venerdì 22 maggio 2015

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Lo so non sono belle le autocelebrazioni, ma per una volta voglio porre in evidenza questo piccolo Blog che si occupa di storia locale.
Quella piccola storia che sempre è posta ai margini della considerazione storiografia, ma che non è meno degna dei grandi eventi storici poiché coadiuva la loro comprensione.

Il Blog in un mese ha beneficiato di 552 visualizzazioni di pagine e in totale da quando è operativo: 9.534.

Un bel riconoscimento - la storia non è disciplina amata da tutti - per me che con dedizione e passione lo porto avanti dedicandogli ore di lavoro di ricerca, trascrizione e traduzione con il solo fine della divulgazione e del mio personale divertimento.



Vi ringrazio!! 
Giuseppe Ruiu


San Procopio di Cargeghe, ipotesi sull'ubicazione della chiesa rurale


di Giuseppe Ruiu



Nella memoria tradizionale cargeghese non rimane il benché minimo ricordo della chiesa rurale di San Procopio poiché con molta probabilità fu già ridotta allo stato di rudere verso la metà del XVIII secolo. 
Le uniche notizie relative a tale edificio sacro sono quelle contenute nei registri parrocchiali tra la fine del XVI secolo e la prima metà del secolo successivo.

Nel legato di Magdalena de Fiumen del 4 novembre 1591, la chiesa viene menzionata per la prima volta: 
“Ittem queret que su mesu desa tribuna de Stu Procopiu siat fata subra su sou.” Item vuole che la metà della tribuna di San Procopio sia fatta sopra il suo. (Quinque libri, registro dei battesimi n. 1, foglio 122/69)

Tale documento ci comunica l'interessante notizia che alla chiesa stava per essere aggiunta una tribuna. Il termine tribuna in ambito ecclesiastico significa l'ambone, il pulpito che serve per la lettura dei testi sacri, per le prediche, e qualche volta per il canto. Con “tribuna” si indica anche il coro o presbiterio delle antiche basiliche, cioè lo spazio dietro l'altare maggiore, generalmente absidato e spesso sopraelevato. 

In altra registrazione di pochi anni posteriore si apprende che la chiesa necessitava di lavori (di ampliamento?) - faguere fabricu - e si dava disposizione che si pagasse la giornata di un maestro muratore.

Legato di Brancaziu Mula del 19 settembre 1595:
“Asa ecclesia de Santu Precopiu ecclesia rorale de ditta villa cando li faguere fabricu una jornada de unu mastru et (medrigadu?) overu (?) degue soddos.” Alla chiesa di San Procopio chiesa rurale di questa villa quando faranno lavori una giornata di un maestro e (medrigadu?) ovvero (?) dieci soldi. (Quinque libri, registro dei battesimi n. 1, foglio 43d).

Probabilmente i lavori di ristrutturazione non erano ancora conclusi se solo un anno dopo Ambrosu Solinas lasciò 10 soldi e altri fondi per incalcinare l'edificio.

Legato di Ambrosu Solinas, 11 luglio 1596:
“(...) et a Santu Procopiu 10 soddos (...). Ittem lassat qui subra sos benes suos siat inquarquinada sa ecclesia de Santu Procopiu (?).” E a san Procopio 10 soldi (...). Item lascia che sopra i suoi beni sia incalcinata la chiesa di San Procopio. (Quinque libri, registro dei battesimi n. 1, foglio 71/24/3).

In una registrazione del XVII secolo ritroviamo una sua menzione inerente il lascito di terreni forse confinanti a quelli dell'Opera della chiesa.

Legato di Priamu Pinna, 18 marzo 1624:
“Ittem testamos, lassamos, querimos et cumandamos (?) et sanima nostra apusti seguida sa morte de ambos de noi atteros a sobera de Santu Procopiu ecclesia rurale de sa presente villa totu cuddas terras nostras qui tenimos et possedimos in territorios de sa presente villa in su logu naradu valle pedrosa, ditas terras querimos qui semper et quando las quergia (umpire?) sos oberajos acontu et profetu dita obera qui las (umpan?) a sa bonora et (?) si non la querrenen (umpire?) querimos qui ditas terras si vendan a su (?) resulta de ditas terras si carriguen a sensale in logu seguru, et desa pensione si pagat a reparare dogni anu sa predita ecclesia (?) esser custa sa ultima voluntade nostra (qui?) querimos.”
Item testiamo, lasciamo, vogliamo e comandiamo (?) e l'anima nostra dopo seguita la morte di entrambi noi altri all'opera di San Procopio chiesa rurale della presente villa tutte quelle terre nostre che teniamo e possediamo nei territori della presente villa nel luogo detto Valle pedrosa(1), dette terre vogliamo che sempre e quando le voglia (?) gli operai a conto e profitto di detta opera che le (?) alla buonora e (?) se non le vogliono (?) vogliamo che dette terre si vendano al (?) risulta di dette terre si carichino a sensale in luogo sicuro, e della pensione si paghi per riparare ogni anno la predetta chiesa (?) essere questa l'ultima nostra volontà che vogliamo. (Quinque libri, registro dei battesimi n. 1, foglio 80b/32b).

Non vengono riscontrate ulteriori registrazioni posteriori che menzionano la chiesa, e ciò lascerebbe presumere che si avviò un processo di degrado delle strutture e rimozione dalla memoria collettiva.

Nel libro di amministrazione della parrocchia SS MM Quirico e Giulitta della seconda metà del XVIII secolo si menziona il sito di Santu Precòpiu o Procòpiu, indicando la sua ubicazione nella Vidassoni de Campu de Mela, un'area posta nella piana a valle del paese, confinante con altro sito denominato Coa de Molino.
In virtù di tali "coordinate" è stato possibile individuare l'odierna area corrispondente all'agiotoponimo settecentesco oggi caduto in disuso. In tale luogo era probabilmente ubicato l'edificio di culto, forse all'epoca, come accennato, già in stato di rudere. L'area da sempre è sottoposta a lavori agricoli e dunque in situ non si rilevano tracce di un antico edificio. 


Il sito su Google Street View

La medesima area venne archeologicamente investigata dalle dott.sse Giuseppina Manca di Mores e Tiziana Bruschi alla fine degli anni '90 del secolo scorso. Tale sito però nello studio pubblicato alla fine dei lavori(2) venne indicato con il toponimo di S. Episcopio (al momento si ignora da dove sia stato attinto) e non con quello corretto di Santu Procòpiu. Anch'esso, insieme al sito di Santu Pedru - separati da una strada – fu probabilmente inerente al villaggio di Carieke, la Cargeghe medievale, nella cui area lo studio in questione ha evidenziato una vastissima area di frammenti ceramici che coprono un arco cronologico compreso almeno fra il II secolo a.C. e il VII d.C. da riferire ad un insediamento di lunga durata. Congetturando è ipotizzabile che le chiese di Santu Pedru e Santu Procòpiu appartenessero al medievale villaggio di Carieke, che in data imprecisata ma verso la metà del XIV secolo spostò la sua sede originaria nell'attuale sito. 

Sempre in tale area si trovano i ruderi di un antico mulino idraulico: “(...) L’opificio è presente presso la sponda destra del Rio di S. Pietro, con il quale risulta idraulicamente collegato tramite una corta derivazione. (…) Dell’edificio a pianta a L regolare rimangono le mura perimetrali, pressoché per tutta la loro elevazione, del prospetto retrostante, quelle laterali, nonché gran parte della spessa parete di divisione in due unità distinte. Manca il prospetto frontale. La struttura muraria della parte basale è in pietrame e conci sbozzati, di varia misura, di natura prevalentemente calcarenitica, disposti talora in maniera occasionale talora in corsi sub-orizzontali. Verso l’alto i conci sono di dimensioni e natura più omogenea e con disposizione più regolare. Il tetto, come si denota dal profilo delle murature, era a doppia falda per entrambe le unità.”(3)

Parte dei materiali utilizzati per l'edificazione del mulino ottocentesco potrebbero provenire dai ruderi della vicina chiesa? Solo una supposizione.

Il mulino idraulico ottocentesco



Labili tracce della chiesa “scomparsa” e del culto del martire si ritrovano in altre chiese del paese. All'interno dell'Oratorio di Santa Croce ad esempio, vi sono due porzioni di cornice con incisa una datazione e una iscrizione, presumibilmente seicentesche, ad oggi ancora inedite, che potrebbero essere ricondotte, almeno la seconda, alla chiesa in esame ed inseguito ricollocate quali elementi decorativi all'interno dell'Oratorio. La prima cornice posta nella parete destra, porta incisa la data del 1630, ma non è possibile comprendere se sia l'anno indicante l'edificazione dell'Oratorio, o un elemento importato e inglobato nella muratura.
La seconda cornice collocata nella parete opposta reca incisa invece una parziale iscrizione con segni di interpunzione, la quale recita:

· P · MAR · PORC · O ·

che potrebbe essere interpretata nella maniera seguente:

· P[RO?] · MAR[TYRIS] · PORC[OPIUS] · O[PUS] ·


Forse una iscrizione relativa ad importanti lavori eseguiti all'interno della chiesa rurale e che in seguito al suo decadimento vennero asportati parte dei materiali e ricollocati nell'Oratorio in data imprecisata. Il Porc[opius] dell'iscrizione potrebbe essere l'esito per metatesi di Procopius.

 L'iscrizione all'interno dell'Oratorio di S. Croce

"Anno 1630", sempre all'interno dell'Oratorio

All'interno della parrocchiale del paese, in una delle cappelle tardogotiche laterali, trovasi un dipinto del quale si possiedono rare notizie, forse eseguito alla fine del XVI secolo, c'è chi dice dalla bottega di Baccio Gorini, o da tal Marco Antonio Maderno pittore pavese presente in quell'epoca a Cargeghe, come già accennato in altro lavoro(4). L'opera “Madonna in trono e Santi” dove vengono ritratti tra le altre figure, due martiri dei quali quello sul lato destro del dipinto potrebbe ricondurre al martire Procopio poiché rappresentato con ai piedi elmo, scudo e spada e dunque effigiato come un martire guerriero del tutto simile alla iconografia conosciuta di san Procopio.

