lunedì 25 maggio 2026

Testimonianze settecentesche su indumenti e tessuti utilizzati dai cargeghesi

 

Giuseppe Ruiu


I memoriali in contemplazione di matrimonio (noti anche come atti di dote, promesse matrimoniali o capitoli matrimoniali) erano documenti legali o inventari redatti prima delle nozze. Venivano compilati dai genitori della sposa (o dai parenti più stretti) con lo scopo di quantificare e descrivere minuziosamente i beni immobili, le somme di denaro e il corredo destinati alla figlia.

Questi documenti rivestivano un ruolo cruciale nella società del passato e si inserivano nel più ampio istituto della dote. I memoriali servivano a formalizzare il contributo economico — la dote, appunto — che la donna apportava alla nuova famiglia. I beni venivano elencati e stimati per iscritto anzitutto come misura di tutela per la sposa: in caso di vedovanza o di scioglimento del matrimonio, la donna aveva il diritto legale di rientrare in possesso dell'esatto patrimonio che aveva portato con sé.

Il corredo costituiva una componente fondamentale della dote. All'interno del memoriale veniva descritto con minuzia quasi maniacale: dalle lenzuola di lino alle coperte, dalle tovaglie finemente ricamate alla biancheria intima, fino a includere gioielli e arredi. Ogni elemento veniva catalogato specificandone la quantità, i materiali e, spesso, il valore economico stimato da periti esperti.

Nelle epoche passate, accumulare questo patrimonio rappresentava un enorme sacrificio economico per le famiglie. Di riflesso, non disporre di una dote o di un corredo adeguati costituiva, per una donna, un gravissimo ostacolo alla possibilità di contrarre matrimonio.

Se in alcuni contesti si trattava di semplici elenchi domestici, nei casi più formali i memoriali venivano redatti come atti pubblici da un notaio. Il professionista certificava l'effettiva consegna dei beni allo sposo, il quale ne assumeva l'amministrazione senza tuttavia diventarne il proprietario esclusivo.

Attualmente l'istituto della dote, e di conseguenza la pratica dei memoriali dotali, è scomparso dal nostro ordinamento, essendo stato formalmente abolito in Italia con la riforma del diritto di famiglia del 1975. Ciononostante, questi documenti sopravvivono come una fonte storica di inestimabile valore, indispensabile per ricostruire la storia economica, l'evoluzione del costume e le dinamiche familiari del passato.

In particolar modo in Sardegna, questi documenti assumono un'importanza ancora più straordinaria. I memoriali dotali sardi fatti “a sa usansa sardisca” si rivelano una vera e propria miniera di dati per studiosi e storici del costume.

Grazie alla precisione con cui venivano registrati i beni, oggi possiamo apprendere con esattezza quali indumenti, filati e tessuti venissero utilizzati all'epoca. La descrizione minuziosa di gonne, corpetti, veli e camicie dotali offre una traccia documentale unica e insostituibile per ricostruire con un certo rigore filologico gli abiti tradizionali del passato, salvando dall'oblio dettagli sartoriali che altrimenti sarebbero andati perduti.

Di seguito un elenco di indumenti, tessuti, gioielli e armi - maschili e femminili - tratto da alcuni memoriali in contemplazione di matrimonio cargeghesi, redatti in lingua sarda logudorese e datati all'anno 1718. In conclusione un breve glossario di alcuni termini utilizzati.


Dote di Anguelu de Martis

Unu arquibusu, qustu solet portare sempre.

Un archibugio che questi è solito portare sempre.

Unu cabbanu nou.

Un gabbano nuovo.

Unu (?) nou.

Un (?) nuovo.


Dote di Francina Budrone

Bator belos de (?).

Quattro veli di (?).

Duos belos dopios rugios.

Due veli doppi rossi.

Ses liagabos* de tela de butega totu hirrandados.

Sei bende di tela di bottega tutti ricamati.

Duos mucadores de tela de butega, unu hirrandadu, et su atteru pianu.

Più due scialli di tela di bottega, uno ricamato e l'altro non ricamato.

Duos pañedos, unu de tela de butega, et unu de pobidda*.

Due grembiuli, uno di bottega e uno casalingo.

Bator camisas.

Quattro camicie.

Una bunedda de saya*.

Una gonna di tessuto di saia.

una bunedda de codissu.

Una gonna di (?).

Unu imbustu de damascu, unu de saia francesa.

Un corpetto-busto damascato, uno di saia francese.

Unu coritu de saia.

Un bustino di saia.

Unu cipone de saia.

Una giacca di saia.


Dote di Juanna Budrone

Ses camijas rugias sutiles.

Sei camicie rosse sottili.

Bator mucadores de tela de butega noso.

Quattro scialli di tela di bottega nuovi.

Unu bestire nou pro quexa de saya lilla.

Un vestito nuovo per andare in chiesa di saia lilla.

[?] veladas e bunnedadas.

(?) velate e gonne.

Una cutilla de damascu nou.

Un corsetto damascato nuovo.

Unu mantu de nobeltà.

Un manto nobile.

Una bunnedda de calamandra* usada et atera de istofa de lana a [?] noa.

Una gonna di lana usata e altra di stoffa di lana a (?) nuova.

Atera cutilla de damascu usada, et atera velada usada.

Altro corsetto damascata usata e altro velato usato.

Tres aneddos de oro, et lorigas et ficas de oro.

Tre anelli d'oro e orecchini e fiche d'oro.

Una paya cun una collana cun quimbe padennostes* de oro et duas [?] de plata.

Una (?) con una collana con cinque rosari d'oro e due (?) d'argento.


Glossario

* Liagabos: lunga benda di tela per avvolgere il capo delle donne allo stesso modo del soggolo delle monache.

* Pobidda: coniuge, consorte, moglie.

* Saia: tipo di intreccio tessile caratterizzato da una rigatura diagonale.

* Calamandra: tessuto fine di lana.

* Padennostes: paternoster, rosari.


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