di Giuseppe Ruiu
La casa parrocchiale di Cargeghe - della quale ci si era già occupati in questo precedente articolo La casa parrocchiale di Cargeghe, foto-inchiesta - a causa delle condizioni architettoniche in cui versava soprattutto negli ambienti interni, particolarmente evidenti nelle sue pitture murarie e stucchi di probabile origine sette-ottocentesca, è l'edificio storico più grande dell'abitato del paese.
Il corpo centrale a un solo piano terreno, suddiviso in numerose camere comunicanti tra loro è ciò che rimane di un complesso più grande costituito da una palazzina a due piani abbattuta nella seconda metà del XX secolo insieme a una torretta e da un vasto giardino con vigna. Nella parte retrostante altri due ambienti sottostanti fungevano da magazzino e altri ancora non più accessibili poiché murati.
Registrata in Catasto al n. 60, in Via della Chiesa Parrocchiale ai numeri civici 6, 4, 8. Quantità dei piani/vani: 2/20. Territorio, Mappa, Sezione o rilevamento: H. Numeri o marche di mappa o di sezione principali o di appezzamento: 560. Data o numero della voltura o variazione di carico e causa ed atto per cui si fa luogo: 1882 - 22 luglio, numero 136 per successione...
Parte di questo vasto complesso è ancora visibile in una foto degli anni '50 del 1900, separato dalla chiesa parrocchiale da un cortile interno che può essere riconosciuto nel cinquecentesco “cimitòriu de Santu Chirigu” menzionato già dal XVI secolo nei registri parrocchiali quale antico cimitero del villaggio di Cargeghe. La scarna documentazione d'archivio ha impedito fino ad ora di comprendere appieno quale fosse l'origine e la funzione di questa struttura nei secoli precedenti alla sua donazione alla parrocchia del paese.
A chi appartenne tale proprietà e chi furono i suoi possessori?
Una certa tradizione, di cui non si conosce l'origine, ne attribuisce il possesso al famigerato Duca dell'Asinara don Antonio Manca Amat Marchese di Mores, tra i più potenti e temuti feudatari del nord Sardegna. La Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le provincie di Sassari e Nuoro, nel suo Catalogo Generale dei Beni Culturali (Catalogo generale dei Beni Culturali, casa parrocchiale, Cargeghe), in relazione alle notizie storiche all'interno della scheda descrittiva sulla casa parrocchiale, Scheda ne attribuisce la proprietà ai duchi dell'Asinara senza fornire però alcun riferimento documentario relativo a tale notizia:
«L'edificio, risalente alla seconda metà del '700, realizzato probabilmente in fasi successive con ampliamento dei vari corpi di fabbrica, versa oggi (ante 2001) in pessimo stato di conservazione. Appartenuto originariamente alla famiglia Manca, duchi dell'Asinara, feudatari, nel XVIII secolo anche di Cargeghe, la casa era la residenza estiva della famiglia, che la utilizzava per il periodo necessario alla riscossione dei tributi e in altre occasioni, come casino di caccia. All'interno sono ancora conservati dei dipinti rappresentanti gli stemmi nobiliari dei proprietari. Nella seconda metà del secolo, non sappiamo se per donazione o altro tipo di alienazione, l'edificio viene a far parte dei possedimenti parrocchiali e adibito a canonica.» In tali notizie storiche viene specificato che tali duchi furono i feudatari di Cargeghe.
In base alla documentazione storica in possesso, come chiarito in un altro precedente articolo, i duchi dell'Asinara non risultano essere mai stati feudatari di Cargeghe:
Il gonfalone comunale di Cargeghe: cronotassi dei baroni di Ploaghe e altre considerazioniIl centro logudorese dopo la dissoluzione del Giudicato di Torres – era incluso nella curatoria di Figulinas - passò alla signoria dei marchesi Malaspina (Baronia d'Osilo) e successivamente, in seguito alla devoluzione dei bei sardi dei Malaspina al re d'Aragona, Cargeghe, dopo alcuni passaggi nominali a feudatari catalano-aragonesi o comunque fedeli alla Corona, venne acquistato dal magnate sassarese Serafino di Montañans (Montanyans, Montagnano) e incluso nella Baronia di Ploaghe, parte del Regno di Sardegna, concessa in feudo proprio al Montañans che divenne signore feudale di Ploaghe. Successivamente la Baronia passò per legami matrimoniali ai Castelvì marchesi di Laconi e ancora in seguito agli Aymerich per essere alla fine devoluta al fisco regio con il riscatto dei feudi nel 1839 dall'ultimo possessore don Ignazio Aymerich Ripoll marchese di laconi, Barone di Ploaghe e senatore del Regno.