Dipinto Madonna in trono e Santi, fine XVI° sec. circa

San Procopio di Cesarea di Palestina nativo di Aelia (Gerusalemme) nato nel terzo secolo e morto l'8 luglio 303. È il primo cristiano deceduto per la sua fede in Palestina negli anni che seguirono il decreto di persecuzione di Diocleziano del 303.
Procopio fu condotto davanti al tribunale del governatore dove gli fu chiesto di sacrificare agli dei, ma si rifiutò, allora fu invitato a fare delle libagioni ai quattro imperatori, ma ancora una volta egli rispose, citando un motto di Omero «Non è bene che vi sia un governo di molti; uno sia il capo, uno il re». Fu una risposta poco gradita ai suoi giudici, che lo uccisero. Procopio si era stabilito a Scitopoli, dove espletava tre funzioni: lettore, interprete in lingua siriana ed esorcista. Fin dall'adolescenza si era votato alla castità e alla pratica delle virtù, con severi digiuni e dedito all'ascesi; se nelle scienze profane era di cultura mediocre, era invece la Parola di Dio il suo unico argomento di studio. A Scitopoli gli fu eretta una cappella nel vescovado; a Cesarea di Palestina, luogo del suo martirio, venne eretta in suo onore una chiesa. (Avvenire). Etimologia: Procopio = che promuove, dal greco. Emblema: Palma(5).

 San Procopio Martire



Per concludere, nella ex curatoria di Figulinas, della quale Cargeghe fece parte, vi fu un'altra chiesa dedicata al martire Procopio.
Le fonti storiche menzionano un edificio di culto appartenente all'ordine monastico dei Vallombrosani nel villaggio di Silode o Selodes(6) a tutt'oggi non ancora precisamente individuato ma che uno studioso della materia, il ben documentato prof. Giovanni Deriu, attribuisce ad una errata trascrizione di Bedas, villaggio estintosi definitivamente per la peste barocca del 1652, posto nei pressi delle antiche fonti di San Martino, oggi a confine tra i territori comunali di Cargeghe e Codrongianos.


Note

1 - Probabilmente lo stesso sito conosciuto oggi come Sa pedrosa.


3 – Tratto dalla ricerca on line: Mulini di Sardegna a cura di Giuseppe Piras.


5 - Tratto da "Santi e Beati" che fornisce un ulteriore approfondimento sulla figura del martire.

6 - Storia ecclesiastica di Sardegna dell'avvocato Pietro Martini, Vol. 3.

*
Articolo presente anche su: chiesecampestri.blogspot.it

lunedì 4 maggio 2015

Genealogia dei Satta di Cargeghe, cavalieri del Regno di Sardegna: 1680-1831


di Giuseppe Ruiu



Tra la fine del XVII e il XIX secolo all'interno della ristretta cerchia delle famiglie nobili della villa di Cargeghe - Cargiegue, secondo la grafia spagnoleggiante del tempo - risalta quella dei Satta poiché unici a fregiarsi del titolo di eques, cavalieri del Regno di Sardegna.

Fra tali famiglie della piccola nobiltà rurale per lo più non autoctone del luogo ma provenienti per diverse motivazioni, matrimoniali per lo più, da altri centri del logudoro interno quali, principalmente, Thiesi e Banari - ed in seguito inurbatesi nella vicina città di Sassari -, quella dei Satta può essere considerata una delle più radicate, la cui presenza ascende alla fine del XVII secolo, allorquando il primo di tale casata contrasse matrimonio in Cargeghe con una nobile del luogo.

Equitis señor Franciscu Satta Grixoni de Utieri, nell'anno del Signore 1680 sposava señora Giovanna de Querqui figlia del majore di Cargeghe, e obriere di San Quirico, Thomas de Querqui.

I de Querqui (leggi: de Cherchi) insieme ai de Serra, de Martis, de Fiumen ed altri, rappresentavano le antiche casate di majorales, l'originaria e originale nobiltà sarda di ascendenza giudicale, da sempre presenti in questi luoghi. Di Thomas de Querqui rimane memoria in una consunta targhetta datata all'anno 1673 posta all'interno di quella che fu la cappella delle Anime del purgatorio (l'originaria cappella tardogotica de sa Regina de sa rosa) all'interno della parrocchiale, dove si descrive della concessione, per sé e per i propri successori, dello ius patronatus sepeliende da parte dell'Arcivescovo turritano Gavino Cattayna. In seguito tale patronato passerà ai Satta-Querqui.


Concessione ius patronatus sepeliendi a Thomas 
de Querqui nel 1673, in seguito ai Satta-Querqui

Poco alla volta a queste antiche famiglie col passare del tempo subentrarono per legami matrimoniali, come già accennato, quelle dei Manca, Satta, Nurra, Flores, Solinas e Corda.

L'origine della casata dei Satta è abbastanza controversa e si perde nelle nebbie del tempo, ma c'è chi sostiene fosse di estrazione corso-gallurese. Nel 1498 sembra sia stato concesso a questa famiglia quello che appare essere l’ultimo privilegio di Generosità. Certamente dopo tale data non risulta più alcuna concessione di tal tipo (si ritrova una conferma del 1508) (1).

Le fonti storiche menzionano un certo don Angelu Satta che nel 1502 ottenne la podesteria di tutta la zona del Coghinas dai Centelles conti di Oliva, che è stata mantenuta dai suoi discendenti fino al 1596. Egli fu, con tutta probabilità, genero del celebre condottiero ozierese don Leonardu Tola - distintosi nell'assedio di Granada contro i mori nel 1492 - avendo sposato la figlia Angelesa alla fine del XV secolo (2).
Un Antonio Satta di Ozieri, forse affine del summenzionato Angelu Satta, nel 1599 fu armato cavaliere e i suoi figli furono ammessi al corpo militare. Dal XVII secolo fu consentito ai cavalieri Satta di prendere parte allo Stamento militare del Regno di Sardegna.

Il nostro equitis don Franciscu Satta Grixoni discende dunque da questo ramo dei Satta ozieresi (3), famiglia di nobili cavalieri rurali, la cui ricchezza derivava dal possesso della terra coltivata a grano e dall'allevamento del bestiame.

Egli era figlio di Francesco Satta del Mestre, figlio di Giovanni Maria Satta (come documentato negli atti dello Stamento militare del Regno) coniugato appunto con una del Mestre, a sua volta figlio di quel Antoni Satta già menzionato... i nomi nelle genealogie familiari spesso si ripetono nel breve volgere di una generazione come vedremo.

Partendo dal nostro capostipite cargeghese, che tramandò il titolo di “cavaliere nobile don” ai suoi figli maschi, è stato invece possibile ricostruire attraverso un complesso lavoro di ricerca nei Quinque libri del paese, l'albero genealogico del ramo principale e del secondario della famiglia a partire dall'anno 1680 fino al 1831 quando la casata si estinse con la morte del suo ultimo rappresentante: l'avvocato don Giovanni Maria Satta (i nomi si ripetono come detto), il cui unico figlio maschio ed erede Francesco, Cicito, premorì bambino al padre a causa del vaiolo. Una triste vicenda che merita di essere narrata, in appendice, così come è stata tramandata da una fonte parrocchiale ottocentesca in quanto il nobile avvocato istituì la chiesa di Cargeghe beneficiaria di tutto il suo patrimonio.

Per eternare il ricordo di questo illustre benefattore, l'amministrazione civica gli intitolò uno slargo nella parte alta dell'odierna via Nazario Sauro, il “Largo Satta” visibile in una mappa dell'abitato del 1901 (ma anche in altre mappe dell'epoca con la dicitura di "Piazza cav. Satta"), nell'area in cui era ubicata nell'abitato del paese la sua dimora; forse dove oggi sorge una moderna palazzina nel cui ingresso è presente, inglobato nella muratura, un portale di fattura tardogotica (o tardoromanica) istoriato di simboli sacri. Un elemento decorativo di pregio destinato ad abbellire una dimora gentilizia della quale sopravvive come ultima testimonianza (4).

Largo Satta, abitato di Cargeghe, 1901
(Archivio di Stato di Cagliari)


Portale tardogotico in casa privata

Memorie della partecipazione dei cavalieri Satta alle Cortes del Regno sono presenti in alcune fonti della fine del XVIII secolo. In una in particolare del maggio del 1794, nella quale il cavaliere Francesco Satta di Cargeghe non potendo intervenire alle sedute dello Stamento militare «por sus diarias ocupassiones en la ciudad de Caller capital de este Reyno en persona passar» alle quali era stato convocato, istituisce come suo procuratore don Ignazio Musso di Castellamonte. (5)


Albero genealogico


Equitis señor Franciscu Satta Grixoni (Ozieri, 1659c.-Cargeghe, 1729)

sposa a Cargeghe nel 1680 señora Joanna de Querqui, figlia di Thomas de Querqui

Figli:

Anguela Maria Satta Querqui (Cargeghe, 1681)

Joannes Maria Satta Querqui¹ (Cargeghe, 1682-1746)

Antoni Satta Querqui² (Cargeghe, 1685-1750)

Thomas Satta Querqui (Cargeghe, 1686-1688)

Juan Antonio Satta Querqui (Cargeghe, 1689c.-1749)

Pedru Franciscu Jusepe Satta Querqui (Cargeghe, 1694)

Anguela Satta Querqui (Cargeghe, 1695)

Ignaciu Satta Querqui (Cargeghe, 1699)

Filipu Ignaciu Julianu Satta Querqui (Cargeghe, 1697-1728)

Quirica Satta (Cargeghe, 1704c.-1750)

*
¹Ramo principale

Eques don Joannes Maria Satta Querqui

Sposa nel 1721c. Margarita Usay (1687c.-Cargeghe, 1727)

Figli:
Joanna Maria Theresa Satta (Cargeghe, 1727)
Gavinus Raimundus Josephus Satta Usay (Cargeghe, 1726-1729)
_

Sposa in seconde nozze nel 1731c. donna Maria Catharina Spensatello Ogiano di Tempio (1709c.-Cargeghe, 1763) figlia Sebastiani

Figli:

Francisco Raimundo Satta Ogianu (Cargeghe, 1732-1803)

Theresia Satta (Cargeghe, 1735)

Maria Josepha Raimunda Satta (Cargeghe, 1737)

Juana Maria Michaella Satta (Cargeghe, 1739)

Philippus Gavinus Satta Ogianu (Cargeghe, 1741)

Sebastianis Satta Ogianu (Cargeghe, 1742)

*

Eques don Francisco Raimundo Satta Ogianu

sposa a Cargeghe nel 1756 Joanna Budroni, figlia Dominici

Figli:

Catharina Raymunda Satta (Cargeghe, 1757)

Joannes Maria Satta Budroni (Cargeghe, 1758-1831)

Dominicus Satta Budroni (Cargeghe, 1763-1804), “Capitan de la cavalleria y compania cazadora”

Maria Catharina Satta (Cargeghe, 1766) 

Felicia Satta (Cargeghe, 1768)

Francisca Satta (Cargeghe, 1771)

Josepha Aloysia Satta (Cargeghe, 1774)

*

Eques don Giovanni Maria Satta Budroni

sposa nel 1818c. donna Maria Angela Martinez (Sassari - Cargeghe, 1821), figlia don Giovanni Battista Martinez di Montemuros

Figli:

Joanna Maria Anna Quirica Gavina Effisia Satta (Cargeghe, 1819)

Franciscus Gavinus Ephisius Linus Satta Martinez (Cargeghe, 1821-1829)

Estinzione ramo principale


**

² Ramo secondario

Eques don Antoni Satta Querqui (Cargeghe, 1685-1750)

sposa nel 1713c. Juanna Maria Fiore Deliperi di Sassari.

