Giuseppe Ruiu
Gli indumenti, i tessuti e gli oggetti che compaiono nei memoriali in contemplazione di matrimonio rappresentano oggi una delle testimonianze più preziose per la ricostruzione del costume tradizionale sardo, in questo caso specifico del XVIII secolo. Attraverso la descrizione accurata di gonne, corpetti, veli, camicie, gioielli, armi e biancheria domestica, questi documenti permettono di conoscere con precisione i materiali utilizzati, le tecniche sartoriali, il valore economico dei manufatti e il livello di benessere delle famiglie.
Nei memoriali, ogni bene veniva registrato minuziosamente: quantità, qualità dei tessuti, decorazioni, filati e perfino le stime economiche erano annotate con rigore notarile. L’attenzione riservata al corredo femminile era particolarmente dettagliata, poiché esso costituiva una componente essenziale della dote matrimoniale. Lenzuola di lino, tovaglie ricamate, coperte, indumenti personali e ornamenti venivano inventariati uno per uno, offrendo oggi agli studiosi una documentazione di eccezionale valore filologico.
Queste testimonianze consentono non soltanto di ricostruire l’aspetto degli abiti tradizionali, ma anche di comprendere il ruolo sociale ed economico del vestiario nella Sardegna del passato. Possedere determinati tessuti o gioielli significava infatti manifestare prestigio, stabilità economica e appartenenza familiare. Al contrario, l’assenza di un corredo adeguato poteva rappresentare un serio ostacolo alla possibilità di contrarre matrimonio.
I memoriali in contemplazione di matrimonio — noti anche come atti di dote, promesse matrimoniali o capitoli matrimoniali — erano documenti redatti prima delle nozze dai genitori della sposa o dai parenti più prossimi, con lo scopo di registrare i beni destinati alla futura unione. In molti casi si trattava di semplici elenchi domestici; nei contesti più formali, invece, venivano stilati da un notaio, che certificava ufficialmente la consegna dei beni allo sposo. Pur amministrandoli, quest’ultimo non ne diventava proprietario esclusivo, poiché la dote rimaneva giuridicamente legata alla donna.
In Sardegna tali memoriali costituiscono una fonte storica di straordinaria importanza. Grazie alla precisione lessicale e descrittiva con cui venivano annotati gli oggetti del corredo, essi conservano termini, fogge e dettagli sartoriali che altrimenti sarebbero andati perduti.
Di seguito si propone un elenco di indumenti, tessuti, gioielli e armi - maschili e femminili - tratto da alcuni memoriali in contemplazione di matrimonio cargeghesi, redatti in lingua sarda logudorese e datati al 1718. Come descritto all'interno di tali atti il matrimonio si faceva: “a sa usansa sardisca, que est totu a pare”
In conclusione, un breve glossario aiuterà a chiarire il significato di alcuni termini presenti nei documenti.
Dote di Anguelu de Martis
Unu arquibusu, qustu solet portare sempre.
Un archibugio che questi è solito portare sempre.
Unu cabbanu nou.
Un gabbano nuovo.
Unu (?) nou.
Un (?) nuovo.
Dote di Francina Budrone
Bator belos de (?).
Quattro veli di (?).
Duos belos dopios rugios.
Due veli doppi rossi.
Ses liagabos* de tela de butega totu hirrandados.
Sei bende di tela di bottega tutti ricamati.
Duos mucadores de tela de butega, unu hirrandadu, et su atteru pianu.
Più due scialli di tela di bottega, uno ricamato e l'altro non ricamato.
Duos pañedos, unu de tela de butega, et unu de pobidda*.
Due grembiuli, uno di bottega e uno casalingo.
Bator camisas.
Quattro camicie.
Una bunedda de saya*.
Una gonna di tessuto di saia.
una bunedda de codissu.
Una gonna di (?).
Unu imbustu de damascu, unu de saia francesa.
Un corpetto-busto damascato, uno di saia francese.
Unu coritu de saia.
Un bustino di saia.
Unu cipone de saia.
Una giacca di saia.
Dote di Juanna Budrone
Ses camijas rugias sutiles.
Sei camicie rosse sottili.
Bator mucadores de tela de butega noso.
Quattro scialli di tela di bottega nuovi.
Unu bestire nou pro quexa de saya lilla.
Un vestito nuovo per andare in chiesa di saia lilla.
[?] veladas e bunnedadas.
(?) velate e gonne.
Una cutilla de damascu nou.
Un corsetto damascato nuovo.
Unu mantu de nobeltà.
Un manto nobile.
Una bunnedda de calamandra* usada et atera de istofa de lana a [?] noa.
Una gonna di lana usata e altra di stoffa di lana a (?) nuova.
Atera cutilla de damascu usada, et atera velada usada.
Altro corsetto damascata usata e altro velato usato.
Tres aneddos de oro, et lorigas et ficas de oro.
Tre anelli d'oro e orecchini e fiche d'oro.
Una paya cun una collana cun quimbe padennostes* de oro et duas [?] de plata.
Una (?) con una collana con cinque rosari d'oro e due (?) d'argento.
Glossario
* Liagabos: lunga benda di tela per avvolgere il capo delle donne allo stesso modo del soggolo delle monache.
* Pobidda: coniuge, consorte, moglie.
* Saia: tipo di intreccio tessile caratterizzato da una rigatura diagonale.
* Calamandra: tessuto fine di lana.
* Padennostes: paternoster, rosari.

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