La prima menzione di quella che ancora non era la casa parrocchiale (già resa nota in questo blog) è presente all'interno di un documento presente nei registri parrocchiali di Cargeghe (Registro dei battesimi 1, 1569-1633, f.85/r.), copia notarile di un legato testamentario del fu Juanne Anguelu de Serra et Manca, dell'anno 1632, che in logudorese seicentesco recita: «et subra su istallu sou de pianu de queya (q[ue] constat de 19 aposentos ej su palateddu).» Pare di comprendere che su “istallu” (antico termine logudorese per indicare una casa a un piano terreno con più stanze) nel piano della chiesa “pianu de queia” costituito da 19 camere “aposentos” e la palazzina “ su palateddu”, altro non fosse che l'attuale casa parrocchiale che presente già in quell'anno apparteneva al suo primo proprietario a noi noto il cargeghese Juanne Anguelu de Serra et Manca (i figli in seguito assunsero il solo cognome Manca). Il documento menziona inoltre il bisnipote del proprietario “bisnepote de su testadore”, il reverendo cargeghese Pedru Paulu Manca Virdis, che nel 1736 per tramite del notaio Larentu Fadda di Florinas fece copia di tale legato poiché all'epoca proprietario a sua volta di parte della struttura. I Manca cargeghesi, forse appartenenti alla piccola nobiltà rurale logudorese per quanto se ne sappia non avevano legami parentali diretti con la blasonata famiglia feudale sassarese dei Manca.
Da tale legato del 1632, grazie a un attento e appassionante lavoro di ricerca, condotto insieme al sindaco di Cargeghe Antonio Ruiu, presso l'Archivio di Stato di Sassari - per il quale si ringrazia per l'estrema disponibilità e cortesia la direttrice dott.ssa Federica Puglisi e tutto il personale - si è partiti con l'intento di ricostruire parte dei passaggi di proprietà (non è stato possibile reperire tutti gli atti notarili ricercati) del complesso conosciuto oggi come “casa parrocchiale” per giungere fino al suo ultimo trasferimento alla parrocchia di Cargeghe nel 1902.
La proprietà della struttura dal 1632 rimase in capo alla famiglia de Serra et Manca (poi solo Manca) per circa 140 anni, passando da Juanne Anguelu de Serra et Manca al figlio Antoni Manca Sanna, citato in un documento del 1669 quale proprietario di un “istallu", una casa terrena a più stanze nella via della chiesa: «(…) In su logu naradu carrugiu de quexia, custu terminat de una parte cun domo de Nadolia Manca et de atera parte terminat a parte de nantis cun su istallu de Antoni Manca carrera mediante et de atera parte cun a parte de segus terminat cun vingia de nois dictos coniuges.» (Archivio parrocchiale di Cargeghe. Copia di atto di vendita di una vigna, Cargeghe, 13 settembre 1669).
Alla morte di Antoni Manca Sanna la moglie Anguela de Riu y Larca di Mores continuò a occuparsi del legato pio del 1632 sul bene, dopodiché il bene passò al figlio Diegu Manca de Riu, coniugato con Dominiga Virde et Seque di Ossi, per giungere poi a due dei suoi numerosi figli: il reverendo Pedru Paulu Manca Virdis, in seguito rettore del paese, e Gavinu Ignaciu Manca Virdis.
Nella prima metà del XVIII secolo abbiamo dunque due proprietari: i fratelli Manca Virdis, mentre una porzione centrale di tale struttura risulta appartenere a una terza proprietaria la vedova cargeghese Mathia Biddau che probabilmente ne venne in possesso nel corso dei vari passaggi di proprietà all'interno della famiglia Manca.