*

Sposa in seconde nozze Maria Flores di Sassari

Figli:

Joanna Satta Flores (Cargeghe, 1726c.-1776)

Francisco Satta Flores (1729c.-Cargeghe, 1779)

*

Eques don Francisco Satta Flores

sposa a Cargeghe nel 1759 Maria Dominica Manca Satta, figlia Gavini Ignatii Manca

Figli:

Joanna Dominica Satta Manca (Cargeghe, 1766)

Eques Andreas Satta Manca (Cargeghe, 1768-1795)

Maria Magdalena Satta Manca (Cargeghe, 1771-1772)

Estinzione ramo secondario



Note

1) Per approfondire la natura della nobiltà sarda vedi: La concessione della "generosità" in Sardegna, di Enrico Tola Grixoni*
*Tratto da “Elenco Nobiliare Sardo”, a cura dell’Associazione Araldica Genealogica Nobiliare della Sardegna, Ed. Delfino.


4) Portale tardogotico a Cargeghe, di Marco Sanna, in Sardegna Antica n. 22, 2002.


Articolo di Marco Sanna, in Sardegna Antica

5) L'attività degli stamenti nella Sarda Rivoluzione, vol. 2, Luciano Carta, 2000, doc. 157/44, pag. 1294.


Appendice*

Don Giovanni Maria Satta istituisce erede la chiesa di Cargeghe nel 1831

I destini provvidenziali della chiesa parrocchiale di Cargeghe considerandoli dal lato puramente umano per controversie di tempi si credono già involti in tenebre misteriose. Era però scritto nel libro di Dio che nel tempo dovevasi suscitare anime veramente generose e grandi, le quali con le loro pietose elargizioni ne assicurassero ai poveri una sicura speranza. 

Il nobile avvocato don Giovanni Maria Satta temprato alla scuola dell’avventura dato un addio al frastuono del mondo con pubblico testamento fatto nel 1831 istituisce la chiesa parrocchiale di Cargeghe erede del suo vastissimo censo di famiglia. Il nome d’un sant’uomo passò sempre benedetto nel labbro delle passate generazioni ed oggi più che mai si ricorda con intima soddisfazione. 

E ciò con fondamento, giacché dalla tradizione costante raccogliesi essere stato il nobile don Giovanni Maria Satta un uomo che all’acutezza dell’ingegno accoppiava tutte le cristiane virtù. Per seguitar sviluppo d’ingegno e provata esperienza viaggiò spessissimo in continente malgrado le difficoltà dei tempi e dei mari. 

Ritornato in Sardegna, carico di regie onorificenze [?] solidamente la sua amicizia col celebre giureconsulto don Nanni Sassu ed ambedue ebbero l’onore d’incontrare l’augusto sovrano di Sardegna Carlo Felice nella solenne circostanza che venne a visitare la [?] città di Sassari ed il nobile avvocato ebbe contemporaneamente l’alto onore di ricevere dal municipio le chiavi della città per aprirla all’augusto personaggio ed assieme al nobile don Nanni Sassu sostennero il freno del regio cavallo. 

A una età piuttosto avanzata pensò accasarsi e impalmò una delle figlie del Marchese Monte Muros con la quale si ritirò a Cargeghe e per menar vita tranquilla e religiosa. Da questo matrimonio ebbero un figlio di nome Cicito. Questo figlio al canuto genitore era diventato doppiamente caro perché in lui aveva concentrato tutti gli affetti di sposo e di padre essendo la sua stimatissima consorte sopravvissuta al neonato figlio non più che pochi giorni. 

Su quest'uomo il povero trovava sollievo, l’afflitto il conforto, il pupillo e l'orfano il sostegno nella loro sventura. La sua familiarità unita alla sua influenza abbatteva gli odi componeva le famiglie in pace l’innocente perseguitato dalla giustizia in lui ritrovava il difensore. 

In una parola il nobile don Giovanni Maria Satta siccome era il padre del povero e del derelitto, siccome era il difensore del calunniato così parimenti era il terrore dei malandrini che infestavano non solo i paesi circonvicini alla sua patria Cargeghe ma anche della Baronia. 

[?] [?] l’illustre uomo per la perdita della sua carissima consorte ma confortato dall’unigenito figlio Cicito, passava giorni allegri e tranquilli senonché era scritto nel libro del Signore, che dovesse sorso a sorso tracannare il liquido del calice del dolore giacché quando più sicuro credeva il suo caro figlio Cicito affezioni e paterne consolazioni nella verdissima età di anni undici ed un mese il morbo pestilenziale del vaiolo arabo che rapì improvvisamente dal cuore del vecchio genitore. 

Stretto il tenero cuore dell’uomo settuagenario per la perdita del suo unico figlio altro pegno più caro non credette sul momento deporre sulla bara dell’estinto Cicito che i pochi suoi canuti capelli. Sopravvisse alla morte del figlio un anno e mesi cinque essendo morto il figlio negli ultimi mesi di settembre. 

In questo frattempo pensò effettivamente all’anima sua e a quella dei suoi cari e con testamento come sopra abbiamo riferito stipulato l’anno 1831 istituiva erede la chiesa parrocchiale di Cargeghe sotto l’invocazione dei Santi Martiri Quirico e Giulitta Patroni nostri. 

Benedetto egli rese nella tomba a quelle consolazioni che non poté fruire in terra la gloria oggi in cielo in merito della sua pietà cristiana. Raccolse l’ultimo suo spirito il teologo collegiato Giovanni Scarpa rettore di Cargeghe ma nativo di Nulvi.

* Testo presente anche in: Inedite memorie parrocchiali cargeghesi tra ottocento e novecento

lunedì 6 aprile 2015

Morti violente a Cargeghe: anni 1571 - 1902



a cura di Giuseppe Ruiu


Introduzione

Dai registri parrocchiali è stato possibile individuare e trascrivere gran parte delle registrazioni di morte causate da un evento violento - o presunto tale quando non chiaramente specificato - verificatesi a Cargeghe in un arco temporale di circa trecentotrenta anni.

Il primo delitto di cui si conserva la registrazione è relativo al lontano anno 1571 e compiuto per mezzo di un colpo di freccia.

L'ultimo nel 1902, costituito da un tentativo di uxoricidio conclusosi con il suicidio del coniuge violento. Tra essi numerosi altri che seppur con scarsa dovizia di particolari riconducono a delitti commessi per liti in ambiente agro-pastorale.

Statisticamente l'archibugio, antenato del fucile, tra '600 e '700 è l'arma più adoperata per compiere tali crimini.

Di alcuni delitti compiuti in epoche a noi più prossime viene aggiunta una nota relativa all'articolo di stampa sui quotidiani locali o a una loro menzione in alcune pubblicazioni dell'epoca.


Registrazioni

A VII de martu 1571 est pasadu Pedru Hutori dae custa vida presente mortu de unu corpu de fricia (…)

Il sette di marzo è passato Pietro Hutori da questa vita presente ucciso da un un colpo di freccia (…)

*
A 23 de maju 1650 su Reverende Andria de Querqui est mortu et pasadu dae custa a megius vida in sa citade de Ligorna segundu constat per fide de su Curadu de dita paroquia de (?) est (?) si sunt fatas sas exequias in custa paroquiale eclesia de Santu Quirigu et Julita pro sanima de ditu Reverende Querqui a 9 de junio 1650.

Il 23 di maggio 1650 il reverendo Andrea de Cherchi è morto e passato da questa a miglior vita nella città di Livorno secondo consta in fede del curato di detta parrocchia di (?) è (?) si sono fatte le esequie in questa chiesa parrocchiale di San Quirico e Giulitta per l'anima di detto reverendo Cherchi il 9 giugno 1650.

*
A 11 de benargiu de 1652 Juanne Antoni Corona de sa presente villa de Cargegue est mortu in su saltu subitamente, e si est interradu in su cimitoriu.

L'11 di gennaio del 1652 Giovanni Antonio Corona è morto nel saltu (terreno incolto - ndc) improvvisamente, e si è sepolto nel cimitero.

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Die 16 maij 1674
Est passada dae custa a megius vida Anguela Pinna et est morta de unu acidente et gasi no at appidu (?) su Santu Sacramentu de sa istramauncione a benes qui duas o tres dias inantis si confessesei et si comunigasii fui ditta Pinna bajana et no at fattu testamenu die et annu ut supra. Su Rectore de Cargegue et Muros Juan Gavino de Nurquis.

Giorno 16 maggio 1674
È passata da questa a miglior vita Angela Pinna è morta per un accidente e così non ha avuto (?) il santo sacramento dell'estrema unzione ma due o tre giorni prima si confessò e fece la comunione, fu detta Pinna nubile e non ha fatto testamento. Giorno e anno come sopra. Il rettore di Cargeghe e Muros Giovanni Gavino de Nurchis.

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Die 30 de austu 1697 Cargiegue
Est pasada dae custa a megius vida Simona Tedde est morta abintestata et pro esser rutta dauna arbure, est morta senssa sacramentos et sensa faguer testamentu solu est interrada intro sa eclesia parroquiale de sa presente villa in sa Capella de Santu Philipu. Juan Matheu Mula Cura.

Giorno 30 agosto 1697 Cargeghe
È passata da questa a miglior vita Simona Tedde è morta ab-intestata e per essere caduta da un albero, è morta senza sacramenti e senza fare testamento solo è sepolta dentro la chiesa parrocchiale della presente villa nella cappella di San Filippo. Giovanni Matteo Mula curato.

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Dia 3 de abril 1723 
Pasò de esta a mayor vida Domingo Tinteri de edad de quarenta años en circa muriò abintestato no recibiò mas que el sacramento de la extremauntion por no haverle dado mas tiempo al acidente fue enterrado en el cemiterio por mi cura infrascrito de quibus. Juan Antonio Nurquis cura.

Giorno 3 aprile 1723
Passò da questa a maggior vita Domenico Tinteri dell'età di circa quaranta anni morì ab-intestato non ricevette più del sacramento della estrema unzione per non avere dato molto tempo l'accidente fu sepolto nel cimitero per mia cura infrascritto de quibus. Giovanni Antonio Nurchis curato.

