad assicurare largamente l'annuale adempimento a tutti li surriferiti oneri di feste, di anniversari e di messe recitate. (...) Soppravvanzandovi somma come pare presumibile, si impiegherà tutta nell'acquisto di altre cartelle dello Stato intestando a beneficio della Chiesa Parrocchiale di Muros, la quale sarà in obbligo per quanto le competeranno quegli interessi annuali di celebrare annualmente le feste dei S.S. Cuori di Gesù e di Maria, con precedente novena da farsi con esposizione del Venerabile. Ed ove quella chiesa non ancora ancora i simulacri o dipinti, si spenderà anzitutto a comprare quei due quadri in tela che desidero restino sempre affissi all'altare maggiore di quella Parrocchia. Raccomando perciò ed incarico sotto responsabilità della propria coscienza al rettore o Vicario Parrocchiale di Muros di sorvegliare scrupolosamente nell'esatta osservanza di tutti gli anzidetti oneri, nonché nella buona tenuta della casa e vigne, da farsi dal legatario Parroco di Cargeghe, richidendolo altresì a dargli annualmente giustificati conti, sui quali, sui quali non potrà rifiutarsi, ne indugiare sotto pena di pagare del proprio Lire it. Cento al richiedente Rettore di Muros, o Vicario Parrocchiale, ; ed al medesimo perciò ordino che dai frutti del predetto legato sia corrisposta annualmente la somma di Lire it. 25, in segno di compenso del presente incarico.»
Ulteriori case poste di fronte alla principale verranno lasciate alla sua domestica: «Le tre attigue case basse con annessi cortili, che possiedo in Cargeghe in prospetto alla mia abitazione e di cui una ve ne sarebbe destinata attualmente a servizio di scuderia, voglio che appena spirato l'usufrutto universale legato a favore di mia moglie, passino in perfetta proprietà della mia antica e fedele serva Francesca Fele di Bessude, ed ivi domiciliata; e non trovandosi la medesima in vita al tempo dell'(apperta?) successione, vi succederanno i suoi figli, coll'obbligo nell'una o negli altri di far celebrare in quel villaggio un trentenario di Messe recitate per una sola volta secondo la mia intenzione.»
Alla morte della moglie donna Caterinangela Grondona nel 1902, tutto l'edificio passerà definitivamente alla Parrocchia di Cargeghe e al suo parroco protempore fino ad oggi, che lo riconvertiranno in nuova casa parrocchiale.
A conclusione di questo lungo articolo credo si possa considerare che sia stata gettata nuova luce su una delle strutture civili più antiche e nobili di Cargeghe che, stando alla documentazione, ha origini almeno seicentesche. Ricostruiti in buona parte, nonostante la mancata reperibilità di alcuni atti notarili, i suoi numerosi passaggi di proprietà e l'origine dei suoi proprietari sui quali si è favoleggiato a lungo: addirittura il duca dell'Asinara, che a ben vedere però non viene mai citato in nessun documento consultato.