Nel testamento di tale Mathia Biddau si parla della sua casa confinante con quella del reverendo Pedru Paulu Manca Virdis sulla quale viene costituito un legato pio in favore sempre del reverendo Manca suo curatore, il quale insieme al fratello diventeranno gli unici proprietari dell'intera struttura. Il documento recita in sardo logudorese settecentesco: «Item fatto mencione heo dicta testante que subra sa domo que habito situada in sa carrela de Parroquiale Ecclesia de custa dicta villa questa cunfrontat cun domos de su reverende Pedru Paulu Manca et cun alijis costumo pagare doñi annu unu sensale de proprietade (37#10?) et pencione annua tres liras, pro rexione de unu ligadu piu subra sa dicta domo fundadu. Quergio et cumando qui siguida siat sa morte mia si apat a avalorare dicta domo totu cuddu de subra et pius qui bi querat de sa referida cantitdade de (37#10?). Lu ligo et lasso a favore Reverende Pedru Paulu Manca sacerdote de custa dicta villa a su quale nomeno curadore de sa anima mia et de custu presente testamentu meu executore (...)» (Archivio di Stato di Sassari, notaio Lorenzo Fadda, anno 1738)
La porzione del fratello del reverendo: Gavinu Ignaciu Manca Virdis, viene invece indicata precisamente all'interno dell'abitato del paese in un altro documento notarile: «Ittem si hat (?) pactadu, firmadu et juradu que dictu Gavinu Ignaciu Manca (?) et sustentu de su presente matrimoniu et in contemplacione de custu cussos (?) vinculos et condiciones subra (?) si aportat et consituit totu sas cosa siguentes = Primu duas domos terrenas contiguas situadas intro custa presente villa que cunfinan de una parte a su portale de sa Parroquiale Ecclesia de custa dicta villa et de atera parte a domo de Mathia Biddau, a parte de segus cun corte de su Reverende Pedru Paulu Manca cun alijis (...)» (Archivio di Stato di Sassari, memoriale di donazione in contemplazione di matrimonio, notaio Lorenzo Fadda, anno 1743)
Il menzionato portale della chiesa parrocchiale che confina con le due case, fa riferimento al portale che dava accesso al cimitero in quanto viene meglio specificato nella registrazione di morte, in lingua castigliana, della Biddau presente all'interno dei registri parrocchiali di Cargeghe dove viene ricordato il legato pio del suo testamento: «(...) hijò testamento en poder del discreto nottaro Lorenço Fadda de Florinas el dia 28 de julio del año cerca 1738. (?) a favor de su alma una casa terrena que habitava questa en la plaça de la Parroquial Iglesia serca del portal del cemiterio que alinda por essa parte a casa de Gavino Manca Virdis, y por otro lado y tambien por las espaldas a casas y cortijo del Rector Pedro Pablo Manca Virdis, y por delante calle principal mediante a la ultima casa de la hilera (…)» (Quinque Libri, Registro dei battesimi 6, f.73/r, anno 1739)
Viene chiaramente specificato che la casa della Biddau si trovava vicino al portale del cimitero e da quella parte confinava con la casa di Gavino Ignazio Manca mentre dalla parte opposta e alle spalle confinava con la casa e cortile del rettore Pietro Paolo Manca, mentre nella via davanti stava di fronte all'ultima casa della schiera, oggi via Roma n. 3/5.
Alla morte dei fratelli Manca Virdis tutta la struttura passerà agli ultimi eredi Manca.
Gavinu Ignaciu, coniugato con la cargeghese Juanna Satta Usai, alla sua morte nel 1748 lascerà tutti i suoi beni all'unica figlia Maria Dominica Manca Satta. Mentre alla morte del rettore nel 1750 verrà lasciato gran parte del suo patrimonio alla nipote, sempre Maria Dominica Manca Satta e alla sorella Angela Manca Virdis, andata in sposa a Luciano Bagiella di Sorso.
Il testamento del rettore Manca nella parte di interesse recita sempre in sardo logudorese: «(...) Item declarat chi su patrimoniu sou lu apesit vinculadu dae su babu, foras sa terza parte, sa quale bi la lasesit senza vinculu in testamentu; et gasi queret qui sas duas partes vinculadas si las apan a dividire sos frades et sorres suos comente cumandat su quondam babu sou. Item declarat qui cando cojuesit a su quondam frate sou Gavinu Ignaciu Manca li promitesit sa sa meidade de sa legitima qui li podiat pertocare de sos benes qui si lin constituesin in patrimoniu, et gasi queret qui si apat a dare a sa figia de dictu quondam frade sou chamada Maria Dominica Manca. Item declarat qui cojuesit a sa sorre sua Anguela Manca Virdis cun Lucianu Bagiella de sa villa de Sorso asa quale li promitesit totu sas cosa contenidas in su memoriale qui reposat in podere de dictu Bagiella. De sas quale cosas, parte ni at recidu, segundu constat per recivos firmados de dictu Bagiella, et parte no at recidu, et gasi queret si li apat a dare a cumplimentu totu. (...)» (Archivio di Stato di Sassari, notaio Lorenzo Fadda, anno 1750)
Da questo momento la mancata reperibilità della documentazione notarile non permette di accertare precisamente gli ulteriori passaggi di proprietà della struttura fino al suo ultimo possessore, come vedremo: il nobile thiesino, ma con radici cargeghesi, don Luigi Nurra Flores, ultimo rappresentante dei Nurra a Cargeghe.