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Dia 26 Julio año 1725 Cargiegue
Passò de esta a mejor vida (Juan?) Antonio Satta no recibiò ningun sacramento por hacer muerto de un arquibussado (?) enterrado enla Parroquia enla Cappilla de San Phelipu solo a celebrado dos missas cantadas (?) deloque doy fe dia y año ut supra.
El Rector Antonio Satta

Giorno 26 luglio anno 1725 Cargeghe
Passò da questa a miglior vita (Giovanni?) Antonio Satta non ricevette nessun sacramento per essere morto da un colpo di archibugio (?) sepolto nella parrocchia nella cappella di San Filippo solo si è celebrato due messe cantate (?) di questo do testimonianza giorno e anno come sopra.
Il rettore Antonio Satta

L'archibugio: l'arma più utilizzata
per compiere delitti a Cargeghe
tra '600 e '700

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Dia 27 de agosto 1730 Cargiegue
Truxò la justicia un cadaver muerto de un ballaço y de cuchilladas et que fue hallado en el cercado vulgo dicho de sa idda y conocio da justicia con los (?) de Florinas llamado Jua Jayme tres limbas; muriò sin sacramentos por hallarse muerto; fue enterrado dentro del cemeterio. Manca viceparocus.

Giorno 27 agosto 1730 Cargeghe
Portò la giustizia un cadavere ucciso per un colpo di arma da fuoco e coltellate, che venne rinvenuto nel recintato popolarmente denominato De sa idda e conosciuto dalla giustizia con i (?) di Florinas chiamato Giovanni Giacomo tres limbas; morì senza sacramenti per averlo rinvenuto già cadavere; fu sepolto dentro il cimitero. Manca viceparroco.

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A 22 de abril 1732 Cargiegue
Mataron dentro de esta villa a Sebastian Oganu con dos arcabusassos crueles y mortales y no tuvò tiempo para recebir sacramento alguno, fue enterrado en la capilla de Sant'Antonio de la Paroquia tenia de edad de 40 años en circa.

Il 22 di aprile 1732 Cargeghe
Uccisero dentro questa villa Sebastiano Oganu con due archibugiate crudeli e mortali e non ci fu tempo per ricevere alcun sacramento, fu sepolto nella cappella di Sant'Antonio della parrocchia, aveva l'età di circa quarant'anni.

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Dia treze de xbre año de mil setecientos treinta y dos Cargiegue
Muriò a muerte violenta de un arcabusaço Angel Maria de Tori de edad de 22 años dela villa de Padria hijo de Juan Maria de Tori y marido de señora Chicha de Querqui. I muriò cerquita del Noraque de fromixosu territorio dela villa de Ossi. I despues de hechos los esitos dela justiçia en dicha villa con el permisso del paroco de aquella villa el rector don Pedro Vellino (?) y fue enterrado dentro de esta Parroquial de los Gloriosos Santos Quirigo y Julita, no recibò sacramento alguno por haver muerto luego sin dar tiempo pero hacia confesado y comulgado por Pasqua (?) de lo que doy fed. Y muriò sin haver hecho testamento. Rector Juan Canalis

Giorno 13 di dicembre 1732 Cargeghe
Morì di morte violenta per un colpo di archibugio Angelo Maria de Tori dell'età di 22 anni della villa di Padria figlio di Giovanni Maria de Tori e marito della signora Chicha de Cherchi. Morì nei pressi del nuraghe Fromixosu (nuraghe Formigiosu o Pintirinu – ndc) territorio della villa di Ossi. Dopo avere adempiuto gli esiti della giustizia in questa villa con il permesso del parroco di quella villa il rettore Pietro Villino (?) e fu sepolto dentro questa parrocchiale dei gloriosi Santi Quirico e Giulitta, non ricevette alcun sacramento per essere morto subito senza dare tempo (?) però si era confessato e aveva fatto la comunione a Pasqua (?) di questo do testimonianza. Morì senza aver fatto testamento. Rettore Giovanni Canalis.

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Dia 19 de 9bre 1735 Cargegue
Baingiu Mudexu Contene de Uri ha sido hallado muerto de accidente sin sacramentos alguno in su Quercu Mannu bajando para San Pedro fue enterrado en el cemeterio de lo que doy fed. Rector Juan Canalis.

Giorno 19 novembre 1735 Cargeghe
Baingiu Mudexu Contene di Uri è stato rinvenuto morto per un accidente senza alcun sacramento nel Chercu Mannu andando verso San Pietro fu sepolto nel cimitero, di questo do testimonianza. Rettore Giovanni Canalis.

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Dia 22 de henero 1739 Cargegue
Muriò una criatura de 4 meses llamada Antonio hijo de Domingo Solis molinero actuale del molino de Juan Antonio Pintus, (?) en el rio del litto territorio de esta dicha villa y tambien hijo dicha criatura de Baingia Sata coniuges. Interrada en el cemiterio de lo que doy fed. Reverendo Pedro Pablo Manca viceparoco.

Giorno 22 gennaio 1739 Cargeghe
Morì una creatura di quattro mesi chiamata Antonio figlio di Domenico Solis mugnaio attuale del mulino di Giovanni Antonio Pintus, (precipitò?) nel fiume de littu territorio di questa detta villa e anche figlio detta creatura della coniuge Baingia Satta. Sepolto nel cimitero di questo do testimonianza. Reverendo Pietro Paolo Manca viceparroco.

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Dia 27 de 7bre 1740 Cargegue
Muriò una criatura espuria eo bastarda traida por la justicia de Codronjanos a esta para (?) la leche, la qual muriò en casa de Jayme Simula jurado de (?) y fue enterrada en el cemeterio la qual se llamava Maria Rosa de lo que doy fed. Reverendo Pedro Pablo Manco viceparoco.

Giorno 27 settembre 1740 Cargeghe
Morì una creatura spuria e/o bastarda portata dalla giustizia di Codrongianos a questa per (?) il latte, la quale morì in casa di Giacomo Simula giurato di (?) e fu sepolta nel cimitero la quale si chiamava Maria Rosa di questo do testimonianza. Reverendo Pietro Paolo Manca viceparroco.

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Dia 3 de abril 1741 Cargegue
Muriò una criatura espuria e/o bastarda que trajron de Codronjanos para alimentarla llamada (?) de edad de ocho meses en circa y muriò en casa de Phelipe Marongiu fue enterrada en el cemeterio de lo que doy fed. Reverendo Manca viceparoco.

Giorno 3 di aprile 1741 Cargeghe
Morì una creatura spuria e/o bastarda portata da Codrongianos per alimentarla chiamata (?) di età di otto mesi circa e morì in casa di Filippo Marongiu fu interrata nel cimitero di questo do testimonianza. Reverendo Manca viceparroco.

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Dia 30 de herano 1743 Cargegue
Muriò Juan Maria Mele de edad en circa de treinta años muriò en casa de Bernardino de Tola a donde se havia refugiado la noche antes que vinò de Ossi y no tuvò sacramentos por no haver avisado en tiempo fue enterrado dentro del cemeterio de lo que doy fed. Reverendo Pedro Pablo Manca viceparoco.

Giorno 30 di gennaio 1743 Cargeghe
Morì Giovanni Maria Mele dell'età di circa trentanni morì in casa di Bernardino de Tola dove si era rifugiato la notte prima che venne da Ossi e non ricevette sacramenti per non avere avvisato in tempo fu sepolto dentro il cimitero di questo do testimonianza. Reverendo Pietro Paolo Manca viceparroco.

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Giorno 11 settembre 1771 Cargeghe
Sebastianus Sequi filius Francisci Sequi hujus oppidi annoru 60 morte violenta animam Deo reddidit, nullo sacramento munitus cujus corpus sepultum fuit in hoc Parochiali Ecclesia die 12 (?) supra dicti mensis de quibus. Doctor Josef Pinna

Sebastiano Sequi figlio di Francesco Sequi di questo luogo di anni 60 di morte violenta rese l'anima a Dio, senza sacramenti il cui corpo fu sepolto in questa chiesa parrocchiale il giorno 12 (?) del sopraddetto mese de quibus. Dottor Giuseppe Pinna

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13 febbraio 1776 Cargeghe
Julianus Sequi filius quondam Francisci Sequi hujus oppidi anno quinquagesimo octavo etatis suae morte violenta (subretus?) animam Deo reddidit in comunione Sanctae Matris Ecclesiae in domo Gavinae Mariae nulloque sacramento munitus. cuius corpus sepultum fuit in hoc Parochiali Ecclesiae Sanctorum Quirici et Julitae die decima quinta hujus supra dicti mensis de quibus. Doctor Rector Joseph Pinna

Giuliano Sequi figlio del defunto Francesco Sequi di questo luogo la sua età di cinquantotto anni rese l'anima a Dio di morte violenta nella comunione della Santa Madre Chiesa nella casa di Gavina Maria senza sacramenti. il cui corpo fu sepolto in questa chiesa parrocchiale Santi Quirico e Giulitta il giorno 15 di questo sopraddetto mese de quibus. Dottor rettore Giuseppe Pinna.

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1 maggio 1776 Cargeghe
Joannes Canu annoru 35 oppidi de Codrongianos morte violenta anima Deo reddidit nullo munito sacramento cuius corpus in caemeterio sepultu est de quibus.

Giovanni Canu di anni 35 di Codrongianos rese l'anima a Dio di morte violenta senza sacramenti il cui corpo è sepolto nel cimitero de quibus.
Dottor Giuseppe Pinna rettore di Cargeghe

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13 ottobre 1780 Cargeghe
Franciscus Maria filius Quirici Sequi et Maria Angela Marongiu legitimis conjugibus hujus parochiae aetatis suae annoru sex decim in domo parentii morte violenta a me infrascripto (?) sacramentaliter anima Deo reddidit in communione Sancta Matris Ecclesia, cuius corpus in hoc Parrochiali ecclesia sepultu fuit supra dicta die. De quibus. Doctor rector Josephus Pinna Querqui

Francesco Maria figlio di Quirico Sechi e Maria Angela Marongiu legittimi coniugi di questa parrocchia la sua età di sedici anni di morte violenta nella casa dei genitori a me sottoscritto (?) rese l'anima a Dio nella comunione della Santa Madre Chiesa, il cui corpo fu sepolto in questa chiesa parrocchiale detto giorno. De quibus. Dottor rettore Giuseppe Pinna Cherchi.

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23 luglio 1785 Cargeghe
Salvator Rosas filius Laurentis Rosas et Joanna Maria Vigueri hujus oppidi etatis sua anno trigesimo tertio, nullo sacramento munito (?) morte violenta (?), anima Deo reddidit in comunione Sanctae Matris Ecclesiae, cuius corpus sepultum fuit in Parrochiali Ecclesia hujus oppidi de quibus. Doctor rector Josephus Pinna

Salvatore Rosas figlio di Lorenzo Rosas e Giovanna Vigueri di questo luogo la sua età di trenta tre anni, senza sacramenti di morte violenta rese l'anima a Dio nella comunione della Santa Madre Chiesa, il cui corpo fu sepolto nella chiesa parrocchiale di questo luogo de quibus. Dottor rettore Giuseppe Pinna

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10 marzo 1789 Cargeghe
Infans cujus parentes ignoratur in caemeterio hujus oppidi de Cargeghe ego infrascrptus Viceparochus sepelivi. Paschalis Cossu Viceprochus

Un bambino di cui si ignorano i genitori nel cimitero di questo luogo di Cargeghe io sottoscritto viceparroco seppellivo. Pasquale Cossu viceparroco.