Quello che pare di comprendere è che beneficiaria dell'intero grande edifico con giardino e vigna fu Maria Dominica Manca Satta che ereditò, come detto, dal padre Gavino Ignazio le due case e la restante parte la ebbe dallo zio rettore Pietro Paolo come erede del fratello. Andrà in sposa diciannovenne nel 1759 al cavaliere cargeghese Francisco Satta y Flores, personaggio di spicco della Cargeghe settecentesca, il cui antenato un "donzel" appartenente alla famiglia Satta y Grixoni che nel 1680 arrivò da una Ozieri lacerata da faide tra due opposti schieramenti conosciuti come “la Plaça y la Viñaça”.
Erede della coppia fu il cavaliere Andreas Satta Manca nato nel 1768 e morto a ventisette anni nel 1795. Insieme al padre furono due dei quattro nobili rappresentanti cargeghesi nello Stamento Militare del Regno di Sardegna in quei turbolenti anni di fine XVIII secolo che vide il propagarsi della “Sarda rivoluzione” guidata dall'Alternos Giomaria Angioy. Gli altri due furono don Francesco Giuseppe Flores Serra (Thiesi, c.1730-Cargeghe, 1803) e il genero don Francesco Giuseppe Nurra Delogu (Thiesi, c.1762-Cargeghe, 1809).
La proprietà dell'intera “casa parrocchiale” rimarrà in capo alle famiglie Satta-Flores-Nurra fino al suo ultimo proprietario.
Sul filo della supposizione (dato che non è stato possibile reperire il testamento di don Andreas Satta Manca) l'edificio finì proprio nelle disponibilità del thiesino don Francesco Giuseppe Flores Serra, padrino di cresima del cav. Andreas e coniugato a Cargeghe nel 1762 con donna Maria Pasqua Pinna di origini ittiresi, i quali ebbero una sola figlia: donna Anatolia Flores Pinna nata a Cargeghe nel 1764, nonna paterna dell'ultimo proprietario che la citerà nel suo testamento: «(...) ed inoltre di altre cinque messe cantate dal Capitolo nella Chiesa di San Nicolò (…) la quinta a suffragio dell'anima di mia avola paterna Donna Anatolia Flores, di cui ne tenni e ne terrò sempre carissima memoria» (Archivio di Stato di Sassari, notaio Gavino Me Fois, anno 1881).
Andrà in sposa nel 1783 al comandante del battaglione di fanteria miliziana di Ploaghe don Francesco Giuseppe Nurra Delogu, generando molta discendenza, ben tredici figli ma di questi solo una piccola parte sopravvisse fino all'età adulta. Anche la famiglia Nurra apparteneva alla piccola nobiltà rurale che acquisì tra la fine XVII secolo e gli inizi del XVIII: Genealogia della famiglia nobile Nurra Flores di Cargeghe
Una figlia della coppia: donna Efisia, nel 1805 ebbe come padrino di battesimo, seppur per procura, il famigerato generale Antonio Grondona Lopez comandante delle truppe regie che nei primi di ottobre del 1800 represse nel sangue l'insurrezione degli abitanti di Thiesi in “Sa die de s'atacu”. Gli eredi delle due famiglie, come vedremo, si unirono in matrimonio anni dopo.
All'interno della struttura nella parte più nobile, decorata con stucchi e pitture murarie, pare scorgere alcuni blasoni araldici (ogni famiglia nobile seppur piccola ne possedeva uno) e tra questi quello caratteristico dei Nurra con la torre-nuraghe ardente, così come quello a motivi floreali dei Flores, e ultimo quello dei De Larca, che in parte rappresenterebbero le antiche famiglie proprietarie.
Fu probabilmente quest'ultimo nucleo familiare dei Nurra Flores a ereditare l'intera “casa parrocchiale” e da tale periodo a essere conosciuta come “casa Nurra”, così come ci venne descritta dal canonico ploaghese e studioso di antichità Giovanni Spano «(...) A man sinistra dentro il villaggio di Cargeghe si ha per tradizione che n'esistessero tre [nuraghi-nda], i quali furono demoliti per costrurre il monte granatico, la Parrocchia e la casa Nurra.» “Memorie sopra i nuraghi di Sardegna”, 1867.