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8 aprile 1789 Cargeghe
Dominicus Dore filius quondam Dominici Dore et Gavina Sanna etatis sua annorum tringinta anima Deo reddidit in agro morte violenta (?) nullu ai sacramentum administravi (?) cujus corpus sepultu est in hac Ecclesia Parochiali de quibus. Doctor rector Josephus Pinna.

Domenico Dore figlio di Domenico Dore e Gavina Sanna la sua età di trentanni rese l'anima a Dio nell'agro di morte violenta (?) senza amministrare nessun sacramento (?) il cui corpo è sepolto in questa chiesa parrocchiale de quibus. Dottor rettore Giuseppe Pinna.

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11 ottobre 1791 Cargeghe
Antonius Franciscus Marras opidi de Florinas filius Andreae Marras et Josephae Falqui legitimorum conjugum opidi de Florinas annum ages trigesimum fere quintum aetatis suae morte violenta in pubblica via loci muru de litu hora prima post mediam noctem mortures fuit, et post justiciae inspetionem ad Parochialem Ecclesiam delatus fuit; cujus corpus sepultum est in hac Parochiali Ecclesia SS. Quirici et Julitae: de quibus. Reverendus Protus Carboni viceparocus.

Antonio Francesco Marras di Florinas figlio di Andrea Marras e Giuseppa Falchi legittimi coniugi di Florinas la sua età di trentacinque anni di morte violenta nella pubblica via nel luogo detto Muru de litu morì all'ora prima dopo mezzanotte, e dopo le ispezioni della giustizia fu consegnato alla chiesa parrocchiale; il cui corpo è sepolto nella chiesa parrocchiale SS. Quirico e Giulitta: de quibus. Reverendo Proto Carboni viceparroco.

Miliziani e barracelli, corpi paramilitari sardi con 
compiti di polizia che su mandato della giustizia 
presidiavano vie pubbliche e campagne per 
prevenire delitti e grassazioni

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20 novembre 1791 Cargeghe
Joannes Salvator Tanca filius Joannis Victorii Tanca et Mariae Querqui legitimorum conjugum huius opidi annum agens vigesimum quintum aetatis suae morte violenta hora fere sexta post meridiem interfectus fuit; cujus corpus sepultum est in hac Parochiali Ecclesia Santorum Quirici et Julitae de quibus. Reverendus Protus Carboni vice parocus.

Giovanni Salvatore Tanca figlio Giovanni Vittorio e Maria Cherchi legittimi coniugi del luogo la sua età di venticinque anni di morte violenta circa all'ora sesta del pomeriggio fu ucciso e il cui corpo è sepolto all'interno della chiesa parrocchiale Santi Quirico e Giulitta de quibus. Reverendo Proto Carboni viceparroco.

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2 dicembre 1793 Cargeghe
Gavinus Sequi filius Quirici Sequi et Mariae Angelae Marongiu hujus opidi morte violenta afectus est aetatis suae anno vigesimo quinto in ovili patris sui; cujus corpus sepultus est in hac Parochialis Ecclesia de quibus. Reverendus Jacobus Olia.

Gavino Sechi figlio di Quirico Sechi e Maria Angela Marongiu di questo luogo di morte violenta la sua età di venticinque anni nell'ovile del padre; il cui corpo è sepolto nella chiesa parrocchiale de quibus. Reverendo Giacomo Olia.

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2 settembre 1800 Cargeghe
Quiricus Sequi filius Francisci hujus oppidi in communione Sanctae Matris Ecclesiae a fulmine percursus repentine obit in loco fulgo dicto Burellu anno octavo supra vigesimu etatis suae cujus corpus sepultum fuit in Parrocchiali eclesia sub titulo Sancti Quirici et Julitae. In quorum fidem Rector Fadda.

Quirico Sechi figlio Francesco di questo luogo nella comunione della Santa Madre Chiesa morto all'istante colpito da un fulmine nel luogo comunemente detto Burellu la sua età di ventotto anni il cui corpo fu sepolto nella chiesa parrocchiale sotto il titolo dei Santi Quirico e Giulitta. In fede rettore Fadda.

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1 agosto 1801 Cargeghe
Gavinus Pinna filius quondam Quirici Pinna hujus oppidi in communione Sanctae Matris Ecclesia exanime inventus in janua vinae Nobilis Francisci Flores viae publicae quae venit ad fontem vulgo Ortos et equo percursus, cujus corpus in hac Parroquiali Ecclesia sepultu fuit seguenti die, quo obit etatis suae fere anno decimo quarto. In quorum fidem Rector Fadda.

Gavino Pinna figlio del defunto Quirico Pinna di questo luogo nella comunione della Santa Madre Chiesa rinvenuto esanime nell'ingresso della vigna del nobile Francesco Flores nella via pubblica che viene dalla fonte comunemente detta Ortos e colpito da un cavallo, il cui corpo fu sepolto nella chiesa parrocchiale il giorno seguente, morì all'età di quattordici anni. In fede rettore Fadda.

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31 luglio 1802 Cargeghe
Antonius Demartis filius Antiochi Demartis quondam hujus oppidi in via publica que ducit ad vineam de Joannis Budroni ex itu palla ocisus, in comunione Sancta Matris Ecclesia anima Deo reddit anno decimo septimo etatis suae, cujus corpus in hac Parochiali Ecclesia Santorum Martires Quirici et Julitae die sequenti quo ocisus sepultu fuit. In quorum fidem. Rector Fadda

Antonio Demartis figlio del defunto Antioco Demartis di questo luogo nella via pubblica che conduce alla vigna di Giovanni Budroni fu ucciso da un colpo di arma da fuoco, rese l'anima a Dio nella comunione della Santa Madre Chiesa all'età di diciassette anni, il cui corpo fu sepolto nella chiesa parrocchiale Santi Martiri Quirico e Giulitta il giorno seguente l'uccisione. In fede rettore Fadda.

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30 marzo 1804 Cargeghe
Maria Gratia Pisanu conjugata oppidi de Bolotana et in hac Parochia domiciliata filia quondam Sebastiani et vidua Catharina Denurchis bolotanensis aetatis suae annorum fere (?) morte violenta animam Deo reddidit in Comunione Sanctae Matris Ecclesiae omnibus roborata sacramentis ejus corpus in Ecclesia Parochiali humatus est. In quorum fidem
Doctor et Rector Franciscus Cossu.

Maria Grazia Pisanu coniugata di Bolotana e in questa parrocchia domiciliata figlia del defunto Sebastiano e della vedova Caterina Denurchis bolotanesi la sua età di anni (?) di morte violenta rese l'anima a Dio nella comunione della Santa Madre Chiesa fortificata di tutti i sacramenti il suo corpo è sepolto nella chiesa parrocchiale. In fede
Dottore e rettore Francesco Cossu.

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2 agosto 1805 Cargeghe
Margaritta Sogos vidua filia Lucae Raimundi Sogos quondam et Mariae Marongiu quondam conjugum hujus oppidi aetatis suae annoru fere triginta septe obit morte violenta sine sacramentis in comunione Sancta Matris Ecclesia ejus corpus in Parrochialis Ecclesia humatas est. In quorum fidem. Salvator Simula viceparochus.

Margherita Sogos vedova figlia del defunto Luca Raimondo Sogos e della defunta Maria Marongiu coniugi del luogo la sua età di trentasette anni di morte violenta senza sacramenti nella comunione della Santa Madre Chiesa il cui corpo è sepolto nella chiesa parrocchiale. In fede. Salvatore Simula viceparroco.

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3 ottobre 1807 Cargeghe
Franciscus Antonius solutus filius quondam Quirici Madau et Petrucae Olia vidua et omnes hujus oppidi: aetatis annorum fere triginta (?) morte violenta nullis sacramentis roboratus obit in Domino in comunione Sancta Matris Ecclesia ejus corpus humatus est in hac Parrocchiali Ecclesia in quorum fidem. Salvator Simula viceparochus.

Francesco Antonio celibe figlio del defunto Quirico Madau e di Petruccia Olia vedova tutti di questo luogo: l'età di trentanni (?) di morte violenta non fortificato dai sacramenti, morto nel Signore nella comunione della Santa Madre Chiesa il suo corpo è sepolto in questa chiesa parrocchiale in fede. Salvatore Simula viceparroco.

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18 ottobre 1809 Cargeghe
Joannes Becia conjugatus filius quondam Joannis Antoni Becia osilensis et quondam Maria Isabella Nuvoli banarensis aetatis suae annorum fere trigintaquinque obit morte violenta sine sacramentis in comunione Sancta Matris Ecclesia ejus corpus humatus est in Parrocchiali Ecclesia de quibus. Salvator Simula viceparochus.

Giovanni Becia coniugato figlio del defunto Giovanni Antonio Becia osilese e della defunta Maria Isabella Nuvoli banarese la sua età di trentacinque anni (?) di morte violenta senza sacramenti nella comunione della Santa Madre Chiesa il suo corpo è sepolto nella chiesa parrocchiale de quibus. Salvatore Simula viceparroco.

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5 maggio 1812 Cargeghe
Salvator cujus parentes et oppidi ignorantur qui inventus fuit in campo: morte improvisa: aetatis suae annorum fere quinquaginta: obit in Domino in Comunione Sancta Matris Ecclesia sine (?) sacramentis: ejus corpus humatus est in Cemiterio hujus Parochialis Ecclesiae in quorum fidem. Salvator Simula vicarius parochialis.

Salvatore i cui genitori e il luogo di origine sono ignoti fu rinvenuto in un campo per morte improvvisa: la sua età di cinquantanni: morto nel Signore nella comunione della Santa Madre Chiesa senza (?) sacramenti: il suo corpo è sepolto nel cimitero di questa chiesa parrocchiale in fede. Salvatore Simula vicario parrocchiale.

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3 aprile 1812 Cargeghe
Quiricus Pinna aetatis suae annorum fere duodicem: obit in Domino, et inventus fuit in campo: morte impovisa et sine nullis sacramentis roboratus: ejus corpus humatus est in Caemiterio hujus Parochialis Ecclesia in quorum fidem. Salvator Simula vicarius parochialis.

Quirico Pinna dell'età di dodici anni morto nel Signore, fu rinvenuto in un campo: per morte improvvisa e non fortificato dai sacramenti il suo corpo è sepolto nel cimitero di questa chiesa parrocchiale in fede. Salvatore Simula vicario parrocchiale.

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16 dicembre 1816 Cargeghe
Joannes Fais de Romana cujus pater et mater ignoratus: obit in Domino in Sancta Mater Ecclesia aetatis suae annoru fere sexaginta, ejus corpus humatu est in Caemeterio hujus Parochialis Ecclesiae sine nullo sacramento munitus, quia inventu fuit nel luogo deto sas domos de sas janas de su molinu de su littu de subra ove questi s'era ricoverato per dormire, che così lo ha (?) il suo figlio Giovanni Antonio Fais, che era con esso suo defunto padre andando per mendicare. In quorum fidem
Simula pro paroco

Giovanni Fais di Romana di cui si ignorano il padre e la madre: morto nel Signore nella Santa Madre Chiesa la sua età di circa sessantanni, il suo corpo è sepolto nel cimitero di questa chiesa parrocchiale senza sacramenti munito, fu rinvenuto nel luogo detto Sas domos de sas janas de su molinu de su littu de subra ove questi s'era ricoverato per dormire, e così lo ha trovato suo figlio Giovanni Antonio Fais, che con il suo defunto padre andava a mendicare. In fede
Simula pro parroco

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20 maggio 1818 Cargeghe
Joannes Maria Sotgiu conjugatus, filius quondam Mathei Sotgiu oppidi de Jave et vidua Mariae Ruju etiam de Jave et in hoc domiciliatae morte violenta obit in Domino in communione Sancta Matris Ecclesiae: aetatis suae annoru fere quadraginta: sine nullis sacramentis munitus: ejus corpus humatu est in Caemeterio hujus Parochialis Ecclesiae. In quorum fidem
Simula pro Paroco

Giovanni Maria Sotgiu coniugato, figlio del defunto Matteo Sotgiu di Giave e della vedova Maria Ruju anche di Giave e qui domiciliata morte violenta morto nel Signore nella comunione della Santa Madre Chiesa: la sua età di circa quarantanni: senza sacramenti munito: il suo corpo è sepolto nel cimitero di questa chiesa parrocchiale. In fede
Simula pro parroco

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12 gennaio 1818 Cargeghe
Antonius Franciscus de Macumere inventus et mortus in flumine vocato de su Runaghe de Campi de Mela: aetatis suae annoru fere sexaginta, hujus cadaveri traslatu est in Parochiali Ecclesiae de Cargeghe et ejus corpus tumulatus est Caemeterio dictae Parochiali Ecclesiae ejus parentes, adibita omni diligentia ignorantur. In quorum fidem. Simula pro Paroco

Antonio Francesco di Macomer rinvenuto morto nel fiume denominato De su runaghe de Campi de Mela: la sua età di circa sessantanni, il suo cadavere è traslato nella chiesa parrocchiale di Cargeghe e il suo corpo è tumulato nel cimitero di detta chiesa parrocchiale ignorando i suoi genitori adibita ogni diligenza. In fede. Simula pro parroco.

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4 maggio 1824 Cargeghe
Paulus Raimundus parvulus ut constat ex schedula quae apud em vestibus appensa fuit inventus mortum in Janua Parochialis Ecclesiae, sepultus est in Caemiterio (?) hujus Parochialis Ecclesiae. In quorum fidem
Simula pro Paroco

Paolo Raimondo piccolo come consta dalla scheda appesa agli abiti, fu rinvenuto morto nella porta della chiesa parrocchiale, è sepolto nel cimitero (?) di questa chiesa parrocchiale. In fede
Simula pro Parroco

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20 luglio 1830 Cargeghe
Antonius Salis solutus, filius quondam Francisci et quondam Franciscam Pinna omnes oppidi de Ossi et dictus Antonius per accidens inventus est in Cargieghe domi suoris suae ubi mortus est: aetatis suae annum fere quinquaginta quinque, sine nullis sacramentis refectus: in Communione Sanctae Matris Ecclesiae: ejus corpus humatu est Caemiterio Sanctae Crucis hujus Parochialis Ecclesiae. In quorum fidem
Salvator Simula Vice Parochus

Antonio Salis celibe, figlio del defunto Francesco e della defunta Francesca Pinna tutti di Ossi e detto Antonio per un accidente è stato rinvenuto a Cargeghe nella casa di sua sorella dove è morto: la sua età di cinquantacinque anni, senza sacramenti: nella comunione della Santa Madre Chiesa: il suo corpo è stato sepolto nel cimitero di Santa Croce di questa chiesa parrocchiale. In fede
Salvatore Simula viceparroco

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1 marzo 1848 Cargeghe
Bartholomeus Bazzoni conjugatus cum Margarita Dore, filius quondam Andrea et vidua Maria Rosa Ruju hujus oppidi, aetatis sua annorum fere quadraginta in agro morte violenta correptus nulla habuit sacramenta, ejus corpus in Caemeterio sepultum est. In quorum fidem
Sacerdos Aloysius Tolu Pro Parochus

Bartolomeo Bazzoni coniugato con Margherita Dore, figlio del defunto Andrea e vedova Maria Rosa Ruju di questo luogo, la sua età di quarantanni nell'agro colto da morte violenta senza sacramenti, il suo corpo è sepolto nel cimitero. In fede
Sacerdote Lugi Tolu pro parroco.

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23 settembre 1850 Cargeghe
Josephus Dore sassarensis conjugatus cum Magdalena Piras florinensi, filius quondam Leonardi osilensis et Maria Antonia Salis bolotanensi, atatis sua annorum fere quinquginta, in agro, absque nullo sacramento violenta morte praeventus in Communione Sanctae Matris Ecclesia animam Deo reddidit, ujus corpus sepultum est in Caemeterio. In quorum fidem. Aloysius Tolu pro parochus

Giuseppe Dore sassarese coniugato con Maddalena Piras florinese, figlio del defunto Leonardo Osilese e Maria Antonia Salis bolotanese, la sua età di cinquantanni, nell'agro, senza sacramenti perché anticipato da morte violenta nella comunione della Santa Madre Chiesa rese l'anima a Dio, il suo corpo è sepolto nel cimitero. In fede. Luigi Tolu pro parroco.

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22 giugno 1851 Cargeghe
Costantinus Colombo bonorvensis ut ex relatione accepta ex literis Iudicis ordinarii misere in via morte violenta periit in Communioni Sanctae Matris Ecclesiae, ut ex inventis signis compertum est animam Deo reddidit ejusque corpus sepultum est in Caemeterio. In quorum fidem
Aloysius Tolu Pro Parochus

Costantino Colombo bonorvese come risulta dalla relazione della lettera del giudice ordinario perito miseramente in modo violento nella comunione della Santa Madre Chiesa, (al ritrovamento scoperti dei segni?) rese l'anima a Dio il suo corpo è sepolto nel cimitero. In fede
Luigi Tolu pro parroco.

Nota
Questo delitto potrebbe essere riconducibile all'assassinio del capitano dei barracelli di Cargeghe menzionato nel libro autobiografico: Giovanni Tolu, storia di un bandito sardo narrata da lui medesimo, di Enrico Costa, pag. 106:

«Annoiato della mia solitudine, durata per oltre un anno, mi ero unito in quel tempo ai banditi Antonio Maria Derudas e Gio. Maria Puzzone, di Cargeghe; i quali battevano la campagna dopo l'assassinio del capitano dei barracelli, da loro freddato nel piazzale della chiesa del paese, mentre rincasava.»

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1 novembre 1853, Cargeghe
Petrus Manconi Marongiu solutus filius quondam Dominici et Antonia Maria hujus loci aetatis suae annorum fera viginti quattor, in agro, violenta morte correptus nulla habvit sacramenta, ejus corpus sepultum est in cemeterio. In quorum fidem
Aloysius Tolu Pro Parochus

Pietro Manconi Marongiu celibe figlio del defunto Domenico e Antonia Maria di questo luogo la sua età di circa ventiquattro anni, nell'agro, colto da morte violenta senza sacramenti, il suo corpo è sepolto nel cimitero. In fede
Luigi Tolu pro parroco

Nota
Anche tale delitto viene citato, e descritta l'intera vicenda, sempre nel libro summenzionato di Enrico Costa, pag. 113:

«Ho già parlato dei due banditi Antonio Maria Derudas e Giovanni Maria Puzzone, di Cargeghe, datisi alla campagna dopo aver ucciso il capitano dei barracelli, che li disturbava nelle loro imprese rapaci. Questi giovani vagabondi erano ladruncoli che prendevano diletto a uccider buoi e cavalli, a danno del barracellato.
Poco dopo l'uccisione del capitano, un altro giovine di Cargeghe – Angelo Masala – uccise certo Manconi, suo compaesano, e fuggì alla giustizia dandosi alla macchia. Si ebbero così, in breve tempo, tre banditi di Cargeghe.
Il fratello dell'ucciso – Giovanni Manconi – volendo vendicarsi dell'assassino, chiese l'aiuto dei due banditi Derudas e Puzzone; e tutti e tre riuscirono a freddare con una fucilata Angelo Masala, che sotterrarono in campagna, senza che alcuno li vedesse.
Il prete Luigi Tolu di Cargeghe, mio cugino, un giorno si rivolse a me, pregandomi di proteggere il bandito Derudas, che voleva liberare ad ogni costo, ritenendolo un disgraziato, più che un cattivo soggetto. E fu dietro alle sue insistenti raccomandazioni, che mi decisi ad unirmi col Derudas e col Puzzone, coi quali rimasi per circa un anno, sebbene non di continuo.
Un giorno, insieme al Derudas, attraversavo il sito della Funtana de sa piarosa, di fronte alla cantoniera di Campomela, nel tenimento di don Battista Solinas di Cargeghe. A un certo punto il mio compagno si fermò, e, indicandomi una zolla, mi disse sorridendo:
- Vedi? Io, Puzzone e Manconi abbiamo qui seppellito il cadavere di Angelo Masala!
Trascorsi quattro o cinque mesi, il Puzzone fu arrestato; ed io continuai a tener compagnia al Derudas, separandomene però di tanto in tanto, poiché diffidavo di lui.»

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10 ottobre 1853 Cargeghe
Quiricus Pilichi, oppidi de Thiesi et in hoc domiciliatus filius quondam Antonii et quondam Nicolosae Sanctorum, omnes thiesensis aetatis sua annorum fere qunquaginta, in communione Sanctae Matris Ecclesia, in domo suae morte violenta, omnibus sacramenti roboratus, animum Deo reddidit; ejus corpus humatum est in Caemeterio Sanctae Crucis.
In quorum fidem Salvator Simula Viceparochus

Quirico Pilichi, di Thiesi e qui domiciliato figlio del defunto Antonio e della defunta Nicolosa Sanctorum tutti thiesini, la sua età di circa cinquantanni, nella comunione della Santa Madre Chiesa, in casa sua di morte violenta, fortificato di tutti i sacramenti, rese l'anima a Dio; il suo corpo è sepolto nel cimitero di Santa Croce.
In fede Salvatore Simula viceparroco.