Primogenito maschio della famiglia fu don Francesco Maria Lorenzo Raimondo Antonio Nurra Flores nato a Cargeghe nel 1789. Egli si trasferirà a Thiesi dove sposerà la cugina donna Maria Francesca Flores Serra. Erede dei beni paterni cargeghesi fu il figlio della coppia l'avvocato don Luigi Nurra Flores, nato a Thiesi verso il 1812. Sposerà a Cagliari il 30 gennaio del 1844 la thiesina donna Caterina Angela Grondona Solinas (Thiesi, c.1822-Sassari, 1902) Figlia del cavalier don Vincenzo Grondona Flores di Cagliari e di donna Antonia Solinas di Banari, i quali in vecchiaia soggiorneranno spesso a Cargeghe.
La coppia Nurra-Grondona non ebbe figli e dimorerà a Sassari nella via Canopolo al civico 14 mentre nel periodo estivo, per sfuggire alla calura della città, a Cargeghe in casa Nurra. Don Luigi, come detto nipote di donna Anatolia Flores, fu sindaco del paese verso la metà del XIX secolo, tra il 1850 e il 1855. Curiosamente venne citato nel libro di Enrico Costa: “Giovanni Tolu. Storia di un bandito narrata da lui medesimo”, 1897:
Donna Caterinangela, conosciuta a Sassari come nobildonna pia e benefattrice anch'essa proprietaria, per parte materna dai Solinas, di alcuni beni a Cargeghe (una casa e una vigna) che lascerà in eredità ai nipoti Garau-Grondona figli della sorella (A.d.S. di Sassari, notaio Pietro Tanchis, anno 1902).
Nel testamento olografico di don Luigi redatto nel 1875 e registrato nel 1881, come detto presente presso l'A.d.S. di Sassari (notaio Gavino Me Fois, anno 1881), viene precisamente e puntigliosamente specificata l'assegnazione di ogni suo singolo bene terreno. Alla moglie quale sua esecutrice testamentaria, per quanto concerne i suoi numerosi beni cargeghesi, viene così specificato: «Parimenti le lascio in perfetta proprietà il molino idraulico che possiedo nei territori di Cargeghe colla rispettiva dotazione di terra aratoria, ed il più del circonvicino tratto di terreno detto “S'Iscia de Briattia”. (...) Inoltre lascio la medesima in perfetta proprietà tutti li mobili, argenteria, lingeria, batteria di cucina, stiva di botti e di giarre che si troveranno al tempo del mio decesso dentro le mie case di Sassari e Cargeghe, per essere stati tali effetti acquistati nella massima parte costante matrimonio.»
Ed ancora: «Lego finalmente a favore della ridetta mia carissima moglie l'usufrutto universale di tutti li altri miei beni, dispensandola dall'obbligo dell'inventario e di cauzione. Però durante il suo vivente resterà obbligata a soddisfare agli oneri delle sei feste e delle due novene nel modo che in appresso mi farò a specificare nel legato che riguarda il Parroco Protempore del villaggio di Cargeghe.»
Ma veniamo alla sua abitazione principale di Cargeghe, quella che diventerà la "casa parrocchiale" grazie a tale legato: «Appena lasciato l'usufrutto universale lasciato a mia moglie, oppure nel caso il medesimo non possa aver luogo, voglio che la casa di mia abitazione nel villaggio di Cargeghe, coll'annesso cortile e vigna, non ché il chiusetto attiguo detto “Binza de Funtana”, e la vigna denominata “Zia Maddalena” (b), ed attiguo chiusetto detto “S'Oliariu”, passi in perfetta proprietà del Parroco protempore di quel villaggio, ma coll'obbligo assoluto di far celebrare annualmente in quella Chiesa parrocchiale le feste coi giorni fissati dal Direttorio Diocesano del Glorioso Patriarca San Giuseppe, di Sant'Antonio di Padova, di San Francesco di Paola, di San Raffaele Arcangelo, e dei S.S. Cuori di Gesù e Maria, facendo precedere a queste due ultime feste la relativa novena con esposizione del Venerabile, onde così vi è più promuovere la divozione di quei fedeli verso questi nobilissimi cuori. (...) Lascio perciò alla stessa chiesa li quadri che tengo in casa di Sant'Antonio, di San Francesco di Paola e di San Raffaele che si terranno sempre esposti alla pubblica venerazione. Come altresì ordino che ove quella Chiesa non li avesse ancora, si comprino subito li due quadri dei S.S. Cuori di Gesù e di Maria, che prescrivo sieno dipinti in tela da discretto pennello e si tengano sempre appesi ai due lati dell'Altare Maggiore.»