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3 dicembre 1856 Cargeghe
Quiricus Marongiu Solutu filius defunctorum Bernardi et Antonia Manca hujus loci violenter occisus octo (?) diebus a parentibus quesitus, hodie corpus ejus inventum in domo foranea Valentini Marongiu hujus loci, sepultumque est in caemeterio Sanctae Crucis: era sub quadragesimo secundo etatis annu. In fide subscrito. Doctor Phlippus Felix Serra Rector

Quirico Marongiu celibe figlio del defunto Bernardo e Antonia Manca di questo luogo violentemente ucciso (da otto giorni il genitore si interrogava circa la scomparsa?) oggi il suo corpo è stato rinvenuto in una casa di campagna di Valentino Marongiu di questo luogo, è sepolto nel cimitero di Santa Croce: era sotto il quarantaduesimo anno di età. In fede sottoscritto. Dottor Filippo Felice Serra rettore.

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27 dicembre 1859 Cargeghe
Aloysius Pilo Pirastru filius quondam Joannae Mariae ambos sassarenses et quondam Salvatoris osilensis animam Deo reddidit improvisamente correptus in pistrino hydraulico Nobilis Joanne Baptistae hujus loci; corpus humatum est in publico caemeterio. In fidem & conjugatus era cum Dominica Sanna sasarensi viventis Salvatoris. Doctor Philippus Felix Serra Rector

Luigi Pilo Pirastru figlio della defunta Giovanna Maria entrambi sassaresi e del defunto Salvatore osilese rese l'anima a Dio colto improvvisamente nel mulino idraulico del nobile Giovanni Battista Solinas di questo luogo; il corpo è stato sepolto nel cimitero pubblico. In fede era sposato con Domenica Sanna sassaresi del vivente Salvatore. Dottor Filippo Felice Serra Rettore.

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14 agosto 1863 Cargeghe
Cajetanus Managoni ignotus advena anno circiter quinquagesimo suae etatis prout apparebat inventus prope viae Regiae edificium vulgo Cantoniera de Campo de Mela naturaliter defunctus et pro catholicus habitus signo Rosari seu Coronae B. V. Mariae: ejus corpus in novo caemeterio positum est. In fidem

Gaetano Managoni ignoto forestiero dell'età di circa cinquantanni (?) rinvenuto naturalmente defunto presso la via regia nell'edificio comunemente denominato Cantoniera di Campo Mela e per cattolica abitudine con il Rosario o Corona B. V. Mariae: il suo corpo è posto nel nuovo cimitero. In fede.

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8 settembre 1875 Cargeghe
Gavinus Fiori filius quondam Andreae ambo de Florinas et ibi domiciliatus etatis anno circiter trigesimosecundo inventus est in agro vulgo Campomela prope fontem proditorie occisus: et quia cum Rosario B. Virginis Mariae inventus est. Pie credimus in Domino mortuum est et in comunione Sanctae Matris Ecclesiae: et sepultus est in Camposancto hujus loci. Infidem
Doctor Philippus Felix Serra Rector

Gavino Fiori figlio del defunto Andrea entrambi di Florinas e là domiciliato l'età di circa trentadue anni è rinvenuto nell'agro comunemente chiamato Campomela presso una fonte proditoriamente ucciso: è rinvenuto con il Rosario B. Vergine Maria. Piamente crediamo sia morto nel Signore e nella comunione della Santa Madre Chiesa: e sepolto nel camposanto di questo luogo. In fede
Dottor Filippo Felice Serra rettore.

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26 febbraio 1886 Cargeghe
Paulus Pinna oppidi de Thiesi et hic domiciliatus conjugatus cum Joanna Maria Madau, annorum quinquaginta filius N. N. peremptus fuit dolo. Ejus corpus sepultum est in hoc Caemeterio tantumque sub conditione absolutus fuit. In fidem
Theologus Petrus Pilo Vicarius Parrochialis

Paolo Pinna di Thiesi e qui domiciliato coniugato con Giovanna Maria Madau di anni cinquanta figlio n. n. assassinato. Il suo corpo è sepolto in questo cimitero nonostante fu assolto sub-condizione. In fede
Teologo Pietro Pilo vicario parrocchiale

Nota
«La Sardegna», 3 marzo 1886, in: Cargeghe nelle cronache dell'otto-novecento, Giuseppe Ruiu (a cura di), Inedita centro di documentazione culturale, Magnum Edizioni, Sassari, 2004, pag. 15.

In Sardegna

CARGEGHE, 1. - Nella sera del 26 dello scorso mese in Cargeghe e nella località Sas tremes veniva ucciso con un colpo di fucile il contadino Paolo Pinna. L'uccisore è M. A. M., e la cagione pare sia stata una questione avuta tra l'assassinato Pinna e un fratello dell'assassino M.

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22 gennaio 1893 Cargeghe
Die vigesima hujus noctu dolo necata animam sua Deo reddidit Victoria Bazzoni filia defunctorum Salvatoris et Nurra ____ omnes hujus opidi aetatis suae annorum septuaginta. Ejus corpus in Caemeterio conditum est. In fidem
Theologus Pietro Pilo Rector

Giorno venti (?) uccisa a tradimento di notte rese la sua anima a Dio Vittoria Bazzoni figlia dei defunti Salvatore e Nurra ____ tutti di questo luogo la sua età di settanta anni. Il suo corpo è condotto nel cimitero. In fede
Teologo Pietro Pilo rettore

Nota
«La Nuova Sardegna», 22-23 gennaio, 27 aprile 1893, in: Cargeghe nelle cronache dell'otto-novecento, Giuseppe Ruiu (a cura di), Inedita centro di documentazione culturale, Magnum Edizioni, Sassari, 2004, pp. 22/24.

Una vecchia di 70 anni assassinata e derubata

CARGEGHE, 21. - Il paese è profondamente impressionato dall'assassinio di una buona vecchia di 70 anni, certa Vittoria Bazzoni vedova di Ignazio Tolu, donna economa, che viveva soletta nella sua casa e che era ritenuta assai danarosa.

Ieri mattina essendo giunto da Muros a Cargeghe il nipote di lei Salvatorico Tolu, entrato nella casetta trovò la povera zia scannata, sanguinante, bocconi sul focolare; il busto era in parte slacciato.

Appena la notizia del misfatto si sparse per il paese si suppose che l'assassino si fosse introdotto nella notte in casa della Bazzoni e vi si fosse appiattato dentro, essendo solita la buona vecchierella di recarsi di notte presso qualche vicino per filare lasciando aperta la propria casa.

Ritornata fu uccisa mentre andava a letto senza che si sentisse alcun grido. La casa fu completamente svaligiata.

Da Ploaghe giunsero le constatazioni di uso il pretore avv. Sanna ed il vice cancelliere Cocco ai quali si accompagnò il dottor Nuvoli incontratosi lungo la strada col pretore. Da Codrongianus arrivarono parecchi carabinieri, da Sassari il dottor Francesco Lai.
Tuttora non fu eseguito alcun arresto.

Ancora la donna assassinata

CARGEGHE, 22. - La Bazzoni trucemente assassinata come vi scrissi ieri, zia Vittoria come la chiamavano in paese, aveva qualche cosa al sole e qualche soldo in casa, accumulato durante lunghissimi anni di stenti e di privazioni, nutrendosi poveramente.
Viveva sola: la sua casa era composta di tre stanze terrene, con pochissimi mobili.

Il delitto fu scoperto nel pomeriggio di venerdì, dal nipote Salvatorico Tolu, ma i parenti tutti accorsi alla notizia non si curarono di avvisare subito le autorità, le quali giunsero verso l'imbrunire.

Il cadavere fu rinvenuto disteso nella prima stanza, sul fianco destro, coi piedi coi piedi verso il focolare.
Il busto era slacciato, e la mano sinistra all'altezza della fronte quasi a schermo del viso, sul quale era dipinto il terrore della morte.

Il cranio era sfracellato il fazzoletto e i capelli erano intrisi di sangue aggrumato, mentre il cervello non era che una poltiglia.

Un particolare raccapricciante: i topi avevano cominciato a rosicchiare il cadavere, nelle lunghe ore che questo giacque per terra, dopo l'assassinio.
L'assassino non ha portato via che il denaro, nel mazzino le stuoie (orrios) erano piene di derrate.

Il cadavere della povera vecchia fu trasportato al cimitero per l'autopsia, e la casa venne suggellata. Un gatto e sei galline, che la Bazzoni teneva in casa, non ne volevano uscire; si rincantucciarono presso lo spento focolare, e fu necessario prenderle a forza e consegnarle a una vicina.

Il procuratore del re avv. Nonis ed il giudice istruttore avv. Pipia, assistiti dal cancelliere Campus, iniziarono ieri le indagini per la scoperta dell'autore o degli autori del truce misfatto: ieri sera si recò a Cargeghe anche il capitano dei carabinieri signor Vassarotti.
Gli abitanti sono impressionati.

Nipote assassino della zia

CARGEGHE, 26. - Ricorderete il truce assassinio per rapina, di Vittoria Bazzoni, compiuto circa tre mesi fa in questo paese e del quale si occupò tutta la stampa dell'isola.

La Bazzoni, vecchia vedova, ritenuta danarosa, fu trovata sgozzata nella propria casa dove viveva sola dopo essere depredata di circa 5000 lire.

Ora è stato tradotto nelle carceri mandamentali di Ploaghe, dai carabinieri di Codrongianos, certo Giovanni Antonio Serra di Ossi, dimorante in Cargeghe, nipote della Bazzoni, presunto autore dell'assassinio.
Il Serra era consigliere comunale di Muros.

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7 dicembre 1894
Hodie ora nona cum dimidio matutina omnibus munita sacramentis animam suam reddidit Agnes Bachiddu et in hic domiciliata – vidua (?) hodie defuncti Quirici Sanna aetatis suae annorum septuaginta quique, filia conjugem defunctorum Francisci et Marras Maria Antonia. In quorum ominum fidem. Ejus corpus in Caemeterio est
Theologus Petrus Pilo Rector

Oggi ore nove e mezza di mattina munita di ogni sacramento rese l'anima a Dio Agnese Bachiddu e qui domiciliata – vedova (?) oggi defunta di Qurico Sanna la sua età di settantacinque anni, figlia dei coniugi defunti Francesco e Marras Maria Antonia. In fede. Il suo corpo è nel cimitero.

Nota
«La Nuova Sardegna», 20-21 marzo 1894, in: Cargeghe nelle cronache dell'otto-novecento, Giuseppe Ruiu (a cura di), Inedita centro di documentazione culturale, Magnum Edizioni, Sassari, 2004, pag. 29-30.

L'assassinio di una vecchia a Cargeghe

Avendo stamane avuto notizia di un assassinio avvenuto in Cargeghe, abbiamo spedito colà un nostro reporter che ha raccolto i seguenti particolari: certa Bacchiddu Annetta, donna di 75 anni che vive sola a Cargeghe in via Roma n. 29, in una casa quasi isolata, poco discosta dallo stradale di Florinas, ieri verso le 19 dopo aver assistito alle funzioni religiose in chiesa si restituì in casa sua.

La porta era aperta ed uno sconosciuto entratovi d'improvviso, colpiva ripetutamente la povera vecchia alla testa con una mazzuola da falegname: i colpi furono così violenti che al feritore restò in mano il manico della mazzuola e questa fu rinvenuta vicino alla vecchia.

Un bambino che di là passava sentì dei gemiti entro quella casa e corse tosto per avvertire la propria madre che abitava lì presso Pinna Maria Rosa.

Questa si recò tosto alla casa della Bacchiddu, ma trovò resistenza perché l'assassino spingeva la porta dall'interno.
Alle grida della Pinna, lo sconosciuto aprì violentemente la porta, e dando un forte spintone alla porta fuggì per una stradicciola laterale.

Certo Marras Giovanni, che veniva appresso alla Pinna, inseguì per un buon tratto lo sconosciuto ed anzi gli tirò addosso una grossa pietra che raccolse sulla via; ma non riuscì né a colpirlo né a raggiungerlo.

Il fuggitivo non si arrestò: tentò di impugnare un'arma, forse una pistola, ma non la esplose; vicino alla fontana pubblica smarrì una correggia che forse sosteneva la pistola-arma; e quindi sparì nella campagna.

Il paesello è impressionatissimo dell'accaduto, ed il letto della povera vecchia, la quale è in fin di vita, è affollato di molte persone, specialmente da donne piangenti e disperate.

Sono sul posto il brigadiere e due carabinieri di Codrongianos.
Il movente del delitto non si sa quale possa essere, poiché la Bacchiddu è tutt'altro che danarosa: perciò è esclusa dalla rapina: ma quale potrà essere l'altro movente?

La vendetta neppure, poiché la poveretta non aveva nemici...
Nessuno sinora sa spiegarsi la causale del delitto: nessuno neppure sospetta sull'autore... speriamo che l'autorità giudiziaria spiegherà il mistero doloroso di questa tragedia.

Il delitto di Cargeghe

CARGEGHE, 19. - Lo stato della vecchia Annetta Bacchiddu è sempre grave. La povera donna non parla. È venuto il pretore di Ossi, essendo ammalato quello di Ploaghe, per iniziare l'istruttoria.
Nulla ancora si sa dell'autore del delitto.

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25 agosto 1895
Heri ora sexta vespertina in molendino Nobilis (?) Josephi Solinas posito in regionem vulgo Campo Mela, solo extremae untionis sacramento munitos, dolo morte peremptus animam Deo reddidit Antonius Maria Ruju opidi de Ploaghe et (?) hic domiciliatus, aetatis suae annorum tres supra viginti filius N. N. Ejus corpus in Caemeterio conditum est. In fidem
Theologus Petrus Pilo Rector

Ieri ora sesta di sera nel mulino del Nobile (?) Giuseppe Solinas posto nella regione popolarmente detta Campo Mela, munito solo del sacramento dell'estrema unzione, assassinato rese l'anima a Dio Antonio Maria Ruju di Ploaghe e (?) qui domiciliato, la sua età di ventitré anni figlio n. n. Il suo corpo è condotto nel cimitero. In fede
Teologo Pietro Pilo rettore

Nota
«La Nuova Sardegna», 27 agosto 1895, in: Cargeghe nelle cronache dell'otto-novecento, Giuseppe Ruiu (a cura di), Inedita centro di documentazione culturale, Magnum Edizioni, Sassari, 2004, pp. 34-35.

Un pastore ucciso a colpi di bastone

CARGEGHE, 25. - Ieri Ruiu Antonio Maria, pastore di Ploaghe, trovavasi pascolando un gregge di pecore nella regione di Buregliu, territorio del comune di Cargeghe.

P. G. di Cargeghe che lavorava lì presso, verso le ore 16, per futili motivi, prese a bisticciarsi col Ruiu.

Dalle parole passavasi ai fatti e nella colluttazione il P. vibrò parecchi colpi di bastone sulla testa dell'avversario che stramazzò al suolo. Gli accorsi al tafferuglio, raccolsero il ferito tramortito ed ebbero premura di condurlo a Cargeghe.

Però il Ruiu non riacquistò più la favella, e dopo 27 ore d'agonia cessò di vivere.
Accorsero a Cargeghe il pretore e i carabinieri. Questi ultimi, visto lo stato grave del Ruiu, si posero attivamente in campagna alla ricerca del P., il quale non tarderà a cadere in mani della giustizia.

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4 agosto 1896 Cargeghe
Heri ora nona cum dimidio matutina, fulmine ictu percursus in regione Nobilis Antonii Corda vulgo dicto Giorrè animam suam Deo reddidit Sanna Antonius Gavinus opidi de Tissi et servus Joannes Antonii Pilo opidi de Ossi, aetatis suae annorum quindecim filius Francisci et Canu Maria.
Ejus corpus in Caemeterio conditum est. In fidem
Theologus Petrus Pilo Rector

Ieri alle nove e mezza di mattina, colpito da un fulmine nella regione del nobile Antonio Corda popolarmente detta Giorrè rese l'anima a Dio Sanna Antonio Gavino di Tissi e servo di Giovanni Antonio Pilo di Ossi, la sua età di quindici anni figlio di Francesco e Canu Maria.
Il suo corpo è condotto nel cimitero. In fede
Teologo Pietro Pilo rettore.

Nota
«La Nuova Sardegna», 6 agosto 1896, in: Cargeghe nelle cronache dell'otto-novecento, Giuseppe Ruiu (a cura di), Inedita centro di documentazione culturale, Magnum Edizioni, Sassari, 2004, pp. 35-36.

Un pastore sedicenne colpito dal fulmine

CARGEGHE, 8. - Ieri l'altro in regione Giorrè, territorio di Cargeghe, si addensò un forte temporale che scoppiò improvviso con acqua, lampi e tuoni, tanto da far credere che fosse venuto il finimondo.

Un ragazzo, pastore, certo Antonio Baingio Sanna, d'anni 16 di Tissi, che stava al servizio di Antonio Pilo di Ossi, per porsi in salvo dal temporale, si ricoverò nell'ovile.

Appena giuntovi un fulmine cadde sulla casa, aprendo i muri e colpendo il Sanna alla nuca. Fu reso all'istante cadavere.
Corsero sul posto il brigadiere e il pretore di Ossi.

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22 aprile 1902
Franciscus Joseph Delogu hujus opidi aetatis suae annorum septem supra sexaginta filius defunctorum Nicolai et Magdalena Dore propriis manibus mortem (?) indulit. In fidem
Theologus Petrus Pilo Rector

Francesco Giuseppe Delogu di questo luogo la sua età di sessantasette anni figlio dei defunti Nicola e Maddalena Dore si è ucciso con le proprie mani (?) indulto. In fede
Teologo Pietro Pilo rettore

Nota
«La Nuova Sardegna», 24 aprile 1902, in: Cargeghe nelle cronache dell'otto-novecento, Giuseppe Ruiu (a cura di), Inedita centro di documentazione culturale, Magnum Edizioni, Sassari, 2004, pp. 61-62.

La tragedia di Cargeghe. Tentato uxoricidio e suicidio

CARGEGHE, 22 – Un fatto di sangue ha oggi rattristato la nostra popolazione.
Un certo Francesco Giovanni Delogu di anni 67, dopo avere abbandonato la sua famiglia da quindici anni circa, aveva dato fondo ai suoi averi girovagando in cerca di fortuna per tutta l'isola e fuori fin'anco in Tunisia, dove scontò cinque anni di reclusione a cui fu condannato dal tribunale di Bona.

Nell'agosto del passato anno fu consegnato alla polizia italiana che lo fece rimpatriare.

Appena rientrato in paese, gettò lo sgomento nella sua famiglia minacciando di morte la moglie Pinna Marianna, la quale giustamente non volle accettarlo in casa, né con lui convivere.
Il 18 presente verso le dieci del mattino, approfittando dell'assenza dei popolani di qui, che si trovavano al lavoro, il Delogu, armato di revolver, rincorse la Pinna che per caso era uscita nella pubblica via.

Avvisata costei prontamente dalle donne che le erano vicino, quando le fu addosso tentò strappargli l'arma dalle mani e nella colluttazione riportò alcune escoriazioni che il medico dichiarò guaribili in quattro giorni.

Sarebbe potuto capitare di peggio perché il Delogu per due volte fece scattare l'arma che fortunatamente non prese fuoco.
Alle grida della Pinna accorsero tutte le donne del vicinato e allora il Delogu si diede alla campagna.

Furono prontamente avvisati i carabinieri che tosto si recarono in paese, ma il Delogu era scomparso, sicché dopo avere redatto il verbale ritornarono a Codrongianos.

Oggi il Delogu fece ritorno in paese e penetrò in casa della Pinna, armato di revolver carico a sei colpi, e dopo aver chiesto di lei alle donne che vi si trovavano per tenerle compagnia, perché era ancora in agitazione per il fatto del 18, andò a cercarla in casa del fratello Pinna Antonio in cui si era rifugiata la sua vittima, che aveva saputo dalla signorina Speranza Falchi che il marito in quel momento la cercava per ucciderla.

Trovò la porta sbarrata e credendo di poterla colpire ugualmente da un buco che era nella porta, esplose un colpo dentro casa che fortunatamente non ferì alcuno.

Dentro gridarono che la Pinna era morta e allora certo d'aver consumato il delitto non sperando più alcuna salvezza poiché s'accorse che la casa era circondata dai popolani che erano accorsi, per ordine del sindaco armati, si sparò un colpo che lo rese cadavere.

Appena sentito lo sparo la popolazione irruppe nella casa e trovarono lui boccheggiante in un lago di sangue e la Pinna svenuta per lo spavento.

Va data una parola di lode alla coraggiosa signorina Falchi che avvisò in tempo la Pinna e al signor Tilocca e al sindaco che evitarono conseguenze più tristi perché altri due galantuomini dovevano essere vittime del Delogu.

Stasera trovasi qui i carabinieri col comandante della stazione di Codrongianos in attesa del pretore che verrà domani per le constatazioni di legge.


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