In questo passaggio viene specificato ancora meglio in merito al rispetto del legato sui beni che passeranno al parroco pro tempore di Cargeghe: «Impongo per ultimo l'obbligo allo stesso Parroco di Cargeghe di tenere in ottimo stato tanto la casa, come le due vigne, e chiusetti. (...) Caso il Rettore di Cargeghe ometesse anche per una sola volta di adempiere a qualcuno degli oneri sovra indicati al presente legato, oppure di tenere in ottimo stato tanto la casa, come le vigne e chiusetti, voglio ed ordino, che dopo essersi ben appurato l'inadempimento, si faccia tosto il medesimo decadere da questo lascito, e ne assumerà immediato possesso il Parroco, o Vicario Parrocchiale del circonvicino Comune di Muros, il quale dentro il perentorio termine d'un anno computando dalla date della presa possessione sarà nello stretto obbligo col consulto e direzione dell'Ordinario Diocesano di procedere alla vendita a pubblica gara di tutti quei stabili (...) Da siffatto ricavo si dovranno comprare in appresso tante Cartelle dello Stato intestate a favore della Chiesa Parrocchiale di Cargeghe che valgano ad assicurare largamente l'annuale adempimento a tutti li surriferiti oneri di feste, di anniversari e di messe recitate. (...) Soppravvanzandovi somma come pare presumibile, si impiegherà tutta nell'acquisto di altre cartelle dello Stato intestando a beneficio della Chiesa Parrocchiale di Muros, la quale sarà in obbligo per quanto le competeranno quegli interessi annuali di celebrare annualmente le feste dei S.S. Cuori di Gesù e di Maria, con precedente novena da farsi con esposizione del Venerabile. Ed ove quella chiesa non ancora ancora i simulacri o dipinti, si spenderà anzitutto a comprare quei due quadri in tela che desidero restino sempre affissi all'altare maggiore di quella Parrocchia. Raccomando perciò ed incarico sotto responsabilità della propria coscienza al rettore o Vicario Parrocchiale di Muros di sorvegliare scrupolosamente nell'esatta osservanza di tutti gli anzidetti oneri, nonché nella buona tenuta della casa e vigne, da farsi dal legatario Parroco di Cargeghe, richidendolo altresì a dargli annualmente giustificati conti, sui quali, sui quali non potrà rifiutarsi, ne indugiare sotto pena di pagare del proprio Lire it. Cento al richiedente Rettore di Muros, o Vicario Parrocchiale, ; ed al medesimo perciò ordino che dai frutti del predetto legato sia corrisposta annualmente la somma di Lire it. 25, in segno di compenso del presente incarico.»
Ulteriori case poste di fronte alla principale verranno lasciate alla sua domestica: «Le tre attigue case basse con annessi cortili, che possiedo in Cargeghe in prospetto alla mia abitazione e di cui una ve ne sarebbe destinata attualmente a servizio di scuderia, voglio che appena spirato l'usufrutto universale legato a favore di mia moglie, passino in perfetta proprietà della mia antica e fedele serva Francesca Fele di Bessude, ed ivi domiciliata; e non trovandosi la medesima in vita al tempo dell'(apperta?) successione, vi succederanno i suoi figli, coll'obbligo nell'una o negli altri di far celebrare in quel villaggio un trentenario di Messe recitate per una sola volta secondo la mia intenzione.»
Alla morte della moglie donna Caterinangela Grondona nel 1902, tutto l'edificio passerà definitivamente alla Parrocchia di Cargeghe e al suo parroco protempore fino ad oggi, che lo riconvertiranno in nuova casa parrocchiale.
A conclusione di questo lungo articolo credo si possa considerare che sia stata gettata nuova luce su una delle strutture civili più antiche e nobili di Cargeghe che, stando alla documentazione, ha origini almeno seicentesche. Ricostruiti in buona parte, nonostante la mancata reperibilità di alcuni atti notarili, i suoi numerosi passaggi di proprietà e l'origine dei suoi proprietari sui quali si è favoleggiato a lungo: addirittura il duca dell'Asinara, che a ben vedere però non viene mai citato in nessun documento consultato.






